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venerdì 28 dicembre 2007

I Vibrioni del colera. 4.




ESPRIMETE UN VOSTRO SENTITO GIUDIZIO ESTETICO SU QUESTO DIPINTO:
"RITRATTO D'ASSESSORE ALLA CORTE DELLA REGINA ROSA".
ATTRIBUITO AL SOMMO BATTISTELLO CARACCIOLO (1578-1635).
CREATO DURANTE IL SUBLIME PERIODO DEL '600 NAPOLETANO DI CUI QUI GIA' POSSIAMO SCORGERE GLI INFLUSSI CARAVAGGESCHI .
(Opera rinvenuta nei sotterranei di Palazzo San Giacomo, restaurata più volte dato il pessimo stato di conservazione ed esposta da decenni nella pinacoteca privata della Sìnnaca Rosa RussA JervolinA- ingresso a pagamento 20 euro)
Si riprendeee...purtroppo! Strafucati susamielli, roccocò, struffoli e cenoni zàmperi abbàs-ê-pesc? E mmo' spuzzuliàtevi questO qua!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da parte di MOMA, L'ultiMOMAsaniello:

Assessore al bilancio


Il comune di Napoli ha un buco di oltre 1 miliardo di euro (detto in lingua italiana e in valore monetario reale: 2.000 miliardi di lire - ndr). La sfaccimma di tutti gli assessori al bilancio Cardillo quel buco lo sta trasformando in una voragine. Lo swap, l'ultima invenzione delle banche per estorcere del denaro ai comuni; secondo la sfaccimma di tutti gli assessori al bilancio non ci sono dei costi impliciti all'operazione , cioè: hai dei soldi in prestito e li restituisci senza interessi. Dimentica Cardillo che le logiche economiche bancarie sono simili a quelle camorristiche. Il banco vince sempre. Bisogna sottolineare 2 cose importanti:

1) Il tipo di contratto che ha stipulato il comune di Napoli è organizzato in modo tale che dal 2004 al 20011 il comune incasserà (dai 52 ai 70 milioni), mentre dal 2011 il sindaco successore ( Mastella? ) dovrà ripagare il debito (204 milioni)
2) Una delle banche con le quali la Regione Campania ha effettuato operazioni economiche ritenute svantaggiose è la Banca UBS dove alla cui sede di Londra lavora(?) Gaetano Bassolino.

28 dicembre 2007 14.44
( E per gghiònta 'e ruòtolo ,MOMA ha detto...
"gestione attiva del debito"..tzè..che spaccimma di assessore... )
28 dicembre 2007 14.50

giovedì 11 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - VIAGGIO V

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §


+ + + =

Risate al Parlamento, II - L'inchiesta Saredo su Napoli

[...] L'11 dicembre 1900, Giuseppe Saracco, capo del governo e ministro dell'interno, nominò una '' Regia Commissione di inchiesta per Napoli '', presieduta dal senatore Giuseppe Saredo, presidente del Consiglio di Stato.
La commissione interrogò 1300 testimoni e il 22 ottobre 1901 pubblicò, in 11 volumi, i risultati dell'indagine. Al municipio di Napoli, accertò la commissione, era stata compiuta una quantità enorme di reati di peculato, di concussione e di falso : si vendevano in contanti persino i posti di guardia municipale.
Ecco un brano della relazione d'inchiesta :
*
'' ..[I politici e gli amministratori ] seminando la corruzione nell'elettorato facendolo funzionare solo a base di clientele e di interessi, mantenendo innestata la politica dell'amministrazione, aprendo alla camorra l'adito ad esercitare la sua prepotente azione elettorale e rendendola cosi quasi arbitra della vita pubblica, volgendo infine tutta la vita pubblica a servizio delle elezioni, determinarono anche nuovi e peggiori mali ... Il male più grave, a nostro avviso, fu quello di aver fattivamente lasciato ingigantire la camorra, lasciandola infiltrare in tutti gli strati della vita pubblica, e per tutti gli strati sociali, invece di distruggerla, o per lo meno tenerla circoscritta là donde proveniva, dagli infimi gradini sociali. In corrispondenza quindi della ' bassa camorra ' originaria, esercitata sulla misera plebe in tempi di abiezione e di servaggio, si vede sorgere una 'alta camorra', costituita da più scaltri ed audaci borghesi.
*
Costoro approfittando dell'ignavia della loro classe e della mancanza in essa di forza di reazione ed imponendole la plebe prepotente ed ignorante, riuscirono a trarre alimento nei commerci e negli appalti, nelle adunanze politiche e nelle pubbliche amministrazioni, nei circoli e nella stampa.
*
Con lo sviluppo della camorra, la nuova organizzazione elettorale a base di clientele, di servizi resi e ricambiati in corrispettivo del voto ottenuto, sotto forma di protezione, di assistenza, di consiglio, di raccomandazione, rese possibile lo sviluppo anche della classe dei faccendieri o intermediarii, che nel periodo anteriore all'Unità d'Italia nel 1860 erano già un elemento indispensabile per ogni traffico di affari.
*
[...] La camorra detiene al momento ancora più impero e potere in quanto si è accaparrata la gratitudine e l'appoggio di persone influenti della borghesia, che se ne servono a scopo elettorale.
*
Di questo appoggio si ha una prova assai eloquente se vediamo l'amministrazione dell'istituto penale dell'ammonizione applicata dalla questura.
Nel biennio 1898-99 di 633 denunce per ammonizione fatte dalla questura, solo 107 furono accolte, rimanendone pendenti, alla fine del biennio, 78 presso il giudice delegato e 26 presso il consigliere d'appello; per tutte le altre si dichiarò non luogo a procedere. I ladri e i malfattori più astuti e specialmente i camorristi seppero sfuggire al provvedimento, valendosi appunto di protezioni politiche. ''
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Molti a Napoli e primo fra tutti il direttore del quotidiano Il Mattino , Eduardo Scarfoglio, che con sua moglie Matilde Serao, era stato personalmente tacciato di affarismo, definirono l'inchiesta Saredo un volgare libello diffamatorio. A Montecitorio, invece, molti parlamentari e fra essi l'onorevole De Martino, la reputarono ' un monumento di sapienza e di coraggio civile '.
Il 9 dicembre 1901, alla Camera si aprì il dibattito sull'inchiesta Saredo, allo scopo di prendere misure contro il problema Napoli. [...] Enrico Ferri, fondatore con Cesare Lombroso della scuola positivista di diritto penale si levò a parlare :
*
'' Nell'Italia settentrionale, ci sono delitti, ci sono malversazioni, ci sono tanti fraudolenti, ma sono individui isolati; nell'Italia meridionale, invece, la malattia ha forma infettiva e di epidemia. Nall'Italia settentrionale i centri di criminalità sono casi di eccezione, nell'Italia meridionale sono centri di eccezione, tanto più mirabili per questo, i centri di onestà ''
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I deputati meridionali, a tali parole, si ribellarono, e siccome Ferri non volle chieder scusa, il presidente della Camera, Tommaso Villa, gli inflisse la censura. Prima di abbandonare l'aula, l'onorevole Ferri ruppe con un libro una porta a vetri e gridò : '' La camorra continua in parlamento ! ''.
*
Tutti i deputati scoppiarono a ridere.
*
[parte I pubblicata in La Macchina del Tempo - Viaggio IV]


***
Che dire?... dall'inchiesta Saredo e dalle parole di Ferri son trascorsi..106 anni, cioè 38.690 giorni, cioè 928.560 ore, cioè 55.713.600 minuti, cioè 3.342.816.000 secondi; e quanti milioni di Napoletani son vissuti senza mai concepire una vita decente e libera dall'assillo quotidiano di esser rovinati e fatti fuori in un qualche modo? (Ce ne facciamo noi SdG qui un problema ma loro no a dire il vero, stanno bene cosi, non gliene può fregar di meno di una vita libera...). Vissuti cosi, sempre uguali a noi stessi; generazioni sprecate, tempo sprecato, salute sprecata, lavoro sprecato. Evoluzione zero.
*
ERRARE HUMANUM EST; PERSEVERARE DIABOLICUM.

martedì 9 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - VIAGGIO IV

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

Risate al Parlamento, I


Alla Camera dei Deputati, sul finire dell'800 si parlava sovente di camorra e camorristi, e anzi si lanciavano talvolta accuse, molte delle quali più che fondate, contro quei deputati napoletani che non avevano esitato a trasformare 'capintesta' e 'capintriti' in altrettanti grandi elettori e che si erano associati ad essi in imprese quanto meno poco pulite.

Uno fra i primi parlamentari ad attaccare la camorra, fu Ferruccio Macola, quello stesso che ucciderà in duello Felice Cavallotti. Con interventi diretti alla Camera e con un articolo pubblicato sulla Gazzetta di Venezia del 31 marzo 1896, egli svelò, fra l'altro come la camorra si fosse insinuata fra le file dell'esercito e avesse contribuito alla disfatta di Adua in Eritrea [ per gli Italiani dei ceti alti la data 1/3/1896 ebbe un effetto analogo a quello dell'attuale 11 settembre 2001 ; Francesco Crispi che aveva spinto la giovane nazione in questa impresa coloniale perdente si dimise da capo del governo - fonte: wikipedia, n.d.r.]
Mediante il cosiddetto 'arruolamento a spizzico' , documentò il deputato, i camorristi napoletani avevano partecipato in buon numero alla nostra campagna d'Africa, ma non per spirito patriottico, bensì per poter allargare il loro raggio d'azione e nel contempo sottrarsi ai superiori ordinarii. Sùbito dopo la partenza i camorristi si erano messi all'opera sulle navi, taglieggiando i militari delle altre regioni d'Italia; nel quartier generale di Adigrat in Eritrea, quindi, si erano abbandonati ad ogni sorta di violenza e avevano derubato di 2000 talleri il tenente Ghirardi. Il comando aveva tentato di correre ai ripari adoperando sentinelle 'chitet' a preferenza di quelle bianche, ma i camorristi napoletani, uniti ai mafiosi siciliani, incitavano la truppa a non obbedire ai superiori. Durante la battaglia di Alequà , molti soldati camorristi avevano abbandonato gli ufficiali di fronte al nemico.Le rivelazioni del deputato Macola erano gravissime; nessuno poté smentirle, come cosi, del resto, non si potevano ignorare le denunce fatte da altri deputati circa l'ingerenza della 'Bella Società Riformata' nelle battaglie politiche.


Nel 1898, poi, iniziarono alla Camera gli attacchi contro il deputato napoletano Alberto Agnello Casale, accusato non solo di esser stato eletto coi voti procuratigli dalla camorra, ma di essersi strettamente legato ad essa e di aver corrotto l'intera amministrazione comunale di Napoli di cui era allora sindaco Celestino Summonte.
Contro l'onorevole Casale, ex giocatore di borsa, iniziò una spietata campagna di stampa, il 10 dicembre 1899, l'organo socialista napoletano La Propaganda. per settimane , per mesi, il giornale napoletano pubblicò articoli intitolati semplicemente 'camorra', tramite i quali documentava le malefatte di casale e di altri esponenti politici. Al Casale, il giornale rivolse tre precise domande : 1) Qual è la sua professione, art o mestiere - 2) Quali le sue rendite - 3) In mancanza dell'una e delle altre come vive Alberto Casale ?

Quindi il periodico sostenne , senza mezzi termini, che lo stato maggiore del deputato era costituito da affiliati di camorra, e di essi pubblicò nomi e soprannomi.

Mentre La Propaganda a Napoli portava avanti la sua battagli, a Montecitorio un altro deputato napoletano, Giacomo De Martino, non socialista e quindi non legato a quel giornale, sollecitava la nomina di una ''Commissione parlamentare d'inchiesta su Napoli e Palermo e sulle condizioni economiche , politiche , sociali e amministrative di queste due città nei rapporti con la mafia e la camorra''

Il 15 dicembre 1899, l'onorevole De Martino disse testualmente : '' Napoli ha più di ogni altra città d'Italia una massa enorme di miserrimi, venuta man mano crescendo a causa delle dissestate condizioni economiche della città, la quale, cessando di essere centro generale di consumo e capitale dell'ex-Reame, non ha ancora ottenuto uno sviluppo di commerci e industrie che ne compensasse gli effetti. Sulle masse misere di Napoli impera la camorra, cioè la violenza e il predominio individuale. In questa massa dominano il diritto di camorra sugli scambi, i 'dichiaramenti' di duello per le vie pubbliche, le esecuzioni capitali immediate come affermazione di superiorità o come riparazione di un primitivo senso dell'offesa. Ma queste masse diventate col regno d'Italia , in gran parte elettorali hanno acquistato una forza e un valore amministrativo e politico fortissimo. Quelle masse guidate e comandate dalla camorra non possono avere ideali, ma interessi. Donde e come si creano? Dalla vita amministrativa; e cosi sorge l'alta camorra. Tutta una fitta rete di interessi avviluppa la vita amministrativa napoletana. Nell'alto si formano gli appalti, i contratti, le cessioni pubbliche: su di esse arricchiscono i pezzi grossi, ma a quegli appalti, a quei contratti a quelle concessioni pertecipa man mano la bassa camorra che è loro assoldata. Tutto è latente, abilmente dissimulato nella vita comune, ma venga il giorno delle elezioni e voi vedrete scatenata per la città tutta questa massa ingorda, famelica, minacciosa. Allora, senza altra dimostrazione, s'intende, cos'è la camorra, qual è il potere, quali i suoi fini. Qualunque inchiesta, fatta onestamente e coraggiosamente, dimostrerebbe che l'amministrazione comunale di Napoli è guasta e corotta fino alle midolla e che , sorta da compromessi con la camorra, alta e bassa, per essa e con essa vive... ''
La proposta dell'onorevole De Martino venne insabbiata, ma a Napoli, intanto, La Propaganda continuava, con maggior vigore, la sua lotta contro la camorra e contro l'onorevole Casale, sfidando quest'ultimo a querelarli. La causa fu chiamata il 24 luglio 1900, e siccome il deputato non fu in grado di smentire nessuno degli addebiti mòssigli, la requisitoria del P.M. Raffaele Notarstefani, anziché contro i giornalisti de La Propaganda, si rivolse contro di lui e contro il principale testimone a suo favore, Gargiulo, procuratore generale di Corte di Cassazione. Il 31 ottobre 1900 i redattori de La Propaganda furono tutti assolti per esser riusciti a provare la fondatezza della loro accuse. Immediatamente Alberto Agnello Casale si dimise da deputato : altri tempi.

Lo scalpore suscitato dalla sentenza fu tale che l'11 dicembre 1900, Giuseppe Saracco, capo del governo e ministro dell'interno, nominò una '' Règia Commissione d'inchiesta per Napoli'', a capo della quale venne messo il senatore Giuseppe Saredo, presidente del Consiglio di Stato... [continua]

(Vittorio Paliotti, Storia della camorra, 1973 , 2006)

sabato 6 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - Viaggio III

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

La Polizia.

Di fronte ad una popolazione come quella di Napoli, di mezzo milione di abitanti, la piu' numerosa del Regno d'Italia in assoluto, di cui almeno 1/5 appartiene a quella che si è convenuto denominare ' le classi pericolose della società', popolazione passionale, proterva e brutale, spesso poco o niente rispettosa della proprietà altrui, ancor meno della vita umana (1), esposta ai peggiori esempi di governo e ai peggiori consigli dell'ignoranza e della miseria, quali armi ha la società onesta per difendersi ?

La polizia dispone di forze considerevoli. Essa può mettere in linea, escluse le guardie carcerarie, e senza contare la riserva di una guarnigione di 12'000 uomini, 830 agenti di Pubblica Sicurezza, 547 Municipali, 587 Carabinieri, 1195 Doganieri [oggi Guardia di Finanza, n.d.r.], in tutto più di 3150 uomini, agli ordini o a disposizione del Questore della provincia. Questo effettivo ( un agente ogni 158 abitanti) è tanto più sproporzionato rispetto al numero degli abitanti in quanto la necessità di sorveglianza contro attività politica non esiste, per così dire, a Napoli. Il partito borbonico [ I Borboni furono destituiti e scapparono nel settembre 1860 e il Regno di Napoli - il più esteso e popoloso della penisola - conquistato e unito all'Italia da Garibaldi per Casa Savoia, n.d.r.] non ha più di uno stato maggiore senza soldati, stato maggiore che ogni giorno scompare e aderisce al nuovo ordine; il partito repubblicano non cospira a Napoli, il socialismo ha pochissimi aderenti e le sètte anarchiche non sono quasi rappresentate. Tutte le forze di polizia possono dunque esser impiegate unicamente nella sorveglianza e nella repressione di contravvenzioni al codice, dei delitti e dei crimini di diritto ordinario.
I Carabinieri, simili ai nostri Gendarmi in Francia, sono impiegati soprattutto al servizio di mobilitazione.
I Doganieri [oggi Guardie di Finanza, n.d.r.] sono considerati agenti di forza pubblica, e concorrono senza limitazione di sorta alla repressione di tutte le infrazioni previste dal codice penale. A Napoli assolvono a due incarichi distinti. 470 sono occupati nel servizio di dogana; 725 sono comandati al servizio municipale del dazio, che il governo gestisce in monopolio dal 1881 per garantirsi dagli anticipi di spesa sostenute per la città.
la Guardie Municipali, in numero di 547, dipendono dal Comune come i nostri 'Sergents de Ville' francesi in provincia. Questo sistema ha degli inconvenienti, specialmente a Napoli.
Le Guardie, nominate dall'autorità municipale, dietro raccomandazione dei membri del consiglio comunale o dei grandi elettori di quartiere, i 'capurioni', non sono 'indipendenti' nell'azione repressiva . Devono tener riguardo dei loro protettori e degli amici dei loro protettori; necessariamente nativi di Napoli, essi hanno spesso semplicemente paura dei guappi, dei camorristi, e si allontanano quando odono colpi di revolver o vedono tirare di coltello (2) ; perfino durante il giorno, a maggior ragione dopo il cader della notte, non si vedono avventurarsi nelle strade e nei vicoli dei quartieri piu' antichi e bassi. E' vero che sono particolarmente incaricati di polizia municipale, ma non se ne occupano mai sul serio. Per gli stessi motivi chiudono gli occhi sulle contravvenzioni alla rete stradale; lasciano che i cittadini gettino a tutte le ore del giorno e della notte le immondizie per le strade, che stendano la biancheria alle finestre e sulla pubblica via, che pericolosi branchi di cani randagi e bestiole domestiche vaghino liberamente. Non osano assolutamente nè impedire ai caprai di passare col loro gregge sui marciapiedi delle strade piu' eleganti e frequentate, nè fermare gli innumerevoli mendicanti che assediano gli stanieri per via e fin dentro i giardini pubblici. Nella Villa Nazionale - il borbonico Real Passeggio di Chiaja - [oggi Villa comunale, alla Riviera di Chiaja, n.d.r.] a dispetto dei regolamenti, i cani scorazzano e defecano nelle aiuole, i ragazzi di strada seminudi ( gli scugnizzi) staccano i fiori e deturpano gli ornamenti marmorei, i venditori di ciarpame perseguitano coloro che passeggiano con un'insistenza ostinata. Se un viaggiatore in discussione con un cocchiere richiama la loro attenzione per testimonianza del torto che sta subendo, essi o si rifiutano o appoggiano per dispetto il cocchiere . Nessuna guardia interviene. Infine l'amministrazione interna del corpo della Polizia Municipale commette di continuo innumerevoli abusi. Il senatore Saredo, presidente di sezione del Consiglio di Stato, commissario regio inviato a Napoli nel 1891 per riportare un po' d'ordine nell'amministrazione municipale, ha dovuto destituire parecchi ufficiali della guardia urbana rèi convinti di '' aver tirato camorra'' trattenendo ai loro subordinati una percentuale sul loro stipendio, e sciogliere l'intero corpo per ricostituirlo del tutto con elementi piu' rispettabili. Nella relazione in cui esponeva i risultati della sua amministrazione temporanea, il senatore Saredo dichiarava che la polizia municipale di Napoli non aveva nè spirito di corpo, nè alcuna disciplina, e che era completamente immorale e demoralizzata. Aggiungiamo che dopo la partenza del commissario regio il nuovo consiglio comunale eletto ha puramente e semplicemente rimesso in carica il vecchio personale destituito e restaurato tutti i consueti abusi ...
* * *
...In effetti molto spesso un Questore, a Napoli , non osa chiedere l'ammonizione per un uomo pericoloso, un camorrista per esempio, perché alcuni di essi hanno una certificato penale - incredibile a dirsi - ancora pulito, e non si può invocare a loro carico la voce pubblica; nessuno verrebbe a testimoniare...
... Alla vigilia di una manifestazione annunciata, come quella del 1° Maggio, o nelle circostanze eccezionali, la polizia fa una retata di 'ammoniti' e di 'pregiudicati', salvo rilasciarli l'indomani. Il servizio d'ordine con questa misura...è semplificato (sic!)
...Quando si esàmini il testo del codice Zanardelli sugli articoli relativi all'ammonizione, alla sorveglianza di alta polizia e alla relegazione, specialmente di quello che parla dell'associazione a delinquere, si vede che sembrano redatti apposta in vista della repressione della camorra napoletana e della mafia siciliana. L'associazione a delinquere cosi come si opera qui è sconosciuta nel resto di tutto il Regno d'Italia. In effetti, soprattutto a Napoli, è ai camorristi che le guardie di Pubblica Sicurezza sono chiamate a dare la caccia ogni giorno.
Perciò sulle 5000 guardie di P.S. incaricate della polizia in tutto il Regno d'Italia, 830, cioè la sesta parte, sono di stanza a Napoli. Fra loro non c'è che 1/10 di nativi Napoletani. Inoltre questa minoranza si compone interamente di ex-sottufficiali o di ex-carabinieri, uomini sicuri, indispensabili d'altronde in un paese del quale gli Italiani del nord non comprendono per niente la lingua.
Il Questore di Napoli ha sotto mano un personale scelto che egli può quadruplicare in caso di bisogno inquadrandovi le guardie municipali, i carabinieri, e le guardie doganali; egli ha un incarico di fiducia molto in vista.E' sempre uno dei primi, se non il primo poliziotto d'Italia. Egli non è come nelle altre grandi città della penisola, una sorta di commissario centrale, un semplice subalterno del prefetto di polizia, ma capo quasi indipendente e molto rispettato, perché si riconosce che è messo a capo di una vera e propria armata. Per la Questura Napoli è divisa in 14 sezioni, una per ciascuno dei 12 quartieri della città [ dopo il 1927 per la riorganizzazione amministrativa della città si contano - come ad oggi - 32 quartieri avendo inglobato i casali e i sobborghi piu' prossimi alla cinta daziaria : San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Barra, Chiajano, Secondigliano, Bagnoli etc.. , n.d.r.] più quelle di Poggioreale e del Vomero. Ciascuna sezione ha una brigata, con un ispettore e tre delegati. Ha inoltre 8 uffici distaccati con un ispettore e uno o due delegati, alla stazione centrale, a Capodimonte, e nei diversi sobborghi di periferia, San Giovanni a Teduccio, Portici, Torre del Greco, ecc. .
* * *
...Ci sono per tutto il Regno d'Italia :
24.704 Carabinieri
16.003 Doganieri [ Guardie di Finanza, n.d.r.]
5.000 Guardie di Pubblica Sicurezza ( istituita con la 'legge Sarda' preunitaria del 30/9/1848)
5.907 Guardie Municipali nominate dai sindaci, di queste ultime :
Napoli ne ha 547
Roma ne ha 496
Torino 253
Firenze 189
Milano 175
Genova 131
Bologna 55
Palermo 143
Catania 80
* * *
Note :
(1) Il 2 dicembre 1892 un individuo che aveva affittato un carretto a mano per 20 centesimi di lire non volle pagarne che 15; il noleggiatore, reclamando quanto dovutogli, ricevette come supplemento di prezzo una coltellata che gli squarciò tutto l'avambraccio in tutta la sua lunghezza. Lo stesso giorno, al vico Cariati a Montecalvario, un venditore di fichi d'India, Tore 'o Scemo, per una vertenza riguardante appena due soldi (100 soldi fanno 1 Lira) , sventrava un suo cliente, il panettiere Cagnazzi. Questi due fatti diversi, presi a caso dalla stessa edizione giornaliera di un quotidiano locale, indicano in qual conto sia tenuta in questa città - peraltro d'aspetto meraviglioso - la vita di un uomo meglio di dieci pagine di considerazioni filosofiche. Spiegano anche perché la pena di morte sia stata cancellata dal codice penale italiano. L'impiego di essa sarebbe troppo frequente e il suo effetto nullo.
(2) '' Il revolver è divenuto a Napoli una moda, una follia. I ragazzini cominciano a comprare pistole da 5 soldi nei negozi. Poi passano intere giornate davanti alle vetrine degli armieri a guardar, con gli occhi pieni di invidia, i revolver americai, piccoli, eleganti, disposti in modo civettuolo in file come coristi d'una compagnia d'operetta. infine quando cominciano a guadagnare qualche soldo, economizzano finché non abbiano ammucchiato una quindicina di lire. Allora, tutti felici di poter soddisfare il lungo desiderio, comprano l'arma, la mettono in tasca e vanno nelle strade, tutti fieri, con andatura da smargiasso. Guai a chi guarda uno di questi figurini, egli vi apostrofa, e se gli rispondete, comincia un fuoco di fila. Un povero diavolo che passa sovrappensiero preso dalle sue faccende, si busca il proiettile, vittima innocente...''
Il Mattino di Napoli, 1 luglio 1892
* * *
Monsieur Marcellin Pellet, Napoli Contemporanea, 1892 .
Console Generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892