giovedì 15 novembre 2007

Disgustato dai Napoletani - Maurizio Marinella, Piazza Vittoria




IL MATTINO 15/11/2007

**L’ennesimo atto di vandalismo alla Colonna Spezzata gli ha fatto alzare bandiera bianca. Maurizio Marinella, lo stilista delle cravatte, ha adottato il monumento e a giugno l’aveva consegnato ripulito alla città. Ma cinque giorni dopo era di nuovo deturpato da una scritta (niente a che fare con l’arte dei writer, banalissime dichiarazioni 'mocciose'). ''Dopo il restauro l’hanno vandalizzata per altre due volte e per altre due volte, insieme agli altri amici con i quali mi batto per migliorare piazza Vittoria, l’ho rimessa a nuovo. Ora non ce la faccio più''. Non si riesce a sciogliere il nodo del cappio che circonda il collo della città per stringere quello di una cravatta. Come si sente ora? «Sconfortato, anche se continuo a pensare positivo. Però in questa città che amo non c’è senso civico. Se fosse per me, se potessi permettermelo, metterei a posto tutta la città. Ma a che servirebbe? La devasterebbero dopo poche ore''. Però Chiaia ha reagito al degrado generale con la manifestazione di sabato scorso alla quale c’era anche lei? ''È stato un gran bel segnale. Se ne sentiva l’esigenza nell’anarchia in cui viviamo». Vi sentite assediati? «Esatto. Pensi che qualche giorno fa mentre risalivo in macchina via Morelli è arrivato contro senso, ad alta velocità, una moto. Ho frenato e ho allargato le braccia, istintivamente per dimostrare il mio disappunto. E il motociclista che ha fatto? È sceso dalla moto, s’è avvicinato e voleva menarmi». Lei ha clienti internazionali. Che cosa le dicono di Napoli? ''Tutti amano Napoli, ma degrado e immondizia li scandalizzano. Quando li incontro fuori città, mi chiedono consigli su alberghi e ristoranti dove possono andare senza correre il rischio di essere scippati''. Che cosa bisognerebbe fare contro vandali e degrado?''Ho una risposta semplice e complicata: amare di più Napoli. I napoletani sono strani. Quando vanno fuori si comportano meglio di quanto facciano nella propria città. Sono attenti a dove buttano le cartacce, rispettano la segnaletica stradale''. C’è qualche speranza, allora? ''Ma serve qualcuno che ci inquadri dall’alto''. Le istituzioni non lo fanno? ''No. Bisogna voltare pagina. Non dico che si dovrebbe trasformare Napoli in Lugano o Zurigo. Non ce la faremmo mai. Per lavoro giro molto l’Italia e da nessuna parte c’è il degrado che abbiamo qua. Nemmeno in Sicilia e in Puglia. Forse solo in Calabria che, con la Campania, è il fanalino di coda nella classifica della vivibilità». Ha mai pensato di buttarsi in politica? «Sono stato corteggiato da centro, destra e sinistra. Ma per fare politica bisogna nascerci. Io non ne sarei capace. Ho preso il testimone dell’azienda da mio padre e mio nonno. E seguo il loro consiglio, una lezione di vita: si può fare qualcosa di buono anche in venti metri quadrati. Quelli del mio negozi0''

** Vandali in via Carducci, danneggiata la nuova pavimentazione. L’assessore: recinti divelti per far spazio alle auto

Degrado a Chiaia, dopo il corteo e le polemiche l’amara constatazione: è cambiato poco o nulla rispetto al panorama consueto, dalle auto in sosta selvaggia al vandalismo. Non si fa a tempo a sistemare le panchine di piazza San Pasquale che erano state divelte, che si devono registrare nuovi scempi. Una nuova moda, racconta l’assessore all’arredo urbano Elisabetta Gambardella, è quella di usare le aree di cantiere per la sosta selvaggia. «Capita spesso - racconta la Gambardella - in particolare il sabato mattina, di trovare le recinzioni spostate, per far parcheggiare le auto della ”movida”. Per questo motivo, nell’ultimo tratto di via Carducci in direzione di piazza San Pasquale, abbiamo già sostituito i cubetti di porfido: erano stati danneggiati il giorno dopo la messa in posa». L’affronto più duro da digerire, però, resta quello alla colonna spezzata di piazza Vittoria, il monumento in memoria dei caduti sul mare, che per l’ennesima volta è stato imbrattato. Un monumento che era stato restaurato grazie all’impegno - compreso quello economico - dell’imprenditore Maurizio Marinella solo cinque mesi fa, il 10 giugno, in occasione della festa della Marina militare. In seguito era stato ripulito dalle nuove scritte e riconsegnato immacolato alla città soltanto un mese fa. Tornando alla sosta selvaggia, paradossale l’episodio di ieri mattina a Rivafiorita. Qui c’è stato il sopralluogo degli uomini del servizio comunale Risorsa mare e dell’assessorato all’Ambiente, in vista dell’imminente apertura dei lavori per costruire - quando sarà arrivato l’ok dell’Authority portuale - la passeggiata a mare, promessa alcuni anni fa. A sorpresa, i funzionari sono stati investiti dalle rimostranze dei pescatori della zona. Nell’area demaniale, infatti, la sosta selvaggia delle auto parcheggiate sul ciglio della strada impedisce ai pescatori di mettere in secca le barche. Le «offese» all’arredo urbano sono un problema comune ad altre città e ad altri quartieri napoletani, da Fuorigrotta al Rione Alto, dove persino il metrò dell’arte, in numerosi casi, non è riuscito a salvarsi dagli agguati dei vandali. Uno scenario che fa il paio con il cantiere di piazza Amendola, dove da giorni è stata imbrattata la pavimentazione davanti al liceo Umberto, che deve essere ancora consegnata. Un episodio quasi da record: i teppisti che entrano in azione in un’area dove i lavori non sono ancora conclusi. Non è l’unico scempio, nel «corridoio» delimitato dalle recinzioni - i lavori sono affidati al consorzio Ago - e lasciato per l’accesso degli studenti: anche la facciata mostra chiaramente i segni dello spray, nonostante la recente pulizia. «Sono avvilita - prosgue l’assessore Gambardella - a settembre era stata completata la pulizia della ”zoccolatura” e del basamento frontale, dopo un accordo con la Provincia. Poco dopo si è tornati al punto di partenza». Nel mirino anche i giardinetti del corso Vittorio Emanuele, restituiti due anni alla città dopo i lavori di rifacimento, dove sono stati divelti i cestini portarifiuti e la statua di Mercadante è coperta dalle scritte. «Sono state vandalizzate anche le fontane - spiega Chiosi - una è stata riparata mettendo un rubinetto d’emergenza, l’altra non c’è più». Altri episodi di vandalismo sono segnalati in via De Cesare, proprio nell’area pedonale davanti all’ingresso della Regione. «Qui le panchine - conclude Chiosi - sono state sostituite già tre volte. I vandali hanno rubato anche otto anfore rosse gettacarte, quelle disegnate da Mendini».
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Detto molto qualunquisticamente, populisticamente, demagogicamente e spiccio spiccio, cioè la verità :
Fottutissima Gioventù di sfaccimma senza speranza di diventare almeno umanoidi, disoccupati sfaticati, frustrati, figli di papà, camorristi apprendisti, imbottiti di soldi, la peggiore gioventù bruciata di tutta L'Europa . STOP.
Mandatemi foto degli scempi vandalici perpetrati dai giovani di Napoli di ogni classe sociale - sono ad ogni angolo - dalle chiaviche di Secondigliano alle chiaviche di Posillipo.STOP. che ne pensate lettori di SdG?

lunedì 12 novembre 2007

Minimarket della droga a Chiaja

Della fine di Chiaja, quartiere sfigurato da amministratori vandali e para-criminali e cittadini della borghesia magna-babbà sozza e incivile napulitana plus dai loro pretoriani, la Plebe-Sistema in situ, plus dai trasmigranti-zombie SdG del weekend di altri quartieri periferici, ci siamo già occupati tempo fa .
Con singolar diatriba abbiamo discusso con ostinato giovanotto lettore, entusiasta di Chiaja, se il quartiere sia o no paragonabile ai Royal Boroughs of Kensington & Chelsea di Londra o a una favela estrema di Sao Paulo Do Brasil ( termini di paragone molto omogenei : il che la dice lunga sulla capacità di percezione della realtà dei Napoletani) .
Ci occuperemo a breve della magnifica processione dei 'Protestanti' di ieri, sabato 10 novembre, tra piazza dei Martiri e San Pasquale a Chiaja, folta di ignoti VIPz di questa suburra sbucati da 'un-posto-al-sole', PeoplePseudoChic delle professioni liberali & Riccastri parvenus poco 'impre' e molto 'prenditori'... che abitano il piu' bel quartiere di Napoli; stanchi evidentemente di se stessi, di come campano e di come hanno ridotto il quartiere non vedendo-non sapendo-non sentendo per oltre 30 anni.

Ora godiamoci questa :

News piccina piccina che va ad incastonarsi nel collier di brillanti dei primati di Napoli, una delle Capitali Europee, come vezzosamente la chiama in interviste, conferenze, vernissages, la nostra ineffabile Missis-foulard, la sindachessa moralmente più piccina, faccia di c_ lo , buciarda, insolente, inetta e sfaccimma dell'Occidente .
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Spaccio di cocaina in via Arcoleo, a pochi passi da piazza dei Martiri dove proprio ieri c’è stata la protesta contro l’escalation di degrado e di violenza. Dopo aver monitorato lo scambio droga-soldi, che avveniva in un appartamento del palazzo che si trova di fronte all'ufficio postale, la polizia ha arrestato quattro persone - due coppie - ritenute responsabili dell’illecito traffico. In manette Giuseppe Sarpa, 51 anni, dei Quartieri, precedenti per traffico internazionale di stupefacenti, e la compagna Maria Campolongo, 34 anni, che abita appunto in via Arcoleo (la donna, essendo incinta di quattro mesi, è l'unica del gruppo di spacciatori ad avere ottenuto gli arresti domiciliari). In carcere anche Antonio Foria e Maria Pacella, di via De Marco, entrambi quarantottenni: nella loro abitazione sono state trovate tre pistole a salve modificate, quattro coltelli, e dieci orologi di marca contraffatti oltre agli attrezzi per preparare le dosi. Antonio Foria, venditore ambulante di scarpe alla Duchesca, aveva anche una ricetrasmittente sintonizzata sulle onde della polizia. Gli arresti, in flagranza, a conclusione di una articolata indagine del commissariato San Ferdinando, diretto da Pasquale Errico. L'altra sera alcuni poliziotti, con l'ispettore Raffaele Giardiello, si sono appostati sotto la pioggia proprio davanti all'ufficio postale, dove c'è la fermata del bus da dove si potevano osservare tutti i movimenti che avvenivano nella casa di via Arcoleo. Alle 22 arriva una Panda con a bordo un'altra coppia che bussa al citofono, sale, si siede - da lontano si nota uno scambio di oggetti - e dopo una ventina di minuti riparte. I poliziotti fanno intercettare poco dopo l'auto da una volante: Foria nascondeva 5 involucri di cocaina. Scattano le perquisizioni. In via Arcoleo, Giuseppe Sarpa tenta di gettare alcune dosi di coca nel water: trovate tre bilancine, sostanze da taglio, una busta per dosi e 1735 euro provento di spaccio. In via De Marco sequestrati proiettili, armi, orologi, ricetrasmittente e mannitolo. Serpe e la Campilongo (l'ex marito anni fa fu ferito con 9 proiettili in un agguato) dovranno rispondere di concorso in spaccio. I coniugi Foria anche di ricettazione .
IL MATTINO 11/11/07

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§ Quando La Sfaccimma della Gente si mette a fare seriamente politica §

Vi proproniamo come OFF-TOPIC, fuori -tema, rispetto al post qui di sopra questo interessante video seganalato da 'O Lione corredato da illuminanti commenti e da quelli di Ernest; un amarcord d'antan, 1989. Con quelle facce e quei vestitini da saràghi alléssi, quello era 'lo zoccolo duro' della Rivoluzione Comunista a Napoli, la 'base', come orgogliosamente si facevano chiamare. Grazie alla loro ideologia e alla loro lotta senza compromessi, si sarebbero affermati finalmente i diritti, il benessere, la giustizia, la fine dei padroni del capitale, il riscatto morale delle masse oppresse, la fine della borghesia boia. Mettiamo come controcanto al video un' acuta opinione di Roberto Saviano sui clan di balordi della politica all'italiana - alla napoletana, meglio - che ci hanno rotto l'anima per decenni e oggi grazie a loro ci troviamo nel chiavicone dell'occidente.









Roberto Saviano, IL MATTINO 16/11/2007

Processo all’Unione: errore gigantesco pensare che la mafia riguardi solo una parte politica. Polemiche e distinguo
«Ma noi non eravamo di Forza Italia?». Vigilia di elezioni, i capibastone si stanno accordando su dove debbano migrare i voti delle cento clientele, dei favori e della semplice obbedienza. «No - è la risposta - stavolta non votiamo quelli dell’altra volta...». Roberto Saviano, scrittore che ha fatto scandalo raccontando come un romanzo la realtà di una regione messa a sacco dalla camorra, dalle risorse fino alla salute della gente, non si smentisce: quando parla, fa male. Stavolta aggredisce un tabù della sinistra: quello dell’eccezionalità morale. Dopo 12 anni di governo regionale, in Campania come in Calabria, è la sua tesi, la diversità genetica della sinistra è illusione pericolosa. A Bologna per una manifestazione, un ragazzo napoletano gli ha appena fatto una domanda candida: il libro è uscito da tempo - ha chiesto in sostanza - suscitando scandalo. Perché ancora non succede nulla? E Saviano, a questo punto, legge il testo dell’intercettazione fra i due orchestratori di vittorie e sconfitte elettorali. E accusa: «La passata generazione ha ritenuto che arrivare alla gestione di Campania e Calabria, fosse conditio sine qua non per la lotta alla mafia. Quella generazione pensava che la mafia guardasse ad una sola parte politica. Un errore gigantesco». In Campania, dice, 91 comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, in Calabria 70. Invito a nozze per la destra, subito è arrivata una lunga comunicazione di Marcello Taglialatela, An, commissione parlamentare antimafia. «Il centrosinistra - scrive - si preoccupi del perché sotto la propria gestione la malapianta della camorra sia cresciuta». Reazioni articolate a sinistra. Taglialatela, si dice, si è avventurato in un terreno minato. Diego Belliazzi, nuova generazione Pd, rinfaccia: «Potremmo dire a lui che le recenti inchieste dimostrano, al contrario, che le collusioni con la malapianta sono in casa sua». Corrado Gabriele, assessore regionale al lavoro, comunista, amico personale di Saviano, al telefono dall’estero dice: «Sono totalmente d’accordo con Saviano». Non tutti, dice, «sono in grado di rinunciare ad un’elezione sicura quando gli viene offerta. Neppure a sinistra, s’è visto. I voti sporchi non vanno sollecitati e neppure accettati facendo finta di non capire. C’è un problema di trasparenza nella formazione delle liste e nell’atteggiamento etico dei singoli». Francesco Forgione, presidente della commissione antimafia, ha la sua proposta di riforma. «Eliminare dal nostro vocabolario elettorale la parola ”vincere”. La vittoria a tutti i costi porta alle alleanze con il diavolo che non guarda in bocca a nessuno. Politicamente la camorra è asessuata. E si sapeva». Un altro Taglialatela, Francesco, sindaco a Giugliano per il Pd, porta la sua testimonianza dalla terra dei fuochi, per inciso i roghi tossici di rifiuti della camorra imprenditrice del disastro ambientale. «Difficile convivere con una tale pervasività. Noi riprendiamo alla camorra metro su metro. Un parco confiscato al clan Rea ospiterà il Tribunale e servizi. Metro a metro, giorno per giorno. La lotta si vince così».
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Risponde su Saviano:''Ha ragione Saviano, l’innocenza genetica è superata''
Biagio De Giovanni, politico e filosofo, non ha dubbi:''Non si nasce senza peccato originale. Nessuno è geneticamente immune dal pericolo di contagio mafioso. Neppure la sinistra''. Il giudizio di Saviano è duro.''Il giudizio di Saviano è condivisibile, abbastanza condivisibile. Dico abbastanza perchè l’innocenza genetica della sinistra è un’illusione superata da tempo''. Da quando? ''Essere forza di governo porta a non coltivare più illusioni del genere che a ragione sono definite pericolose. Una cosa, certo va rivendicata, per onore della storia''. E sarebbe?''Oggettivamente la lotta alla criminalità organizzata e alla sua presa sulla vita civile e lo sviluppo è stata la battaglia della sinistra piuttosto che della destra''. Forse Saviano invece di rimproverare la sinistra di coltivare l’illusione della diversità morale pensa che, comunque, viva di rendita ”morale”. Non cambierebbe molto.''Avrebbe ragione. Perché l’immagine, che è storicamente solida e fondata, non basta più. E Saviano fa bene a pungolare. Il suo è il ruolo, in un certo senso, della sentinella. E sa benissimo, come anche sappiamo noi, che la camorra ha una sola bussola, la conquista del potere. Destra, sinistra, centro, partiti, sono categorie senza senso per i mafiosi. Mirano all’uomo, offrono, blandiscono, aprono pertugi e varchi''. Cosa fare allora?''Chi ha una storia diversa, e noi l’abbiamo, la rivendichi e, soprattutto, la difenda. Ancora con maggior forza. La cosa peggiore sarebbe trattare la storia di chi si è battuto contro la criminalità organizzata come un alibi. Ed è utile che qualcuno lo ricordi''



Panico in metro - Scherzetti e hobby della teppa SdG

Riceviamo e pubblichiamo volentieri con commento da parte di PEDRO :

Attimi di panico sulla metropolitana collinare. Il treno ieri sera ha percorso un lungo tratto a luci spente e, secondo quanto hanno raccontato alcuni passeggeri, pericolosamente addirittura con le porte aperte. I viaggiatori avevano pensato a un problema tecnico. Invece tutto sarebbe accaduto a causa di alcuni teppisti - saliti a piazza Vanvitelli - che avevano spiombato le porte di emergenza dall’interno. A piazza Medaglie d’Oro l’autista ha spento le luci decidendo di far scendere tutti: 300-350 persone. Ma qualcuno era rimasto a bordo e, poichè lo scherzo s’è ripetuto, il guidatore è arrivato a luci spente (e in ritardo) fino alla stazione dei Colli Aminei sdov’è stato quasi assalito dalla gente in attesa. Qualche passeggero è stato colto da malore, e lo stesso lavoratore è stato trasportato con un’ambulanza al Cardarelli.
Il convoglio era partito in perfetto orario - alle 22,09 - da piazza Dante ma quando è giunto a piazza Vanvitelli c’è stato il solito assalto da parte delle centinaia di giovani che nei fine settimana si servono proprio del metrò per andare a fare un po’ di «by night» al Vomero per poi tornarsene verso casa, in periferia, con le ultime corse. E come ogni sabato, ci sono stati i soliti atti di intemperanza e di teppismo a bordo. Alcuni ragazzi si sono divertiti ad azionare le maniglie delle porte di emergenza dall’interno. Il macchinista, rendendosi conto di aver perso il controllo delle uscite, alla stazione successiva - piazza Medaglie d’Oro - dopo ripetuti avvisi ha spento le luci chiamando anche l’agente della Security per far scendere tutti i viaggiatori. Pensava di esserci riuscito, a quel punto è risalito sul convoglio. Ma qualcuno dei teppisti s’era nascosto a bordo e il lavoratore - avendo di nuovo perso il controllo delle porte - ha spento ancora una volta le luci arrivando in tali condizioni alla stazione dei Colli Aminei, dove intanto i cittadini in attesa avevano appreso che il prossimo treno non li avrebbe presi a bordo. Di qui, ressa, proteste e parapiglia.
Momenti di paura. Qualche viaggiatore è stato colto da malore. Alla guida del treno è salito un autista più fresco mentre il «nostro», su Sos dei colleghi al 118, veniva trasportato in ospedale. «Non ce la facciamo più. Questo treno il sabato dovrebbe essere cancellato», protestano i lavoratori del metrò collinare il cui percorso specie nei fine settimana diventa accidentato e a rischio come in un «Far West» tanta la violenza espressa dai branchi di giovani che vanno e vengono dalla periferia settentrionale a piazza Vanvitelli. Danneggiamenti e atti di vandalismo. E attorno alla stazione, scippi e rapine. Un anno fa ci fu addirittura un clamoroso scontro «in trasferta» tra centinaia di giovani con mazze e catene. Un’ondata di violenza senza fine che sta modificando radicalmente le abitudini degli abitanti del quartiere, spingendoli sempre più a rintanarsi nelle case, perchè ormai uscire di sera fa paura. (IL MATTINO 4/11/07)

CONTINUA (IL MATTINO 5/11/07) : Ancora indagini sull’assalto al metrò. Continuano le indagini sull’assalto al metrò da parte di teppisti che hanno manomesso le porte d’emergenza mettendo a rischio l’incolumità degli utenti. «Ciò accade dal 1995 quando fu aperta la tratta che collega il Vomero con Piscinola e Scampia», denuncia il presidente del Comitato Valori Collinari, Gennaro Capodanno, rilanciando l’idea di chiudere dalle 18 di ogni sabato sera le tre stazioni che ricadono nell’area del Vomero (piazza Vanvitelli, piazza Quattro Giornate e piazza Medaglie d’Oro)

CONCLUSIONI: (di un Napoletano che ne ha piene le... tasche) Scene di straordinaria ordinarietà. Inutile commentare lo schifo dell'accaduto. La cosa peggiore del tutto sembra però ancora l'inconsapevolezza insita nel Napoletano medio della sua propria essenza. Una frase come quella del prestigioso rappresentante dei secolari Valori Collinari ('valori collinari' What's That?! aHaHAH ! Mah!La sfaccimma dei comitati di protesta di mezze-calzette vomeresi! n.d.r. ) andrebbe incorniciata! Privare chiunque viva nelle zone più sciabordanti di sfaccimma della possibilità di uscirne è senz'altro la soluzione! Ma a cosa servono le forze dell'ordine, la scuola, il diritto e la pena quando si può erigere un bel muro!? Capoda' ma se il resto d'Italia ci facesse saltare i ponti saresti poi così contrario? Quant'è triste il napoletano quando fa il padano dall'alto del Vomero!
*PEDRO*

venerdì 9 novembre 2007

Non solo Rolex, scippata una pizza !

Questa poi... aHaHaHAHAUAHaAHaAHAH !

Passeggiava tranquillamente nei pressi di piazza del Gesù con una pizza calda, profumata e fumante in mano. Era chiusa in un contenitore di cartone ma, in un attimo di distrazione, gliel’hanno scippata. È accaduto l’altra sera in pieno centro storico. Vittima dello scippo, Vincenzo Rubano, 22 anni, giornalista residente a Camerota, da alcune settimane a Napoli per lavoro. Aveva acquistato una pizza da asporto che avrebbe mangiato a casa, quando è stato avvicinato da due giovani che gli hanno sottratto il cartone contenente la pizza, una margherita appena sfornata, dandosi poi alla fuga a piedi. L’insolito episodio è avvenuto davanti a numerosi testimoni che in quel momento - erano da poco passate le sette di sera - affollavano la zona. «È successo in pochi istanti - ha spiegato Rubano (Rùbano o Rubàno ?) - Se me l’avessero chiesta, gliel’avrei certamente regalata. Comunque, dopo la sorpresa del primo momento, sono tornato in pizzeria e ho acquistato un’altra margherita che ho portato a casa stavolta ”sana e salva”». Nessuna denuncia alle forze dell’ordine per quanto accaduto: «Spero che chi ha commesso lo scippo se la sia mangiata alla mia salute», è la filosofica conclusione del derubato.
(IL Mattino di Napoli 9/11/07 )
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Spigolature :
Tempo fa un parcheggiatore aBBusivo di non so quale clan ( ero a via Caracciolo) dopo avermi estorto i suoi 2,5 euro con molto garbo in forza del diritto feudale che era certo di vantare da sempre (Via Caracciolo è IL Lungomare, cioè chic-upper-class, costa di più ...) mi avvisò paternamente (era nu signore ! Si vedeva la finezza vecchio stampo del Racket capillare di base) .
''Giuvino' , nu' llassate manc 'o mmagnà int' 'a màchina ! Chille, 'e marijuole napulitane aoggieggiorno, sonco chiàveche, ggènta terra terra, vann p' 'a marènna ! ''
[per gli Italiani : ''Giovanotto, non lasci nemmeno del cibo in auto! Quelli, i ladri napoletani, al giorno d'oggi, sono delle fogne, gente bassissima, vanno per la merenda! '' ]
Che perspicacia! apprezzai subito il Customer Service della zecca aBBusiva che mi toccò in sorte per quella mattina. Tolsi sùbito dall'auto anche 50 centesimi sul cruscotto e i documenti , mi seccherebbe se per 50 centesimi scassano la portiera e dovessi far denuncia ai Carabinieri o alla Polizia cui, d'abitudine, non gliene puo' fregare di meno .
...stando a questa notizia pare avesse proprio ragione...no?

Vigili aggrediti da extracomunitari abusivi e passanti

Aggrediti dagli ambulanti, insultati dai cittadini: ieri pomeriggio in via Caracciolo due vigili urbani sono stati picchiati durante un controllo da un gruppo di extracomunitari che stava vendendo merce contraffatta sul lungomare. Uno degli agenti si è fratturato la mano e guarirà in venti giorni, l´altro ha riportato varie contusioni e ne avrà per dieci giorni. Ma ad allarmare non è solo la reazione violenta degli abusivi, ma soprattutto la reazione dei cittadini presenti al momento del fatto. «La cosa che mi lascia veramente l´amaro in bocca - accusa infatti il comandante della polizia municipale, il generale Carlo Schettini - è che la gente, nonostante fossimo impegnati in un´azione di contrasto ad un´attività illegale, non ci ha difeso in alcun modo, anzi. Dalla parte dei "buoni - racconta Schettini - ci hanno fatto passare nei panni dei "cattivi". Ci hanno detto che, piuttosto di prendercela con quella povera gente, dovevamo andare ad arrestare rapinatori e criminali. Come se vendere merce contraffatta non sia sinonimo di criminalità». Nella ressa, gli ambulanti sono riusciti a far perdere le proprie tracce e ora vengono ricercati dalle forze dell´ordine.
L´operazione si è conclusa con il sequestro di molto materiale. Controlli sul commercio illegale di prodotti falsi sono stati effettuati anche in altre zone della città, ad esempio nell´area di via Brin e via De Roberto. Sono stati sequestrati 110 cd e 400 dvd contraffatti, ma anche 300 confezioni di medicinali di dubbia provenienza. (La Repubblica/Napoli - 05 novembre 2007 - Segnalato da Sfaccetta Nera)


CHIOSA: Disgustoso; ma... come mai i Vigili Urbani e la Polizia Municipale non godono di alcuna stima davanti ai Napulitani di sfaccimma? Nessuno più o meno riconosce la loro funzione pubblica e la loro autorità a Napoli. E' gia' tanto se solo alcuni di noi riconoscono e temono Polizia e Carabinieri, ma Vigili e Polizia Municipale poi!... da ridere! E' vero o non è vero?
Dove sono, erano, sono stati, furono, quando vedono e non corrono in soccorso, sanno e tacciono, sono chiamati ad agire penalmente e si grattano la panza? Sappiamo bene che hanno paura e vogliono portare la pelle a casa la sera dopo esser sopravvissuti giorno per giorno fra la fiumana di delinquenti che sciaborda per la vie di Napoli (chi li biasima?!); ma allora che facciano una solida protesta ai loro superiori (governo, commissari o chi diavolo li comanda) per avere strumentazioni deterrenti piu' serie e leggi dalla loro parte, non cosi garantiste da risultare a favore dei delinquenti (qui anche noi sfaccimma dei Napoletani siamo colpevoli a non far mai sentire la nostra voce; ma chi se ne fotte fra noi?)

Non e' storia di oggi; e' stato sempre cosi a Napoli, sistema atavico di funzionamento sociale a Napoli; leggete un post precedente della 'Macchina del Tempo' sull'esilarante tema della fifa dei poliziotti a Napoli sopraffati da un sempiterno Humus Humanus di camorra - aggressivita' - totale. qui

Cio' non giustifica i nostri amabilissimi concittadini ma se il cane guardia-pecore se ne scappa, chi resta ?

giovedì 8 novembre 2007

L' Asse Mediano: il Gran Premio di Imola per i Napoletani

Sotto stimolo della Bella Poesiola di Pedro (qui)

ECCO UN PO' DI INFO SUL FAMIGERATO ASSE MEDIANO.

MONUMENTALE SIMBOLO DELL'INGEGNERIA E DELL'AMORE PER IL PAESAGGIO DEI POLITICI NELLA NAPOLI DEL XX-XXI SECOLO .

'' Napoli Assediata''.... Il progetto è un viaggio dell’immaginazione lungo una strada che è l’incubo di chiunque viva tra Napoli e Caserta: l’Asse Mediano. L’Asse Mediano è il simbolo delle periferie napoletane e dell’intera regione, periferie cresciute lungo il suo tracciato come una muffa urbanistica demenziale, un delirio organizzato dall’abusivismo o dalla cecità. Ma Napoli assediata è anche un viaggio dentro le case che crescono lungo l’Asse Mediano, dentro l’angoscia delle merci che già domani saranno spazzatura: è per questo che il video è stato volutamente girato con telecamere amatoriali, le stesse che si possono comprare negli ipermercati che costellano e ingorgano l’Asse, cercando di testimoniare con un’arte “povera” la miseria non solo esteriore di questa oscena Ipernapoli che presto, se niente cambierà, sarà solo, tutta, una immensa Infernapoli: immagine di quello che diventaranno l’Italia e l’Occidente strangolati tra interessi particolari e incapacità amministrative. Che può fare l’arte di fronte al brutto spinto fino all’orrore e al crimine? Può la poesia, con il suo tentativo di attraversare il brutto per immaginarlo diverso, diventare una forma della politica non politica? Forse sì. Così che è nato il progetto Napoli assediata: una città assediata dalla sua periferia, assediata dai barbari che ha dentro i suoi confini, assediata dal suo ceto politico, assediata dalla mancanza di una ecologia della mente. A Napoli le parole “arte” e “cultura” sono diventate un sipario istituzionale per nascondere la realtà che è sotto gli occhi di tutti: le montagne di immondizia concreta; l’immondizia dell’invivibilità; l’immondizia della menzogna. Napoli assediata è un inizio, un primo, piccolissimo tentativo per far ritornare l’arte e la cultura a quello che sono sempre state: tagli dell’immaginazione per squarciare il sipario delle menzogne.


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L'Asse Mediano non esiste .



di Roberto Saviano
[...] Ognuno è convinto di sapere dove inizia e dove termina l'Asse Mediano. Ciò che è ufficialmente l'Asse Mediano non è ciò che la gente chiama l'Asse Mediano. Qualcuno che va a Nola o a Villa Literno, dice di prendere l'Asse Mediano. «E poi prendi l'Asse Mediano» è la frase che quando qualcuno spiega su come arrivare o andar via dai paesi del napoletano, arriva prima o poi a dire. Ma è Asse Mediano tutto quello che si avvicina all'Asse Mediano. È Asse Mediano, tutte le strade che tagliano dall'esterno i paesi, è Asse Mediano tutto ciò che dall'Asse Mediano si vede, è Asse Mediano tutto ciò che è sopraelevato. È Asse Mediano tutto al punto che ogni mediana è persa perché tutte le strade dell'hinterland sono divenute mediane, come se l'Asse Mediano originario fosse stata la spina dorsale e il resto delle terminazioni nervose fossero la diretta sua emanazione. Ma pur sempre Asse Mediano. Io attraversavo l'Asse Mediano ogni fine settimana per andare dai miei nonni. L'ultima volta in cui la mia famiglia l'ho vista al completo, tutti insieme intendo, mio padre mia madre e mio fratello, è stato proprio in auto, sull'Asse Mediano. Molti anni fa. L'Asse Mediano l'hanno costruito su discariche. Su terreni che erano abusivamente usati come discariche, e quando la terra sazissima non ne poteva più e iniziò a sputare tutte le tonnellate abusivamente sotterrate, il miglior modo per guadagnarci dall'occultare le discariche era costruirci sopra una strada. Così, dopo aver comprato della terra a quattro spiccioli, averla sodomizzata con le discariche, averci guadagnato capitali astronomici, hanno reso edificabili i territori marci di monnezza ed hanno condizionato i piani regolatori per farci sopra questa strada e occultare guadagnando. Terra, discariche, cemento. I guadagni dei clan di camorra sull'Asse Mediano sono stati infiniti. E poi fiocca una sorta di mitologia dell'Asse Mediano. Presunti corpi delle diverse faide di questa terra. Tutti ficcati lì dentro. Come una sorta di invisibile cimitero. Ma questo sino ad ora solo nelle voci dei guaglioni che l'Asse Mediano ce l'hanno davanti agli occhi. L'Asse Mediano non serviva agli abitanti ma alle fabbrichette. Migliaia di fabbrichette a nero, che producevano scarpe, guanti, borse, vestiti, confezioni. E ufficialmente l'Asse Mediano, l'A1 Acerra-Afragola, era lì come lingua di catrame invitante a sputare i furgoni delle fabbrichette direttamente a Roma. E quindi piovve quasi dal cielo, come un'opera immensa che non serviva all'agricoltura di questi paesi e neanche ai paesani per spostarsi meglio. L'Asse Mediano serviva a chi appaltava nelle fabbriche a nero per avere subito e comodamente i prodotti e non essere più costretto a far perdere nel dedalo dei paesini i camioncini e i furgoni. Queste dannate fabbriche avevano nella velocità di realizzazione la loro forza prima e non poteva essere abbattuta da strade e stradine, vicoli e vicoletti che impedivano la fuga verso le aziende del nord. L'Asse Mediano mi faceva schifo. L'Asse Mediano è una chioccia di metafore per narratori. E noi usavamo l'Asse per esercitare le nostre prime palestre intellettuali. Spesso capitava con amici che ci sedevamo fuori uno schifoso parco a Frattamaggiore. Vedevamo l'Asse Mediano davanti agli occhi. Non avevamo la luna di Mosca di Majakovskij, le scogliere di Jünger, e neanche l'Aspromonte di Alvaro. Avevamo l'Asse Mediano. Da sopra all'Asse Mediano è possibile osservare tutti i paesi, tutte le casette, tutto. E persino un palazzo vuoto che sembra l'ennesimo cantiere bloccato in costruzione e rimasto incompiuto perché abusivo. E invece no, è un palazzo fatto apposta per le esercitazioni dei vigili del fuoco. Si gettano dalle finestre sui materassoni, e spengono incendi indotti. L'Asse Mediano ad un certo punto diviene scrittura di un territorio. Che ti permette di osservare un tutto che non sai mutare e dei particolari che non vorresti mai fissare. Un trucco imprudente quest'Asse Mediano. Per arrivare prima, ma dove? Attraversare velocemente terre martoriate, isolate, lavoro nero, solitudine. Perché scrivere è un invito a lasciarsi cogliere in flagrante. L'Asse Mediano è un cogliere in flagrante un territorio. Vederlo nella sua spietata realtà di cemento quasi spruzzato a caso come un gigante che ha spisciacchiato in ogni angolo. Vedere dove vai, arrivarci e non tornare indietro. Questo mi pare l'Asse Mediano. Per far saltare l'Asse Mediano da ragazzino volevo usare il tritolo, ma poi interveniva qualcuno scettico dicendo che il tritolo costava troppo, e poi qualcun altro dicendo che non potevamo uccidere innocenti. E giù discussioni infinite, citazioni rimbalzanti tra mucchi di monnezza e puzzo di catrame fuso dal sole. E così una volta, nell'ingenuità del mio cervello deformato, non mi rassegnai all'idea di non colpire l'Asse Mediano. E così riuscii a procurarmi da tutte le pupatelle, le bombe carta usate la notte di capodanno. Presi tutta la polvere pirica possibile, la pressai in una scatolona, strinsi tutto con lo scotch da pacchi. Almeno due interi rotoli girati intorno lo scatolone. Ne feci una vera e propria bomba innocua come una bolla di sapone ma pur sempre bomba. L'Asse Mediano era lì, inutile e necessario, lungo e pronto a mostrarti tutti i giorni la chiavica di paesi in cui vivevamo. E così portai il mio ordigno artigianale con una coda enorme, la miccia che avevo fatto con i trac. Avrei voluto piazzarla al centro della strada, volevo aspettare notte fonda per non creare danno a qualche automobilista, ma poi mi venne sonno e così misi il mio ordigno sul ciglio della strada. Accesi questo miccione, e scappai. Fece un enorme botto che ci sembrava davvero venisse giù l'intero Asse Mediano. Invece niente. Un forellino, uno di quelli che avrebbe fatto bucare la ruota ad una vespa, niente di più. Ma per me era un ricambiare la ferita. Immaginaria e reale. Tutti i viaggi dannati, tutte le puzze sopportate, tutta l'inutilità subita. Sono convinto che l'Asse Mediano non esiste. E che tutte le strade prima o poi attraversano qualcosa senza arrivare da nessuna parte.
( fonte : http://www.tecalibri.info/M/MONTESANO-G_napoli.htm#fine )

*** *** *** *
Storie mediane
di Anna Giannetti

L'Asse Mediano non è un'autostrada e non porta lontano. Non collega punti distanti chiaramente individuati dal rassicurante pannello verde, come possono essere Napoli e Milano, per terre di antica e nuova immigrazione [...] Non è esattamente neppure una grande arteria [...] Non ha nulla a che vedere con l'Italia del "boom", le vacanze, i viaggi, la motorizzazione di massa, l'ingenuo ottimismo di quella Modernità giunta in ritardo.
L'Asse Mediano è un asse mediano, [...] Frutto avvelenato, per più motivi, come vedremo, di una lunga serie di tentativi di pianificare lo "sviluppo" di un area regionale, con tanta lentezza da giungere a ridosso della profonda crisi strutturale degli anni Settanta e nonostante questo battere il passo per circa un decennio, così da poter vantare una nobile genealogia di buone intenzioni e colpevoli ritardi: Piano del Comprensorio di Napoli del 1964, piano A.S.I. del 1968, Piano Territoriale del Comprensorio di Napoli del 1970 e quindi modelli interpretativi come Comprensorio, Area metropolitana, poi introdotta dalla legge 142 del 1990, «città lineare».
Uno strumentario verrebbe da dire sovradimensionato, fornito da qualcosa di simile al difetto di «intelligenza dei luoghi» che Leonardo Benevolo rimprovera alla cultura architettonica italiana del «nuovo millennio», visto che per vedere la realizzazione dell'Asse bisogna aspettare il terremoto del 1980, anzi la legge 6 agosto 1981 n. 456, che agli articoli 5 bis e 5 ter, prevedeva, nell'ambito del programma per Napoli, la possibilità di estendere le procedure straordinarie per la realizzazione degli alloggi anche alle infrastrutture indispensabili al funzionamento dei nuovi insediamenti abitativi.
[...] Tra assi autostradali, bretelle e collegamenti viari, non poteva mancare l'Asse Mediano che assieme all'ampliamento della Strada Provinciale "Cantariello" inizia negli ultimi mesi del 1984, finanziato dallo stanziamento titolo VIII, legge 219/81. Dopo tutto, il Piano A.S.I. già prevedeva un "asse di supporto" tra Aversa e Nola e un "asse mediano" corrispondente alla circonvallazione provinciale di Napoli nel settore Nord-Ovest e al ramo autostradale Napoli-Noia in quello Nord-Est, a sostegno degli insediamenti industriali di Giugliano e Arzano il primo, e di Pomigliano il secondo. Nel 1990 i lavori, previsti in 18 mesi, non erano ancora stati ultimati e, come si legge nell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2001 tenuta dal Procuratore Regionale G. Stanco, tra perizie di variante e suppletive, i costi da 90.370 milioni erano arrivati a 287 miliardi al termine delle concessioni, quelli del raccordo della circonvallazione esterna da 10 a 265 miliardi e del collegamento tra le varianti alla SS7 quater da 30 a 304 miliardi.
[...] Non è stato neppure necessario che su tali arterie vi fosse traffico, perché il denaro scorresse a fiumi, percolando all'intorno e per di più in base ad un progetto redatto in un mese. Progetto, meglio, dovuto atto burocratico-amministrativo: pura forma, anzi necessario atto formale, trionfo retorico sulla realtà delle cose, e visti gli anni, col dubbio di dovervi leggere la fine del Progetto per mano di una Post Modernità all'italiana, anche se non appare ancora chiaro quando la soglia della Modernità fosse stata superata.







mercoledì 7 novembre 2007

Inno Mediano

§ INNO MEDIANO §

Dell'Asse Mediano la traversata
è impresa assai tentata.
Pochi tenaci possono ardire
a salire in macchina e partire
per Mugnano, Giugliano e pure Aversa
o gli altri paesi che esso attraversa.
Tra le selve dal guardrail sporgenti
che quasi coprono i paraventi
chi è dotato di gran destrezza
saprà dribblare anche la monnezza,
solo allora potrà apprezzare
quel bruno e fetido esalare,
che dal ampo nomadi di Scampia,
per bruciar di copertoni o qualsiasi cosa sia,
giunge fin dentro ogni abitacolo..
Ma non è questo il più grande ostacolo!
amici miei se il vento soffia
non si solleva solo qualche scartoffia,
ma intere lamiere posson volare
che solo i più desti sanno schivare.
In questa lotta tra insulti e grida,
tipiche del Napoletano alla guida,
un rituale è da tempo perpetrato
da antiche leggende tramandato.
Nessuno mai è andato neanche vicino
al salto del Palazzo di Capodichino,
che d'improvviso ti si trova di petto
merito di qualche grande architetto,
o, che so io, di un ingegnere magnifico,
e magari anche di qualche politico!
Ebbene il popolo è ancora in attesa
dell'eletto che riuscirà nell'impresa,
colui che così sarà nominato
Salvatore di napoli e celebrato
dalla folla festante con frizzi e lazzi
ed urla tali da sembrare pazzi
che si uniranno nel coro esigente:


"Liberaci dalla Sfaccimma della Gente!"

*PEDRO*

***
Dedicata a tutti voi ! grazie a questa magnifica poesiola rimata, pregnante e soave, del nostro PRIMO lettore-redattore della SdG, PEDRO. Ripercorriamo con le sue rime e sentimento lieto e leggiadro la memoria delle nostre rivoltanti traversate giornaliere su una fra le più deturpanti delle enormi sopraelavate attorno Napoli, voluta dai NOSTRI politici regionali nell '81 ( quando si dice la necessità di sancire con nuove leggi l' autodeterminazione dei cittadini,le Autonomie Regionali, il Federalismo, Devolution, lontani da Roma ladrona ! e bla..bla.. laCampania è nostra! e...ce la...se la gestiscono LORO... Ci pensate ? Che ne sarà di noi nell'eventualità, se già nell'81 ci hanno fatto questo e ben altri regalini ?. MAmmaMAAA !) .

Per la bellezza della campagna napoletana e l'utilita' dei cittadini che finiscono in the middle of nowhere, ecco l'Asse Mediano che avvolge in un abbraccio d'amore Napoli e la sua sterminata periferia abusiva; nastrino in confezione regalo di 40km, asfalto e cemento coi suoi ghiri-gori di svincoli a rampe enormi, tentacolari, che si avvitano e svitano plananti sulla campagna spalmata di 'sfratti di fraveca' [per gli Italiani : detriti edilizi] delle palazzine abusive della camorra-edile, di munnezza e di carcasse di bovini e cani scamazzati e putrefatti. Accorriamo allora giocondi per un pic-nic, là dove abbiamo sempre amato passar le ore più liete: fra le bucoliche praterie nostrane, trapunte della tipica flora della campagna napoletana: i campi fioriti del Fior-di-Munnezza-Percolante .

PS . A cosa serve una Strada-Scorrimento-Veloce [SSV, anche conosciuto come : Sistema-Succhiamiliardi-Veloce] in gran parte SOPRAELEVATA che si srotola sopra kmq di tetti fra selve di casette-crosta-cemento abusive in stile fantatrash, fra discariche e capannoni di fabbrichette-a-nero-abusive) lungo 40km di un terreno DEL TUTTO PIANEGGIANTE ?
Pensateci un po'...
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Riprendiamo cosi le TRASMISSIONI di SdG/ Folklore Napoletano blog

Aspettiamo la vostra partecipazione massiccia alla redazione del blog !