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domenica 23 dicembre 2007

Napoli, degrado civile e morale (=lota compatta e massiccia napoletana)

di Corvo Rosso

NATALE IN TONO MINORE QUELLO DEL 2007 in una città che è una piaga del Paese ed un tormento per tutti noi che ci viviamo. Un Natale senza allegria dove la gravità dei problemi irrisolti non è alleggerita neppure dai riti della tradizione religiosa e laica. Napoli sta vivendo uno dei periodi peggiori della propria storia. Senza ripetere le cose che scriviamo da tempo e che sono sotto gli occhi di tutti e cioè il degrado generale, civile, morale e materiale in cui versa la città, qui preme mettere l’accento sul dato prevalente e di gran lunga più importante di cui tuttavia nessuno seriamente si occupa. Napoli è una città povera con un numero altissimo di disoccupati, lavoratori a nero, precari e famiglie monoreddito. Di gente costretta a vivere di espedienti o poco più e con un reddito che è un terzo di quello del Nord d’Italia. Una città povera che, spesso ahimè, diventa miserabile, senza prospettive, orizzonti, un futuro, che sopravvive a se stessa, estranea alle forme evolute della modernizzazione di cui vive solo i rifiuti tossici. Precaria, disorientata, disperata, sciatta, opportunista, provinciale, caotica e poverissima, questa Napoli in mano ad ex comunisti ed ex democristiani si allontana dal resto del mondo e finisce col rappresentare un caso a sè, non solo nel panorama nazionale. Di chi la colpa? Certo dei napoletani, non di tutti o almeno non nello stesso grado. C’è una responsabilità delle classi dirigenti ed in questa brilla la irresponsabilità della classe politica che in quindici anni non solo non ha risolto nessuno dei problemi vecchi ma ne ha creato di nuovi. Non se l’abbia a male la Iervolino, anche perché siamo pronti a riconoscere che le responsabilità non sono solo sue. Tuttavia nella sua qualità di sindaco della città queste responsabilità le cadono inevitabilmente addosso. In quindici anni le Giunte Bassolino, Marone e Iervolino-Iervolino, non sono riuscite a fare nulla. Non solo Bagnoli che quando sono arrivati loro era già avviata e dopo tre lustri è ancora lì con un fiume di danaro speso (e sprecato) senza risultati minimamente apprezzabili, non solo la zona industriale ad est, un cimitero ancora più squallido di quanto non fosse all’inizio degli anni ’90, non solo le periferie che circondano il centro storico come una corona di spine, ormai “basi militari” della camorra, non solo il centro storico che, a parte qualche superficiale belletto, è rimasto con i suoi bassi, il suo degrado, la sua fatiscenza con i Quartieri spagnoli e Forcella oggi saldamente nelle mani della criminalità. Tutto come prima, anzi, peggio. E niente di niente neppure sui nuovi progetti, del tutto assenti sia sul piano infrastrutturale che su quello edilizio. Senza parlare degli aspetti produttivi, di cui non si parla neppure più, e che hanno reso Napoli, città un tempo fortemente industrializzata, un concentrato di terziario scadente, privo di valore aggiunto, con ipermercati, centri commerciali, e “poli” di ogni genere, celebrati da amministratori ignoranti e imbroglioni come la panacea di tutti i mali e la patetica rincorsa all’“evento mondiale”. Per fortuna, sempre mancato perché, viceversa, avremmo fatto figure di m... con le montagne di immondizia ai primi piani dei palazzi. E nulla neppure sulla modernizzazione della macchina comunale o sulle ex Municipalizzate, ecc. Dimenticavo il metrò, concepito nel ’70, inaugurato nel ’76 da Buccico e Valenzi, ancora in costruzione con cantieri eterni che dureranno ancora anni. Questo il quadro di quindici anni di politica del nulla e gravi responsabilità con dolo, colpe e complicità varie. Ma è Natale. Tanti auguri a tutti.

(Dal quotidiano Roma del 22/12/2007 )

martedì 18 dicembre 2007

Auguri di Natale a A.B. e R.R.J. da parte della Sfaccimma della Gente

Ad a.b. e r.r.j e alla casta dei bestia tutta, politici e sottobosco: prima che ce lo rinfacciate voi, lo diciamo fieri di noi stessi pensando a voi: auguri populisti, demagogici, qualunquisti, fascisti, cioe' auguri di vero cuore.



NAPOLI STAMATTINA MARTEDI 18 DICEMBRE 2007/foto IL MATTINO




QUESTO E' IL NOSTRO NATALE (1993- 2007)
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E QUESTI SONO GLI AUGURI PER IL VOSTRO.
LETTORI FIRMATE !
LA CARTOLINA DI AUGURI PER B. & RRJ

'' DA PARTE DI TUTTA LA
SFACCIMMA DELLA GENTE DI NAPOLI ''
(NOI TUTTI NAPOLETANI MEDESIMI DI PERSONA CHE STIAMO SOTTO I PIEDI LORO)

CARO A.B. & CARA R.R.J. BUON NATALE & FELICE ANNO NUOVO !

DESIDERIAMO SEMPRE IL MEGLIO PER VOI, COME VOI PER NOI.

MILANO, PIAZZALE LORETO 29 APRILE 1945 ore 11.20am
§



Scuole e ospedali, la Città già in ginocchio

Tutti i quartieri invasi dalla spazzatura. I vigili: dateci mascherine. Insulti sui cassonetti Nu a Iervolino e Bassolino.
Rifiuti nelle strade dello shopping natalizio, rifiuti davanti a negozi e centri commerciali, rifiuti che assediano ospedali, scuole ed uffici. Scattano i livelli d’allerta perché l’aria irrespirabile e i cumuli di immmondizia sono a livello di allarme sanitario. L’Asl ha alzato i livelli di guardia e, in particolare per ospedali e scuole, si valuta l’evoluzione della situazione nell’eventualità di prendere decisioni forti. Sacchetti come sabbie mobili che fanno sprofondare la città nell’emergenza ormai cronica dell’immondizia. Il 13 dicembre, all’indomani dell’emergenza per il blocco dei tir, c’erano in strada 3000 tonnellate di rifiuti,ieri in strada c’erano 2600 tonnellateIn cinque giorni sono state raccolte 400 tonnellate di arretrato che si sommano alle circa 1500 di produzione giornaliera.

Andando di questo passo ci vorranno oltre trentadue giorni per la normalità, una situazione insostenibile in particolare per alcune zone della città. L’Asìa ieri è riuscita a raccogliere 250 tonnellate di arretrato, una media che manterrebbe la crisi per dieci giorni. Ben oltre Natale. E sono le cifre a raccontare delle periferie allo stremo. A Pianura e Soccavo il record, con 400 tonnellate in strada. Colpisce che il giorno precedente la quantità era la stessa. Nulla, cioè, è stato smaltito rispetto all’arretrato. Oltre quota trecento tonnellate anche

Chiaiano-Piscinola-Scampia (370), San Lorenzo-Poggioreale (360),Barra-Ponticelli-San Giovanni (360),Bagnoli-Fuorigrotta (350), Miano-Secondigliano (300)
Angosciante il grado di criticità valutato dall’Asìa. Sono Chiaiano, Piscinola e Scampia ad annegare letteralmente tra l’immondizia: siamo al 285% oltre il limite consentito.

«Ci sono strade dove la montagna di immondizia è quasi di due metri - spiega il vicepresidente della municipalità di Barra-Ponticelli-San Giovanni, Massimo Cilenti del Pd - i sacchetti sono ovunque, persino, dinanzi alla chiesa di Ponticelli dove c’è un presepe vivente. Si rischia davvero una guerra tra cittadini. I commercianti sono esasperati, come impedirgli di portare i propri rifiuti al centro». A segnalare situazioni di emergenza anche l’associazione «Verdecologista» che, con foto e dossier, documenta la difficoltà in via Simone Martini e via Pigna. Esasperazione che cresce in città e si manifesta in maniere clamorosa: sui cassonetti mani anonime hanno scritto slogan contro Bassolino e la Iervolino. Forte il messaggio lanciato dai sindacati della polizia municipale che chiede le maschere antigas per il personale impegnato in strada. Periferie soffocate, provincia allo stremo. A Quarto ci sono 1800 tonnellate in strada, oltre mille ad Ercolano. Si susseguono gli appelli dei sindaci e anche le proteste dei cittadini.
A Castellammare si è mosso il Codacons, a Pozzuoli si segnalano numerosi roghi di cassonetti. In difficoltà anche la penisola sorrentino dove all’emergenza si sommano le preoccupazioni per il turismo. Blitz della guardia di Finanza del comando provinciale di Napoli e della compagnia di Afragola in due aziende, di circa 1.500 metri quadrati ciascuna a Frattamaggiore: sequestrate oltre 170 tonnellate di rifiuti speciali. (il Mattino 18/12/07)

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REGALO al SINDACO, Gli ASSESSORI pagano 15 euro a testa (Il Mattino 18/12/2007)

('A sfaccimma re marijuole muort 'e famm, 'nzevusi & 'nguacchiati)

Cena per gli auguri di Natale a casa del vicesindaco Tino Santangelo. Ieri sera si sono ritrovati sindaco e giunta e anche i direttori dei dipartimenti di Palazzo San Giacomo, accolti dalla moglie di Santangelo, la signora Marielva Torino. Gli assessori hanno versato quindici euro a testa per il regalo alla Iervolino. Un dono all’insegna dell’austerity. Il menu - invece - è stato ricco e napoletanissimo con quattro primi: risotto con pere e scamorza, paccheri peperoncini e gamberi, pasta e patate con la provola e cavatelli con zucca. E due secondi: arista di maiale alla frutta e mussillo all’insalata con patate. Il tutto innaffiato con rubrato e fiano di Avellino. Dolci: babà, struffoli e pastiera. Unica concessione alla non napoletanità il classicissimo panettone.
(e brava RRJ ! anche quest'anno ti sei fatta la ricotta pure sugli assessori. Noi invece ti vogliamo regalare un'ecoballa non stoccata , te la recapiterà a Roma la Camorra direttamente a casa)

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IL ROMA 18/12/2007
Siamo di nuovo pieni di immondizia. Non solo rifiuti, però. A Napoli c’è immondizia un po’ dappertutto. E quel che scoraggia è che nessuno pensa di porvi rimedio. C’è un’assuefazione mortale in giro. È come se la città si fosse ormai abituata al peggio ed abbia rinunciato a migliorare. Anzi sarebbe contenta se il degrado si fermasse dove è arrivato perchè teme che possa ancora peggiorare. L’emergenza rifiuti è una vergogna vera e propria ma ormai ci si convive. Il traffico è caotico ma quasi non ci si fa più caso. Le strade dissestate ma è come se ci fossimo abituati. I lavori fermi ed i cantieri eterni, Toledo ridotta a un suk arabo, corso Garibaldi una discarica di oggetti e esseri umani, la Ferrovia regno di barboni extracomunitari alcolizzati, il lungomare presidiato dalle bande del rolex, il centro storico esposto ai raid dei rapinatori, le periferie in mano alla camorra: ormai non ci facciamo più caso. Le Istituzioni? Lasciamo perdere. In consiglio comunale ci vanno solo per il gettone, in quello regionale in tutto l’anno hanno votato qualche leggina inutile e non riescono neppure ad approvare lo Statuto, in quello provinciale neppure sappiamo cosa fanno e forse è meglio. I partiti? In quello più nuovo di due junior emergenti, Ciriaco De Mita ed Antonio Bassolino, si litiga a spron battuto, ma non per un progetto, una idea, una scelta, no, si litiga per i posti, per le segreterie che decidano candidature, nomine, consulenze, assunzioni, ecc... Il clientelismo regna su tutto, come tutti sanno, la gestione sostituisce governo ed amministrazione, si tira a campare e ad accaparrare per sè e per i propri a cominciare dalla “famiglia”, per sistemare cioè mogli, figli, fratelli, generi, ecc..., anche in Parlamento, nelle altre istituzioni, nella pubblica amministrazione. Ma, intendiamoci, sempre nella “legalità”, ci mancherebbe, nella massima legalità e con le “mani pulite”. Anche la magistratura non scherza. Il processo a Bassolino ed altri per lo scandalo rifiuti e lo spreco miliardario (in euro) della gestione commissariale docet: tutti sanno che finirà in una bolla di sapone, perché la giustizia si applica ad alcuni e si interpreta per altri. E non è uno scandalo! Sono ormai quindici anni che siamo governati da una classe politica fatta di reduci comunisti e democristiani scampati al ciclone di tangentopoli, chi per protezioni giudiziarie, chi per calcolo sempre giudiziario, chi per collaborazionismo giudiziario, chi per caso. Si sono presentati come il nuovo ma era un imbroglio. Sono cresciuti sul moralismo e sul populismo, sulla retorica e sulla demagogia.
Hanno beneficiato di una stampa servile e conformista, e di una pubblica opinione fiduciosa e si sono radicati col clientelismo e lo spreco del pubblico danaro. Per questo hanno preso molti voti ma poi hanno perso la faccia e forse anche qualcos’altro. Quando se ne andranno perché qualcuno finalmente li caccerà, si troveranno solo macerie materiali e morali che in parte già si intravedono. Ma naturalmente siamo ottimisti, ci affidiamo a San Gennaro e speriamo in una bona officiata, secondo le migliori tradizioni popolari. Questo Natale è triste e moscio, ma tanti auguri lo stesso. IL CORVO ROSSO.

lunedì 10 dicembre 2007

Ultimi! Finalmente!

Il mattino 10/12/2007

Si vive bene, molto bene al nord, soprattutto al nord-est; abbastanza bene al centro e male e molto male al sud e sulle isole. È la fotografia scattata dalla ricerca di ItaliaOggi sulla qualità della vita nella penisola. Napoli fa sensazione perché la terza città d’Italia è penultima: 102esima posizione contro la 103esima di Isernia, unica ad avere fatto peggio. In Campania solo Avellino e Benevento si piazzano bene - e non è poco - nella classifica sulla sicurezza. Per il resto pollice verso anche per loro. Nella sostanza se si vuol vivere bene, meglio trasferirsi a Bolzano. La reginetta della classifica. Quali i parametri presi per definire le posizioni? Il volume degli affari e il numero degli occupati; la qualità dell’ambiente e i livelli di sicurezza. Questi i tre perni della ricerca. Per l’attenzione all’ambiente sul gradino più alto del podio finisce Mantova. La città meno verde è Catanzaro. E Napoli? Perde 35 posizioni scivolando dal 40esimo al 75esimo posto il peggiore risultato negli ultimi cinque anni. Alla faccia delle tante e stucchevoli domeniche ecologiche. Gli indicatori considerati nell’indagine analizzano più l’attività degli amministratori locali in materia ambientale che la sostenibilità in senso stretto, per cui si può dire che secondo ItaliaOggi la sensibilità ambientale degli amministratori napoletani è precipitata. Chissà se il divieto di fumo anche all’aperto contribuirà a far risalire qualche posizione alla città. Sotto la voce «Affari e lavoro» Cuneo è prima. Fanalino di coda è ancora Napoli che se l’anno scorso era risultata centesima, oggi è riuscita a fare peggio slittando, complici anche uno dei più alti livelli di protesti per abitante e un’altrettanto consistente percentuale di fallimenti, in ultima posizione. Anche le altre 4 province, Caserta, Salerno Avellino e Benevento non stanno bene. Si trovano nel quarto gruppo ovvero ultime in questa particolare classifica. In tema di sicurezza sono le grandi città quelle che presentano le situazioni più critiche: Roma è 78esima, Milano 90esima, Firenze 98esima. Napoli perde ancora posizioni e dal 69esimo posto cade al 72esimo. Con riferimento al disagio sociale e personale Napoli conferma il buon risultato del 2006, passando dalla settima alla sesta posizione. Insomma a Napoli c’è qualcuno che ascolta chi soffre e poco importa se non si riesce subito a risolvere i suoi problemi. In città calano le nascite: Napoli perde 3 posizioni e si attesta al 26esimo posto. Note dolenti sui servizi: Napoli si conferma fanalino di coda. Quanto al tenore di vita, si osserva una sostanziale tenuta o un miglioramento nelle province del nord ovest e un arretramento in quelle del centro sud. Roma - per esempio - perde ben 19 posizioni e passa dal 22esimo al 41esimo posto, Napoli ne perde 8 e scivola dalla 92esima alla 100esima posizione. Nel complesso, sono 46 le province in cui la qualità della vita è classificata come scarsa o insufficiente, 34 si trovano nel Mezzogiorno e cinque in Campania. Una penisola divisa in due. Nelle restanti 57 province la qualità della vita è sufficiente o buona.

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Postilla : ecco una acuta notazione di un fruitore della usenet che assevera l'agognata ultima posizione, ultimi fra gli ultimi della merda.

http://groups.google.com/group/italia.napoli.discussioni/browse_thread/thread/8a2b7432978050c1?hl=it

Lun 10 dic. 03:30 - Daniel NA ha detto :

'' Classifica ridicola. Isernia, ora ultima, 7-8 anni in una classifica simile del sole
24 ore risulto clamorosamente nelle prime dieci. Questo per dire l'affidabilità di
queste classifiche che servono soprattutto a far parlare degli autori delle stesse.P.s. ho letto
per esempio i votacci che ha isernia per il verde e per le piste ciclabili: un
cittadina di 25000 abitanti che se fai 500 mt sei nel bosco, circondato da stradine in ogni direzioni
e viottoli, pero' non ha
parchi
e piste ciclabili ufficiali. Ridicolo. ''
***

Infatti mi pareva strano..Isernia l'ho vista, è una bomboniera e gli abitanti persone civilissime e serene. Quindi : siamo ultimi e Isernia non ha titolo per stari negli inferi della sfaccimma ma va riposizionata ai primi posti. Chissà che criteri del cazzo hanno usato per sta statistica; o li avrà pagati la Jervolenin, ai soliti giornalisti lottizzati, per non far apparire l'ultima posizione di Napoli Capitale come la str. ama definire il suo feudo ? Tanto, coi soldi delle nostre tasse sai che gliene frega...

Ritornare a casa dopo il lavoro nella città infernale

Spaccanapoli, gestore di Gay-Odin , la cioccolateria più antica di Napoli, aggredito mentre chiude il negozio. Forze dell’ordine assenti, polemica sulla sicurezza

1 -Pestaggio e rapina tra le bancarelle del centro antico, le luci del Natale, la folla che va a caccia di regali e di pastori. Pugni sferrati con cattiveria in pieno viso, colpendo sempre nello stesso punto per fare ancora più male, fino a spezzare il setto nasale, lo zigomo, la mascella. Un’esplosione di violenza cieca che si placa solo quando la vittima, intontita dal dolore, tira fuori il portafogli dalla tasca della giacca e lo consegna ai suoi aggressori. Nel mirino Massimo Schisa, quarant’anni, marito e genero delle titolari della celebre fabbrica di cioccolato «Gay-Odin», gestore del punto vendita di via Benedetto Croce e del vicino laboratorio a Santa Chiara. Il raid sabato sera poco dopo le 20.30, quando i Decumani sono ancora nel pieno della tradizionale passeggiata-shopping per l’Immacolata. Schisa chiude il negozio [...]. Nel portafogli una parte degli incassi della giornata. Le vendite sono andate bene. All’improvviso il commerciante sente una mano poggiarsi sulla spalla. Si volta. Fa appena in tempo a inquadrare gli aggressori - due uomini sui trent’anni, viso nascosto dal collo dei maglioni dolcevita - quando un pugno lo colpisce sull’occhio sinistro. Il pestaggio continua, con inaudita violenza. Schisa però ha capito: vogliono i suoi soldi. Vorrebbe consegnare il denaro ma i banditi non gli lasciano respiro e il dolore è così forte da impedirgli di tirar fuori il portafogli dalla tasca della giacca. [...] Il cortile, deserto fino a un attimo prima, si affolla di curiosi. Il titolare del bar di fronte corre in suo aiuto e chiama un’ambulanza. Polizia? Carabinieri? Vigili urbani? In zona, a quanto pare, non c’è traccia di uomini in divisa. Gli agenti si faranno vedere solo più tardi, nel pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove Schisa è stato medicato e ha presentato una prima sommaria denuncia dell’accaduto. Domani si deciderà per eventuale intervento chirurgico al naso.
***
2 - «Il dolore è stato terribile. Paura no, penso di non averne mai avuta. E ora mi resta attaccato addosso un senso di impotenza. Se queste cose possono accadere alle otto e mezza di sera, in una giornata di festa, lungo una una strada piena di gente, vuol dire che a Napoli nessuno è al sicuro. In nessun posto». Massimo Schisa, il commerciante aggredito e rapinato ai Decumani, parla con fatica ma non riesce a smettere di parlare: «E il peggio è che nessuno ti aiuta. Mentre quei due banditi mi picchiavano ero solo. Completamente solo. «In mattinata il centro antico era pieno di uomini in divisa perché c’erano le celebrazioni dell’Immacolata con le autorità. Di sera, invece, non ho visto nessuno».[...] «Il problema non è soltanto la presenza fisica dei poliziotti e dei carabinieri. Qui ci sono, da anni, le telecamere per la videosorveglianza. Però non funzionano. Se fossero state accese forse mi avrebbero rapinato lo stesso, ma ci sarebbero state buone probabilità di identificare e catturare i banditi».
«Cercavano i soldi, sì, ma picchiavano anche per il gusto di picchiare». [...] È la prima volta che le capita un’esperienza di questo genere? «Qualche anno fa mi hanno rapinato sotto casa. Ma era diverso. Volevano il mio orologio, gliel’ho dato ed è finita lì. Stavolta, invece, una violenza inaudita. È il segno che qualcosa sta cambiando, in città, e purtroppo sta cambiando in peggio» Ha pensato di lasciare Napoli? «Questo no. Ma avrei voluto attuare una forma di protesta per far capire quanto siamo indifesi. Sbarrare il negozio durante le vacanze di Natale e mettere il cartello ”chiuso per rapina”. Poi ho cambiato idea». Perché? «Perché sarebbe una protesta contro i sordi. Quando si parla di sicurezza nessuno ti ascolta. Chi ci amministra, evidentemente, ha da fare cose più importanti».
( il Mattino 10/12/07)
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Postilla del redattore: Mio cognato è stato rapinato della terza moto al Corso V.Emanuele 5 giorni fa, perché , stronzo, si era fermato al semaforo rosso . Affiancato da due naponapo, faccia da Neomelodici, Tommy Riccio/MimmoDany-style, un coltello puntato al fianco destro e una pistola al sinistro e l'hanno fatto smontar dal sellino, ore 8 di sera. Nice & clean. In famiglia continuiamo a dirgli che deve piantarla co' sta fissa della moto a Napoli; le moto sono solo per gli scippi dei muschilli e per fare piezzi. Per cos' altro se no? Non se le puo' permettere ste cose qui, non e' per noi. Si difende :
'' Vengo da Marano, con la sfaccimma della metro e i bus e i tempi biblici di attesa arriverei sempre in ritardo al lavoro ''.
Linea1 Metropolitana(?) di Napoli: da 32 anni ( 32 anni !!! Fottuto Inferno che non se li porta !) in costruzione per fare 15km. Ultimazione 2012 o 15 boh! Per averne 25 ! Metro vecchia, linea 2 : in funzione da 80 anni, sempre uguale a se stessa, nessun adeguamento tecnologico. Catorci e stazioni mezzo-sgarrupate. Frequenza: 20min quando va bene. Mio cognato aveva 6 anni quando iniziarono la nuova, ne avra' 45 se mai la finiranno ... Coi bus ci metteva ore per piazza Dante negli '80; si partiva alle 6 del mattino, in viaggio, per stare a scuola alle 8'30, 11 km. Quasi idem oggi ; invece con la metro.. : uguale. Per arrivare a Mergellina 17km da Marano, 1 ora e 15 se va bene. Il pesce allesso di mio cognato doveva fregarsene del semaforo rosso o schiattarsi i nervi coi mezzi pubblici che non passano mai . Una metro gestita da uomini dotati di raziocinio e onestà e non dai naponapo subanimali - con frequenza di 3min max - avrebbe risparmiato a mio cognato il terrore di un coltello e un bella mazzetta di soldi della sua fatica.
E' tutta una catena.Gestione criminale di metro&bus>Uso coattivo di moto e auto per non ammuffire alle fermate bus e nelle stazioni>Semaforo Rosso>Rapine>Ministro/Prefetto/Questore/Carabinieri/Polizia-esercito inesistenti>e si reinizia la giostra all'infinito etc..
E' una catena di montaggio del terrore e dello snervamento : es., Il naponapo sgomma col motom sul marciapiedi, ghigna come una iena ridens- mi viene contro-i uardi non esistono, sono imboscati- io mi sento una merda- mi incazzo e lo piglio a male parole-il naponapo sente ed è armato- il naponapo mi vuole accoltellare-in più vuole crossare col motom contromano sul marciapiede a velocità - vuole che mi devo togliere dalle palle-io, non sono armato-mi sento una merda- mi sfogo da vigliacco con un altro sfaccimma di succube come me appena ho l'occasione di un semaforo rosso; e cosi via fra Napoletani. E' cosi per ogni singolo atto di questa vita di sfaccimma smerdata nostra. L'immensa catena di montaggio del Male. Noi, i coatti del terrore siamo gli ingranaggi, le ghiere di trasmissione . Vita Grottesca del Napoletano. Mio cognato se ne va a Rimini in primavera, per sempre. ITALIA ,ITALIA !!!

sabato 8 dicembre 2007

Il 95% della SdG non si lava, convive con la sua propria sfaccimma




GLI EFFETTI




L’allarme dal Censis
Il 95% dei Napoletani convive con la camorra
. Il rapporto Censis «sulla situazione sociale» del 2007 in Italia non fa sconti al capoluogo napoletano, che strappa a Palermo un primato poco invidiabile. La fotografia della relazione tra popolazione e camorra è «drammatica», per usare l’espressione degli specialisti dello stato di salute del nostro paese. Il 95 per cento dei napoletani (in città e in provincia) convive con la camorra. Il Censis
parla di «stress criminale: la contiguità con le logiche criminali produce un vulnus alla convivenza civile, deprime lo sviluppo, condiziona le attività economiche e politiche».Napoli è in testa
«alle province che hanno la quasi totalità degli abitanti che convivono con le organizzazioni criminali». Prima di Napoli ci sono Agrigento (95,9), Caltanissetta (95,2). Mentre dopo il capoluogo partenopeo spuntano Trapani (91) e Palermo (90,9). Ma il rapporto Censis guarda anche alla percezione di insicurezza o di instabilità che appartiene ai cittadini che vivono «contigui» alla criminalità organizzata. Il nodo centrale riguarda soprattutto il rapporto con imprese e commercio, specie se si prendono in considerazione fenomeni come racket e usura o come la crescita di aziende foraggiate dal crimine organizzato. L’analisi offre un trend in negativo, anche rispetto all’ultimo dato ufficiale, che porta la data del 2003. Oggi il 33,1 per cento degli imprenditori intervistati dice he il racket nella propria zona di lavoro è molto diffuso. Circa un imprenditore su tre, dunque, lamenta una sensazione in negativo del fenomeno. Appena quattro anni fa, tre anni prima del raffronto fatto nel 2006, a dirsi convinti della presenza di attività di natura estorsiva era il 25,6 per cento. Più o meno la stessa sensazione, per quanto riguarda un altro reato che incide sul tessuto economico cittadino: l’usura. Siamo arrivati infatti al 39,2 per cento di imprenditori, che ritiene incidente l’usura nella propria zona. Più del doppio rispetto al dato del 2003: secondo le stime tracciate nell’ultima ricerca, infati, gli imprenditori che segnalavano l’esistenza dell’usura erano il 14,5 per cento. Non va meglio sul fronte del rapporto gli imprenditori e la cosiddetta concorrenza. In molti credono di essere costretti a difendersi da sistemi concorrenziali sostenuti e rafforzati in modo sleale. Il 48,9 per cento lamenta la nascita improvvisa di imprese concorrenti, sulla cui origine vengono avanzate non poche perplessità. È il capitolo sulle «organizzazioni criminali dentro le imprese», che chiude il rapporto Censis in modo poco gratificante per il sud Italia. Non vengono infatti dati elementi disgiunti, ma il discorso cade proprio su quelle realtà condizionate dalla camorra. Il 48,9 per cento vede una nascita improvvisa di imprese concorrenti. Il 15,1 per cento segnala una crescita della concorrenza grazie all’imposizione nell’utilizzo di manodopera contro il 5,8 del 2003; il 13,2 per cento crede che sia in crescita l’imposizione di forniture, mentre per il 58,6 per cento questo fenomeno non è presente. Il 45,3 per cento degli imprenditori giudica poco o per nulla trasparente gli appalti pubblici, mentre nell’indagine del 2003 solo il 20 per cento si era detto perplesso sulla gestione degli appalti pubblici. (Il Mattino 8/12/07)

Uff! E' sempre seccante vedere come si cerchi di separare, setacciare, lucidare, incipriare la Sfaccimma della Gente facendo credere che a Napoli e provincia ci siano Vittime & Aguzzini. Si cerca di disciogliere il grigio in bianco e nero. Vile Sfaccimmata! La verità è forse più cosi, altro che fregnacce del Censis.

Buon Natale dalla capitale della Sfaccimma della Gente!

Ecco a voi Nugae: minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie, direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana - La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn!

Il presidente dei commercianti napoletani aderenti all'Ascom, Antonio Pace, ha chiesto al prefetto e al questore di intervenire su tutto il territorio cittadino per prevenire le "pressioni sulla rete distributiva da parte di soggetti non autorizzati per l'installazione delle luminarie natalizie". L'Ascom ha deciso di non illuminare le strade per denunciare "lo stato ormai comatoso in cui versa la città". E quindi le strade che saranno illuminate a Natale saranno il segno dell'opera dei camorristi. Antonio Scala, consigliere regionale, sull' argomento ci ha inviato questo comunicato che volentieri pubblichiamo:
A Napoli la camorra impone il pizzo anche sulle luminarie. Mentre in tutta Italia le città si vestono a festa per il Natale ancora una volta la città di Napoli rappresenta un caso. Avrebbe voluto accendere anche le luminarie la camorra nella città partenopea.
Rosse, rosa, gialle, verdi, dalle forme più svariate è l’arcobaleno dei colori che avrebbe dovuto illuminare il Natale di alcuni quartieri della città di Napoli. Angioletti dalle facce dolci e paffute, alberelli stilizzati, stelle comete, farfalle svolazzanti: belle, colorate, festose ma soprattutto “abusive”.
Grandi figure in legno incastonato con luci colorate montate senza autorizzazioni comunali da una ditta con gli operai in nero. Avevano scelto di illuminare a festa i loro quartieri i boss della camorra. Luci colorate tra le strade che di solito vengono bagnate dal sangue dei morti ammazzati.
Luci colorate montate in modo abusivo e dietro il pagamento di una cospicua tangente chiesta ai commercianti . Nel regno di “Ciruzzo o milionario” sono arrivate le forze dell’ordine, qualche giorno fa, a spegnere simbolicamente le luci della festa.
Luminarie abusive, per il Comune di Napoli. In assenza di un piano organico per gli arredi di Natale da Palazzo San Giacomo è partito, infatti, un fax indirizzato a tutti i presidenti delle Municipalità volto a non concedere autorizzazioni alle installazioni non in regola.
Se il Comune ha preso precauzioni rispetto al fenomeno delle luminarie selvagge resta però il problema del pizzo chiesto ai commercianti e in alcune città della provincia, addirittura ai residenti, per accendere a festa le strade cittadine. La longa manus dei clan non conosce confini: dal caffè al pane fino alle luminarie natalizie. A Napoli come in provincia i commercianti pagano il pizzo perché è “normale” pagarlo, è un costo da mettere in bilancio.

Ma insieme ai commercianti con il nostro silenzio tutti paghiamo il pizzo. Invece delle luminarie, questo Natale accendiamo con la nostra speranza le città. Illuminiamole completamente, fino ai vicoletti più bui. Lì dove lo Stato e le istituzioni non arrivano. È questo il momento giusto per smettere di pagare. E’ questo il momento di una sana rivolta civile.
Il mio è un invito rivolto a tutte e a tutti, soprattutto a quella generazione, impegnata nelle istituzioni che qui a Napoli ha saputo organizzare momenti di denuncia, momenti di coscienza collettiva per far capire che tutti siamo a rischio e tutti dobbiamo essere cittadini attenti e attivi per combattere il fenomeno camorristico.
*Antonio Scala, capogruppo regionale di Sinistra Democratica (fonte:www. ecostiera.it)

giovedì 6 dicembre 2007

La sfaccimma della gente si specializza. Napoli necrofila

Ecco a voi 'Nugae' : minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie , direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano ; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana - La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn !

Nota : un tale abominio fatto per pura camorra -persino sui sacri morti- non può che esser annoverato tra le 'nugae', per un popolo cosi spregevole.

Qualiano. Era un cimitero degli orrori. Tombe scoperchiate, cadaveri riesumati, bare ripulite con la pioggia. Il camposanto di Qualiano era soprattutto un business per alcuni dipendenti comunali arrestati ieri all’alba. Un malaffare che andava avanti almeno dal 2003. In manette sono finiti Saverio D’Alterio e Giuseppe Perfetto, rispettivamente custode e interratore del cimitero, e Benedetto Biancaccio, titolare della ditta di pompe funebri «Marta». Sono accusati, tra l’altro, anche di vilipendio di cadavere e violazione di sepolcro. Indagati, invece, un geometra dell’ufficio tecnico e un addetto all’igiene e sanità del Comune. Semplice e redditizio il sistema messo in piedi dalla banda del cimitero, così come sono state veloci le indagini dei carabinieri, coordinati dal capitano della compagnia di Giugliano Alessandro Andrei e dal maresciallo Barrese che comanda la stazione di Qualiano. Perfetto e D’Alterio avevano il monopolio di tutto il cimitero, una struttura di circa 3000 metri quadri che può contenere poco più di 2500 salme. In pratica la gang lucrava sulle estumulazioni. Dopo circa un periodo di due anni il cadavere passava dall’interramento sotto la lapide alla tomba di famiglia. E Perfetto e D’Alterio prendevano i soldi (di qui l’accusa di concussione) per le fosse, cambiando nomi sulle lapidi, e rivendendo anche gli arredi funebri. Un prezzo che andava dai 600 a 1200 euro. E se i corpi appartenevano a extracomunitari, questi venivano estumulati ben prima del processo di mineralizzazione: anzi i cadaveri in questo caso venivano messi all’aria aperta, secondo gli arrestati per mineralizzare più velocemente. Ma le fonti illecite di guadagno non finivano più. Si lucrava su tutto. Ad esempio Biancaccio, secondo l’accusa, avrebbe truffato anche il Comune. Vincitore dell’appalto, avrebbe dovuto aggiustare l’impianto di illuminazione, spesa da 200mila euro mai sostenuta. E poi vendeva privatamente le luminarie ai parenti degli estinti, molte di più di quante ne dichiarasse all’amministrazione. Da contratto non avrebbe potuto intascare più di 13mila euro. La realtà era ben diversa. E così una sera i carabinieri sono andati a contare i lumicini accesi. Erano 2242, contro i circa 200 che la ditta aveva dichiarato al Comune. «C’è da sottolineare l’assoluta mancanza di controlli del Comune. È una storia molto triste, perché a Qualiano era divenuta consuetudine. Tutti erano assuefatti, come fosse una cosa normale. Qualcuno non reagiva perché temeva che la salma del proprio caro potesse essere offesa. Come c’è il garante per la privacy, per i consumatori e anche per i detenuti, così ci vorrebbe qualcuno che vigili sui defunti ( !!! Sic !) , che non hanno difesa». Una proposta già accettata dai consiglieri comunali di Napoli Raffaele Ambrosino e Dario Cigliano, ( Il Mattino 6/12/07)
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Bisogna chiedere a SanGennaro di intercedere perchè L'Inferno venga trasferito ufficialmente qui a Napoli...su quest'atomo opaco del Male, della cattiveria, della disumanità più laida.

Dove si trova ora , nell'Aldilà, e' locazione impropria. I demònii sono qui, tra noi , siamo noi.

lunedì 26 novembre 2007

'O Ppane cafone




IL MATTINO 26/11/2007

Ecco a voi Nugae: minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie, direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana - La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn :
[...] Piazza San Ferdinando-palazzo reale: dopo un’ora i ventimila pezzi di pane bianco e croccante erano già esauriti. La giornata del pane legale è stata anche l’occasione per rilanciare i controlli e l’allarme sull’utilizzo di pezzi di bare nei panifici illegali. Davanti alle transenne a tendere la mano c’erano famiglie con bambini, turisti ma soprattutto anziani che ringraziavano e cercavano di capire il perché di tanta generosità. «Vogliamo dimostrare che i panifici legali in Campania ci sono (SIC! ndr), sono tanti e producono del pane davvero buono», sottolinea Domenico Filosa, presidente dell'Unipan, l’unione regionale dei panificatori campani che conta 400 soci. Il settore dei prodotti da forno rappresenta, infatti, uno dei mercati più floridi per l'economia della camorra. Ad Afragola, ad esempio, solo 17 forni sono in possesso di regolare licenza mentre sono stati scoperti circa 100 forni abusivi. Il pane illegale, poi, viene venduto in due mercati: quello delle bancarelle della domenica, ma soprattutto in alcuni supermercati e negozi di alimentari. E spesso nasconde spiacevoli sorprese. «Negli ultimi anni sono stati scoperti forni abusivi che, come legna per cuocere il pane, utilizzavano vecchie bare e tavole verniciate» denuncia Francesco Emilio Borrelli, assessore provinciale all'Agricoltura.
«Tutta roba - sottolinea - che sprigiona fumi tossici. A oggi sono stati scoperti 500 forni illegali e 200 sono stati chiusi. Per questo è indispensabile applicare la legge regionale sulla tracciabilità alimentare che serve da garanzia per i consumatori ma anche per chi il pane lo sforna legalmente». In piazza anche Tommaso Pellegrino, segretario della commissione Antimafia, che ha invitato i cittadini a «denunciare chi sforna il pane illegalmente. L’iniziativa di oggi dimostra che c'è un’economia legale che vuole reagire». D’accordo Angelo Pisani, presidente di Noiconsumatori.it: «Distribuire pezzi di pane gratis è un segnale forte contro gli abusivi».
L’associazione panettieri ha voluto ringraziare anche il colonnello Gaetano Maruccia, comandante provinciale dei carabinieri, presente per dimostrare la vicinanza delle forze dell'ordine. A lui è andato quello che è stato ribattezzato simbolicamente come il pane della legalità: una maxi-pagnotta di tre chili.

E' una notizia solo sfiziosa, folklore, che non fa più ridere e non spaventa, come tante analoghe su questa città abitata da una popolazione necrofila e munnezzara come noi.
Si sapeva da decenni che la Sfaccimma della Gente vende pane contaminato coi fumi e la fracitumma delle bare dei morti: le pruase e specialmente le vecchie funnachère della Pignasecca, mentre i loro pronipoti vanno a scippare , secondo voi come se lo fanno il cellulare nuovo? E come la passano la giornata se non davanti al bancariello r'o ppane cafone?
Si avvelenano a vicenda dandosi fra loro a mangiare pane cotto con la legna dei tavùti dei morti, chissà, forse legna delle bare dei piezzi,sarà la piu' ricercata. Non mi meraviglierebbe che ci mettessero sotto alla cocchia di pane crudo nel forno anche lo scheletro o il cadavere ancora fresco scavato abusivamente dal cimitero di Poggioreale o di Soccavo nottetempo, per sparagnare e farci un mark-up ancora piu' alto.
E poi, sarà di sicuro pane di qualità ma dà a mangiare certa gente il pane venduto in mezza città imposto dai Polverino dei Camaldoli. Guardate l'etichetta: è pane vero, ro nnuost, 'o ppane cafone re camurrist

Forni ABUSIVI... parcheggiatori abusivi, pulmini abusivi al posto dei bus per la zona ospedaliera... etc.Noi Napoletani stessi siamo abusivi, TUTTI, specialmente quelli al potere che sanno e lasciano fare perchè ci si strafogano con la plebe abusiva e il business che genera. Non dovremmo essere autorizzati a esistere su questa terra italica, la occupiamo abusivamente. Perchè siamo arrivati a far estendere un business grottesco, la nostra vita è grottesca: pane avvelenato di fumi di vernici dei tavuti. E nessuno dice niente.
Controlli? Finanza? carcere? NO!
Sommosse contro il governo locale? No!
Si inventano "Il pane della Legalita". Parapappappà!
E hanno protestato. Ecco fatto.

giovedì 8 novembre 2007

L' Asse Mediano: il Gran Premio di Imola per i Napoletani

Sotto stimolo della Bella Poesiola di Pedro (qui)

ECCO UN PO' DI INFO SUL FAMIGERATO ASSE MEDIANO.

MONUMENTALE SIMBOLO DELL'INGEGNERIA E DELL'AMORE PER IL PAESAGGIO DEI POLITICI NELLA NAPOLI DEL XX-XXI SECOLO .

'' Napoli Assediata''.... Il progetto è un viaggio dell’immaginazione lungo una strada che è l’incubo di chiunque viva tra Napoli e Caserta: l’Asse Mediano. L’Asse Mediano è il simbolo delle periferie napoletane e dell’intera regione, periferie cresciute lungo il suo tracciato come una muffa urbanistica demenziale, un delirio organizzato dall’abusivismo o dalla cecità. Ma Napoli assediata è anche un viaggio dentro le case che crescono lungo l’Asse Mediano, dentro l’angoscia delle merci che già domani saranno spazzatura: è per questo che il video è stato volutamente girato con telecamere amatoriali, le stesse che si possono comprare negli ipermercati che costellano e ingorgano l’Asse, cercando di testimoniare con un’arte “povera” la miseria non solo esteriore di questa oscena Ipernapoli che presto, se niente cambierà, sarà solo, tutta, una immensa Infernapoli: immagine di quello che diventaranno l’Italia e l’Occidente strangolati tra interessi particolari e incapacità amministrative. Che può fare l’arte di fronte al brutto spinto fino all’orrore e al crimine? Può la poesia, con il suo tentativo di attraversare il brutto per immaginarlo diverso, diventare una forma della politica non politica? Forse sì. Così che è nato il progetto Napoli assediata: una città assediata dalla sua periferia, assediata dai barbari che ha dentro i suoi confini, assediata dal suo ceto politico, assediata dalla mancanza di una ecologia della mente. A Napoli le parole “arte” e “cultura” sono diventate un sipario istituzionale per nascondere la realtà che è sotto gli occhi di tutti: le montagne di immondizia concreta; l’immondizia dell’invivibilità; l’immondizia della menzogna. Napoli assediata è un inizio, un primo, piccolissimo tentativo per far ritornare l’arte e la cultura a quello che sono sempre state: tagli dell’immaginazione per squarciare il sipario delle menzogne.


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L'Asse Mediano non esiste .



di Roberto Saviano
[...] Ognuno è convinto di sapere dove inizia e dove termina l'Asse Mediano. Ciò che è ufficialmente l'Asse Mediano non è ciò che la gente chiama l'Asse Mediano. Qualcuno che va a Nola o a Villa Literno, dice di prendere l'Asse Mediano. «E poi prendi l'Asse Mediano» è la frase che quando qualcuno spiega su come arrivare o andar via dai paesi del napoletano, arriva prima o poi a dire. Ma è Asse Mediano tutto quello che si avvicina all'Asse Mediano. È Asse Mediano, tutte le strade che tagliano dall'esterno i paesi, è Asse Mediano tutto ciò che dall'Asse Mediano si vede, è Asse Mediano tutto ciò che è sopraelevato. È Asse Mediano tutto al punto che ogni mediana è persa perché tutte le strade dell'hinterland sono divenute mediane, come se l'Asse Mediano originario fosse stata la spina dorsale e il resto delle terminazioni nervose fossero la diretta sua emanazione. Ma pur sempre Asse Mediano. Io attraversavo l'Asse Mediano ogni fine settimana per andare dai miei nonni. L'ultima volta in cui la mia famiglia l'ho vista al completo, tutti insieme intendo, mio padre mia madre e mio fratello, è stato proprio in auto, sull'Asse Mediano. Molti anni fa. L'Asse Mediano l'hanno costruito su discariche. Su terreni che erano abusivamente usati come discariche, e quando la terra sazissima non ne poteva più e iniziò a sputare tutte le tonnellate abusivamente sotterrate, il miglior modo per guadagnarci dall'occultare le discariche era costruirci sopra una strada. Così, dopo aver comprato della terra a quattro spiccioli, averla sodomizzata con le discariche, averci guadagnato capitali astronomici, hanno reso edificabili i territori marci di monnezza ed hanno condizionato i piani regolatori per farci sopra questa strada e occultare guadagnando. Terra, discariche, cemento. I guadagni dei clan di camorra sull'Asse Mediano sono stati infiniti. E poi fiocca una sorta di mitologia dell'Asse Mediano. Presunti corpi delle diverse faide di questa terra. Tutti ficcati lì dentro. Come una sorta di invisibile cimitero. Ma questo sino ad ora solo nelle voci dei guaglioni che l'Asse Mediano ce l'hanno davanti agli occhi. L'Asse Mediano non serviva agli abitanti ma alle fabbrichette. Migliaia di fabbrichette a nero, che producevano scarpe, guanti, borse, vestiti, confezioni. E ufficialmente l'Asse Mediano, l'A1 Acerra-Afragola, era lì come lingua di catrame invitante a sputare i furgoni delle fabbrichette direttamente a Roma. E quindi piovve quasi dal cielo, come un'opera immensa che non serviva all'agricoltura di questi paesi e neanche ai paesani per spostarsi meglio. L'Asse Mediano serviva a chi appaltava nelle fabbriche a nero per avere subito e comodamente i prodotti e non essere più costretto a far perdere nel dedalo dei paesini i camioncini e i furgoni. Queste dannate fabbriche avevano nella velocità di realizzazione la loro forza prima e non poteva essere abbattuta da strade e stradine, vicoli e vicoletti che impedivano la fuga verso le aziende del nord. L'Asse Mediano mi faceva schifo. L'Asse Mediano è una chioccia di metafore per narratori. E noi usavamo l'Asse per esercitare le nostre prime palestre intellettuali. Spesso capitava con amici che ci sedevamo fuori uno schifoso parco a Frattamaggiore. Vedevamo l'Asse Mediano davanti agli occhi. Non avevamo la luna di Mosca di Majakovskij, le scogliere di Jünger, e neanche l'Aspromonte di Alvaro. Avevamo l'Asse Mediano. Da sopra all'Asse Mediano è possibile osservare tutti i paesi, tutte le casette, tutto. E persino un palazzo vuoto che sembra l'ennesimo cantiere bloccato in costruzione e rimasto incompiuto perché abusivo. E invece no, è un palazzo fatto apposta per le esercitazioni dei vigili del fuoco. Si gettano dalle finestre sui materassoni, e spengono incendi indotti. L'Asse Mediano ad un certo punto diviene scrittura di un territorio. Che ti permette di osservare un tutto che non sai mutare e dei particolari che non vorresti mai fissare. Un trucco imprudente quest'Asse Mediano. Per arrivare prima, ma dove? Attraversare velocemente terre martoriate, isolate, lavoro nero, solitudine. Perché scrivere è un invito a lasciarsi cogliere in flagrante. L'Asse Mediano è un cogliere in flagrante un territorio. Vederlo nella sua spietata realtà di cemento quasi spruzzato a caso come un gigante che ha spisciacchiato in ogni angolo. Vedere dove vai, arrivarci e non tornare indietro. Questo mi pare l'Asse Mediano. Per far saltare l'Asse Mediano da ragazzino volevo usare il tritolo, ma poi interveniva qualcuno scettico dicendo che il tritolo costava troppo, e poi qualcun altro dicendo che non potevamo uccidere innocenti. E giù discussioni infinite, citazioni rimbalzanti tra mucchi di monnezza e puzzo di catrame fuso dal sole. E così una volta, nell'ingenuità del mio cervello deformato, non mi rassegnai all'idea di non colpire l'Asse Mediano. E così riuscii a procurarmi da tutte le pupatelle, le bombe carta usate la notte di capodanno. Presi tutta la polvere pirica possibile, la pressai in una scatolona, strinsi tutto con lo scotch da pacchi. Almeno due interi rotoli girati intorno lo scatolone. Ne feci una vera e propria bomba innocua come una bolla di sapone ma pur sempre bomba. L'Asse Mediano era lì, inutile e necessario, lungo e pronto a mostrarti tutti i giorni la chiavica di paesi in cui vivevamo. E così portai il mio ordigno artigianale con una coda enorme, la miccia che avevo fatto con i trac. Avrei voluto piazzarla al centro della strada, volevo aspettare notte fonda per non creare danno a qualche automobilista, ma poi mi venne sonno e così misi il mio ordigno sul ciglio della strada. Accesi questo miccione, e scappai. Fece un enorme botto che ci sembrava davvero venisse giù l'intero Asse Mediano. Invece niente. Un forellino, uno di quelli che avrebbe fatto bucare la ruota ad una vespa, niente di più. Ma per me era un ricambiare la ferita. Immaginaria e reale. Tutti i viaggi dannati, tutte le puzze sopportate, tutta l'inutilità subita. Sono convinto che l'Asse Mediano non esiste. E che tutte le strade prima o poi attraversano qualcosa senza arrivare da nessuna parte.
( fonte : http://www.tecalibri.info/M/MONTESANO-G_napoli.htm#fine )

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Storie mediane
di Anna Giannetti

L'Asse Mediano non è un'autostrada e non porta lontano. Non collega punti distanti chiaramente individuati dal rassicurante pannello verde, come possono essere Napoli e Milano, per terre di antica e nuova immigrazione [...] Non è esattamente neppure una grande arteria [...] Non ha nulla a che vedere con l'Italia del "boom", le vacanze, i viaggi, la motorizzazione di massa, l'ingenuo ottimismo di quella Modernità giunta in ritardo.
L'Asse Mediano è un asse mediano, [...] Frutto avvelenato, per più motivi, come vedremo, di una lunga serie di tentativi di pianificare lo "sviluppo" di un area regionale, con tanta lentezza da giungere a ridosso della profonda crisi strutturale degli anni Settanta e nonostante questo battere il passo per circa un decennio, così da poter vantare una nobile genealogia di buone intenzioni e colpevoli ritardi: Piano del Comprensorio di Napoli del 1964, piano A.S.I. del 1968, Piano Territoriale del Comprensorio di Napoli del 1970 e quindi modelli interpretativi come Comprensorio, Area metropolitana, poi introdotta dalla legge 142 del 1990, «città lineare».
Uno strumentario verrebbe da dire sovradimensionato, fornito da qualcosa di simile al difetto di «intelligenza dei luoghi» che Leonardo Benevolo rimprovera alla cultura architettonica italiana del «nuovo millennio», visto che per vedere la realizzazione dell'Asse bisogna aspettare il terremoto del 1980, anzi la legge 6 agosto 1981 n. 456, che agli articoli 5 bis e 5 ter, prevedeva, nell'ambito del programma per Napoli, la possibilità di estendere le procedure straordinarie per la realizzazione degli alloggi anche alle infrastrutture indispensabili al funzionamento dei nuovi insediamenti abitativi.
[...] Tra assi autostradali, bretelle e collegamenti viari, non poteva mancare l'Asse Mediano che assieme all'ampliamento della Strada Provinciale "Cantariello" inizia negli ultimi mesi del 1984, finanziato dallo stanziamento titolo VIII, legge 219/81. Dopo tutto, il Piano A.S.I. già prevedeva un "asse di supporto" tra Aversa e Nola e un "asse mediano" corrispondente alla circonvallazione provinciale di Napoli nel settore Nord-Ovest e al ramo autostradale Napoli-Noia in quello Nord-Est, a sostegno degli insediamenti industriali di Giugliano e Arzano il primo, e di Pomigliano il secondo. Nel 1990 i lavori, previsti in 18 mesi, non erano ancora stati ultimati e, come si legge nell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2001 tenuta dal Procuratore Regionale G. Stanco, tra perizie di variante e suppletive, i costi da 90.370 milioni erano arrivati a 287 miliardi al termine delle concessioni, quelli del raccordo della circonvallazione esterna da 10 a 265 miliardi e del collegamento tra le varianti alla SS7 quater da 30 a 304 miliardi.
[...] Non è stato neppure necessario che su tali arterie vi fosse traffico, perché il denaro scorresse a fiumi, percolando all'intorno e per di più in base ad un progetto redatto in un mese. Progetto, meglio, dovuto atto burocratico-amministrativo: pura forma, anzi necessario atto formale, trionfo retorico sulla realtà delle cose, e visti gli anni, col dubbio di dovervi leggere la fine del Progetto per mano di una Post Modernità all'italiana, anche se non appare ancora chiaro quando la soglia della Modernità fosse stata superata.