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giovedì 29 novembre 2007

Elucubrazioni camminando per Toledo... IV

UN PARADISO ABITATO DA DIAVOLI

...Noi e gli zingari siamo residuo di societa' arcaiche senza piu' senso.

Quando si arriva a Napoli in treno alla stazione centrale o fuori all'aeroporto si piomba in una sorta di macchina del tempo, si vede vivere gente con le peggiori modalita', ragionamenti, usi, costumi, risalenti ad almeno 2 o 3 secoli fa, o no? Avuta mai questa sensazione nauseabonda di ritorno da un viaggio all'estero? ( intendo estero anche L'Italia...) Tutto ciò che al di fuori della plaga napoletana è socialmente condannato e aborrito , qui ne abbiamo fatto un punto d'onore e di vanto . E' l'onore dei lazzari. L'onore da lazzari pervade la mentalità di ogni ceto sociale. Non vi si sottrae nessuno , ceti alti e ceti bassi , tanto i clan di camorra quanto i giudici , i politici, avvocati , imprenditori, studiosi universitari. Coloro che fra i ceti superiori aborrono il gioco e si ammutinano vengono isolati e cancellati. Ecco quindi la sanzione del gruppo e il sentimento fortissimo di offesa per la derisione e stigmatizzazione delle loro 'piccole gioie quotidiane' che ci ottenebrano la coscienza : il golfo, il sole, il mare ( marrone) , il Vesuvio, Maradona, SCN 'O Napule, 'a canzuncella napulitana, i monumenti e le opere d'arte [ che non abbiamo creato noi Napoletani di questo secolo, anzi li abbiamo deturpati e distrutti ] la vita allegra dei giovani disoccupati fino a 40 anni sul motorino a pariare, lavorare il meno possibile, fare fesso il prossimo, impennare contromano su un marciapiede cu 'o 'mèzz', intrallazzare con mazzette, produrre il meno possibile sul lavoro, la trasgressione al rosso dei semafori, le sfogliatelle, la pastiera.

Tutto ciò ci inebria , ci fa sentire che siamo appunto , Ggènt 'e sfaccimma , dei dritti . In realtà finiamo per essere solo la 'Sfaccimma della gente'. Toto' e Eduardo de Filippo parlano di questa cultura collettiva' corto-circuitata' mirabilmente attraverso i loro personaggi e la loro altissima arte - non so quanto consciamente o inconsciamente; e cosi anche Massimo Troisi etc..e cosi le canzoni classiche e .. persino gli orrori musicali trash dei Neomelodici ( i quali sono il segno dell'affermazione sotto forma 'artistica' delle plebi camorriste ora che hanno raggiunto finalmente dopo secoli di subalternità lo Status Quo con un loro modus vivendi ben codificato e una visibilità e potere economico e 'culturale' a livello nazionale )

Faccio notare poi - per inciso - che nessuno dei grandi artisti del teatro e della canzone , raggiunto il successo , ha continuato a vivere a Napoli. Anzi quasi nessun personaggio pubblico delle arti, politica, umanista , scienziato, spettacolo raggiunta una certa popolarità o benessere economico continua ad abitare qui. La nostra stessa ( odiata?) sindachessa , napoletana, la diva RRJ, abita a Roma, zona Balduina, e viene di striscio in città solo per rintuzzare indignatamente e riempire di menzogne e rimproveri chi osa obiettare sul suo operato e urlare lo sfacelo fisico dell intera città a causa sua . Tutti si son trasferiti - o scappati ? - almeno a Roma. Come mai? Ve lo siete mai chiesti ? I Napoletani, soprattutto a causa di quel cancro che sono i nostri politici coi loro legionarii del malaffare, funzionari pubblici e portaborse, sono infimi servi del Potere e se ne servono allo stesso tempo, e d'altronde non hanno altro, non producono niente come comunità al giorno d'oggi, niente.

La maggior produzione di merci è quella di contraffazione e il commercio della droga controllati totalmente dalla camorra. Nè producono materialmente per una buona economia e il benessere , nè creano lavoro per i propri figli, nè coltivano le arti antiche e l'artigianato, nè hanno a cuore il patrimonio del passato artistico e monumentale di cui si vantano tanto, tutto è in totale rovina, nè producono cultura, non elaborano nessun bene spirituale per le generazioni future, sono solo ripiegati su sè stessi a farsi del male ; male quale difesa da fantasmi di miseria e sopraffazione politica del Potere; e anche oggi che sono liberi dallo straniero e potrebbero vivere con dignita' e civilmente , riproduciamo con automatismo i modelli del passato.

Siamo in una sorta, come definirla, di nevrosi collettiva patologica gravissima. I Napoletani non vogliono crescere, non vogliono evolvere, non vogliono entrare nel XXI secolo come non vollero farlo nel XX e nel XIX . Quelli degli strati infimi non lo possono , mancando loro i mezzi mentali e culturali , e vanno compatiti anzi aiutati a esser estratti dall'abbrutimento, quelli degli strati alti e medio-alti non lo vogliono; e sono questi qui i veri malati e i veri colpevoli, esecrabili e degni solo del massimo della rabbia e del disprezzo . *

E mmo' quatt tazzulelle 'e cafè perche' mi avete seguito fin qui anche se vi sono venuti 'e capestuòteche a leggere tutt stu paraustiéll ------> PreCo Signuri !


E v'ammeretate pure na sigaretta ( 'e contrabband s'intende..) PreCo .. !

Elucubrazioni camminando per Toledo... III

UN PARADISO ABITATO DA DIAVOLI .


...Certamente, noi di questo blog casareccio e senza altre pretese che sfogarsi un po' e far circolare pensieri nuovi nella palude asfissiante napoletana, siamo tutti dei Signor Nessuno senza nessun potere di cambiar le cose. Possiamo solo comportarci un po' meglio della massa ( almeno a giudicare dalla comunanza di vedute e di coscienza della nostra realtà con cui concorriamo a discutere qui) . Tentiamo qui di farcene una ragione del nostro male di vivere e di riderci amaramente e prenderne più coscienza. Invito tutti a tentare di carpire l'arcano della nostra identita' di Napoletani e riflettervi per dar delle spiegazioni. Riportare a galla dagli abissi del tempo certi stralci di vita e mentalità napoletana cementificata nel tempo, ci aiuta a ricostruire le cause e gli sviluppi della nostra identita' e - sperabilmente - ad agire in direzione opposta personalmente e pubblicamente con azione politica; almeno per noi che ci riuniamo attorno al blog ; per pochi che siamo.Voglio man mano portare esempi di tutti i secoli a prova di questa mia convinzione ( che non posso dimostrare scientificamente; sono solo mere congetture soggettive, che sottopongo volentieri a confutazione e riesame da parte vostra .)
Per me la 'puzza di bruciato' del 'corto circuito' della nostra 'mente collettiva' e' fortissima;
Voi non la sentite? .
Penso risalga all'incirca al 1500 (ma le premesse al disastro di una cultura perdente e autodistruttiva, per me, addirittura potrebbero rimontare al 1100 , ma ora non è luogo di spiegare perchè)

Se la SdG viene eliminata, noi tutti non saremmo piu' Napoletani, i buoni e i cattivi assieme , ma altra cosa. Saremo da reidentificare e non potremmo chiamarci più Napoletani, a parte per il legame all'antichissimo luogo abitato da 30 secoli. La stessa cultura napoletana migliore è la forma artisticamente elaborata di questa cultura degli sconfitti, degli incapaci a vivere come individui liberi e responsabili ma come massa balorda e irrazionale , torva, poetica e distruttiva ; il dialetto stesso con il suo vocabolario eccezionalmente ricco di epiteti e idioms offensivi con tutte le sfumature di significato per nominare tutti i casi, i materiali e i tipi umani del malaffare e della delinquenza, l'ironia e il sarcasmo sottilissimi e fulminanti che il dialetto ci permette di praticare contro il 'Buon Uomo' , il 'Fesso' e l' Ingenuo ; le decine di frasi idiomatiche che esprimono la diffidenza, l'aggressività e la sagacia nera , la rassegnazione contro una vita amara , contro i problemi generati dalla nostra comunità percepita da ciascuno come bolgia di nemici pubblici e amici privati ci parlano del nostro bagaglio di antichi schemi mentali di cui siamo prigionieri. Un intero popolo insicuro di se stesso che non ha mai raggiunto traguardi collettivi di organizzazione minimamente accettabili nella vita politica, economica, culturale, insomma una vita decorosa. Nè ha mai lottato nel suo seno per espellere le pecore nere che rovinanao il gruppo; restano sì i nobili spiriti, frustrati ed emarginati, repressi dalla loro stessa società . E guai alle società che hanno continuamente bisogno di eroi !

Il teatro, i proverbi popolari antichi, le credenze religiose, o bigotte o pagane ma non cristiane, i convenevoli di saluto e di interazione sociale anche negli ambienti più elitari, il tenore delle conversazioni, lo spirito delle nostre facezie, le ironie, la cucina , tutto assolutamente tutto è , a mio vedere, impiantato su questo modello culturale : antichissimi perdenti-falliti come popolo vissuti nella miseria nera materiale, morale, politica, affetti da nevrosi di riscatto, si autodistruggono esercitando l'uno contro l'altro un repertorio di comportamenti da canaglie trasmettendo di generazione in generazione una mentalità al di fuori del mondo moderno-contemporaneo.

Se ci pensiamo bene non avremmo piu' nessun motivo da almeno 100 anni di essere quelle canaglie che un tempo , sotto i dominatori stranieri , per secoli, abbiamo elaborato e siamo stati per difenderci; i sistemi di vita economico politici culturali contemporanei [ che non abbiamo inventato noi Italiani ma abbiamo preso in prestito o scimmiottiamo malamente dagliAnglosassoni e Nord Europei e ai quali il resto d'Italia cerca di conformarsi tranne i Meridionali e per niente i Napoletani ] ci dànno l'opportunita' di abbandonare tutto l'armamentario antico di SdG, che non serve piu' per la sopravvivenza al giorno d'oggi, XXI secolo !
E invece, come gli zingari, ci poniamo ai margini assoluti dell'Occidente, ripetendo schemi comportamentali senza senso basati sulla violenza e l'angheria di massa reciproca; attirandoci , peggio del peggio , il disprezzo e la diffidenza profonda di tutti gli altri gruppi sociali del mondo e dell'Italia . Come mai? E' questo che mi arrovella. Quindi vado a cercare nel nostro passato. Siamo una di quelle popolazioni destinate all'autoestinzione se tiriamo avanti cosi, perche' ostinati a seguire schemi di altre epoche, come gli zingari.

Cosa fanno gli zingari? Rubano, rubacchiano, disprezzano il valore del lavoro e del risparmio ; stimano come valori lo sfruttamento dei loro piccoli, idolatrano il vivere nella sporcizia, nell incuria dell' igiene personale e della salute, campano alla giornata, amano accattonare e fregare i popoli ai cui margini si attaccano come zecche a succhiare il sangue della loro economia ( lo dico senza disprezzo, come costatazione, è semplicemente la loro cultura e ne vanno fieri ).

Non potrebbero mai dire no a tutto cio' perche' perderebbero la loro essenza; sparirebbero . Non possono ne' vogliono trasformarsi in qualcos' altro. Pur mutati i tempi, restano ai margini del mondo contemporaneo senza che nessuno ce li abbia costretti come secoli fa! Cioè, secondo me, sono 'nevrotici' idolatri della loro identità di ribelli; ma si autodistruggono - ad esempio un punto d'onore per loro è lo sfruttamento dei bimbi per l'accattonaggio ma un popolo che sfrutta i proprii piccoli come gli zingari non andrà mai da nessuna parte. Larghi strati bassi di Napoletani lo hanno fatto ai loro figli ed è stato un fenomeno di massa fino agli anni del dopo-guerra per miseria e oggi , per altri versi , i clan li usano ancora peggio per armi e droga.

Gli Zingari come i Napoletani usano sopruso su sopruso fra loro. il capo sul suddito, il suddito sul proprio compagno , la madre sul bambino, il marito sulla moglie etc..Analogamente facciamo noi Napoletani; con la differenza che siamo ingiustificabili perchè abbiamo avuto occasioni infinite di riscattarci e non fluttuiamo ai margini delle campagne e delle città come loro .

Da 150 anni facciamo parte di uno Stato che , benchè pessimo, si chiama Italia con un'organizzazione moderna della società cui ci rifiutiamo di appartenere.

E percio' siamo massimamnete meritevoli del disprezzo e del razzismo degli altri gruppi sociali italiani e stranieri...(segue)

E mmò, favurite treje ttazzulelle 'e cafè p'o' male 'e capa, Signù , prima di proseguire --->preCo!










Elucubrazioni camminando per Toledo.. II

UN PARADISO ABITATO DA DIAVOLI


...Sembra incredibile ma mi son convinto che sia cosi. La tragedia sta qui. La cultura del far del male e viver male, totalizzante nelle nostra pseudo-comunità, ci identifica davanti agli altri gruppi umani e fa 'funzionare' il nostro gruppo. Noi siamo Napoletani fieri solo in quanto siamo furbi e maligni e senza rispetto per le cose pubbliche, le persone, la civiltà. Sembra assurdo anche a me ma non vedo altri marchi d'identità comuni a noi tutti. Vi invito a smentirmi. Di cosa ci sentiamo fieri altrimenti quando siamo fuori da Napoli e tra di noi? Il massimo che ci fa ridere e godere di una battuta spiritosa è dire ''Io a quello, l'ho fatto fesso ! '' - '' Quello si è fatto fare fesso, quell'altro è nu strunz ! '' - '' Ma chi te lo fa fare ? '' etc..Non ne possiamo prescindere anche se lo volessimo. Ad esempio : per quanto lo desideriamo, non sentiamo mai di star facendo una cosa valida nel rispettare una legge , una regola, praticare un atto di gentilezza e buona educazione in pubblico ; il nostro gruppo ci impone inconsciamente di far del male e far tutto male, siamo interiormente rosi dal dubbio di essere inetti e deboli in seno alla nostra società e quindi meritevoli di derisione ed emarginazione . I piu' coraggiosi lo fanno, ma sono eroi ! . A Napoli si è già eroi per il mero fatto di osservare il semaforo rosso e lasciar un bimbo o un anziano attraversare la strada sulle strisce pedonali. Ma dentro di sè i pochi Napoletani che agiscono rettamente, li perseguita la nausea e il rimorso della inutilità e della ridicolaggine di una azione normale e in sè buona. Disse Corrado Alvaro ( 1895-1956, scrittore e uomo di cultura calabrese attentissimo nelle sue opere al problema della società meridionale)

''La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società, è il dubbio che vivere rettamente sia inutile ''

Essere decenti esseri umani e decenti cittadini di Napoli ( dico: decenti, senza pretese) comporta reprimere noi stessi come siamo da secoli ; non e' facile; ed è tragico pensare che si debba arrivare a tanto . Un'identita' al di fuori di quella che abbiamo ora [e che qui su questo blog stigmatizziamo] non esiste, non e' mai esistita.
E' ancora da creare.
Non si da' un tempo felice nella nostra storia di cui fantasticare che eravamo Bella Gente, ammirati da tutti.
Io non lo vedo, scavo nei libri di storia ma ancora non ho visto un bel popolo.Individui eccelsi ma una collettività orrenda. Siamo allegri, strafottenti, ridanciani, incattiviti, arrangioni, sfruttati, dominati da tutti gli stranieri ( non ultimi i Savoia con l'Unità d'Italia, certo! E oggi peggio che mai dai nostri politici e funzionari locali di questa cleptocrazia) ladri e parassiti, poeti della loro tragica e grottesca vita con canzoni, canzonette e poesie, lazzari felici come cantava Pino Daniele, ma MAI normali cittadini come si vedono Inglesi, Francesi e Tedeschi o Italiani Piemontesi e Lombardi e Romani, quanto meno mediamente accettabili.
Non si dà ciò , se appena si conoscono i fatti storici. ( e vale anche con minore gravità per il resto dei meridionali, al di sotto del fiume Garigliano)

I nuovi Napoletani degni di questo nome saranno dunque i DISSIDENTI , quelli che odiano se stessi e ciò che fin da bambini è stato loro inculcato; quelli che accetteranno la sfida di far esperienza di una crisi di identità dolorosa e cercarne un'altra costruita su nuovi principi etici e comportamenti che non ha più a che fare col passato e la tradizione percheè la nostra tradizione di popolo napoletano e' fogna morale; i Napoletani a ' tolleranza zero' , che ripudiano la loro stessa identità come membri di QUESTO gruppo sociale saranno una speranza. Solo loro.Ecco perciò tanto rigetto e livore contro questa categoria minuscola di strane e nuove larve napoletane.

La nostra identità di gruppo umano ( antichissimo) è fondata su archetipi di organizzazione sociale retrograda, piramidale, a-logica, a-morale e im-morale, sleale, economicamente parassitaria, votata al male. Far del male e far tutto male distruggendo quale simbolo di riscatto e 'valitudine' dell'individuo , della famiglia e del gruppo . Questo e' un nostro archétipo di massa. E' un tipico tratto antropologico delle societa' che hanno sempre subìto la dominazione dello straniero per troppi secoli, secondo me, e trasmettono l'esercizio del 'male di vivere' alle nuove generazioni infondendo la persuasione che ciò sia buono e giusto .

E' il tipico modo di reazione dei popoli falliti e perdenti ( vedi gli zingari e certi popoli sudamericani o le tribu' involute delle isole di Borneo e Sumatra che non hanno mai raggiunto inostri tempi pur vivendo fra noi.)

Noi, come loro, ci distruggiamo dal nostro interno per sfogare la rabbia e l'incapacita' di darci valori positivi di rigore e rettitudine cui far riferimento e un buon autogoverno. Non l'abbiamo mai imparato da nessuno, ne' tantomeno siamo riusciti a svilupparlo da soli. Questo e' detto su grande scala antropologica. Ovviamente. Ci sono da fare i 'distinguo' e le obiezioni che sarei ben lieto di leggere e apprendere da voi... (segue)

E mmò favurite roje bbèlli ttazzulélle 'e cafè p'o male 'e capa , Dutto', prima di proseguire--->






Elucubrazioni camminando per Toledo...I

UN PARADISO ABITATO DA DIAVOLI
La cultura e la mentalita' SdG, di cui tutti indistintamente siamo imbevuti, è talmente forte che la potremmo paragonare alla forza di gravitazione universale.
L'essenza e la natura di questa forza fondante dell'universo è ancora oscura agli scienziati ma è a loro certo che se mancasse la forza gravitazionale, l'universo si disintegrerebbe . Analogamente , se dalla sera alla mattina qualcuno riuscisse a cancellare la nostra storia e cultura collettiva di SdG dalle nostre menti, con pugno di ferro o gran persuasione, sparirebbero i Napoletani stessi . Non ci facciamo caso perchè ci siamo nati e la respiriamo, ma la mentalità SdG è motivo di orgoglio per noi tutti , per i criminali quanto per gli onesti i quali se la tengono ben stretta e la difendono istericamente e non si accorgono di essere l'humus dei criminali perchè privi di anticorpi contro l'infezione criminogena-vandalica delle plebi a causa della loro putrefatta coscienza civile, politica, morale collettiva ; condividono gli stessi totem e idoli culturali della plebe dei clan.
Non saremmo piu' noi; non avremmo più un' identità; non resterebbe altro dei Napoletani senza la cultura dei Pulcinella ( che è come dire SdG) . Intendo la massa, anonima e ordinaria avrebbe crisi di identità insopportabili. Eppure una considerazione tale non la si può far notare ai nostri concittadini, è tabù : I Napoletani ( quelli un po' istruiti e coscienziosi, alla gran massa frega niente di qualsiasi cosa tranne la pagnotta ) se ne risentono a morte se dici loro che fanno pena; ti tirano sempre fuori i Grandi del Passato e la memoria della capitale europea borbonica per impugnare la loro - perduta- grandeur; fanno l'effetto dei nobili decaduti di un tempo con patetici complessi di inferiorità vantando ascendenze prestigiose ma al momento senza i mezzi essenziali per tirare avanti. Hanno paura del disprezzo e lo chiamano razzismo ingiustificato contro una città e un popolo di cui gli invidiosi altri godono sadicamente a mostrare solo i lati negativi - come se i positivi al giorno d'oggi fossero evidenti ! - temono il disprezzo per la loro ignavia e incapacità di esser artefici di una vita decorosa. Si può arrivare a tanta paranoia collettiva e delirio autoassolutorio dalle proprie colpe ? ..E' ovvio che uomini e donne eccelsi per grandezza politica, morale, artistica, civica, scientifica, li abbiamo avuti anche noi in seno alla nostra società ( non oggi di sicuro)

Ma quale società non li avuti? Non possediamo mica l'esclusiva dei Benedetto Croce, I Carlo III di Borbone, Gli Aragonesi e gli Angioini, i Giordano Bruno, Massimo Stanzione, Salvator Rosa, Paisiello, Masaniello fino ad un certo punto, Caruso, Totò, Principe di Sansevero e del Sammartino, l'autore dello strabiliante Cristo Velato. Intanto non siamo una società mentalmente normale: dal '48 votiamo in politica solo chi ci può far del male - una società simile non può che mandar al potere la feccia criminale in doppiopetto e tailleur, sicuera che protegga i suoi interessi egoistici o tribali, sordidi e devastanti per la collettività : è impossibile trovare qualcuno o un gruppo in politica con mezzi economici e saldi propositi che voglia far le cose per bene per questa città e la sua terra, pur mettendo noi da sempre tranquillamente in conto ed avallando di esser derubati e vilipesi dai nostri politici e annesso sottobosco ! - Mai e poi mai in 150 anni dall Unità col resto d'Italia abbiamo avuto, chessò io, un sindaco e un consiglio comunale degni di questo nome, nè un prefetto o un corpo di Vigili Urbani o Polizia Municipale all'altezza del loro compito ordinario, nè Carabinieri e Polizia verso i quali rivolgerci con sicurezza di esser difesi, nè degli impiegati comunali o netturbini che abbiano mai fatto semplicemente il loro dovere e ci abbiano trattati con rispetto , giorno per giorno; nè abbiamo mai goduto, chessò, di una semplice passeggiata in un parco pubblico degno di questo nome - ne fosse mai stato fatto uno dopo il bosco di Capodimonte e la Villa Comunale, oramai una pattumiera kitsch dopo Bassolino e i suoi designers lanzichenecchi lottizzati, il Real Passeggio di Chiaja, voluti nel 1700 da Carlo III di Borbone - nè potuto mai fare un bagno estivo nel golfo più bello d'Europa senza paura di restar infettati, nè mai passeggiato lungo la spiaggia 1 secolo fa stupenda di Bagnoli, nè è esistita mai una borghesia imprenditoriale e intellettuale con valori solidi di progresso e cultura. Al massimo,gli Optimates della città sempre e solo quattro gatti rintanati in casa per paura o per atavica strafottenza o a tirarsi i capelli fra loro. Al di fuori dei clan di camorra e degli sciami di politici nostrani vandali e semianalfabeti, mandati in parlamento e nelle sedi degli Enti locali, quale classe sociale napoletana è contata mai qualcosa sullo scacchiere socio-economico italiano o internazionale? Abbiamo avuto i genii ma non siamo mai stati rispettabili ordinarii cittadini. Mai visti gettare un sacchetto di immondizia ad orario permesso in un cassonetto o evitato di sporcare le strade, o abbellito la città e mantenuto servizi pubblici buoni, pagato tasse con serenità senza bestemmiare per il latrocinio o protestato contro un abuso o un sopruso del potere efficacemente con la convinzione di far la cosa giusta e di doverla fare fino in fondo .
Motivo di orgoglio per noi tutti dovrebbe essere il comportamento medio della massa media e anonima dei Napoletani . Non i grandi uomini del passato e i panorami del golfo. Nessuno ci apprezzerà mai perchè vantiamo di aver avuto Petrarca o Virgilio o Vanvitelli che son passati di qui insieme a Giotto. Quello è orgoglio da mezze calzette. E' valido solo se ulteriore marchio di eccellenza di un sistema sociale decente in una società decente e solida , sicura di sè stessa e di agir produttivamente nella vita.
E' questo che ci darebbe lustro davanti a tutti i popoli. Non il golfo , le sfogliatelle , il Vesuvio, le canzoni napoletane, i dipinti nei musei e nelle chiese. E' abusivo vantarsi del passato glorioso dei pochi e non è non motivo di giustificazione o orgoglio per noi tutti : ci arroghiamo i meriti dei migliori senza aver contribuito mai a tenere alta la reputazione che essi ci donarono col loro spirito .

Lo vediamo bene poi che i migliori, i più buoni, sono costretti ad emigrare per non soccombere. La massa dei Napoletani odia e invidia il singolo che si comporta bene e onestamente fino all'eliminazione fisica. Purtroppo oggi ci siamo trasformati tutti in un immensa folla plebea per sopravvivere alla nostra stessa violenza dell' uno contro l'altro - oggi Napoli è solo plebe e assomma noi borghesi, plebe assassina camorrista e alta borghesia e quel po' di nobiltà decaduta avanzata - I modelli culturali criminali e subanimali della camorra hanno infettato le coscienza fragile dei borghesi a partire dal dopo-terremoto. Dal Novembre 1980, secondo me , è andata in funzione quella che chiamerei : la grande mutazione antropologica. Con la NCO e gli sterminii di massa fra i clan che si perpetuano da 40 anni, il sistema di estorsione, aggressione, ricatto, capillarizzato e asfissiante su tutta la città e la provincia, la piazza di smercio droghe più potente e grande d'Europa, Cutolo e tutto il sèguito fino ad oggi, davvero i confini fra i buoni e i cattivi si sono assottigliati fino a sparire.
Prima dell'80 era flebile la divisione ma c'era , ora ci sono solo LORO, la plebe lazzara con armi e miliardi a dominare tutto. Questa massa resta uguale a se stessa nel tempo , resta quel mostro sociale che spaventava e affascinava i viaggiatori della nobiltà di tutt'Europa del Gran Tour del '700. Accorrevano ad ammirare la Capitale, terza città piu' grande e popolosa del mondo - nel 1600 fu la prima - ricchissima di vestigia antiche e con la corte reale piu' sfarzosa - insieme ad Istanbul , Parigi , Pechino - ma irrimediabilmente riconosciuta dagli stranieri e nord italiani fin dal '300 addirittura come una collettività di cui era proverbiale dire ''Un Paradiso abitato da Diavoli ' ... ( segue)


E ora na tazzulella 'e cafè p' 'o mal' 'e capa prima di proseguire ; favurite Dutto' ! ------------>

domenica 30 settembre 2007

Napoletani § la zona grigia

LA ZONA GRIGIA

Cosa è :

Il termine - zona grigia - in realtà è stato introdotto da Primo Levi nel capitolo di un suo libro più importante, uno dei più importanti della seconda metà del XX secolo, I sommersi e i salvati (Einaudi). Levi sollevava il problema della nostra «tendenza manichea a fuggire le mezze tinte» ; e’ tabù per noi pensare che esistano realtà intermedie di collusione tra vittime e persecutori. Naturalmente parlava del Lager, eppure anche di tutte quelle situazioni e luoghi dove si trovano a convivere centinaia o migliaia di persone, dalle caserme agli uffici, dagli ospedali alle fabbriche, là dove si produce quella dialettica di potere tra un vertice che comanda e un una base che ubbidisce.

In mezzo staziona appunto la Zona Grigia, quella massa amorfa e moralmente incosciente di coloro che in vario modo e a vario titolo e responsabilità collaborano al funzionamento della macchina di potere. Levi voleva far capire che questa zona possiede «una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere» la nostra capacità di giudicare. Valutare il concorso di colpa dei singoli collaboratori, grandi o piccoli che siano, è sempre difficile, aggiungeva Levi, senza con questo voler assolvere nessuno.

Voleva capire e farci capire che «l’ascesa dei privilegiati, non solo nel Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie».

Vent’anni dopo la formula, nata per capire la complessità delle relazioni di potere, diventa una chiave passepartout buona per leggere ogni realtà di relazione umana di dominio, di infliggimento del dolore, della morte, di perfidia, di collasso sociale. Non ultimo il nostro sistema di vita di camorra a Napoli.

* * *

<<… Siamo stati capaci, noi reduci, di comprendere e di far comprendere la nostra esperienza? Ciò che comunemente intendiamo per "comprendere" coincide con "semplificare": senza una profonda semplificazione, il mondo intorno a noi sarebbe un groviglio infinito e indefinito, che sfiderebbe la nostra capacità di orientarci e di decidere le nostre azioni. Siamo insomma costretti a ridurre il conoscibile a schema: a questo scopo tendono i mirabili strumenti che ci siamo costruiti nel corso dell'evoluzione e che sono specifici del genere umano, il linguaggio ed il pensiero concettuale.

Tendiamo a semplificare anche la storia; ma non sempre lo schema entro cui si ordinano i fatti è individuabile in modo univoco, e può dunque accadere che storici diversi comprendano e costruiscano la storia in modi fra loro incompatibili; tuttavia, è talmente forte in noi, forse per ragioni che risalgono alle nostre origini di animali sociali, l'esigenza di dividere il campo fra "noi" e "loro", che questo schema, la bipartizione amico-nemico, prevale su tutti gli altri. La storia popolare, ed anche la storia quale viene tradizionalmente insegnata nelle scuole, risente di questa tendenza manichea che rifugge dalle mezze tinte e dalle complessità: è incline a ridurre il fiume degli accadimenti umani ai conflitti, e i conflitti a duelli, noi e loro, gli ateniesi e gli spartani, i romani e i cartaginesi, i bianchi e i neri, i guelfi e i ghibellini. Certo è questo il motivo dell'enorme popolarità degli sport spettacolari, come il calcio, il baseball e il pugilato, in cui i contendenti sono due squadre o due individui, ben distinti e identificabili, e alla fine della partita ci saranno gli sconfitti e i vincitori. Se il risultato è di parità, lo spettatore si sente defraudato e deluso: a livello più o meno inconscio, voleva i vincitori ed i perdenti, e li identificava rispettivamente con i buoni e i cattivi, poiché sono i buoni che devono avere la meglio, se no il mondo sarebbe sovvertito.

Questo desiderio di semplificazione è giustificato, la semplificazione non sempre lo è. È un'ipotesi di lavoro, utile in quanto sia riconosciuta come tale e non scambiata per la realtà; la maggior parte dei fenomeni storici e naturali non sono semplici, o non semplici della semplicità che piacerebbe a noi. Ora, non era semplice la rete dei rapporti umani all'interno dei Lager: non era riducibile ai due blocchi delle vittime e dei persecutori. In chi legge (o scrive) oggi la storia dei Lager è evidente la tendenza, anzi il bisogno, di dividere il male dal bene, di poter parteggiare, di ripetere il gesto di Cristo nel Giudizio Universale: qui i giusti, là i reprobi. Soprattutto i giovani chiedono chiarezza, il taglio netto; essendo scarsa la loro esperienza del mondo, essi non amano l'ambiguità. La loro aspettazione, del resto, riproduce con esattezza quella dei nuovi arrivati in Lager, giovani o no: tutti, ad eccezione di chi avesse già attraversato un'esperienza analoga, si aspettavano di trovare un mondo terribile ma decifrabile, conforme a quel modello semplice che atavicamente portiamo in noi, "noi" dentro e il nemico fuori, separati da un confine netto, geografico. >>

Come agisce :

<< L'ingresso in Lager era invece un urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo in cui ci si sentiva precipitati era sì terribile, ma anche indecifrabile: non era conforme ad alcun modello, il nemico era intorno ma anche dentro, il "noi" perdeva i suoi confini, i contendenti non erano due, non si distingueva una frontiera ma molte e confuse, forse innumerevoli, una fra ciascuno e ciascuno. Si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati, salvo casi speciali, non c'erano; c'erano invece mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua. Questa rivelazione brusca, che si manifestava fin dalle prime ore di prigionia, spesso sotto la forma immediata di un'aggressione concentrica da parte di coloro in cui si sperava di ravvisare i futuri alleati, era talmente dura da far crollare subito la capacità di resistere. Per molti è stata mortale, indirettamente o anche direttamente: è difficile difendersi da un colpo a cui non si è preparati.

Il sistema concentrazionario, aveva lo scopo primario di spezzare la capacità di resistenza degli avversari: per la direzione del campo, il nuovo giunto era un avversario per definizione, qualunque fosse l'etichetta che gli era stata affibbiata, e doveva essere demolito subito, affinché non diventasse un esempio, o un germe di resistenza organizzata.

L'urto contro la realtà concentrazionaria coincide con l'aggressione, non prevista e non compresa, da parte di un nemico nuovo e strano, il prigioniero-funzionario, che invece di prenderti per mano, tranquillizzarti, insegnarti la strada, ti si avventa addosso urlando in una lingua che tu non conosci, e ti percuote sul viso. Ti vuole domare, vuole spegnere in te la scintilla di dignità che tu forse ancora conservi e che lui ha perduta. Ma guai a te se questa tua dignità ti spinge a reagire: questa è una legge non scritta ma ferrea, il zurückschlagen, il rispondere coi colpi ai colpi, è una trasgressione intollerabile, che può venire in mente appunto solo a un "nuovo". Chi la commette deve diventare un esempio: altri funzionari accorrono a difesa dell'ordine minacciato, e il colpevole viene percosso con rabbia e metodo finché è domato o morto. Il privilegio, per definizione, difende e protegge il privilegio. >>

Cosa porta con sé :

<< L'ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. È compito dell'uomo giusto fare guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi.

La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l'ossatura, ed insieme il lineamento più inquietante. È una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare.>>

Gli effetti :

<< Ma i collaboratori che provengono dal campo avversario, gli ex nemici, sono infidi per essenza: hanno tradito una volta e possono tradire ancora. Non basta relegarli in compiti marginali; il modo migliore di legarli è caricarli di colpe, insanguinarli, comprometterli quanto più è possibile: così avranno contratto coi mandanti il vincolo della correità, e non potranno più tornare indietro. Questo modo di agire è noto alle associazioni criminali di tutti i tempi e luoghi, è praticato da sempre dalla mafia, e tra l'altro è il solo che spieghi gli eccessi, altrimenti indecifrabili, del terrorismo italiano degli anni '70.

In secondo luogo, ed a contrasto con una certa stilizzazione agiografica e retorica, quanto più è dura l'oppressione, tanto più è diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare col potere. Anche questa disponibilità è variegata da infinite sfumature e motivazioni: terrore, adescamento ideologico, imitazione pedissequa del vincitore, voglia miope di un qualsiasi potere, anche ridicolmente circoscritto nello spazio e nel tempo, viltà, fino a lucido calcolo inteso a eludere gli ordini e l'ordine imposto. Tutti questi motivi, singolarmente o fra loro combinati, sono stati operanti nel dare origine a questa fascia grigia, i cui componenti, nei confronti dei non privilegiati, erano accomunati dalla volontà di conservare e consolidare il loro privilegio.

Lo sapeva bene il Manzoni: "I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano 1'animo degli offesi". La condizione di offeso non esclude la colpa, e spesso questa è obiettivamente grave, ma non conosco tribunale umano a cui delegarne la misura.

Piuttosto che logorare, il potere corrompe; tanto più intensamente corrompeva il loro potere, che era di natura peculiare... >>


<<...esistono persone grige, ambigue, pronte al compromesso.>>

PRIMO LEVI, SOPRAVVISSUTO AD AUSCHWITZ, da : I Sommersi e I Salvati ; 1986

* * *

§ LA BUONA GENTE §

<<...Fino a questo punto non abbiamo parlato che di camorristi militanti, appartenenti per la maggior parte agli infimi strati della societa'. E' necessario dire che la camorra non ha piu'come in altri tempi ramificazioni nelle classi dirigenti?..Accanto ai membri attivi si trova una sorta di terz'ordine che lavora con essa, le fornisce indicazioni, si serve di essa e la serve senza farne espressamente parte. E' quella che si chiama BUONA GENTE. La Camorra prende la BUONA GENTE sotto la sua protezione e a buon rendere. E' molto facile esserne affiliati senza accorgersene, per via della presentazione di un amico o pagando un contributo. Siete calssificati fra i BUONI? Se avete un creditore impietoso, costui, a richiesta di un camorrista, vi accordera' una dilazione. Siete in ritardo col vostro proprietario? La ''società'' garantirà il pagamento. Avete commesso un delitto? La ''società'' vi fornirà a scelta un uomo di paglia che si farà condannare al vostro post, o i falsi testimoni necessarii per farvi un alibi. Questi testimoni saranno talvolta rispettabili commercianti. Una donna e' stata pestata dal marito? La ''società'' (La Onorata Società) farà pestare il brutale. E' stato commesso un furto? Essa farà ritrovare gli oggetti rubati , trattando il 100%. Su questo capitolo le prove abbondano. Una ragazza è stata sedotta? I genitori hanno fatto parlare inutilmente al seduttore dai magistrati e dai preti. La Camorra interviene in ultima istanza e sa convincere i più recalcitranti.
Avete subìto una propotenza? La ''società'' vi sottopone le sue tariffe e vi offre una scelta molteplice di riparazioni, poi perfino i colpi anonimi di bastone, e ivi compreso il colpo di coltello. L'assassinio a forfait è una delle specialità della ditta; essa ha sempre per le sue imprese una enorme riserva di bravi che dànno il colpo di stiletto, con rara eleganza, come se bevessero un bicchier d'acqua del Serino. Un colpo di coltello importante costa da 10 a 20 franchi; un semplice sfregio di rasojo dai 5 ai 10.
Se la camorra non fosse che una semplice associazione di criminali che vivono di estorsioni a danno dei miseri, molto proteggendoli è vero fino ad un certo punto; se non fosse rappresentata che da picciuotti e dai camorristi prepotenti in azione nei quartieri bassi, già da tempo sarebbe stata stroncata dal pugnodi ferro dei poliziotti piemontesi. Qualche retata della Pubblica Sicurezza, una larga applicazione della carcerazione e del domicilio coatto l'avrebbero presto soppressa. ma accanto e al di sopra dei malfattori volgari, essa ha rappresenanti che eesercitano una vera magistratura. La cosa, per quanto sembri inverosimile, è sicura. In questo paese dove l'azione giudiziaria e' lenta e costosa, dove il minimo processo civile puo' durare 20 anni, la minima vertenza puo' durare 18 mesi dinanzi al giudice di pace, dove la carta bollata costa franchi 3,60 al fogli, dove la miseria generale genera la malafede, dove la riscossione dei crediti è bloccata da mille espedienti dilatori legali, dove le spese legali enormi lasciano spessissimo le parti in causa vincenti impoverite come quelle perdenti, si vuol anche comprendere l'esistenza di arbitri più o meno occulti, pacieri che sanno far rispettare le loro decisioni pronunziate senza spese o tariffate a prezzi minimi, ed esecutive nelle 24 ore. Questo è il ruolo svolto in ciascun quartiere di Napoli da un camorrista; una specie di giudice di pace ufficioso, facilmente accessibile, di un'onorabilità unanimemente riconosciuta, e che avendo per ufficiali giudiziarii un esercito di picciotti pronti ad agire col coltello o col revolver, è sicuro di vedere le sue decisioni eseguite senza ritardi...>>

(Marcellin Pellet, Napoli contemporanea, console generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892)

DILEMMI § QUESITI

Ragioniamo ora per analogia, osservando dal di fuori la nostra vita a Napoli
e Vi domando :

E voi, avete mai sospettato di voi stessi di esser già scivolati nella zona grigia?
E se c'è una ZONA GRIGIA VASTISSIMA, come possono esserci 'cose belle' a Napoli?
come moltissimi Napoletani si aspettanoe pretendono ci siano?
Chi detiene la maggioranza a Napoli? I 'Buoni' o i Camorristi?
Il 50+1 % a chi appartiene?
Quanta è la percentuale di Napoletani onesti e quanta di camorristi e delinquenti a vario titolo a Napoli e provincia.
Voi, siete sicuri in tutta coscienza di non essere 'Buona Gente'?
Magistrati , Polizia, Carabinieri, Prefetti,Questori, Vigili Urbani, Guardie Municipali, Impiegati Comunali, Sindaco , Assessori, Dirigenti Amministrativi, impiegati ordinarii, da che parte stanno secondo voi? Su che tonalita' della scala di grigio li collocate, se mai?
Quanto son grigi la coscienza e i comportamenti della massa dei 'Buoni' Napoletani ?


NAPOLI E' IRREDIMIBILE? COME SCONFIGGERE LA CAMORRA?
TRIONFA LA SdG SEMPRE? O C' E' QUALCHE SPERANZA?
VI APPARTENIAMO TUTTI INCONSCIAMENTE ?