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giovedì 27 dicembre 2007

Camorra, il nostro sistema mentale

CAMORRA QUESTIONE DI MENTALITA’ (di Giancarlo Nobile)

La camorra, questa endemica mala pianta dell’area napoletana, ha avuto negli ultimi vent’anni una crescita esponenziale, balzando così nelle cronache quotidiane non solo per i suoi delitti o per il suo folclore, ma anche con la sua iniziativa economico-finanziaria, con i suoi rapporti con la politica, con l’ecologia tramite l’ecomafia e via elencando.
Così la camorra è entrata non solo nelle cronache delle attività criminali ma nella vita quotidiana di tutta la società napoletana e nazionale.Questa proliferazione invasiva dell’attività della camorra ha conseguentemente mobilitato gli studiosi: si sono sviluppati dibattiti, si sono scritti migliaia di libri, si sono susseguiti migliaia di articoli e saggi; ha mobilitato le forze dello stato così sono stati arrestati migliaia di camorristi, sono stati celebrati centinaia di processi, è stato inviato l’esercito nell’area napoletana e casertana. Ma la mala pianta camorristica risorge sempre e comunque, purulenta ed infettiva, più che mai.Ma che cos’è quel fenomeno che chiamiamo camorra? Dov’è? Come si struttura? Quali sono e dove sono le sue radici? Probabilmente rispondendo a queste domande, senza remore ideologiche e preconcetti sociologici, potremmo cercare di costruire un percorso positivo, se non del tutto vincente, per confinare, almeno, il fenomeno malavitoso in un recinto fisiologico comune a tutte le società umane.
Per giungere a ciò dobbiamo tenere presente che un ciclo virtuoso passa ineluttabilmente per una metamorfosi: della società napoletana. Tenendo presente che non vi è metamorfosi senza il doloroso abbandono di consolidate certezze ed abitudini.Quella che dobbiamo volere inculcare è la metamorfosi di una mentalità radicata; e questa mutazione passa per un’intima riconversione di modelli culturali consolidati che hanno nutrito quella napoletanità; nella maggior parte dei casi scade in prassi incivili e violente. E' specioso ed inconcludente il discorso di tanti che paventano, in una mutazione della società napoletana la scomparsa della peculiare identità di questa città, come se una città che ha tremila anni di storia e storia di altissimo livello, possa modificare il suo animus eliminando quelle incrostazioni di basso livello che la degradano. La criminalità organizzata che chiamiamo camorra non è e non può essere intesa come un corpo estraneo ma come un importante fattore di regolarizzazione sociale dell’area napoletana (e con essa buona parte dell’area casertana). Infatti essa è un’ importante componente per gli equilibri sociali di consistente popolazione dell’area.
La società napoletana, se la osserviamo bene, è formata da due società che si contrappongono. Ciò si evidenzia se analizziamo le statistiche sull’area da cui balza a prima vista un paradosso: la criminalità cresce sia quando aumenta l’occupazione, sia quando aumenta il reddito pro capite, sia con l’aumento dei consumi, sia se si sviluppa il consumo dei quotidiani, della televisione, dei cinema e dei teatri cioè dei consumi culturali.Si tratta di un paradosso apparente che dipende dal fatto che si considera il territorio napoletano come se fosse abitato, fondamentalmente, da una popolazione omogenea.Ma invece, invece, vi sono due distinte popolazioni: una netta minoranza moderna che aumenta la fruizione di beni culturali, che vive in una imprenditorialità moderna e una popolazione, la maggioranza assoluta, che scivola sempre più nell’incultura, nel tribalismo familistico. Sono due popolazioni che vivono nello stesso quartiere, stessa strada, nello stesso palazzo ma -assurdo ma vero- due linguaggi diversi, due interpretazioni della vita, del lavoro, della società, del costume, della morale totalmente dissimili.
Questa situazione fu ben descritta da Vincenzo Cuoco nel 1821 nella sua Storia del Regno di Napoli (Ed. Procaccino). Infatti affermava: ...'che sbaglia chi considera come unica la nazione napoletana, in realtà sono due: distinte tra loro da due secoli e due gradi di clima.. aggiungeva ‘ ..la prima non vede la seconda perché ha lo sguardo rivolto a Londra o Parigi (oggi diremmo Unione Europea). Questa dualità dopo secoli è sostanzialmente rimasta ed anzi - con la distruzione del tessuto urbano e culturale operato in questi anni e la ghettizzazione dell’immenso ed amorfo hinterland della periferia napoletana (che comprende buona parte del territorio casertano)- questa dicotomia si è rafforzata.

In definitiva nell’area napoletana abbiamo una società moderna di livello paragonabile al resto d’Italia che segue economicamente e culturalmente (molto meno di quello che vorrebbe perché zavorrata) e una società arretratissima, arcaica, medievale, in cui l’unica modernità accolta è la fruizione di modelli simbolici della società consumistica e televisiva ( sotto forma di Trash ed di Kitsch distruttivi dei raporti umani e dell'ambiente -ndr) E' in questa società che l’illegalità è la forma ordinaria di auto-regolamentazione dei conflitti interni accettata.In definitiva, per questa popolazione, la funzione di Stato è svolta dalle consorterie camorristiche; quello che noi definiamo Stato è il nemico invasore, estraneo, che è portatore di valori nemici amorali in conflitto con il loro modello di convivenza e dei modelli etici. Vi sono modelli etici che formano la mentalità camorristica come l’onore, l’appartenenza al gruppo, al potere maschio rispetto alla femmina che è moglie-madonna o prostituta, valori che possiamo vedere tramite le canzoni e le sceneggiate di cantanti in voga presso ‘l’altra popolazione’.
Ma anche questa lettura della struttura è superficiale in quanto nella camorra, come in tutte le società tribali, prevale un codice femminile cioè quel codice materno che è basato sul sangue. Nella camorra prevale il principio materno del clan, del legame di sangue (concreto e simbolico), della solidarietà intesa come complicità criminale tra i membri dello stesso gruppo. Ma questo aspetto lo esaminerò più dettagliatamente in seguito.Le due società non hanno mai dialogato o cercato una mediazione, come acqua ed olio nella stessa bottiglia, sono rimaste per secoli separate.La società che guarda due secoli indietro è sempre vissuta parallela ma sostanzialmente estranea all’altra che mutuava da essa soltanto alcuni aspetti che considerava ‘folcloristici’.La società che guarda all’Europa si è sostanzialmente chiusa in se stessa nella propria 'bottega’; al massimo ha utilizzato l’altra, quella dei lazzari, per giochi di potere (i Borboni e la nobiltà rurale utilizzavano la camorra per controllare il popolo, Garibaldi utilizzò come polizia i gruppi camorristici, il Fascismo inquadrò la camorra nelle sue squadracce, in tempi moderni il laurismo, con le sue scarpe e la pasta regalata, ed il doroteismo andreottiano-gavianeo/craxiota con '0 Posto per incetta di voti.E' quest’ultimo modello che ha prodotto quei psuedo disoccupati organizzati che avvelenano la vita sociale a Napoli). Per rimanere nell’ambito del periodo del dopoguerra si possono leggere i libri di Percy Allum 'Il potere a Napoli', 'Fine di un lungo dopoguerra' e 'Napoli punto e a capo' (Ed. L’ancora del mediterraneo).
La borghesia napoletana ha utilizzato beni e 'servizi' prodotti dall’altra società con una prassi che possiamo chiamare illegalità-legale che va dalle video cassette e musicassette pirata a basso costo, al pane ed altre mercanzie in qualsiasi giorno ed ora, al parcheggio abusivo, alle scommesse ed al lotto clandestino sino alle costruzioni abusive etc. il tutto senza tener conto che ciò, oltre che a formare la società senza l’indispensabile mediazione di regole e leggi, nutre economicamente le attività illegali e la conseguente violenza. In definitiva possiamo dire che la sfaccettata borghesia napoletana è affetta da camorra non conclamata che può degenerare in procedure proprie della camorra.
La società tribale ha fatto irruzione nell’altra negli anni settanta e ottanta quando con la diffusione di massa della droga ha dovuto invadere campi diversi per investire gli ingenti capitali accumulati con tali tradizionali commerci. D'allora la convivenza è divenuta difficile, conflittuale.Il campo invaso, in modo particolare, è stato quello dell’edilizia, attività prevalente nel napoletano, da qui la commistione tra imprese legali ed illegali e la conseguente commistione con i politici che, bisognosi di voti, instaurano il patto scellerato con la camorra rilasciando le licenze ed erogando i finanziamenti come è avvenuto post-terremoto.Negli anni ottanta si è strutturata quella camorra spietata che ha ucciso, tra i tanti, l’innocente Silvia Ruotolo.

L’affermarsi il potere di questa camorra è stato ben descritto da Francesco Barbagallo nel suo saggio 'Napoli fine novecento - politici, camorristi, imprenditori'(Ed. Einaudi).Egli scrive: "...Rispetto ai decenni precedenti, la novità più consistente degli anni ottanta è stata l’espansione della forza della criminalità camorristica che ha acquisito una centralità, mai avuta prima, sul terreno economico finanziario, amministrazione degli enti locali, negli intrecci di rapporti e di interessi con i poteri politici ed istituzionali...".Per rompere questo schema affinché a Napoli si formi una società coesa, una maggioranza di popolazione che rispecchi i valori etico-culturali ed economici condivisi dal resto dell’Europa e dunque non vi siano due società parallele dove una, che ha valori etici condivisi con il mondo civile moderno, guarda allo Stato come regolatore sociale, ed un’altra, che ha valori etici propri tribali, utilizza la sua propria camorra come regolatore sociale. Per giungere a ciò occorre sradicare le radici della forma bivalente della società napoletana, sradicare le radici vuol dire mutare la mentalità di quella maggioranza della popolazione che vive due secoli indietro.
La mutazione della mentalità: Per condurre la maggioranza della popolazione dell’area napoletana a livelli europei occorre intervenire non solo in termini repressivi ed economici - possiamo dire che il problema dell’area non è la disoccupazione e la malavita ma essi sono i sintomi di un male profondo: occorre intervenire su quel male; ogni azione intesa a contrastare solo i sintomi diviene vana e la camorra risorgerà sempre. Ecco dunque che l’affrontare la camorra diviene l’affrontare la mentalità che la sorregge e la nutre. Per far ciò occorre utilizzare in forme nuove la scuola. Affrontare seriamente nell’ambito della scuola la camorra vuol dire pedagogicamente affrontare una mutazione di mentalità.
La mentalità è una sorta di griglia attraverso cui noi leggiamo la realtà per poterla comprendere e poterci rapportare ad essa, assumendo determinato comportamenti. Questa griglia è costituita da tutte le credenze, le idee, gli atteggiamenti e le aspettative nei confronti di noi stessi, del mondo esterno, e dei propri rapporti con esso. Nei fattori determinanti la mentalità bisogna considerare anche quegli elementi di cui l’individuo non ha piena coscienza, ma che possono essere inseriti da altri di cui si ha una manifestazione diretta.La camorra, nata come codice di difesa della plebe napoletana (1656, la peste scoppiò a Napoli spazzando via la nascente borghesia napoletana; il popolo abbandonato dal governo dei Viceré Spagnoli iniziò a chiudersi in se stesso ed auto-governarsi tramite i Juappi (guappi = capofamiglia) che vestivano la gamoras giacchetta come quella dei toreri) ha mutuato la sua mentalità nei codici di famiglia tipici delle società tribali - mutuandone anche il metalinguaggio (padrino - compare ecc) - e della famiglia ha strutturato una mentalità dogmatica, fatta di credenze positive incentrata sull’idea dei ruoli predeterminati e sul concetto di appartenenze e dì autorità’.Ma essendo questi canoni essenzialmente materni il maschio camorrista tende ad esasperare l’aspetto virile. Il legame con la madre (da ciò mammasantissima) è forte non essendoci legami extrafamigliari basati sulla mediazione della legge ma solo rapporti soggettivi di parentela e affiliazione (adozione).
E’ da questo schema che si forma la trasposizione dei codici virili dell’onore della famiglia all’onore dell’organizzazione criminale; tradimento, corna, sangue, fedeltà, codici che formano la commistione tra camorra e famiglia e che nutrono la griglia della sua mentalità. Occorre un lavoro della scuola essenzialmente che abbia una interpretazione antidogmatica e dunque laica della definizione della coscienza personale. Un tragitto che nell’educazione faccia perno sull’etica della responsabilità individuale e sulla ricerca della possibile verità quale criterio di crescita sociale e di decisioni.

Ho scritto di laicità: Ma chi è il laico? Il concetto di laicità è un concetto poliedrico. Normalmente questa figura si presenta come polemica contro il dogmatismo e le prese di posizione dogmatiche. In realtà il laicismo è questo ma non fondamentalmente questo.In origine significava l’uomo profano rispetto all’uomo che sa tutto, all’uomo dominante, all’uomo di spicco, all’uomo che ‘ha l’autorità di dire o di ordinare’ - nella camorra il capozona, capoclan - . Quindi laico è l’uomo che ha bisogno di sentire il parere di tutti perché è incerto sulla propria visione delle cose.In questo caso parlare di laicità equivale a costruire la formazione, tramite un percorso pedagogico, di una persona che scopre nel dialogo con gli altri il mettersi in discussione e mettere in discussione il proprio mondo. Il rompere cioè lo schema familistico amorale in modo che l’appartenenza al gruppo e a ciò che veicola, come ordine dell’esistente e dell’esistenza, può essere messo in discussione e rifiutato.Qui nasce un nuovo concetto esso è l’etica del rifiuto.
Il rifiutare un ordine è un passaggio molto importante nella coscienza di sé. Esso è la fuoriuscita dalla sindrome Eichmann, dal nome del gerarca nazista condannato a morte nel 1962 le cui tesi difensive furono analizzate da Hannah Arendt nel bellissimo libro 'La banaità del male' (Ed. Feltrinelli) . Tale sindrome consiste nell’accettazione di qualsiasi ordine deresponsabilizzandosi da qualsiasi remora etico-morale in quanto questa ricade nella sfera complessiva della famiglia o clan o cosca o partito.
L’obbedienza non è più una virtù diceva, giustamente, Don Milani, ma il rifiuto deve essere accompagnato da una ricerca critica delle motivazioni profonde dello stesso. La paura di essere escluso dal gruppo è la molla che porta ad accettare qualsiasi azione richiesta.La paura è la molla che ha portato i lazzari napoletani a chiudersi nell’ambito familistico che ha poi strutturato la camorra e la violenza, come analizzò Rosellina Balbi in Madre Paura (ed. Pocket Mondatori). L’uomo camorrista vive in uno stato di paura preventiva; ciò lo possiamo cogliere in espressioni gergali tipiche nel napoletano come 'che paura', 'che impressione' o il famigerato 'pare brutto'. Una gabbia che chiude nella rassicurante famiglia e distrugge l’interrelazione sociale.Occorre dunque pedagogicamente un destrutturalizzazione dell’io sociale, con una critica costruttiva in cui l’ io si rende autonomo rendendo il soggetto costruttore di nuove strade esterne alla realtà della sua famiglia.Solo quando si è formato un nuovo io forte che può dunque dialogare pariteticamente e autonomamente con gli altri io scoprendo così l’alterità si può costruire una nuova socialità ed una nuova mentalità.
Se possiamo definire il tutto con uno slogan esso è ‘meno famiglia e più soggettività, meno famiglia e più società.In tutto questo si racchiude la finalità della scuola in zona di camorra. La metamorfosi di un modo d’essere, un modo di interpretare la vita e la società.Una legge speciale per l’educazione in zona di camorraIn un recente sondaggio al primo posto come motivazione delle imprese industriali e finanziarie dell’impossibilità di investire nel napoletano vi era la criminalità diffusa. Già questo avrebbe dovuto far muovere il governo e cercare seriamente di agire. Ma ciò non è mai avvenuto. Le sole azioni sono state azioni placebo come inviare miliardi per Imprese senza radice che poi falliscono o inviare l’esercito per calmare la borghesia spaventata.

Tutte l’azione dei governi succeduti negli ultimi decenni, ove ministri meridionali e napoletani sono stati in maggioranza, diviene comprensibile osservando che quasi tutti i politici della zona sono stati indicati dalla magistratura come complici o direttamente collusi con le consorterie camorristiche come è stato ben descritto nel già citato libro di Barbagallo. Ed oggi con il governo schiacciato su posizioni del Nord Italia, un governo composto da uomini fondamentalmente incolti, senza spirito democratico, dominati dalla paura preventiva come quelli della Lega (la camorra del Nord) e proni ad un padrone che elargisce pseudopotere come il signor B. la situazione diviene ancor di più drammatica.
L’Italia è un paese che ha perso, nel dopoguerra, il treno della modernità fatta di coscienza civile e sociale, di responsabilità personale ed ha imboccato a suon di stragi e tentativi di golpe la via del modernismo cioè un congelamento al tribalismo (di cui il becero Fascismo era la piena espressione) coperto da uno strato di beni consumistici come spiega Guido Crainz nel suo 'Il paese mancato' (Donzelli Editore)La sinistra, in questi anni, costruiva la sua analisi e le sue proposte incentrandole sui problemi economici, ma mai ha posto l’accento sulla questione scuole ed educazione come si evince dal drammatico libro di Tullio de Mauro 'La cultura degli italiani' (editori Laterza); libro che mette a nudo l’arretratezza culturale del nostro paese.Si è tragicamente visto che la questione non è essenzialmente economica quando ragazzi, figli di industrialotti, hanno voluto affermare l’appartenenza nei modelli etici propri di una mentalità tribale uccidendo un ragazzo con la scusa di prendersi il motorino. Ma allargando il discorso basta vedere le statistiche della fruizione dei beni di lusso e si scopre che il napoletano è saldamente primo per questi consumi, non dimentichiamo che la città con il più alto indice di depositi bancari non è nel nord Europa ma è San Giuseppe Vesuviano. Infine, ultimo dato, tra i tanti, che si potrebbero citare, il numero delle Finanziarie che nell’area è tra le più alte d’Europa.
Dunque non vi è povertà ma un modo di essere poveri. Vi è un economia chiusa, asfittica, medievale coperta da un becero modernismo.Ben pochi hanno evidenziato che, rovesciando un luogo comune, non è la ricchezza che produce l’equilibrio sociale ma è l’equilibrio sociale dovuto alla cultura che produce vera ricchezza.Un governo serio e democratico dovrebbe operare per la camorra come si opera con le grandi catastrofi naturali: terremoti, alluvioni, inondazioni. Occorre una ‘legge speciale’ e finanziamenti ad hoc per le zone colpite dal grande cataclisma della mentalità camorristica. E nel contempo una azione preventiva per evitare i sommovimenti malavitosi.Ma questo cataclisma che dura da secoli, coi suoi migliaia di morti, distruzione ambientale - la Provincia di Napoli è stata la prima ad essere dichiarata con Decreto Ministeriale ‘zona ad alto rischio ambientale con il suo infettare il corpo dell’intera nazione - tutto questo non è stato mai affrontato con ‘leggi speciali per l’educazione’ che sradichino la radice della mala pianta.Un’azione educativa deve condurre ad una metamorfosi di un modo d’essere, un modo di interpretare la vita e i rapporto sociali. Certamente quest’azione non può svolgerla una scuola ‘a regime normale’ anche tenendo presente che nel napoletano non vi è mai stata una vera scuola a regime normale.Occorre un progetto educativo forte. Per far questo occorrono un criterio ed una metodologia per affrontare il problema con un atteggiamento costruttivo e responsabile e ciò può avvenire tracciando più linee, delle coordinate, in cui verrà posto il progetto che si vuol mettere in atto.
Queste coordinate sono, da un lato, le finalità morali e le finalità ideali del progetto educativo (possiamo dire che sono gli elementi a lungo, lunghissimo termine) dall’altro, bisogna partire dalle situazioni concrete e a questo punto non si può parlare di area napoletana, ma si deve parcellizzare l’intervento, nella sua visuale e scendere al quartiere, scendere ad un’estrazione particolare di un dato quartiere e ambiente.Così potremo giungere ad cuore di quelle strutture familistico-tribali e operare e infondere quegli stimoli positivi. Tale lavoro è oggi svolto con estrema difficoltà ed abnegazione dai Maestri di Strada guidati da Marco Rossi Doria. Ecco la legge speciale per l’educazione dovrebbe dare strutture e strumenti finanziari a questi operatori.Il primo Assessorato del Comune di Napoli dovrebbe essere quello della Cultura e dell’Educazione sociale e tutti gli altri dovrebbero lavorare per collimare le proprie iniziative a quello principale.

Stimolare i giovani e questo vale essenzialmente per un aspetto negativamente forte dei lazzari ad una consapevolezza dell’autodisciplina e di un ordine acquisito per il riconoscimento autonomo del proprio valore.
Non è vero che il ragazzo napoletano per sua natura sia ribelle. La disciplina costituisce un limite, ma anche una sicurezza. Un argine ad una forza le cui esuberanze danno problemi e creano nervosismo, prima che a qualunque altro, fondamentalmente a chi esercita tale esuberanza.Anche il cosiddetto bambino-ribelle, il folcloristico scugnizzo (oggi chiamato muschillo - piccola mosca - quando fa il corriere della droga) che è diventato un tipo caratterologico del ragazzo napoletano è un ragazzo fondamentalmente abbandonato, e più che dire abbandonato a sé stesso, bisogna mettere l’accento su un ragazzo abbandonato e basta, perchè quel sé stesso non costituisce per lui nessuna protezione, non costituisce nessuna sicurezza di cui egli ha bisogno e chiede in forme per lo più implicite.Ma in quale ambiente realizzare tutto ciò? Un ambiente è educativo di per sé, educativo sia nel senso positivo che negativo.
Far vivere persone in ambienti ristretti, scarsamente illuminati, ambienti sporchi, trascurati crea diseducazioni, crea tutto il contrario di ciò che affermiamo essere importante. Dunque recupero urbano e ristrutturazione dei plessi scolastici devono andare di pari passo.Anche la struttura urbana è educativa, come lo sono le simmetrie delle facciate delle case; a Napoli non si è fatta mai la guerra ai balconi abusivi come vi sono a Forcella, o a Piazzetta Nilo o Via Sforza o su muro dei chiostri di San Gaetano e via elencando - sto scrivendo del centro storico e antico dichiarato monumento dell’umanità dall’UNESCO - buttare giù i balconi e ripristinare le facciate è un’indicare il primato delle regole - è la legge astratta ed universale che governa gli uomini - ed educare alla simmetria visiva che si riverbera in un ordine mentale.
Lo slogan in questo caso può essere: la durezza della legge e la dolcezza della cultura.I plessi scolastici devono diventare i centri di riferimento della società, in luoghi ove non vi è niente come servizi sociali ed educativi, la scuola deve divenire l’avamposto della società civile; così avremo un utilizzo a tutto campo per attività che trascendono i programmi d’insegnamento. Così la scuola diviene la palestra per la profonda metamorfosi della mentalità. Per far questo la scuola deve coinvolgere i nuclei familiari nell’attività pedagogica con l’educazione permanente.Solo con una rivoluzione sociale Napoli può iniziare a produrre in modo endogeno futuro, altrimenti rischia ancor di più l’emarginazione e l’irrilevanza nella società globalizzata, e tutto questo può produrre solo ancor di più disperazione e violenza.

http://www.ildialogo.org/, Sabato, 04 novembre 2006

giovedì 29 novembre 2007

La Macchina del Tempo - Viaggio VIII

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

'E Ccriature 'e Napule,

Andare a scuola a Napoli. Come si trasmette la cultura SdG nei secoli.

[...] Fra il popolo la camorra si succhia, per cosi dire, col latte.
I ragazzini di 6 anni si esercitano nell'uso del coltello, in attesa di potersi concedere il lusso di un revolver ...
(continua)

*** Un inciso : ****
A questo riguardo leggiamo dal 'Mattino di Napoli' del 1 Luglio 1892 :

''Il revolver e' divenuto a Napoli una moda, una follia.I ragazzi cominciano a comprare pistole da 5 soldi nei negozi. poi passano intere giornate davanti alle vetrine degli armieri a guardar, con occhi pieni di invidia, i revolver americani, piccoli , eleganti, disposti in modo civettuolo in fila come i coristi d'una compagnia d'operatta nelle vetrine.Infine, quando cominciano a guadagnare qulache soldo, economizzano finche'non abbiano ammucchiato una quindicina di franchi [M.Pellet scrive per i suoi lettori connazionali Francesi - n.d.r.]
Allora, tutti felici di poter infine soddisfare il lungo desiderio, comprano l'arma, la mettono in tasca e vanno per le strade, tutti fieri,con camminata da smargiasso.
Guai a chi guarda uno di questi figuri, egli vi apostrofa apposta, e se gli rispondete, comincia un fuoco di fila.
Un povero diavolo che passa pensando alle sue faccende, si busca il proiettile..
*** fine inciso***


(segue)...I ragazzi il cui padre e' in galera vanno a sollecitare soccorsi minacciando, e nessuno osa metterli alla porta.
Il 19 settembre 1891, nel piccolo teatro delle 'Follie', al Mercato, un ragazzino di 13 anni, chiamato Francesco Festa giocava a palla.
Un ragazzino di 12 anni, che era là con amici, volle impossessarsi del giocattolo, e disse a Festa : '' noi siamo piccoli camorristi, daccelo, se ti rifiuti , ti tagliamola gola'' [ in lingua napoletana]
All'uscita del teatro questi ragazzi tirarono fuori i loro coltelli ma Festa uccise uno dei suoi aggressori.
Si vede che la gioventu' napoletana e' promettente e che, come diceva Gavarni, ''i piccoli mordono''.
Il tribunale volle dare un esempio e condanno' il piccolo assassino, malgrado la sua eta' , a 6 anni e 8 mesi di carcere.
All'udienza giudiziaria, il padre della vittima si getto' su Festa e tento' di strangolarlo.
Questa precocita'nel crimine non e' eccezionale a Napoli; cosi il 15 agosto 1890, un ragazzo di 15 anni, di nome Riccardi, faceva capriole sulla pubblica via .
Ne cadde un mozzicone di sigaro dalla sua tasca e questi accuso' uno dei suoi compagni, Guerracino, di averlo raccolto.
Ne segui' una lotta a pugni; Guerracino, risultando perdente, disse al suo avversario: ''mi vendichero', ti mandero' un mio amico''.
Ando' a trovare un ragazzo della sua eta' di nome Alaja, gli racconto' l'incidente; ''non te ne incaricare [ in italiano: non ti preoccupare] faro' presto sentire a Riccardi l'acciajo nello stomaco''
L'indomani mattina, Alaja attese Riccardi e lo uccise sul colpo con una coltellata. Tutto per un mozzicone di sigaro.
I processi in cui figurano camorristi sono sempre istruttivi; i presidenti stentano a sbrogliare la verita' in mezzo a false testimonianze interessate.
Anche in caso di delitto flagrante debitamente contestato, l'imputato esibisce un alibi molto chiaro.
Percio' un magistrato ha potuto dire : ''Quando un camorrista e perseguito, non ascolto mai i testimoni a discarico''.
I testimoni a carico al contrario, sono rari; hanno bisogno di essere eroi per pronunciar una sola parola.
Ho udito raccontare sull'argomento una storia curiosa, anche se rimontante ad una quindicina di anni fa [cioe' risalente al 1877 - 17 anni dopo l'annessione del Regno di Napoli al Regno d'Italia- n.d.r.]
un camorrista noto, che poi ha fatto strada, ebbe in un teatro una discussione con un suo vicino di posto.
I due uscirono durante l'intervallo dello spettacolo per spiegarsi sul marciapiede.
Il camorrista, per cortesia, avendo lasciato passare il suo avversario per primo, gli affondo'un lungo coltello tra le spalle e lo uccise di colpo in presenza di 20 persone.
Un carabiniere piemontese che era di servizio vide il colpo e prese il nome dei testimoni.
Alla sbarra tutti , come un sol uomo,dichiararono di non aver visto niente.
Prima della sintesi del presidente, l'imputato, che aveva tessuto un alibi su numerose tetimonianze concordanti, rivolgendosi ai giurati disse :
'' Signori, io conto sulla vostra onesta' per aver giustizia, e sono cosi sicuro d'esser assolto che ho gia' ordinato per questa sera un grandioso pranzo allo ? Scoglio Di Frisio' a Posillipo. Si apparecchiera' per voi.Mi fareste dispiacere se non accettate il mio invito''
Il verdetto fu negativo per due soli voti di maggioranza, eppure nemmeno uno dei 12 giurati oso' mancare la sera al ristorante di Posillipo.
Bisogno' anche aggiungere coperti per 2 supplenti.
Questi cedimenti della giuria spiegano le parole pronunciate dal Procuratore del Re Savoia, Abatemarco nel discorso dell'8 gennaio 1880 .
''Bisogna, diceva il Pubblico Ministero, ''che l'autorita' sia sicura del concorso di tutti i cittadini.Questi devono sottrarsi alla paura che la camorra incute, e soprattutto rifiutare ai camorristi la loro indiscreta e inopportuna protezione''
Il Pubblico Ministero De Rosa deplora che i camorristi abbiano man mano in questi anni sostituito il revolver al loro tradizionale pugnale, di gran lunga meno pericoloso per i passanti inermi ed ignari.
Non passa settimana a Napoli che non si legga sui giornali o si oda parlare di qualche disgraziato ucciso per errore sulla pubblica via da parte di uno sparatore che tira alla cieca.
Il P.M. del Re Abatemarco, nello stesso discorso del 18 gennaio 1880 all' apertura dell'anno giudiziario, citava una lunghissima serie di OMICIDI IN-volontari compiuti in simili condizioni; le misure che egli chiedeva per prevenire questi orrendi delitti son rimaste senza effetto...
Da : 'Napoli contemporanea 1888 - 1892' , di Marcelin Pellet.
Console generale a Napoli della Repubblica di Francia dal 1885 al 1892

giovedì 18 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - VIAGGIO VI

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI. §

PROVE DI SISTEMA AL 1907, cenni.

[...] Napoli rispetto alla Mala Vita può dividersi in tre grandi gruppi di quartieri:
1- Chiaja, San Ferdinando e Montecalvario.
2- San Giuseppe, San Lorenzo, Stella, San Carlo all'Arena.
3- Porto, Pendino, Mercato, Vicarìa,Vasto.
Queste tre aree vanno distinte fra esse per il genere di mala vita stabile , e per la specie di reati che vi si perpetrano.
La prima, che è abitata dall'elemento signorile di Napoli, dalle prostitute di alto rango nelle sezioni di Chiaja e San Ferdinando, e dalle meretrici di medio ordine in sezione Montecalvario, che è il terreno prescelto per i souteneurs, contando i più ricchi alberghi e per essi alloggia il più gran numero di forestieri, dà una statistica costante in cui i reati di truffa alla parigina, estorsioni, estorsioni speciali su meretrici, di rapine o scippi e di furti con destrezza, rappresentano la cifra più elevata, e mostrano la indole della Mala Vita stabile.
Nella seconda zona che comprende i quartieri più popolosi, l'abitato fittissimo, insalubre, il movimento più continuo di commercio e per l'agglomeramento degli stabili, si mostra come reato costante il furto a domicilio, e la frode in commercio.
La terza poi, abitata dall'infima plebe, da commercianti, contiene numerosi e ricchi magazzini situati o su larghe vie, mal sorvegliate, o nel labirinto dei vicoli, dà come reato abituale il furto di effrazione o detto con scasso , la rapina, la rissa sanguinaria.
Gli altri reati sono comuni a tutte le altre zone.
Ricordiamo anche i quartieri , un tempo suburbi, di Posillipo e Fuorigrotta, assimilabili ai caratteri della prima zona; le borgate di Campo di Marte-Capodichino, per la seconda; le Paludi di Sant'Anna, Sant'Erasmo, le Barriere del Dazio per la terza ( Bagnoli, Ponticelli, Barra, Agnano)
Fuorigrotta è è focolare pericoloso di mala vita, rifugio di latitanti e di ladri, abituale albergo di ricettatori di refurtiva
Come Fuorigrotta e' confinante con Chiaja, cosi San Carlo all'Arena è limitrofa con la borgata di Capodichino (o San Giovanniello) ed è teatro continuo delle risse domenicali, sito preferito dalla infima plebe per libagioni di vino venduto ivi a buon mercato.
Affianco alle sezioni del Vasto e di Mercato sono le borgate delle Paludi, di Sant Erasmo e le Barriere ove il gran numero di osterie, la difficoltà di sorveglianza, richiama gran parte della Mala Vita dei quartieri interni di Napoli e sono, detti siti , teatro di risse sanguinose provocate da duelli per dirimere controversie sorte dall' infrazione delle leggi della Camorra o per la divisione del ricavato delle estorsioni e dei furti.
Le liti di camorra si dirimono con tale rituale : la vertenza prende nome di dichiaramiento ( nella vecchia scuola, dal '700 in poi, detta zumpata) ed è il duello a coltelli; al giorno d'oggi , grazie il progresso della meccanica, sparata ; quasi sempre sei o sette individui possono esplodere in pochi minuti 30 o 40 colpi di arma da fuoco, facendo strage.
Il comporre una vertenza si dice apparà , e la discussione di essa causa scònceca, benche' si chiami cosi ogni delitto di Mala Vita.
Il sito più noto prescelto dalla Camorra per questi fatti d'armi è l'area detta Taverna del Ferro o la Taverna delle Brecce, abituale ritrovo di ladri e camorristi ove la Pubblica Sicurezza procede sovente e specie nei giorni festivi ad arresti di massa in sèguito alle risse sanguinarie scagliando pattuglioni di agenti comandati da un funzionario.
La presenza di Forza Pubblica non basta mai per evitare inconvenienti serii; le guardie non possono restare in permanenza su questi siti pericolosi. Bisogna che l'ufficiale di PS agisca d'astuzia e conosca bene le abitudini dei Malavitosi per prevenirli [...]
Eugenio De Cosa, 1 dicembre 1907 - commissario di PS a Napoli

giovedì 11 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - VIAGGIO V

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §


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Risate al Parlamento, II - L'inchiesta Saredo su Napoli

[...] L'11 dicembre 1900, Giuseppe Saracco, capo del governo e ministro dell'interno, nominò una '' Regia Commissione di inchiesta per Napoli '', presieduta dal senatore Giuseppe Saredo, presidente del Consiglio di Stato.
La commissione interrogò 1300 testimoni e il 22 ottobre 1901 pubblicò, in 11 volumi, i risultati dell'indagine. Al municipio di Napoli, accertò la commissione, era stata compiuta una quantità enorme di reati di peculato, di concussione e di falso : si vendevano in contanti persino i posti di guardia municipale.
Ecco un brano della relazione d'inchiesta :
*
'' ..[I politici e gli amministratori ] seminando la corruzione nell'elettorato facendolo funzionare solo a base di clientele e di interessi, mantenendo innestata la politica dell'amministrazione, aprendo alla camorra l'adito ad esercitare la sua prepotente azione elettorale e rendendola cosi quasi arbitra della vita pubblica, volgendo infine tutta la vita pubblica a servizio delle elezioni, determinarono anche nuovi e peggiori mali ... Il male più grave, a nostro avviso, fu quello di aver fattivamente lasciato ingigantire la camorra, lasciandola infiltrare in tutti gli strati della vita pubblica, e per tutti gli strati sociali, invece di distruggerla, o per lo meno tenerla circoscritta là donde proveniva, dagli infimi gradini sociali. In corrispondenza quindi della ' bassa camorra ' originaria, esercitata sulla misera plebe in tempi di abiezione e di servaggio, si vede sorgere una 'alta camorra', costituita da più scaltri ed audaci borghesi.
*
Costoro approfittando dell'ignavia della loro classe e della mancanza in essa di forza di reazione ed imponendole la plebe prepotente ed ignorante, riuscirono a trarre alimento nei commerci e negli appalti, nelle adunanze politiche e nelle pubbliche amministrazioni, nei circoli e nella stampa.
*
Con lo sviluppo della camorra, la nuova organizzazione elettorale a base di clientele, di servizi resi e ricambiati in corrispettivo del voto ottenuto, sotto forma di protezione, di assistenza, di consiglio, di raccomandazione, rese possibile lo sviluppo anche della classe dei faccendieri o intermediarii, che nel periodo anteriore all'Unità d'Italia nel 1860 erano già un elemento indispensabile per ogni traffico di affari.
*
[...] La camorra detiene al momento ancora più impero e potere in quanto si è accaparrata la gratitudine e l'appoggio di persone influenti della borghesia, che se ne servono a scopo elettorale.
*
Di questo appoggio si ha una prova assai eloquente se vediamo l'amministrazione dell'istituto penale dell'ammonizione applicata dalla questura.
Nel biennio 1898-99 di 633 denunce per ammonizione fatte dalla questura, solo 107 furono accolte, rimanendone pendenti, alla fine del biennio, 78 presso il giudice delegato e 26 presso il consigliere d'appello; per tutte le altre si dichiarò non luogo a procedere. I ladri e i malfattori più astuti e specialmente i camorristi seppero sfuggire al provvedimento, valendosi appunto di protezioni politiche. ''
*
Molti a Napoli e primo fra tutti il direttore del quotidiano Il Mattino , Eduardo Scarfoglio, che con sua moglie Matilde Serao, era stato personalmente tacciato di affarismo, definirono l'inchiesta Saredo un volgare libello diffamatorio. A Montecitorio, invece, molti parlamentari e fra essi l'onorevole De Martino, la reputarono ' un monumento di sapienza e di coraggio civile '.
Il 9 dicembre 1901, alla Camera si aprì il dibattito sull'inchiesta Saredo, allo scopo di prendere misure contro il problema Napoli. [...] Enrico Ferri, fondatore con Cesare Lombroso della scuola positivista di diritto penale si levò a parlare :
*
'' Nell'Italia settentrionale, ci sono delitti, ci sono malversazioni, ci sono tanti fraudolenti, ma sono individui isolati; nell'Italia meridionale, invece, la malattia ha forma infettiva e di epidemia. Nall'Italia settentrionale i centri di criminalità sono casi di eccezione, nell'Italia meridionale sono centri di eccezione, tanto più mirabili per questo, i centri di onestà ''
*
I deputati meridionali, a tali parole, si ribellarono, e siccome Ferri non volle chieder scusa, il presidente della Camera, Tommaso Villa, gli inflisse la censura. Prima di abbandonare l'aula, l'onorevole Ferri ruppe con un libro una porta a vetri e gridò : '' La camorra continua in parlamento ! ''.
*
Tutti i deputati scoppiarono a ridere.
*
[parte I pubblicata in La Macchina del Tempo - Viaggio IV]


***
Che dire?... dall'inchiesta Saredo e dalle parole di Ferri son trascorsi..106 anni, cioè 38.690 giorni, cioè 928.560 ore, cioè 55.713.600 minuti, cioè 3.342.816.000 secondi; e quanti milioni di Napoletani son vissuti senza mai concepire una vita decente e libera dall'assillo quotidiano di esser rovinati e fatti fuori in un qualche modo? (Ce ne facciamo noi SdG qui un problema ma loro no a dire il vero, stanno bene cosi, non gliene può fregar di meno di una vita libera...). Vissuti cosi, sempre uguali a noi stessi; generazioni sprecate, tempo sprecato, salute sprecata, lavoro sprecato. Evoluzione zero.
*
ERRARE HUMANUM EST; PERSEVERARE DIABOLICUM.

martedì 9 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - VIAGGIO IV

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

Risate al Parlamento, I


Alla Camera dei Deputati, sul finire dell'800 si parlava sovente di camorra e camorristi, e anzi si lanciavano talvolta accuse, molte delle quali più che fondate, contro quei deputati napoletani che non avevano esitato a trasformare 'capintesta' e 'capintriti' in altrettanti grandi elettori e che si erano associati ad essi in imprese quanto meno poco pulite.

Uno fra i primi parlamentari ad attaccare la camorra, fu Ferruccio Macola, quello stesso che ucciderà in duello Felice Cavallotti. Con interventi diretti alla Camera e con un articolo pubblicato sulla Gazzetta di Venezia del 31 marzo 1896, egli svelò, fra l'altro come la camorra si fosse insinuata fra le file dell'esercito e avesse contribuito alla disfatta di Adua in Eritrea [ per gli Italiani dei ceti alti la data 1/3/1896 ebbe un effetto analogo a quello dell'attuale 11 settembre 2001 ; Francesco Crispi che aveva spinto la giovane nazione in questa impresa coloniale perdente si dimise da capo del governo - fonte: wikipedia, n.d.r.]
Mediante il cosiddetto 'arruolamento a spizzico' , documentò il deputato, i camorristi napoletani avevano partecipato in buon numero alla nostra campagna d'Africa, ma non per spirito patriottico, bensì per poter allargare il loro raggio d'azione e nel contempo sottrarsi ai superiori ordinarii. Sùbito dopo la partenza i camorristi si erano messi all'opera sulle navi, taglieggiando i militari delle altre regioni d'Italia; nel quartier generale di Adigrat in Eritrea, quindi, si erano abbandonati ad ogni sorta di violenza e avevano derubato di 2000 talleri il tenente Ghirardi. Il comando aveva tentato di correre ai ripari adoperando sentinelle 'chitet' a preferenza di quelle bianche, ma i camorristi napoletani, uniti ai mafiosi siciliani, incitavano la truppa a non obbedire ai superiori. Durante la battaglia di Alequà , molti soldati camorristi avevano abbandonato gli ufficiali di fronte al nemico.Le rivelazioni del deputato Macola erano gravissime; nessuno poté smentirle, come cosi, del resto, non si potevano ignorare le denunce fatte da altri deputati circa l'ingerenza della 'Bella Società Riformata' nelle battaglie politiche.


Nel 1898, poi, iniziarono alla Camera gli attacchi contro il deputato napoletano Alberto Agnello Casale, accusato non solo di esser stato eletto coi voti procuratigli dalla camorra, ma di essersi strettamente legato ad essa e di aver corrotto l'intera amministrazione comunale di Napoli di cui era allora sindaco Celestino Summonte.
Contro l'onorevole Casale, ex giocatore di borsa, iniziò una spietata campagna di stampa, il 10 dicembre 1899, l'organo socialista napoletano La Propaganda. per settimane , per mesi, il giornale napoletano pubblicò articoli intitolati semplicemente 'camorra', tramite i quali documentava le malefatte di casale e di altri esponenti politici. Al Casale, il giornale rivolse tre precise domande : 1) Qual è la sua professione, art o mestiere - 2) Quali le sue rendite - 3) In mancanza dell'una e delle altre come vive Alberto Casale ?

Quindi il periodico sostenne , senza mezzi termini, che lo stato maggiore del deputato era costituito da affiliati di camorra, e di essi pubblicò nomi e soprannomi.

Mentre La Propaganda a Napoli portava avanti la sua battagli, a Montecitorio un altro deputato napoletano, Giacomo De Martino, non socialista e quindi non legato a quel giornale, sollecitava la nomina di una ''Commissione parlamentare d'inchiesta su Napoli e Palermo e sulle condizioni economiche , politiche , sociali e amministrative di queste due città nei rapporti con la mafia e la camorra''

Il 15 dicembre 1899, l'onorevole De Martino disse testualmente : '' Napoli ha più di ogni altra città d'Italia una massa enorme di miserrimi, venuta man mano crescendo a causa delle dissestate condizioni economiche della città, la quale, cessando di essere centro generale di consumo e capitale dell'ex-Reame, non ha ancora ottenuto uno sviluppo di commerci e industrie che ne compensasse gli effetti. Sulle masse misere di Napoli impera la camorra, cioè la violenza e il predominio individuale. In questa massa dominano il diritto di camorra sugli scambi, i 'dichiaramenti' di duello per le vie pubbliche, le esecuzioni capitali immediate come affermazione di superiorità o come riparazione di un primitivo senso dell'offesa. Ma queste masse diventate col regno d'Italia , in gran parte elettorali hanno acquistato una forza e un valore amministrativo e politico fortissimo. Quelle masse guidate e comandate dalla camorra non possono avere ideali, ma interessi. Donde e come si creano? Dalla vita amministrativa; e cosi sorge l'alta camorra. Tutta una fitta rete di interessi avviluppa la vita amministrativa napoletana. Nell'alto si formano gli appalti, i contratti, le cessioni pubbliche: su di esse arricchiscono i pezzi grossi, ma a quegli appalti, a quei contratti a quelle concessioni pertecipa man mano la bassa camorra che è loro assoldata. Tutto è latente, abilmente dissimulato nella vita comune, ma venga il giorno delle elezioni e voi vedrete scatenata per la città tutta questa massa ingorda, famelica, minacciosa. Allora, senza altra dimostrazione, s'intende, cos'è la camorra, qual è il potere, quali i suoi fini. Qualunque inchiesta, fatta onestamente e coraggiosamente, dimostrerebbe che l'amministrazione comunale di Napoli è guasta e corotta fino alle midolla e che , sorta da compromessi con la camorra, alta e bassa, per essa e con essa vive... ''
La proposta dell'onorevole De Martino venne insabbiata, ma a Napoli, intanto, La Propaganda continuava, con maggior vigore, la sua lotta contro la camorra e contro l'onorevole Casale, sfidando quest'ultimo a querelarli. La causa fu chiamata il 24 luglio 1900, e siccome il deputato non fu in grado di smentire nessuno degli addebiti mòssigli, la requisitoria del P.M. Raffaele Notarstefani, anziché contro i giornalisti de La Propaganda, si rivolse contro di lui e contro il principale testimone a suo favore, Gargiulo, procuratore generale di Corte di Cassazione. Il 31 ottobre 1900 i redattori de La Propaganda furono tutti assolti per esser riusciti a provare la fondatezza della loro accuse. Immediatamente Alberto Agnello Casale si dimise da deputato : altri tempi.

Lo scalpore suscitato dalla sentenza fu tale che l'11 dicembre 1900, Giuseppe Saracco, capo del governo e ministro dell'interno, nominò una '' Règia Commissione d'inchiesta per Napoli'', a capo della quale venne messo il senatore Giuseppe Saredo, presidente del Consiglio di Stato... [continua]

(Vittorio Paliotti, Storia della camorra, 1973 , 2006)

sabato 6 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - Viaggio III

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

La Polizia.

Di fronte ad una popolazione come quella di Napoli, di mezzo milione di abitanti, la piu' numerosa del Regno d'Italia in assoluto, di cui almeno 1/5 appartiene a quella che si è convenuto denominare ' le classi pericolose della società', popolazione passionale, proterva e brutale, spesso poco o niente rispettosa della proprietà altrui, ancor meno della vita umana (1), esposta ai peggiori esempi di governo e ai peggiori consigli dell'ignoranza e della miseria, quali armi ha la società onesta per difendersi ?

La polizia dispone di forze considerevoli. Essa può mettere in linea, escluse le guardie carcerarie, e senza contare la riserva di una guarnigione di 12'000 uomini, 830 agenti di Pubblica Sicurezza, 547 Municipali, 587 Carabinieri, 1195 Doganieri [oggi Guardia di Finanza, n.d.r.], in tutto più di 3150 uomini, agli ordini o a disposizione del Questore della provincia. Questo effettivo ( un agente ogni 158 abitanti) è tanto più sproporzionato rispetto al numero degli abitanti in quanto la necessità di sorveglianza contro attività politica non esiste, per così dire, a Napoli. Il partito borbonico [ I Borboni furono destituiti e scapparono nel settembre 1860 e il Regno di Napoli - il più esteso e popoloso della penisola - conquistato e unito all'Italia da Garibaldi per Casa Savoia, n.d.r.] non ha più di uno stato maggiore senza soldati, stato maggiore che ogni giorno scompare e aderisce al nuovo ordine; il partito repubblicano non cospira a Napoli, il socialismo ha pochissimi aderenti e le sètte anarchiche non sono quasi rappresentate. Tutte le forze di polizia possono dunque esser impiegate unicamente nella sorveglianza e nella repressione di contravvenzioni al codice, dei delitti e dei crimini di diritto ordinario.
I Carabinieri, simili ai nostri Gendarmi in Francia, sono impiegati soprattutto al servizio di mobilitazione.
I Doganieri [oggi Guardie di Finanza, n.d.r.] sono considerati agenti di forza pubblica, e concorrono senza limitazione di sorta alla repressione di tutte le infrazioni previste dal codice penale. A Napoli assolvono a due incarichi distinti. 470 sono occupati nel servizio di dogana; 725 sono comandati al servizio municipale del dazio, che il governo gestisce in monopolio dal 1881 per garantirsi dagli anticipi di spesa sostenute per la città.
la Guardie Municipali, in numero di 547, dipendono dal Comune come i nostri 'Sergents de Ville' francesi in provincia. Questo sistema ha degli inconvenienti, specialmente a Napoli.
Le Guardie, nominate dall'autorità municipale, dietro raccomandazione dei membri del consiglio comunale o dei grandi elettori di quartiere, i 'capurioni', non sono 'indipendenti' nell'azione repressiva . Devono tener riguardo dei loro protettori e degli amici dei loro protettori; necessariamente nativi di Napoli, essi hanno spesso semplicemente paura dei guappi, dei camorristi, e si allontanano quando odono colpi di revolver o vedono tirare di coltello (2) ; perfino durante il giorno, a maggior ragione dopo il cader della notte, non si vedono avventurarsi nelle strade e nei vicoli dei quartieri piu' antichi e bassi. E' vero che sono particolarmente incaricati di polizia municipale, ma non se ne occupano mai sul serio. Per gli stessi motivi chiudono gli occhi sulle contravvenzioni alla rete stradale; lasciano che i cittadini gettino a tutte le ore del giorno e della notte le immondizie per le strade, che stendano la biancheria alle finestre e sulla pubblica via, che pericolosi branchi di cani randagi e bestiole domestiche vaghino liberamente. Non osano assolutamente nè impedire ai caprai di passare col loro gregge sui marciapiedi delle strade piu' eleganti e frequentate, nè fermare gli innumerevoli mendicanti che assediano gli stanieri per via e fin dentro i giardini pubblici. Nella Villa Nazionale - il borbonico Real Passeggio di Chiaja - [oggi Villa comunale, alla Riviera di Chiaja, n.d.r.] a dispetto dei regolamenti, i cani scorazzano e defecano nelle aiuole, i ragazzi di strada seminudi ( gli scugnizzi) staccano i fiori e deturpano gli ornamenti marmorei, i venditori di ciarpame perseguitano coloro che passeggiano con un'insistenza ostinata. Se un viaggiatore in discussione con un cocchiere richiama la loro attenzione per testimonianza del torto che sta subendo, essi o si rifiutano o appoggiano per dispetto il cocchiere . Nessuna guardia interviene. Infine l'amministrazione interna del corpo della Polizia Municipale commette di continuo innumerevoli abusi. Il senatore Saredo, presidente di sezione del Consiglio di Stato, commissario regio inviato a Napoli nel 1891 per riportare un po' d'ordine nell'amministrazione municipale, ha dovuto destituire parecchi ufficiali della guardia urbana rèi convinti di '' aver tirato camorra'' trattenendo ai loro subordinati una percentuale sul loro stipendio, e sciogliere l'intero corpo per ricostituirlo del tutto con elementi piu' rispettabili. Nella relazione in cui esponeva i risultati della sua amministrazione temporanea, il senatore Saredo dichiarava che la polizia municipale di Napoli non aveva nè spirito di corpo, nè alcuna disciplina, e che era completamente immorale e demoralizzata. Aggiungiamo che dopo la partenza del commissario regio il nuovo consiglio comunale eletto ha puramente e semplicemente rimesso in carica il vecchio personale destituito e restaurato tutti i consueti abusi ...
* * *
...In effetti molto spesso un Questore, a Napoli , non osa chiedere l'ammonizione per un uomo pericoloso, un camorrista per esempio, perché alcuni di essi hanno una certificato penale - incredibile a dirsi - ancora pulito, e non si può invocare a loro carico la voce pubblica; nessuno verrebbe a testimoniare...
... Alla vigilia di una manifestazione annunciata, come quella del 1° Maggio, o nelle circostanze eccezionali, la polizia fa una retata di 'ammoniti' e di 'pregiudicati', salvo rilasciarli l'indomani. Il servizio d'ordine con questa misura...è semplificato (sic!)
...Quando si esàmini il testo del codice Zanardelli sugli articoli relativi all'ammonizione, alla sorveglianza di alta polizia e alla relegazione, specialmente di quello che parla dell'associazione a delinquere, si vede che sembrano redatti apposta in vista della repressione della camorra napoletana e della mafia siciliana. L'associazione a delinquere cosi come si opera qui è sconosciuta nel resto di tutto il Regno d'Italia. In effetti, soprattutto a Napoli, è ai camorristi che le guardie di Pubblica Sicurezza sono chiamate a dare la caccia ogni giorno.
Perciò sulle 5000 guardie di P.S. incaricate della polizia in tutto il Regno d'Italia, 830, cioè la sesta parte, sono di stanza a Napoli. Fra loro non c'è che 1/10 di nativi Napoletani. Inoltre questa minoranza si compone interamente di ex-sottufficiali o di ex-carabinieri, uomini sicuri, indispensabili d'altronde in un paese del quale gli Italiani del nord non comprendono per niente la lingua.
Il Questore di Napoli ha sotto mano un personale scelto che egli può quadruplicare in caso di bisogno inquadrandovi le guardie municipali, i carabinieri, e le guardie doganali; egli ha un incarico di fiducia molto in vista.E' sempre uno dei primi, se non il primo poliziotto d'Italia. Egli non è come nelle altre grandi città della penisola, una sorta di commissario centrale, un semplice subalterno del prefetto di polizia, ma capo quasi indipendente e molto rispettato, perché si riconosce che è messo a capo di una vera e propria armata. Per la Questura Napoli è divisa in 14 sezioni, una per ciascuno dei 12 quartieri della città [ dopo il 1927 per la riorganizzazione amministrativa della città si contano - come ad oggi - 32 quartieri avendo inglobato i casali e i sobborghi piu' prossimi alla cinta daziaria : San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Barra, Chiajano, Secondigliano, Bagnoli etc.. , n.d.r.] più quelle di Poggioreale e del Vomero. Ciascuna sezione ha una brigata, con un ispettore e tre delegati. Ha inoltre 8 uffici distaccati con un ispettore e uno o due delegati, alla stazione centrale, a Capodimonte, e nei diversi sobborghi di periferia, San Giovanni a Teduccio, Portici, Torre del Greco, ecc. .
* * *
...Ci sono per tutto il Regno d'Italia :
24.704 Carabinieri
16.003 Doganieri [ Guardie di Finanza, n.d.r.]
5.000 Guardie di Pubblica Sicurezza ( istituita con la 'legge Sarda' preunitaria del 30/9/1848)
5.907 Guardie Municipali nominate dai sindaci, di queste ultime :
Napoli ne ha 547
Roma ne ha 496
Torino 253
Firenze 189
Milano 175
Genova 131
Bologna 55
Palermo 143
Catania 80
* * *
Note :
(1) Il 2 dicembre 1892 un individuo che aveva affittato un carretto a mano per 20 centesimi di lire non volle pagarne che 15; il noleggiatore, reclamando quanto dovutogli, ricevette come supplemento di prezzo una coltellata che gli squarciò tutto l'avambraccio in tutta la sua lunghezza. Lo stesso giorno, al vico Cariati a Montecalvario, un venditore di fichi d'India, Tore 'o Scemo, per una vertenza riguardante appena due soldi (100 soldi fanno 1 Lira) , sventrava un suo cliente, il panettiere Cagnazzi. Questi due fatti diversi, presi a caso dalla stessa edizione giornaliera di un quotidiano locale, indicano in qual conto sia tenuta in questa città - peraltro d'aspetto meraviglioso - la vita di un uomo meglio di dieci pagine di considerazioni filosofiche. Spiegano anche perché la pena di morte sia stata cancellata dal codice penale italiano. L'impiego di essa sarebbe troppo frequente e il suo effetto nullo.
(2) '' Il revolver è divenuto a Napoli una moda, una follia. I ragazzini cominciano a comprare pistole da 5 soldi nei negozi. Poi passano intere giornate davanti alle vetrine degli armieri a guardar, con gli occhi pieni di invidia, i revolver americai, piccoli, eleganti, disposti in modo civettuolo in file come coristi d'una compagnia d'operetta. infine quando cominciano a guadagnare qualche soldo, economizzano finché non abbiano ammucchiato una quindicina di lire. Allora, tutti felici di poter soddisfare il lungo desiderio, comprano l'arma, la mettono in tasca e vanno nelle strade, tutti fieri, con andatura da smargiasso. Guai a chi guarda uno di questi figurini, egli vi apostrofa, e se gli rispondete, comincia un fuoco di fila. Un povero diavolo che passa sovrappensiero preso dalle sue faccende, si busca il proiettile, vittima innocente...''
Il Mattino di Napoli, 1 luglio 1892
* * *
Monsieur Marcellin Pellet, Napoli Contemporanea, 1892 .
Console Generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892

giovedì 4 ottobre 2007

LA MACCHINA DEL TEMPO - Viaggio II

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §


'O Sfreggio

I picciuotti hanno un'altra arma prediletta, questa davvero napoletana. E' il rasojo, col quale sfregiano i fratelli di malavita sospetti e le donne che li hanno traditi o che resistono, talvolta anche le loro amanti senz'altro motivo che provar, con questo segno, il loro diritto di proprieta' sulla "femmina".

Questo rasojo, portato in una guaina, non si chiude; essi se ne servono con una destrezza straordinaria. Il colpo, se fatto ad arte, taglia la guancia di traverso e dall'alto in basso, ed è raro che lo sfregio raggiunga l'occhio, la bocca o l'orecchio, ancor meno il collo dove la minima ferita troncando la carotide sarebbe mortale. Per fare lo 'sfreggio' il camorrista s'avanza davanti alla sua vittima e incrociandola la colpisce con tanta rapidità, con mano così leggera che il ferito si vede inondato di sangue prima di sentire dolore.
Talvolta, affinché la ferita risalti meglio, la lama è immersa nell'inchiostro o in un colore qualunque. Se si vuole che la cicatrice sia irregolare e si rimargini male, si sbreccia la lama battendo il filo del taglio di rasojo su una pietra.
Gli specialisti dicono che il coltello meglio affilato del mondo non può sostituire un rasojo in quest'arte criminale tipicamente napoletana dello sfregio.

Le donne sfigurate in quest'orribile maniera non serbano rancore ai loro aggressori. Molto fiere talvolta di questo segno, per loro, d'affezione, che e' una sorta di certificato di bellezza, vanno a farsi suturare la guancia all'ospedale dei Pellegrini di Montecalvario, e lo esibiscono fra i conoscenti del quartiere con compiaciuta rassegnazione ; si rifiutano poi ostinatamente di rivelare il nome di colui che le ha sfigurate se interrogate da ufficiali di Pubblica Sicurezza.

Nei quartieri piu' antichi della citta', Vicarìa, San Lorenzo, Porto, Mercato, Pendino e Montecalvario ad esempio, si incontrano ad ogni passo donne d'ogni età cosi tagliuzzate, perché la cicatrice è indelebile.
Aggiungiamo che esse si battono al rasojo fra loro. Tre anni fa una battaglia di questo genere ebbe luogo fra due sorelle e una loro amica, colpevole d'aver respinto una dichiarazione d'amore di un loro fratello. Le tre ragazze si sfregiarono a morte reciprocamente.

L'ultima statistica ufficiale che abbiamo sotto gli occhi, quella del 1886, riporta 146 sfregi. Ma questa cifra non corrisponde nemmeno lontanamente alla realtà, giacché l'uso del rasojo è divenuto ancor più frequente negli ultimi anni.
I 3/4 delle donne sfigurate non denunciano alla Pubblica Sicurezza.
Del resto, non ci si lamenta affatto nei riguardi dei camorristi, per il terrore di aver a che fare di nuovo con loro.

A maggior ragione gli affiliati non si denunziano fra loro. Il 16 giugno 1892 un camorrista noto, il gioielliere Ippolito, passando per un vicolo del quartiere Pendino, fu ferito a morte e rifiutò di denunziare il suo aggressore prima di morire. La polizia trovò comunque l'assassino. Era un camorrista soprannominato ('o contranomme - dicono i Napoletani) 'o Puorco, era stato incaricato dalla paranza del Pendino di uccidere Ippolito, avendo costui preteso di impedire ai guappi ed ai picciotti di prelevare una decima sulle poste del gioco a carte. Ippolito aveva schiaffeggiato 'o Puorco il giorno prima, obbligandolo a rendere 10 centesimi estorti a dei ragazzi che giocavano a carte.

Le donne mostrano la stessa "omertà". Una bella ragazza di 17 anni, Vincenzina Quarantiello, che abitava a vicolo Due Porte a San Nicola Dei Caserti alla Vicarìa, ferita all'anca da un colpo di coltello dalla famosa Nannina Pizzo, affiliata di camorra, non volle mai denunciarla. Ferita nuovamente alla spalla, e molto gravemente, il 7 luglio 1892 dal suo amante, Vincenzina raccontava alla polizia una complicata favola per deviare le investigazioni.

In queste condizioni gli aggressori e gli autori di furti restano quasi sempre sconosciuti. Le gesta dei "Soliti Ignoti" riempiono le colonne dei giornali, e questa è una formula adottata senza ironia; cosi in un numero del Roma del maggio 1892, quattro fatti diversi e successivi nella stessa giornata vengono titolati: "i coltelli e gli Sconosciuti", "Ancora gli sconosciuti e il coltello", "Sempre gli sconosciuti e il coltello", "Lo sconosciuto...conosciuto". All'interno del giornale si legge il resoconto di altre orribili aggressioni tutte avvenute nel corso della medesima serata .
Uno straniero non si spiega che dopo lungo sbigottimento come accada che pacifici cittadini, passeggiando lungo un marciapiede ad esempio di via Toledo, ricevan cosi spesso colpi di coltello da parte di individui che non conoscono...

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Il giovane Vincenzo Camporosato, il 19 giugno1892, di sera, giocando coi compagni in via Marina, vinse alcune lire. Uno sconosciuto si avvicinò ai giocatori e reclamò la camorra consueta sull'utile. Avendo Camporosato rifiutato, lo sconosciuto lo sfregiò col suo rasojo d'ordinanza .

Questo colpo si chiama anche 'rasulijata' ! Quando si verifica un incidente del genere, si odono le donne gridare: Ll'hanno rato na rasulijata !
(Corriere di Napoli, 20 giungo 1892)

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Il 10 luglio 1892 , avendo la signora Pesonte, portiera a via dei Fiorentini ai Guantai Nuovi, percosso un ragazzo di 8 anni di nome Giuliano, che tentava di violentare sua figlia Guglielmina di 7 anni, il padre di Giuliano, correndo in soccorso del figlio, ferì la signora Pesonte con un colpo di rasojo
(Il Roma, 11 luglio 1892)

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L'8 novembre dello stesso anno, due ragazze , Francesca di Rosa, di anni 14, e Giovannina Pozzella di 16, si battevano per una questione d'amore; Giovannina ferì gravemente Francesca con un colpo di rasojo , dilaniandole la spalla sinistra fino all'osso
(Il Roma, 9 novembre 1892)

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Il rasojo serve soprattutto a colpire al volto: ma anche attraverso il vestito esso puo' causare ferite gravi. Cosi il 12 luglio 1892, 4 camorristi del quartiere Vicarìa che da poco erano usciti di prigione, avendo cenato a Poggioreale, vollero obbligare il corriere De Maio a ricondurli verso il centro città per 8 soldi. Arrivando a Porta Capuana, i camorristi pagarono il loro cocchiere picchiandolo a sangue. Uno dei pregiudicati, quello chiamato Andriola, trattore, dell'età di 60 anni, colpì De Maio al gomito destro con un rasojo a manico fisso. L' arma penetrò fino all'osso, aprendo i muscoli e l'arteria. La ferita era lunga 20 centimetri per 6 di larghezza, essendosi le carni sùbito ritratte. Il ferito , esaurito dall'emorragia, fu portato morente all'ospedale Loreto al Mare.
(Il Roma, luglio 1892)

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L'impiego del rasojo contagia da Napoli anche Roma e anche l'Italia del Nord; Cosi il Secolo di Milano del 25 ottobre 1892 racconta fra i fatti di cronaca, l'episodio di due donne di Torino delle quali l'una ha sfregiato l'altra: '' la Sottoni s'ebbe un tremendo colpo di rasojo alla faccia. ''

(Monsieur Marcellin Pellet, Console Generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892 ; notizie riportate in : Napoli Contemporanea,1892)

LA MACCHINA DEL TEMPO - Viaggio I

§ RADICI. LA SdG ATTRAVERSO I SECOLI. I NOSTRI ANTENATI §

Quando un camorrista è condotto dalla prigione di San Francesco (dove oggi è piazza S.Francesco, n.d.r.) al tribunale di Castel Capuano, i compagni cercano di farlo scappare durante il tragitto e, col pretesto di onorarlo, organizzano una manifestazione tradizionale conosciuta sotto il nome di ''Festa della Sposa''. Tutti gli affiliati del quartiere si riuniscono sulla strada che va dalla prigione di Castel Capuano, applaudiscono al loro compare, gli gettano fiori, sigari, denaro, dolci. Ecco su quest'argomento un rapporto di polizia in data 1877 :

Una folla compatta, composta da individui della peggior specie aumentava di minuto in minuto, con un aspetto cosi minaccioso che si poteva temere di vedere la forza pubblica sopraffatta. Io fui obbligato - dice il delegato di Polizia -a chiedere aiuto al comandante della compagnia di bersaglieri di guardia a Castel Capuano. Fu solo in mezzo ad una doppia fila di soldati con la baionetta inastata, di 10 guardie e 15 carabinieri con sciabola snudata che l'imputato potè esser trattenuto. Al suo apparire per strada la moltitudine fece sentire rumorosi applausi, ed io dovetti far gran fatica per impedire di rompere il cordone di truppe...

(Monsieur Marcellin Pellet, Napoli Contemporanea, 1892 - Console Generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892)