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mercoledì 19 dicembre 2007

Un Paradiso abitato da diavoli. Lettera all' amico del Nord



Chiosando il commento di Zymon

'' Come cazzo si fa a cambiare? la solita petizione, la solita raccolta di firme?? Qui ci vogliono squadroni della morte, brigate di khmer rossi che distruggono fisicamente tutti questi naponapo di merda!! vanno eliminati fisicamente, sottoposti a torture fisiche! non è uno sfogo da esaltato ma è l'unica soluzione possibile...fate tutti come me, scappate via da quel posto di merda buono solo per tre giorni di vacanze e per mangiare una pizza!saluti dal Belgio ''
***
Il 12/12/07 ore 11'06 rif. al post del 10/12/07 '' Tornare a casa nella città infernale.''




Lettera ad un amico del Nord Italia conosciuto via-web.

I


Caro Attilio,
Grazie per avermi messo al corrente delle reazioni alla tua lettera stimolata dalla nostra corrispondenza [cfr nota 2] su Napoli e pubblicata da 'Italians' del Corriere.it.



Devo confessarlo: io mi sono riconosciuto nella prima lettera [cfr. nota 1]
Ora penserai di me il peggio: un fascistello forcaiolo !... Ma se tu vivessi qui a Napoli un solo giorno: o i naponapo ti manderebbero al manicomio ( fossero ancora aperti ci sarebbe scampo! ) o imbracceresti una mitragliatrice e inizieresti a fare 'la notte di capodanno' per strada o scapperesti a gambe levate. Sembra che siano paranoiche queste parole ma, credimi, i Napoletani vivono al di fuori di ogni accettabile sistema e mentalità dei tempi moderni. A parte 4 gatti su una popolazione di 3'000'000, tutto il resto di loro vivono nel XVII secolo, come ai tempi di Masaniello, quando c'era una plebe subumana. A detta di sociologi e antropologi, Napoli è l'unica città del mondo occidentale in cui sopravvive e vegeta un fossile sociale: le plebi incarognite e torve delle città antiche antecedenti alla rivoluzione industriale. E non ci vuol molto a vederlo ; basta camminare 15 minuti ovunque in città o periferia. La mente delle masse plebee è rimasta invariata dopo 5 secoli. Oggi addirittura vanno a scuola - i pochi che ci vengon mandati - fino alla 5° elementare, che vogliamo di più ? Ci sono addirittura delle avanguardie ormai: hanno i loro laureati, che gestiscono il top business criminale con genitori e famiglie-piovra nei 'vasci' che hanno fatto solo le scuole materne. Al giorno d'oggi sono finalmente del tutto emancipati grazie allo Stato Italiano. Si son costituiti in uno Stato a sè stante che chiameremo 'Il Nuovo Regno di Napoli ' dove non battono moneta propria solo per comodità di transazione commerciale sulle partite di droga.
Hanno conquistato un potere economico immenso e quindi imprimono da decenni ormai un potere culturale. La loro acculturazione -mostro di ex-subalterni, ibridata sotto forma kitsch-trash con la cultura 'superiore' del ' mondo normale', che anelavano imitare, è imposta ora ovunque e a tutti. I loro giovani non riescono a dire una sola frase in italiano ma si fanno il cellulare UMTS, il sito web per vendere on-line, vanno ai Caraibi, vanno in TV, hanno TV, hanno i Neomelodici, hanno le proterve 'pruase' come commesse nei centinaia di negozi-copertura del centro città a riciclargli denaro e i 'muschilli' per lo scippo come mestiere della loro vita; a 23 anni stanno schiattati di soldi e si strafanno di droga a colazione per tenersi sempre 'frischi 'e cerevella'.
I loro padri tirano su periferie abusive in combutta coi sindaci e assessori locali, dei semianalfabeti abbrutiti che scioglierebbero i propri figli nella calce viva dei cimiteri di camorra pur di raccattare mazzette. Ecco allora favelas allucinanti, lo sfasciume cementizio napoletano, incubatori di delirio e violenza ( da Caserta a Salerno passando per Arzano, Casoria, Casal Di principe, Pomigliano, Ottaviano, Melito, Villaricca, Casalnuovo, Acerra, Afragola etc..) muffa di cemento in stile fantatrash per centinaia di kmq. I figli delle famiglie-piovra dei clan usano e vandalizzano la ex-bellissima città antica come loro proprio cortile di casa, esportano merce falsa in tutto il pianeta, commerciano droga come neppure i cartelli di Medellin della Colombia.
II
Essi si sono SISTEMATIZZATI, ISTITUZIONALIZZATI. Ti parlo di almeno della metà della popolazione a Napoli e provincia oggi. I figli della piccolissima borghesia senza mezzi di un tempo, ma passabilmente onesta, il popolino del folklore napoletano che tanto ha bonariamente incuriosito voi Nordici come animalucci dello zoo, sono tutti passati più o meno fra le file dell'esercito criminale dei clan. I guadagni sono enormi e sicuri, la vita a 3-5000 euro al mese è sfiziosa e la sanzione nel loro codice tribale penale-d'onore è un rischio tutto sommato trascurabile per la loro cultura fondata su odio e violenza rabbiosa parossistici; vi vengono allevati fin da bambini, quindi uccidere, rubare, vandalizzare, vendicarsi è assolutamente bello e normale. E' il mondo ordinario napoletano in cui vengono fagocitati. Essa è unica e applicata senza indulti, sconti e altre amenità all'italiana: pena di morte. Comminata dai capiparanza al minimo sgarro. Ecco che il Nuovo Regno di Napoli funziona come un cumputer. La certezza della pena e la sveltezza della sentenza che pende su ogni loro cittadino fanno muovere il culo di ciascuno a lavorare e produrre per il 'bene comune' con efficienza tedesca. Non è vero che i Napoletani siano degli ignavi scioperati e disprezzino il valore del lavoro ; loro lavorano come muli e sono rigorosi come Tedeschi ma, per imperativo culturale, devono lavorare a scopo criminale, distruggendosi, odiandosi, derubandosi e truffando. Nessuno Napoletano, fiero di esser tale, sopporterebbe nel suo inconscio il disonore di non aver sfruttato o fottuto un altro Napoletano o uno straniero almeno una volta in un rapporto d'affari o di lavoro. Il massimo onore è seminare sfiducia totale nel gruppo con soprusi e trucchi moralmente infimi e assorbirne il potere su tutti gli sfiduciati asserviti. Il lavoro per il Napoletano è sacro in quanto sia fatto per il crimine e deleterio per il gruppo. Un' antichissima cultura di falliti subalterni, sfruttati e dominati per 1000 anni dagli stranieri in combutta con le stesse classi dirigenti locali, i nobili un tempo, gli pseudoborghesi oggi, non può tollerare una Legge impersonale di uno Stato valida per tutti, nè la Giustizia, l'Equità, il Buon Vivere. Li vedono come simboli del NEMICO. Il Napoletano sente di doversi prima di tutto riscattare personalemnte delle angherie subìte ogni giorno con la sua personale legge, quella del più violento e del più carogna. E' semplicemente una nevrosi ossessiva collettiva. E' un disonore per il Napoletano non imporre un lavoro sfruttatorio. Anche per il lavoratore assunto, esser trattato onestamente e non aver modo di ricambiare l'inganno e il sopruso è sconcertante e disonorevole perchè lo si priva della chance di imporsi. La vendetta sarà implacabile su chi fra i due Napoletani ha trattato l'altro con onestà: è sintomo di debolezza e va punito o dal singolo o dal gruppo. Per un popolo che non ha mai assaggiato la Libertà e la bellezza dell'autogoverno, del vivere come una comunità di pari, orizzontale, ma di sudditi sfruttati in lotta per la sopravvivenza, verticale, il rispetto di una norma comune o del mero fair play è un' onta da lavare.
III
E' un terrore atavico da esorcizzare: facendo del male e lavorando sodo a difesa del Male. E' un imperativo trasmesso sin dall'infanzia dalla società e dalla famiglia, quello di temere e scampare più della morte di finire per esser fatti fessi. I tantissimi Napoletani dissenzienti, che non si riconoscono in questo schema psicologico, non sono ritenuti Napoletani a tutti gli effetti e quindi vengono emarginati, derisi, o eliminati dal gruppo. La forma naturale di organizzazione dei Napoletani è la Camorra ; è sotto questo, e solo questo, schema che i Napoletani si sentono vivi e degni e possono funzionare; tanto il sindaco, quanto il professore universitario, quanto il 'muschillo che va a fare il piezzo sulla moto. Camorra= vendetta=potere=onore= rispetto personale. Dei due l'uno: o si lotta una vita per il potere individuale violento o si lotta per il benessere collettivo. I Napoletani hanno scelto il primo per la loro esistenza. Altri popoli il secondo. Legittimo, no? E' qui tutto il nucleo dell'Inferno. Dunque, come si è evoluta questa invincibile macchina culturale dei falliti alla conquista nevrotica di vendetta-riscatto ? Si è finalmente attuata quella che potremmo chiamare: la 'grande mutazione antropologica', il 'great crime-shift', lo spostamento verso il crimine di intere fasce sociali. Il fenomeno accessorio a questo è poi l'imbarbarimento dei costumi e del gusto nel vivere: oggi a Napoli tutto è trash e kitsch puro. I Napoletani vestono, parlano, arredano casa, pensano, costruiscono case abusive, si esprimono culturalmente grufolando nel kitsch più assoluto. Ciò causa un deterioramento penoso dei rapporti umani e nei valori condivisi: cortesia, onestà, competizione leale negli affari, buona educazione, associazionismo, rispetto, onore, buona reputazione, buon gusto, amore e cura per il paesaggio e i monumenti etc..sono aboliti - anche fra i ceti di alta scolarizzazione e più abbienti. Per balorda che possa sembrar la notazione, i Napoletani non avevano mai raggiunto tanta produttività e un potere planetario come ora se non grazie ai clan fattisi Sistema. Non importa che il Potere di vita e morte e finanziario sia in mano di pochi, pochissimi, politici subanimali e boss di clan, conta il 'prodotto' finale: lo si è raggiunto col coagulo della sofferenza, la morte, l'oppressione, il servilismo, l'immiserimento morale e materiale di TUTTI i componenti del gruppo sociale. Roberto Saviano in Gomorra ci spiega la qualità granitica e il peso specifico di questo prodotto economico-culturale frutto degli sforzi immani di tutta la razza napoletana, nessuno escluso. Fino a 25 anni fa i ceti popolari-plebei erano sopravvissuti alla miseria nera entro il secolare sistema economico parassita e retrogrado dei Napoletani, standosene nel limbo della furberia, malandrina e folkloristica, immortalata dai personaggi di Salvatore di Giacomo, di Carosone nelle canzoni, di Totò e dei fratelli De Filippo. Il popolino dei 'Pazziarielli', dei triccabballacche e dei putipù, delle feste di Piedigrotta, dei mille mestieri arrangiati, dei magna-maccheroni e delle pizzette a mezzogiorno pagate col credito 'oggi a 8 ', ha messo i suoi figli al sicuro a farsi una posizione nel Sistema dei clan. La vastissima zona grigia dei Napoletani abitanti dei 'vasci ' ha smesso, da Don Raffaele Cutolo in poi - 23 novembre 1980 post-terremoto - di supportare indirettamente la camorra è si è rifatta una vita facendosi assumere dal Sistema come personale in organico effettivo. De Mita, Gava e i loro sottoboschi, coi fantastiliardi della falsa ricostruzione post-terremoto con cui hanno inondato dal Parlamento la Campania, hanno scientemente concimato un verminaio subumano ( vedere i racconti di Jessie White Mario e Renato Fucini del 1877, del Marchese de Sade e di Montequieu, De Brosses nel '700 che videro Napoli, la fine misera e orrenda dei nobili congiurati nella Rivoluzione della effimera Repubblica Partenopea anti-borbonica del 1799, gli stessi risvolti della rivolta di Masaniello contro gli Spagnoli del 1647, che noi tutti tanto amiamo come vessillo del nostro spirito autonomista, la qualità della nobiltà ora riottosa e subdola ora servile durante la dominazione Aragonese del '400 o Angioina del '300, le impressioni dei viaggiatori del '900 e gli scritti di Pasolini sui Napoletani degli anni 1970), verminaio che non aspettava altro inconsciamente che la sua grande occasione sin dall'Unità d'Italia. La zona grigia plebea si è smarcata ormai definitivamente dall'Italia e vive nella zona nera-totale, essendo mancato del tutto uno straccio qualsiasi di Stato che la marcasse stretto entro il bianco. La zona grigia alta, dei borghesi, dei professionisti, dei politici, ne ha preso man mano le veci e orbita come gli anelli di Saturno attorno ai clan, di cui vive e con cui fa affari ogni giorno. I clan sono ormai l'unico riferimento culturale -economico per il resto della popolazione pseudo-borghese succube e stanno 'meridionalizzando' il resto d'Italia.
IV
La somma colpa morale -e i reati criminali- della nostra putredine al giorno d'oggi son sempre i loro, di quelli là, dei Politici Napoletani e dei parlamentari a Roma, categoria vastissima di puro malgoverno, corruttori della morale e della coscienza. La Casta dei Bestia. Agiscono come FILTRI OSTRUENTI della cultura e della civilizzazione. Sembra incredibile, ma sono convinto che la 'classe dirigente' napoletana condivida lo stesso ' blocco temporale-mentale' patologico e criminogeno con la plebe piu' assassina e distruttiva. LORO semplicemente non lasciano filtrare la modernità nelle menti dei Napoletani. Non c'è osmosi fra i Napoletani e il mondo moderno. E' vietata. Arrivare a Napoli alla stazione centrale o in aereo significa precipitare in una macchina del tempo, giù in mezzo ad una società plebea del XVII secolo. C'è invece osmosi massima fra il Sistema (delle plebi) e quello dei politici: generano e scambiano a vicenda crimine e tecniche di oppressione sociale di massa. 'Osmotizzano' benissimo la medesima mentalità criminogena attraverso favori reciproci e collusioni strettissime e fortissime. Fanno business fianco a fianco ogni giorno. A causa loro, Noi, a livello collettivo, siamo privi del ragionamento logico-deduttivo, della coscienza etica individuale borghese, delle conquiste dell'Illuminismo, della mentalità Galileana, delle conquiste rivoluzionarie socio-culturali e politiche del 1800 e 1900. Cioè non abbiamo nelle nostre coscienze nessun anti-virus contro queste bestie infette; non siamo in grado di giudicare il bene e il male di niente, non ci frega niente di niente, tutto ci appare normale; siamo del tutto integrati nell'inferno creato da politici e clan. Questa era l'intenzione dell' effetto-filtratura. Inoltre, le plebi, la piccola e la grande borghesia parassitaria napoletane sono privi di razionalità, non ragionano nemmeno sul modo più produttivo ed efficace di derubare e ingrassare sui beni pubblici, non pianificano niente della loro esistenza, non capiscono cosa sia progettare e vivere come una società organizzata per dei fini collettivi, agiscono solo su istinti ferini predatorii. Se avessimo cittadine amministrate come Como, Bolzano, Trento, Reggio Emilia, Siena, Nizza e Saint Tropez, pur coi maneggi tipici dei nostri criminali locali, invece di dover scontare il Purgatorio a Mondragone, Afragola ( feudo di Bassolino), Acerra e Ottaviano, etc se spolpate come si deve, i nugoli di clan camorristi e i politici sarebbero ancora più pieni di soldi da riciclare e noi saremmo tutti felici senza accorgerci di niente. E Invece.. Sono infimi e da impiccare perchè non sanno neppure saccheggiare, rubare intelligentemente, producendo ancora più ricchezza e denaro, ma solo impoverire e far estinguere tutto, se proprio dobbiamo rassegnarci a ciò, dati il nostro servilismo e vigliaccheria. Borghesia 'imprenditoriale' e intellettuale, politici e sottobosco amministrativo con le loro legioni di impiegati pubblici, non cercano altro dalla vita che esser lasciati liberi di poter approfittare in santa pace della corruzione generale e dell'impunità giuridica imperanti. Ingrassano sul caos malefico che essi stessi generano ogni giorno. I confronti coi casi, pur numerosissimi e inquietanti ormai, del nord Italia sono ridicoli. La bassezza criminale della popolazione napoletana in ogni campo politico-economico e sociale fa impallidire. E non ha limiti. Le TRUFFE DI MASSA, centinaia o migliaia di 'cittadini' incensurati associati a delinquere, contro la Sanità pubblica, le assicurazioni auto, l' erario, l'evasione fiscale, per il furto di risorse energetiche pubbliche, il lavoro nero etc.. sono specialità scadute da un pezzo ormai nel folkloristico o nel comico-grottesco tanto sono perfezionate ed endemiche. Le antiche tradizioni di vita sociale napoletana peggiori ( la napoletanità, il folklore, l'olografia del Napoletano simpatica canaglia) sono pervicaci nonostante la dirompente modernità omologante e razionalizzante post-capitalistica del mondo contemporaneo ( resto d'Italia, resto dell'Occidente). Perché è l'unica identità che ci resta. Non possiamo strapparla via, resteremmo senza nome e senza volto. O Pulcinella tutti quanti o signori Nessuno. Tu, Attilio, non sai il valore antropologico e il significato inconscio fortissimo di riscatto, odio, rancore, rivalsa, onore che c'e' nella mente di un Napoletano di ogni ceto, nell'atto di gettare una sacchetta di munnezza per strada, incendiandola, come sua abitudine quotidiana oppure nel trasgredire uno stupido semaforo rosso. E' un esorcismo contro il suo senso di fallimento come uomo, come membro di un gruppo umano oppressivo e ingannatore e violentissimo. Ecco partiamo da qui. Siamo una società, un economia, una struttura antropologica primitiva, inchiodati ad altri secoli. Abbiamo istituzionalizzato il crimine come espediente per la sopravvivenza economica su questa Terra. Suonano come parole balorde, ma se tu venissi a farti un horror-tour qui a Napoli -e soprattutto in periferia e provincia- capiresti di esser precipitato nella foresta pluviale del Borneo fra tribù cannibalesche...tanto questo modus vivendi assurdo e distruttivo per l'intera collettività è radicato in tutti gli strati della popolazione, alta e bassa.
V
Ti faccio degli esempi e fra i più lievi: sabato e domenica scorsi [17/10/07 ] e' venuto il Papa, su invito del cardinale di Napoli, Sepe. Hanno asfaltato incredibilmente il Corso Di Capodimonte ( come dire corso Beunos Aires a Milano, come importanza di via di collegamento ) dopo 14 anni !!! Cioe', l'ultima volta che ho visto operai con la bitumiera là, fu per l'arrivo di Clinton e del G7 nel '94, quando Bassolino divenne satrapo di questa oscura provincia mediorientale coi voti di tutti i Napoletani. Tu immagini cosa sia diventata una strada trafficatissima del centro storico MAI più asfaltata per 14 anni? E cosi è la sorte di ogni cosa dell' abitato di Napoli: palazzi, monumenti,chiese, fogne,ospedali, impianti, i litorali di questo golfo bellissimo, tutto, tutto. Le auto, si accartocciano cascando nelle FOSSE stradali e nell' immondizia che va ad otturare le fosse. Il sudiciume vandalico delle strade di Napoli e provincia è lavato via solo dai temporali invernali e autunnali.. Ecco, è da qui che devi iniziare a farti una misura di cosa intendo quando dico che la classe dirigente napoletana, politici, professionisti, professori universitari, imprenditori (?) sono il filtro ostruente della mente dei Napoletani. A loro di tutto ciò non gliene può fregar di meno. Ci vivono bene. Non hanno alcuna vergogna. Niente. Giornalisti lottizzati e media locali diffondono come condizionatori d'aria i loro gas nervini, rappresentazioni di una falsità delirante attorno alla realtà quotidiana napoletana e noi tutti ci crediamo pur avendo sotto gli occhi morti, sangue, sfacelo, munnezza, corruzione, miseria, inquinamento, disoccupazione al 70% per tutta la nostra vita. E il gioco è fatto. Questa è una mentalità arcaica di una popolazione di falliti, messa a morir di fame per secoli che si vendica distruggendo se stessa non avendo oggi altri dominatori stranieri con cui prendersela. Parafrasando lo scrittore Ennio Flaiano, la peggior dominazione che hanno subìto i Napoletani nella loro storia è stata quella napoletana. Si fa festa per la personalità al potere che viene di passaggio o per la processione del santo patrono; allora l'abitato per 72 ore, ordini dall'alto, deve esser tirato a lucido alla bell' e meglio per non far brutta figura. E' la mentalità delle mezzecalzette abiette al potere che infestano tutto il Sud Italia. Si pulisce casa perchè viene il barone e si butta la schifezza sotto il tappeto, si tira fuori il servizio da caffè di porcellana buona, ma per il resto dell'anno si può benissimo campare nella merda. Non ti dico poi lo spiegamento di forze per proteggere tutte le personalità al sèguito del Papa e per il 'Convegno Internazionale delle Religioni e della Pace' ! A noi venivano le lacrime agli occhi. Tutta quella protezione di forze armate per sole 72 ore e solo per loro lungo via Partenope. LORO, i politici e i funzionari di Stato, sanno bene che e' pericolosissimo camminare qui per strada e si son fatti il muro protettivo di uomini armati 'per sé e per i suoi' e non volevano far brutta figura coi visitatori stranieri purchè fossero anche loro presenti. Il terrore della brutta figura e della bella figura davanti ai più potenti prestigiosi è tipico delle classi dirigenti di tàngheri ripuliti, parvenus che hanno bruciato una vita intera ad arrancare per uno straccio di potere e si illudono di darsi un tono di eleganza lucidando le scarpe dei personaggi prestigiosi in rassegna a turnazione. E' sempre e solo con questo spirito che si è fatta uno straccio di manutenzione della città ogni 10-15 anni: G7, visite del Papa, Congressi internazionali ridicoli, passerelle di presidenti della repubblica, concerti ripresi dalla Tv in piazza e porcate varie. I milioni di cittadini che strisciano letteralmente nella merda ogni giorno sono meno dell'ultimo loro pensiero: solo una massa di manovra di miserabili imbecilli, bestiame per elezioni. Insomma tutto uguale come al tempo dei Vicerè Spagnoli.
VI
Non è ìnsito in noi il concetto democratico di manutenzione e cura perpetua dell'abitato. Esso è il primo riflesso del grado di civilizzazione e di coscienza civile e critica di un cittadino ; non parliamo quindi di concetti come azione politica, amministrazione, giustizia, diritti, doveri. Il nostro sistema socio-politico e' altomedievale; roba da tempi di invasioni barbariche. Nelle nostre menti è così. Questo impariamo in famiglia, a scuola, all'università, al lavoro, in contatto coi burocrati, le forze dell'ordine e i funzionari giuridici. Loro sono Napoletani come noi, cittadini anonimi, hann la stessa nostra mentalità di pulicinella falliti e ci insegnano l'inciviltà e il malaffare. Noi promuoviamo loro a posti di potere per profittare dei loro favori. Loro sfruttano la miseria e il bisogno in cui ci tengono regalandoci raccomandazioni, ricatti, estorsioni, connivenze, collusioni, e ci ripiazzano sulla scacchiera per riottenere nuovo potere dalle nostre mosse. Entrambe le categorie vittime e aguzzini l'una dell'altra allo stesso tempo. Infernale. Quelli della classe dirigente sono massimamente colpevoli perchè hanno avuto potere, istruzione superiore, possibilità di sprovincializzarsi etc. e non hanno mai voluto far niente di buono per il bene comune. Io li odio e li disprezzo perchè avrebbero anche potuto rubare a man bassa, alzando i costi alla stratosfera col sistema perfetto di tangenti e concussione all'italiana, ma almeno, diamine!, ci avessero dato, strade, impianti sportivi, trasporti pubblici, giardini pubblici, mercato del lavoro, pulizia, ospedali umani etc ! Come succede al nord Italia! Invece siamo poverissimi, miserabili e zozzi. Napoli e il sud sembrano Beirut dopo un bombardamento. Quindi il crimine maggiore è morale: hanno abbrutito e avvilito per 60 anni un popolo che già proveniva da uno status di profondo imbarbarimento prima di esser unificato - suo malgrado - col resto d'Italia. Fummo separati dall'Italia fin dal 500 d.C. Noi avremmo avuto bisogno di programmi giganteschi di 'rieducazione alla legalita', ai doveri di cittadinanza, civismo etc.. I nostri rappresentanti locali sono stati invece come i Lanzichenecchi nel '500 che non si accontentarono di saccheggiare Roma in maniera spaventosa, ma stuprarono e fecero strage anche di donne e bambini per il solo gusto di farlo in un modo che è rimasto proverbiale nella storia.
In tali condizioni di vita, misere e ignominiose, si abbrutisce un intero popolo che diventa quel che è diventato il napoletano oggi. Incapace, nella sua psicologia collettiva, di assorbire e reagire ormai a qualsiasi stimolo positivo esterno, prigioniero della sua cultura di lazzari ribelli e felici.
VII
Io avrei da aggiungere molte altre cose alla lettera del signor 'antipatico'; la realta' di Napoli è ben peggiore di quella cui accenna il tizio riguardo alle forze dell'ordine: fino a una decina d'anni fa si vendevano testimonianze false nel cortile di Castel Capuano, tribunale civile, per 20'000 lire; c'erano gli strilloni e giudici, avvocati e forze dell'ordine passavano ridacchiando e lasciavano le loro auto 'in custodia' ai parcheggiatori abusivi della camorra fuori al castello.
Il PM Agostino Cordova ne sa qualcosa, e lo ha spiegato in tante interviste ai giornali e a Giorgio Bocca in 'Napoli siamo noi' ; questo comportamento criminale massificato già proveniva dalla Napoli spagnola e borbonica e tutti lo hanno lasciato cosi come era nel cervello della gente, indovina perche' ?.. Perchè faceva comodo per la gestione del potere più abbietto; diceva Eduardo De Filippo ''Mettiti un povero affianco, ci camperai tutta la vita''.

Noi Napoletani tutti crediamo che gli uomini delle forze dell'ordine dello Stato Italiano siano, cosi come sono, uomini del tutto smidollati o ridotti all'impotenza. Chi viene a Napoli con la divisa o viene per star seduto dietro una scrivania ed aspettare lo stipendio, o viene per farsi uccidere. E' tremendo ma e' cosi. E' sempre stato cosi fin dal II dopo guerra. Abbiamo un bisogno estremo di 'ingegneri' sociali: sociologi, antropologi e uomini di cultura storica e politici di altissimo livello che possano concertare piani decennali di 'rieducazione delle masse' ; e di un apparato di uomini della Giustizia che amministri una giustizia ferrea e applichi una repressione penale all'americana. Solo cosi avremmo speranza di poter esser estratti dal nostro secolare abbrutimento.
Invece abbiamo avuto: Bassolino, Jervolino, Gava, Pomicino, DeLorenzo, DeMita, Vincenzo Scotti, Achille Lauro e TUTTI i sindaci dal '44 ad oggi, le legioni di amministratori, intellettuali di sinistra e destra, studiosi, professionisti del beau monde che tranquillamente, chessò, passano col semaforo rosso, buttano immondizia dove capita, estorcono e corrompono, intrallazzano molto più e peggio di quanto si faccia normalmente al nord Italia etc..
Agiscono proprio come l' ultimo cane della plebe assassina nel quartiere Sanità senza però sporcarsi le mani di sangue. La plebe è stata sempre la vera padrona di Napoli nei secoli.
I Borghesi cosiddetti, da cui ci si aspetta l'affermazione di certi atteggiamenti morali e politici, non sono mai esistiti a Napoli. E' solo gentaglia, analfabeti di ritorno con lauree comprate, che sbavano per vestirsi griffato coi soldi arraffati dagli appalti truccati e dalla corruzione endemica del loro ceto dove sguazzano come alligatori.
Nel 1998, aiutai un vecchietto in una piazza di Napoli centro a cambiar la ruota forata della sua auto; egli, per ringraziarmi mi disse '' Giuvinotto, se non posso offrirvi un caffé ora - io declinai l'invito, avevo fretta - appena avete bisogno chiamatemi su questo numero; c' ho mia figlia che FA la magistratA, ACCONCIA tutte le cause..civili e penali, vabbuo' ? ''
Ora, uno che serenamente dichiara al primo sconosciuto incontrato per strada una cosa cosi, in che tipo di contesto sociale protettivo pensi sia sicuro di vivere per vantare una cosa del genere?

Ti saluto,
Con stima, Don PdT
***
[ Nota 1]
Caro * Don Pedro de T.*,

Robuste reazioni alla lettera su Italians? Diciamo poche e tutte un po' rassegnate. Te ne riporto il testo( ne sono arrivate 3)
Attilio

1. ( la più antipatica): "E la "pena di morte" te la sei scordata?? Sei un illuso, caro A.B. hai letto la dichiarazione di Mastella? che ha detto esattamente: " le carceri italiane traboccano letteralmente...immaginate se l'anno scorso non avessimo fatto l'indulto ". Come saprai mise in liberta' 14/15mila delinquenti. Mezza Napoli andrebbe arrestata immediatamente, e dove li metteresti??? Potresti sempre chiedere alle autorita' tedesche se I famosi "forni" crematorii di Hitler potrebbero essere rimessi in funzione. E la Sicilia?? e la Calabria?? E I "politici in odore di camorra/delinquenza" ?? Mio figlio fece il servizio militare nei Carabinieri a Napoli, 400 ed oltre effettivi, chiusi a chiave nella caserma, uscivano solo la domenica per le partite di calcio. Questi erano gli "ordini superiori", mentre a 300 metri si spacciava liberamente droga e a 400 metri dalla caserma vi erano innumerevoli furti e scippi senza che alcuno mai intervenisse. Nessuno !! Il marciume detta ordini dall'alto....questori e prefetti; la sola scusante parziale per questi ignobili è che essi sono obbligati, per le loro brillanti carriere, ad eseguire gli ordini del Ministro! E, come sai, per 50 anni e passa il Ministero degli Interni è stato totale egemonia della Democrazia Cristiana. Un immane marciume di documentazione, o distrutta, o assolutamente proibita agli occhi di tutti. Anche se dovesse andare a capo del Ministero oggi un uomo forte e deciso non credo che vi sia un possibile rimedio a 50 anni di cloaca massima e di assenteismo. No, non sono d'accordo con te....io toglierei da Napoli tutte le forze dell'ordine...tutte....Che si arrangino da soli, nell'arrangiarsi I Napoletani sono bravissimi.

Saluti, E.F. "
***
2. "Sono Napoletano e non vivo a Napoli ormai da oltre 16 anni. Sono d'accordo con quello che scrivi su 'Italians'. Sono ormai molti anni che la penso come te e non penso abbia niente a che fare con fascismo, militarismo o altro. E' solo buon senso.

Grazie per il tuo intervento, Vincenzo "
***
3. "Grazie per aver espresso un pensiero sintetico e appassionato sulla mia città. coincide perfettamente con la mia idea per Napoli. E io sono Napoletana a tutti gli effetti. Soffro, attendo e chiedo giustizia per questa città che amo profondamente mentre la vedo agonizzare nell'indifferenza di tutti."
L.B.
***********
[ Nota 2]
§ Napoli alla deriva §

Caro Beppe, cari Italians,
Fin da piccolo, il fatto di essere nato a Napoli, pur non essendo originaria di Napoli la mia famiglia e soltanto perché lì, per motivi di lavoro, vivevano in quel periodo i miei nonni paterni (siciliani), mi ha sempre riempito d'orgoglio. Nato a Napoli. Mi è sempre piaciuto dirlo e rimarcarlo. Napoletano senza esserlo veramente. Con il rammarico di non avere mai vissuto a Napoli. Da tanto, troppo tempo ormai, Napoli è una città alla deriva. Come si usa dire quando si parla di zone del nostro Paese ormai fuori da ogni controllo, a Napoli lo Stato è latitante. A Napoli da sempre sembra regnare l'anarchia. Ma è una finta anarchia, perché chi comanda e "governa" è la criminalità organizzata. Cosa farei per Napoli?

Adotterei misure drastiche. Farei una legge speciale "pro Napoli", che dovrebbe prevedere: - l'azzeramento di ogni organismo politico-istituzionale- l'affidamento pro tempore del governo della città a due alti ufficiali di Carabinieri ed Esercito, con il compito di amministrare esclusivamente attraverso personale militare e, soprattutto, con poteri straordinari nell'ambito della sicurezza e con un'ingente presenza sul territorio di forze militari e di polizia.- procedimenti giudiziari assegnati alla magistratura militare Soluzione semplicistica, fascista, liberticida e utopistica? Può darsi. Ma è ciò che penso e che, se potessi, metterei in pratica non soltanto a Napoli ma anche in altre grandi città del Sud, anch'esse afflitte dai mali del capoluogo partenopeo.
So bene che i problemi di Napoli sono molto più complessi, che vengono da lontano, che bisognerebbe affrontarli con politiche strategiche, con una seria e attenta pianificazione dello sviluppo sociale ed economico della città. Ma solo rileggendo la frase appena scritta, mi accorgo che si tratta di "politichese", di parole che hanno riempito la bocca di tanti, di troppi nostri politici e che mai hanno sortito effetto alcuno. Sulle belle parole, e non è solo il caso di Napoli, hanno poi sempre prevalso il malaffare, le clientele, le collusioni tra la politica e le organizzazioni camorristiche e mafiose. E allora penso che bisognerebbe cominciare a fregarsene del politically correct e iniziare a puntare sulle persone oneste che ancora ci sono all'interno delle istituzioni. Purtroppo l'unica cosa certa è che la casta non avrà mai il coraggio di prendere provvedimenti di questo tipo.
Attilio B.
***
PS. Son sempre stato convinto che, in maggioranza, i Settentrionali non ci disprezzerebbero affatto se la smettessimo di fare i Napoletani e aspettano da 147 anni che cambiamo un minimo per trattarci con fratellanza e stima. Di sicuro amano e apprezzano la nostra terra e la sua arte e i monumenti, non potrebbero però mai aver simpatia per i demonii che ci vivono. Don PdT.

domenica 9 dicembre 2007

Borghesia napoletana DOC, DOP e IGP

Corriere del Mezzogiorno18 ottobre 2007
Il magistrato: «Imprenditori, commercialisti e avvocati non disdegnano i soldi dei boss»Il pm: «C’è una borghesia mafiosa che conclude affari con i clan»Raffaele Cantone lascia il pool della Dda per la Cassazione di Gianluca Abate
NAPOLI — Otto anni dopo aver indagato sui suoi capi, sui suoi affari e sulle sue connivenze, la camorra che lascia è una camorra che rispetto a quella del 1998 «ha cambiato pelle, è diventata invisibile, meno spavalda ma più produttrice di affari». Anzi, sono due camorre, «quella di Napoli, simile al gangsterismo urbano, e quella della provincia, che invece è come la mafia. E, come la mafia, ha scelto la strategia della sommersione». Raffaele Cantone, il pm cui le inchieste sono costate una vita in compagnia di cinque robusti agenti del servizio di protezione e i complimenti (ieri) del governatore Antonio Bassolino per «il coraggio e la determinazione», questa mattina prenderà servizio in Cassazione. Lascia la Procura. Lascia il pool. E lascia anche un ammonimento: «Attenti, attenti a quella zona grigia, attenti a quella borghesia mafiosa che fa affari con i clan».Mafiosa? Dice che la borghesia è mafiosa?«No, assolutamente. Dico che una certa borghesia è mafiosa. Ed è mafiosa sia per la provenienza che per l’interscambio con l’organizzazione criminale».Un nome, giudice. Diamogli un nome a questi «mafiosi borghesi»…«Sono quelli che si buttano negli affari illeciti, quelli che utilizzano i capitali dei boss, quelli che prima si limitavano a sfiorare la camorra e oggi invece ci entrano direttamente in società».Insomma, sta disegnando l’identikit dell’imprenditore colluso?«Bisogna smetterla con ’sta storia che il colluso è sempre e solo l’imprenditore. La borghesia mafiosa è quella dell’imprenditore socio del clan, certo. Ma è anche quella del commerciante che chiede al boss di aiutarlo a recuperare un credito, del professionista che fa il prestanome. E poi tecnici, commercialisti, avvocati, politici. Gente che davanti a certi affari non storce il naso».E gli altri? I borghesi veri? Il prefetto di Napoli disse che s’erano ritirati sull’Aventino, sarà che l’hanno fatto per tirarsi fuori dai guai?«La gran parte della borghesia della Campania è sana, ma ha difficoltà a confrontarsi con l’altra borghesia, quella mafiosa, quella che mette in discussione le regole di concorrenza».È come dire che il mercato oggi è cosa nostra. Anzi, loro, dei camorristi.«La borghesia pulita si è ritirata dal gioco, pensa a conservare piuttosto che a investire in settori troppo pericolosi. Oggi questa gente preferisce le rendite finanziarie all’ingresso in un mercato dove è notorio che la concorrenza non è leale».Proviamo a evitare risposte scontate. Uno che sa tutte queste cose, uno che sui boss e i loro affari ha indagato per otto anni, beh quell’uno, cioè lei, andandosene non lascia un vuoto pericoloso?«La regola del turn over evita personalizzazioni, anche se il rischio che il patrimonio di conoscenze vada perso c’è. La capacità di un ufficio sta nel far sì che lo scambio di conoscenze avvenga prima del cambio. Ricordo che quando sono arrivato come il signor Nessuno, uscivano dal pool Federico Cafiero De Raho e Armando D’Alterio, magistrati che hanno fatto la storia dell’anticamorra».E che, come lei, hanno rischiato la pelle. Un pm antimafia ha paura?«Assolutamente sì».«La scorta è una cosa che non auguro a nessuno, un’esistenza ai limiti dell’impossibile, un’assenza totale di privacy. Quel che ti fa andare avanti, quando la sera torni a casa e vai a letto, è pensare che questa vita ha un senso perché quel che fai è giusto. E allora ti addormenti».

sabato 8 dicembre 2007

Il 95% della SdG non si lava, convive con la sua propria sfaccimma




GLI EFFETTI




L’allarme dal Censis
Il 95% dei Napoletani convive con la camorra
. Il rapporto Censis «sulla situazione sociale» del 2007 in Italia non fa sconti al capoluogo napoletano, che strappa a Palermo un primato poco invidiabile. La fotografia della relazione tra popolazione e camorra è «drammatica», per usare l’espressione degli specialisti dello stato di salute del nostro paese. Il 95 per cento dei napoletani (in città e in provincia) convive con la camorra. Il Censis
parla di «stress criminale: la contiguità con le logiche criminali produce un vulnus alla convivenza civile, deprime lo sviluppo, condiziona le attività economiche e politiche».Napoli è in testa
«alle province che hanno la quasi totalità degli abitanti che convivono con le organizzazioni criminali». Prima di Napoli ci sono Agrigento (95,9), Caltanissetta (95,2). Mentre dopo il capoluogo partenopeo spuntano Trapani (91) e Palermo (90,9). Ma il rapporto Censis guarda anche alla percezione di insicurezza o di instabilità che appartiene ai cittadini che vivono «contigui» alla criminalità organizzata. Il nodo centrale riguarda soprattutto il rapporto con imprese e commercio, specie se si prendono in considerazione fenomeni come racket e usura o come la crescita di aziende foraggiate dal crimine organizzato. L’analisi offre un trend in negativo, anche rispetto all’ultimo dato ufficiale, che porta la data del 2003. Oggi il 33,1 per cento degli imprenditori intervistati dice he il racket nella propria zona di lavoro è molto diffuso. Circa un imprenditore su tre, dunque, lamenta una sensazione in negativo del fenomeno. Appena quattro anni fa, tre anni prima del raffronto fatto nel 2006, a dirsi convinti della presenza di attività di natura estorsiva era il 25,6 per cento. Più o meno la stessa sensazione, per quanto riguarda un altro reato che incide sul tessuto economico cittadino: l’usura. Siamo arrivati infatti al 39,2 per cento di imprenditori, che ritiene incidente l’usura nella propria zona. Più del doppio rispetto al dato del 2003: secondo le stime tracciate nell’ultima ricerca, infati, gli imprenditori che segnalavano l’esistenza dell’usura erano il 14,5 per cento. Non va meglio sul fronte del rapporto gli imprenditori e la cosiddetta concorrenza. In molti credono di essere costretti a difendersi da sistemi concorrenziali sostenuti e rafforzati in modo sleale. Il 48,9 per cento lamenta la nascita improvvisa di imprese concorrenti, sulla cui origine vengono avanzate non poche perplessità. È il capitolo sulle «organizzazioni criminali dentro le imprese», che chiude il rapporto Censis in modo poco gratificante per il sud Italia. Non vengono infatti dati elementi disgiunti, ma il discorso cade proprio su quelle realtà condizionate dalla camorra. Il 48,9 per cento vede una nascita improvvisa di imprese concorrenti. Il 15,1 per cento segnala una crescita della concorrenza grazie all’imposizione nell’utilizzo di manodopera contro il 5,8 del 2003; il 13,2 per cento crede che sia in crescita l’imposizione di forniture, mentre per il 58,6 per cento questo fenomeno non è presente. Il 45,3 per cento degli imprenditori giudica poco o per nulla trasparente gli appalti pubblici, mentre nell’indagine del 2003 solo il 20 per cento si era detto perplesso sulla gestione degli appalti pubblici. (Il Mattino 8/12/07)

Uff! E' sempre seccante vedere come si cerchi di separare, setacciare, lucidare, incipriare la Sfaccimma della Gente facendo credere che a Napoli e provincia ci siano Vittime & Aguzzini. Si cerca di disciogliere il grigio in bianco e nero. Vile Sfaccimmata! La verità è forse più cosi, altro che fregnacce del Censis.

martedì 9 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - VIAGGIO IV

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

Risate al Parlamento, I


Alla Camera dei Deputati, sul finire dell'800 si parlava sovente di camorra e camorristi, e anzi si lanciavano talvolta accuse, molte delle quali più che fondate, contro quei deputati napoletani che non avevano esitato a trasformare 'capintesta' e 'capintriti' in altrettanti grandi elettori e che si erano associati ad essi in imprese quanto meno poco pulite.

Uno fra i primi parlamentari ad attaccare la camorra, fu Ferruccio Macola, quello stesso che ucciderà in duello Felice Cavallotti. Con interventi diretti alla Camera e con un articolo pubblicato sulla Gazzetta di Venezia del 31 marzo 1896, egli svelò, fra l'altro come la camorra si fosse insinuata fra le file dell'esercito e avesse contribuito alla disfatta di Adua in Eritrea [ per gli Italiani dei ceti alti la data 1/3/1896 ebbe un effetto analogo a quello dell'attuale 11 settembre 2001 ; Francesco Crispi che aveva spinto la giovane nazione in questa impresa coloniale perdente si dimise da capo del governo - fonte: wikipedia, n.d.r.]
Mediante il cosiddetto 'arruolamento a spizzico' , documentò il deputato, i camorristi napoletani avevano partecipato in buon numero alla nostra campagna d'Africa, ma non per spirito patriottico, bensì per poter allargare il loro raggio d'azione e nel contempo sottrarsi ai superiori ordinarii. Sùbito dopo la partenza i camorristi si erano messi all'opera sulle navi, taglieggiando i militari delle altre regioni d'Italia; nel quartier generale di Adigrat in Eritrea, quindi, si erano abbandonati ad ogni sorta di violenza e avevano derubato di 2000 talleri il tenente Ghirardi. Il comando aveva tentato di correre ai ripari adoperando sentinelle 'chitet' a preferenza di quelle bianche, ma i camorristi napoletani, uniti ai mafiosi siciliani, incitavano la truppa a non obbedire ai superiori. Durante la battaglia di Alequà , molti soldati camorristi avevano abbandonato gli ufficiali di fronte al nemico.Le rivelazioni del deputato Macola erano gravissime; nessuno poté smentirle, come cosi, del resto, non si potevano ignorare le denunce fatte da altri deputati circa l'ingerenza della 'Bella Società Riformata' nelle battaglie politiche.


Nel 1898, poi, iniziarono alla Camera gli attacchi contro il deputato napoletano Alberto Agnello Casale, accusato non solo di esser stato eletto coi voti procuratigli dalla camorra, ma di essersi strettamente legato ad essa e di aver corrotto l'intera amministrazione comunale di Napoli di cui era allora sindaco Celestino Summonte.
Contro l'onorevole Casale, ex giocatore di borsa, iniziò una spietata campagna di stampa, il 10 dicembre 1899, l'organo socialista napoletano La Propaganda. per settimane , per mesi, il giornale napoletano pubblicò articoli intitolati semplicemente 'camorra', tramite i quali documentava le malefatte di casale e di altri esponenti politici. Al Casale, il giornale rivolse tre precise domande : 1) Qual è la sua professione, art o mestiere - 2) Quali le sue rendite - 3) In mancanza dell'una e delle altre come vive Alberto Casale ?

Quindi il periodico sostenne , senza mezzi termini, che lo stato maggiore del deputato era costituito da affiliati di camorra, e di essi pubblicò nomi e soprannomi.

Mentre La Propaganda a Napoli portava avanti la sua battagli, a Montecitorio un altro deputato napoletano, Giacomo De Martino, non socialista e quindi non legato a quel giornale, sollecitava la nomina di una ''Commissione parlamentare d'inchiesta su Napoli e Palermo e sulle condizioni economiche , politiche , sociali e amministrative di queste due città nei rapporti con la mafia e la camorra''

Il 15 dicembre 1899, l'onorevole De Martino disse testualmente : '' Napoli ha più di ogni altra città d'Italia una massa enorme di miserrimi, venuta man mano crescendo a causa delle dissestate condizioni economiche della città, la quale, cessando di essere centro generale di consumo e capitale dell'ex-Reame, non ha ancora ottenuto uno sviluppo di commerci e industrie che ne compensasse gli effetti. Sulle masse misere di Napoli impera la camorra, cioè la violenza e il predominio individuale. In questa massa dominano il diritto di camorra sugli scambi, i 'dichiaramenti' di duello per le vie pubbliche, le esecuzioni capitali immediate come affermazione di superiorità o come riparazione di un primitivo senso dell'offesa. Ma queste masse diventate col regno d'Italia , in gran parte elettorali hanno acquistato una forza e un valore amministrativo e politico fortissimo. Quelle masse guidate e comandate dalla camorra non possono avere ideali, ma interessi. Donde e come si creano? Dalla vita amministrativa; e cosi sorge l'alta camorra. Tutta una fitta rete di interessi avviluppa la vita amministrativa napoletana. Nell'alto si formano gli appalti, i contratti, le cessioni pubbliche: su di esse arricchiscono i pezzi grossi, ma a quegli appalti, a quei contratti a quelle concessioni pertecipa man mano la bassa camorra che è loro assoldata. Tutto è latente, abilmente dissimulato nella vita comune, ma venga il giorno delle elezioni e voi vedrete scatenata per la città tutta questa massa ingorda, famelica, minacciosa. Allora, senza altra dimostrazione, s'intende, cos'è la camorra, qual è il potere, quali i suoi fini. Qualunque inchiesta, fatta onestamente e coraggiosamente, dimostrerebbe che l'amministrazione comunale di Napoli è guasta e corotta fino alle midolla e che , sorta da compromessi con la camorra, alta e bassa, per essa e con essa vive... ''
La proposta dell'onorevole De Martino venne insabbiata, ma a Napoli, intanto, La Propaganda continuava, con maggior vigore, la sua lotta contro la camorra e contro l'onorevole Casale, sfidando quest'ultimo a querelarli. La causa fu chiamata il 24 luglio 1900, e siccome il deputato non fu in grado di smentire nessuno degli addebiti mòssigli, la requisitoria del P.M. Raffaele Notarstefani, anziché contro i giornalisti de La Propaganda, si rivolse contro di lui e contro il principale testimone a suo favore, Gargiulo, procuratore generale di Corte di Cassazione. Il 31 ottobre 1900 i redattori de La Propaganda furono tutti assolti per esser riusciti a provare la fondatezza della loro accuse. Immediatamente Alberto Agnello Casale si dimise da deputato : altri tempi.

Lo scalpore suscitato dalla sentenza fu tale che l'11 dicembre 1900, Giuseppe Saracco, capo del governo e ministro dell'interno, nominò una '' Règia Commissione d'inchiesta per Napoli'', a capo della quale venne messo il senatore Giuseppe Saredo, presidente del Consiglio di Stato... [continua]

(Vittorio Paliotti, Storia della camorra, 1973 , 2006)

domenica 7 ottobre 2007

Spicciola Criminalità di Stato

Dal Mattino leggiamo una leccornia quotidiana fra le milioni (06/10/2007)

LA CITTÀ SENZA REGOLE
L’agente aveva parcheggiato nelle strisce blu.
La scena a due passi dall’ufficio dell’assessore alla Mobilità

Proviamo a telegrafare la notizia: vigile urbano cliente di un parcheggiatore abusivo in piazza Municipio. Proviamo a raccontare la storia che ha dell’assurdo. Il parcheggiatore abusivo era «al lavoro» dal primo mattino, un giorno di grande impegno perché quando c’è consiglio comunale piazza Municipio e le strade limitrofe sono piene di vetture e affollate di automobilisti in cerca di un parcheggio. Quando appare l’agente di polizia municipale, una donna, ci si aspetta un intervento e, invece, a sorpresa la vigile si fa consegnare le chiavi, sposta l’auto e va via. Il tutto tra l’indifferenza dei cittadini presenti in via Pisanelli, stradina a ridosso di palazzo San Giacomo e del palazzo della politica di via Verdi. Come se la scena fosse consueta, come se l’impunità fosse acclarata. L’attività di parcheggiatore abusivo in piazza Municipio è - in questo caso - consentita, osservata e incentivata da un vigile urbano. E purtroppo la storia della sosta gestita illegalmente in via Pisanelli è andata avanti per tutta la giornata, almeno dalle 9 e fino alle 18. Sia chiaro: la stragrande maggioranza dei caschi bianchi fa il suo dovere, quella di ieri è sicuramente una storia isolata ma proprio per questo più allarmante.
Il parcheggio controllato da un giovane in maglia nera e capelli lunghi è adiacente palazzo San Giacomo, forse proprio sotto le finestre dell’assessore al traffico Gennaro Mola. La scena dell’attività del pirata della sosta è visibile dalle finestre della sala stampa del Consiglio, in via Verdi. E osservare il ritmo frenetico con cui il parcheggiatore lavora ha dell’incredibile: sposta le auto, le sistema su strisce blu che nessun ausiliare o vigile controlla, sposta le vetture in doppia fila. Arrivano molte auto, per tutte c’è spazio. Basta fare manovra e farsi consegnare le chiavi, peccato che facendo retromarcia si esca dalla strada e si arrivi in piazza, dove i vigili dovrebbero essere di più. Dovrebbero. Quando il cliente torna, si incassa, si rispostano le auto e via così. Alle 15, quando sbuca l’agente di polizia municipale, tutto prosegue secondo copione. Il casco bianco non batte ciglio, non sanziona il parcheggiatore abusivo anzi gli chiede le chiavi dell’auto che evidentemente gli ha affidato. Troppe auto in piazza anche nei posti riservati alla polizia municipale, forse per non aver problemi la vigilessa ha deciso di lasciare l’auto nel vicolo. Forse. Tra parcheggiatore e agente di polizia municipale non c’è scambio di soldi, solo un saluto e l’auto dell’agente municipale che si allontana mentre il parcheggiatore continua a lavorare. Illegalmente, ovviamente.
Nei giorni scorsi il comando dei vigili urbani, d’intesa con l’assessorato retto da Gennaro Mola, aveva lanciato una vera e propria offensiva contro i parcheggiatori abusivi. Sanzioni e polemiche con la decisione, ovvia, di non ricevere delegazioni di abusivi che reclamavano a gran voce un confronto con l’assessore. «Perché dovrei riceverli? - aveva chiarito Mola - Sono degli abusivi, non capisco cosa potrei fare io».
La protesta culmina il 17 settembre con l’azione di alcuni abusivi che bloccano il centro mentre i controlli di repressione vanno avanti. Ieri però nemmeno una traccia dei solerti controllori che hanno dato la svolta con ganasce e verbali nelle strade del centro cittadino, nemmeno l’ombra di assessori che hanno invocato la tolleranza zero.


Aggiungo ques'altra chicca presa da repubblica.it (07/12/2007)

Auto blu in divieto di sosta (di Angelo Carotenuto)

UN PO' come nel film di Alberto Sordi. Il vigile che multa l’auto di servizio del sindaco. In piazza Santa Caterina succede di più. Le auto blu verbalizzate per divieto di sosta all’incrocio sono due. C’è pure quella presidenziale della Regione, in uso ad Antonio Bassolino. Finiscono multate per la stessa infrazione pure l’auto della scorta del governatore e la Fiat Punto marrone in genere utilizzata dal Comune di Napoli come vettura “civetta”, apripista lungo la strada per quella del sindaco: a bordo ci sono dei vigili urbani. Erano tutte parcheggiate ai bordi dell’isola pedonale di via Chiaia per motivi di sicurezza, in modo da consentire a Rosa Russo Iervolino e ad Antonio Bassolino di raggiungere senza rischi il vicino teatro Sannazaro, dov’era in programma a metà mattinata una convention in vista delle primarie del Partito democratico.
Quattro auto abbandonate momentaneamente anche dagli autisti. Momenti fatali. Perché alcuni residenti si affrettano a chiedere l’i ntervento dei vigili urbani, protestando per il caos in zona e per l’intralcio creato alla circolazione. Vedono che si tratta di auto blu, lasciate ai bordi del marciapiede della carreggiata destra, e il dettaglio fa crescere l’ira di chi si trova nel traffico del sabato mattina. Così, sul posto, in pochi minuti viene sollecitata a intervenire la pattuglia in servizio lungo via Chiaia, due “ caschi bianchi” conosciuti nel quartiere per il loro rigore. Ai loro superiori della locale sezione di polizia municipale, i due vigili riferiscono più tardi di aver agito secondo regolamento, utilizzando in un primo momento il fischietto per richiamare l’a ttenzione di chi aveva lasciato le automobili incustodite in divieto di sosta, e di aver proceduto a verbalizzarle dopo qualche minuto di attesa, dopo il mancato arrivo degli autisti.

Hidalgo

sabato 6 ottobre 2007

Camorra di stato

Ho adocchiato questo manifesto affisso sul muro esterno della chiesa di San Giuseppe al Corso Vittorio Emanuele una settimana fa; poco piu' avanti della stazione di Mergellina.E l'ho fotografato.

Un grido d'aiuto? Dei pazzi? Dei goliardi? Già eliminati dal Sistema ormai ? Inquietante e' quel : 'estorsione posta in essere da alcuni funzionari dell'Agenzia delle Entrate di Napoli' e quel : 'Il Quirinale ha imposto di non andar alla Prefettura'. Gravi illazioni. Ma noi , spontaneamente siamo propensi piu' a credere a quanto denunciato anonimamente che alle cariche dello 'Stato', no? ; sappiamo bene chi sono e cosa sono quelli che stanno al potere in Italia e qui, nella Serenissima Repubblica Di Camurrìa..

Ora, tutti sappiamo bene e lo vediamo ogni santo giorno, che siamo taglieggiati ed esasperati non solo dai camorristi in organico, ma da quelli che dovrebbero 'proteggerci' e mandar avanti la baracca ; cioe' quella Zona Grigia di Napoletani ( anticamente detti : La Buona Gente) fra cui coloro - tantissimi - che lavorano nelle funzioni statali : la sensazione è che stiano là solo per farsi la 'ricotta' sui cittadini . Il problema non sono i camorristi effettivi , ma questi qua, quelli della Zona grigia , contro cui e' piu' impossibile agire di quanto gia' non lo sia contro la Camorra. Non saremmo precipitati a questo punto senza la zona grigia, sicuro.

Qui si denuncia che la famiglia Sannino , dopo aver subito lo strazio della morte del figlio sparato alla tempia a fine anni '90 , oggi deve anche chiuder bottega perche' taglieggiata dallo STATO

Non sapremo mai quanta veridicita' c'e' in questo manifesto , che ovviamente non puo' recar alcuna firma di identificazione; e'una palude senza ossigeno, Napoli. Ma e' un buono spunto di riflessione; so bene che siete gia' pronti a far spallucce,o meglio farvi una risata, come sempre noi tutti .

Qui a Napoli chi di noi almeno una volta non e' stato ricattato, taglieggiato, estorto, corrotto (o a sua volta non e' dovuto ricorrere, per non soccombere, alla corruzione) dalle legioni di parassiti del comune, regione, forze dell'ordine, amministrazioni fiscali etc..? Tutto e' ordinaria violenza, tutto asfissia in questa citta', sottrazione di ossigeno continua.

Sbizzarritevi voi a fantasticare.
il post fa da buon 'pendant' a quello di Hidalgo qui sotto.

PS. Si fa riferimento nel manifesto a DAVIDE SANNINO, 19 enne coraggiosissimo e nobile vittima innocente di camorra per aver difeso un suo amico dalla rapina parlando con buone parole al camorristello apprendista 18enne. Ecco i profili di vittime innocenti trucidate dalla camorra: qui.

domenica 30 settembre 2007

Napoletani § la zona grigia

LA ZONA GRIGIA

Cosa è :

Il termine - zona grigia - in realtà è stato introdotto da Primo Levi nel capitolo di un suo libro più importante, uno dei più importanti della seconda metà del XX secolo, I sommersi e i salvati (Einaudi). Levi sollevava il problema della nostra «tendenza manichea a fuggire le mezze tinte» ; e’ tabù per noi pensare che esistano realtà intermedie di collusione tra vittime e persecutori. Naturalmente parlava del Lager, eppure anche di tutte quelle situazioni e luoghi dove si trovano a convivere centinaia o migliaia di persone, dalle caserme agli uffici, dagli ospedali alle fabbriche, là dove si produce quella dialettica di potere tra un vertice che comanda e un una base che ubbidisce.

In mezzo staziona appunto la Zona Grigia, quella massa amorfa e moralmente incosciente di coloro che in vario modo e a vario titolo e responsabilità collaborano al funzionamento della macchina di potere. Levi voleva far capire che questa zona possiede «una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere» la nostra capacità di giudicare. Valutare il concorso di colpa dei singoli collaboratori, grandi o piccoli che siano, è sempre difficile, aggiungeva Levi, senza con questo voler assolvere nessuno.

Voleva capire e farci capire che «l’ascesa dei privilegiati, non solo nel Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie».

Vent’anni dopo la formula, nata per capire la complessità delle relazioni di potere, diventa una chiave passepartout buona per leggere ogni realtà di relazione umana di dominio, di infliggimento del dolore, della morte, di perfidia, di collasso sociale. Non ultimo il nostro sistema di vita di camorra a Napoli.

* * *

<<… Siamo stati capaci, noi reduci, di comprendere e di far comprendere la nostra esperienza? Ciò che comunemente intendiamo per "comprendere" coincide con "semplificare": senza una profonda semplificazione, il mondo intorno a noi sarebbe un groviglio infinito e indefinito, che sfiderebbe la nostra capacità di orientarci e di decidere le nostre azioni. Siamo insomma costretti a ridurre il conoscibile a schema: a questo scopo tendono i mirabili strumenti che ci siamo costruiti nel corso dell'evoluzione e che sono specifici del genere umano, il linguaggio ed il pensiero concettuale.

Tendiamo a semplificare anche la storia; ma non sempre lo schema entro cui si ordinano i fatti è individuabile in modo univoco, e può dunque accadere che storici diversi comprendano e costruiscano la storia in modi fra loro incompatibili; tuttavia, è talmente forte in noi, forse per ragioni che risalgono alle nostre origini di animali sociali, l'esigenza di dividere il campo fra "noi" e "loro", che questo schema, la bipartizione amico-nemico, prevale su tutti gli altri. La storia popolare, ed anche la storia quale viene tradizionalmente insegnata nelle scuole, risente di questa tendenza manichea che rifugge dalle mezze tinte e dalle complessità: è incline a ridurre il fiume degli accadimenti umani ai conflitti, e i conflitti a duelli, noi e loro, gli ateniesi e gli spartani, i romani e i cartaginesi, i bianchi e i neri, i guelfi e i ghibellini. Certo è questo il motivo dell'enorme popolarità degli sport spettacolari, come il calcio, il baseball e il pugilato, in cui i contendenti sono due squadre o due individui, ben distinti e identificabili, e alla fine della partita ci saranno gli sconfitti e i vincitori. Se il risultato è di parità, lo spettatore si sente defraudato e deluso: a livello più o meno inconscio, voleva i vincitori ed i perdenti, e li identificava rispettivamente con i buoni e i cattivi, poiché sono i buoni che devono avere la meglio, se no il mondo sarebbe sovvertito.

Questo desiderio di semplificazione è giustificato, la semplificazione non sempre lo è. È un'ipotesi di lavoro, utile in quanto sia riconosciuta come tale e non scambiata per la realtà; la maggior parte dei fenomeni storici e naturali non sono semplici, o non semplici della semplicità che piacerebbe a noi. Ora, non era semplice la rete dei rapporti umani all'interno dei Lager: non era riducibile ai due blocchi delle vittime e dei persecutori. In chi legge (o scrive) oggi la storia dei Lager è evidente la tendenza, anzi il bisogno, di dividere il male dal bene, di poter parteggiare, di ripetere il gesto di Cristo nel Giudizio Universale: qui i giusti, là i reprobi. Soprattutto i giovani chiedono chiarezza, il taglio netto; essendo scarsa la loro esperienza del mondo, essi non amano l'ambiguità. La loro aspettazione, del resto, riproduce con esattezza quella dei nuovi arrivati in Lager, giovani o no: tutti, ad eccezione di chi avesse già attraversato un'esperienza analoga, si aspettavano di trovare un mondo terribile ma decifrabile, conforme a quel modello semplice che atavicamente portiamo in noi, "noi" dentro e il nemico fuori, separati da un confine netto, geografico. >>

Come agisce :

<< L'ingresso in Lager era invece un urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo in cui ci si sentiva precipitati era sì terribile, ma anche indecifrabile: non era conforme ad alcun modello, il nemico era intorno ma anche dentro, il "noi" perdeva i suoi confini, i contendenti non erano due, non si distingueva una frontiera ma molte e confuse, forse innumerevoli, una fra ciascuno e ciascuno. Si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati, salvo casi speciali, non c'erano; c'erano invece mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua. Questa rivelazione brusca, che si manifestava fin dalle prime ore di prigionia, spesso sotto la forma immediata di un'aggressione concentrica da parte di coloro in cui si sperava di ravvisare i futuri alleati, era talmente dura da far crollare subito la capacità di resistere. Per molti è stata mortale, indirettamente o anche direttamente: è difficile difendersi da un colpo a cui non si è preparati.

Il sistema concentrazionario, aveva lo scopo primario di spezzare la capacità di resistenza degli avversari: per la direzione del campo, il nuovo giunto era un avversario per definizione, qualunque fosse l'etichetta che gli era stata affibbiata, e doveva essere demolito subito, affinché non diventasse un esempio, o un germe di resistenza organizzata.

L'urto contro la realtà concentrazionaria coincide con l'aggressione, non prevista e non compresa, da parte di un nemico nuovo e strano, il prigioniero-funzionario, che invece di prenderti per mano, tranquillizzarti, insegnarti la strada, ti si avventa addosso urlando in una lingua che tu non conosci, e ti percuote sul viso. Ti vuole domare, vuole spegnere in te la scintilla di dignità che tu forse ancora conservi e che lui ha perduta. Ma guai a te se questa tua dignità ti spinge a reagire: questa è una legge non scritta ma ferrea, il zurückschlagen, il rispondere coi colpi ai colpi, è una trasgressione intollerabile, che può venire in mente appunto solo a un "nuovo". Chi la commette deve diventare un esempio: altri funzionari accorrono a difesa dell'ordine minacciato, e il colpevole viene percosso con rabbia e metodo finché è domato o morto. Il privilegio, per definizione, difende e protegge il privilegio. >>

Cosa porta con sé :

<< L'ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. È compito dell'uomo giusto fare guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi.

La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l'ossatura, ed insieme il lineamento più inquietante. È una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare.>>

Gli effetti :

<< Ma i collaboratori che provengono dal campo avversario, gli ex nemici, sono infidi per essenza: hanno tradito una volta e possono tradire ancora. Non basta relegarli in compiti marginali; il modo migliore di legarli è caricarli di colpe, insanguinarli, comprometterli quanto più è possibile: così avranno contratto coi mandanti il vincolo della correità, e non potranno più tornare indietro. Questo modo di agire è noto alle associazioni criminali di tutti i tempi e luoghi, è praticato da sempre dalla mafia, e tra l'altro è il solo che spieghi gli eccessi, altrimenti indecifrabili, del terrorismo italiano degli anni '70.

In secondo luogo, ed a contrasto con una certa stilizzazione agiografica e retorica, quanto più è dura l'oppressione, tanto più è diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare col potere. Anche questa disponibilità è variegata da infinite sfumature e motivazioni: terrore, adescamento ideologico, imitazione pedissequa del vincitore, voglia miope di un qualsiasi potere, anche ridicolmente circoscritto nello spazio e nel tempo, viltà, fino a lucido calcolo inteso a eludere gli ordini e l'ordine imposto. Tutti questi motivi, singolarmente o fra loro combinati, sono stati operanti nel dare origine a questa fascia grigia, i cui componenti, nei confronti dei non privilegiati, erano accomunati dalla volontà di conservare e consolidare il loro privilegio.

Lo sapeva bene il Manzoni: "I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano 1'animo degli offesi". La condizione di offeso non esclude la colpa, e spesso questa è obiettivamente grave, ma non conosco tribunale umano a cui delegarne la misura.

Piuttosto che logorare, il potere corrompe; tanto più intensamente corrompeva il loro potere, che era di natura peculiare... >>


<<...esistono persone grige, ambigue, pronte al compromesso.>>

PRIMO LEVI, SOPRAVVISSUTO AD AUSCHWITZ, da : I Sommersi e I Salvati ; 1986

* * *

§ LA BUONA GENTE §

<<...Fino a questo punto non abbiamo parlato che di camorristi militanti, appartenenti per la maggior parte agli infimi strati della societa'. E' necessario dire che la camorra non ha piu'come in altri tempi ramificazioni nelle classi dirigenti?..Accanto ai membri attivi si trova una sorta di terz'ordine che lavora con essa, le fornisce indicazioni, si serve di essa e la serve senza farne espressamente parte. E' quella che si chiama BUONA GENTE. La Camorra prende la BUONA GENTE sotto la sua protezione e a buon rendere. E' molto facile esserne affiliati senza accorgersene, per via della presentazione di un amico o pagando un contributo. Siete calssificati fra i BUONI? Se avete un creditore impietoso, costui, a richiesta di un camorrista, vi accordera' una dilazione. Siete in ritardo col vostro proprietario? La ''società'' garantirà il pagamento. Avete commesso un delitto? La ''società'' vi fornirà a scelta un uomo di paglia che si farà condannare al vostro post, o i falsi testimoni necessarii per farvi un alibi. Questi testimoni saranno talvolta rispettabili commercianti. Una donna e' stata pestata dal marito? La ''società'' (La Onorata Società) farà pestare il brutale. E' stato commesso un furto? Essa farà ritrovare gli oggetti rubati , trattando il 100%. Su questo capitolo le prove abbondano. Una ragazza è stata sedotta? I genitori hanno fatto parlare inutilmente al seduttore dai magistrati e dai preti. La Camorra interviene in ultima istanza e sa convincere i più recalcitranti.
Avete subìto una propotenza? La ''società'' vi sottopone le sue tariffe e vi offre una scelta molteplice di riparazioni, poi perfino i colpi anonimi di bastone, e ivi compreso il colpo di coltello. L'assassinio a forfait è una delle specialità della ditta; essa ha sempre per le sue imprese una enorme riserva di bravi che dànno il colpo di stiletto, con rara eleganza, come se bevessero un bicchier d'acqua del Serino. Un colpo di coltello importante costa da 10 a 20 franchi; un semplice sfregio di rasojo dai 5 ai 10.
Se la camorra non fosse che una semplice associazione di criminali che vivono di estorsioni a danno dei miseri, molto proteggendoli è vero fino ad un certo punto; se non fosse rappresentata che da picciuotti e dai camorristi prepotenti in azione nei quartieri bassi, già da tempo sarebbe stata stroncata dal pugnodi ferro dei poliziotti piemontesi. Qualche retata della Pubblica Sicurezza, una larga applicazione della carcerazione e del domicilio coatto l'avrebbero presto soppressa. ma accanto e al di sopra dei malfattori volgari, essa ha rappresenanti che eesercitano una vera magistratura. La cosa, per quanto sembri inverosimile, è sicura. In questo paese dove l'azione giudiziaria e' lenta e costosa, dove il minimo processo civile puo' durare 20 anni, la minima vertenza puo' durare 18 mesi dinanzi al giudice di pace, dove la carta bollata costa franchi 3,60 al fogli, dove la miseria generale genera la malafede, dove la riscossione dei crediti è bloccata da mille espedienti dilatori legali, dove le spese legali enormi lasciano spessissimo le parti in causa vincenti impoverite come quelle perdenti, si vuol anche comprendere l'esistenza di arbitri più o meno occulti, pacieri che sanno far rispettare le loro decisioni pronunziate senza spese o tariffate a prezzi minimi, ed esecutive nelle 24 ore. Questo è il ruolo svolto in ciascun quartiere di Napoli da un camorrista; una specie di giudice di pace ufficioso, facilmente accessibile, di un'onorabilità unanimemente riconosciuta, e che avendo per ufficiali giudiziarii un esercito di picciotti pronti ad agire col coltello o col revolver, è sicuro di vedere le sue decisioni eseguite senza ritardi...>>

(Marcellin Pellet, Napoli contemporanea, console generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892)

DILEMMI § QUESITI

Ragioniamo ora per analogia, osservando dal di fuori la nostra vita a Napoli
e Vi domando :

E voi, avete mai sospettato di voi stessi di esser già scivolati nella zona grigia?
E se c'è una ZONA GRIGIA VASTISSIMA, come possono esserci 'cose belle' a Napoli?
come moltissimi Napoletani si aspettanoe pretendono ci siano?
Chi detiene la maggioranza a Napoli? I 'Buoni' o i Camorristi?
Il 50+1 % a chi appartiene?
Quanta è la percentuale di Napoletani onesti e quanta di camorristi e delinquenti a vario titolo a Napoli e provincia.
Voi, siete sicuri in tutta coscienza di non essere 'Buona Gente'?
Magistrati , Polizia, Carabinieri, Prefetti,Questori, Vigili Urbani, Guardie Municipali, Impiegati Comunali, Sindaco , Assessori, Dirigenti Amministrativi, impiegati ordinarii, da che parte stanno secondo voi? Su che tonalita' della scala di grigio li collocate, se mai?
Quanto son grigi la coscienza e i comportamenti della massa dei 'Buoni' Napoletani ?


NAPOLI E' IRREDIMIBILE? COME SCONFIGGERE LA CAMORRA?
TRIONFA LA SdG SEMPRE? O C' E' QUALCHE SPERANZA?
VI APPARTENIAMO TUTTI INCONSCIAMENTE ?