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martedì 8 gennaio 2008

Rubano la fermata del bus

Ecco a voi "Nugae": minuzie, scemenze in latino. Pinzellàcchere e quisquilie, direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano; un piacevole snack di info sfiziose tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana. La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn (per gli itagliani: friggendo e mangiandole croccanti).


Volevano vendere il metallo a una fonderia.
A bordo della loro Ape Car anche 30 chili di cavi telefonici in rame.


NAPOLI - Un furto davvero particolare. Due persone sono state arrestate dai carabinieri, a Napoli, con l'accusa di furto aggravato per aver rubato la tabella segnaletica dell'autobus con il palo di sostegno. Insomma, i due avevano smontato e portato via la fermata del bus. Per farsene cosa resta un mistero. Emanuele Cantalino, di 23 anni, ed Emanuele Iaccarino, di 31 anni, entrambi di Napoli, già noti alle forze dell'ordine, sono stati bloccati dai carabinieri della compagnia Vomero in via Nuova Toscanella, nella zona di Chiaiano.

METALLO - Probabilmente i due avrebbero portato il palo e la tabella metallica in una fonderia dove avrebbero raggranellato qualche euro per la materia prima recuperata.
Il sospetto è alimentato dal fatto che i due sono stati trovati in possesso, a bordo di un'Ape Car, anche di ben 30 chili di cavi telefonici in rame, per il quale si è creato, da diversi anni, un fiorente commercio, insieme con arnesi per lo scasso. (22 dicembre 2007 -corriere della sera)


Lo strumento della retorica sarcastica è oramai insufficiente
Non state a credere all'estensore di questo trafiletto, o Voi lettori dell'ItaGLia! Leggo dal blog di Grillo che gli Italiani non si fanno capaci di ciò che sta succedendo a Pianura (camorra organizzata all'attacco, ma voi non lo sapete) e del disastro rifiuti; semplicemente gli italiani non ne verranno mai a capo con un'opinione, perche' non sanno niente di noi.

Non e' un furto davvero particolare questo qui, come dice il giornalista, che sarà, chessò, milanese.
E' un furto che rientra, diciamo cosi, nell'opera certosina di quotidiana raschiatura e scheletrizzazione che subisce Napoli da parte della sua plebe micro-criminale e dai negozianti che si 'addobbano' le loro puteche a scapito dei palazzi del '500 e '600 - i putecari - i quali odiano evidentemente il tesoro bello e antichissimo che è(ra) questa città tanto quanto la plebe ne fa uso per sostentarsi(per il maxi-crimine leggetevi Roberto Saviano e Vittorio Paliotti).

Qui a Napoli non regge niente, tutto l'abitato si sfascia, si smaglia, si squaglia, dissolve. E' assodato, dall'inizio della Repubblica, per l'incuria strafottente e criminale dei nostri amministratori e dei politici ma nessuno ancora sa che Napoli sta soprattutto sotto le mani nevrotiche e le unghia affilate di una plebe di antropologia sadica che ruba e devasta per due fini istintuali: mettere il piatto di pasta a tavola e divertirsi con la goduria della distruzione del mondo attorno a loro. Cosi è che le tribù guerriere e sadiche si sentono realizzate collettivamente in questi riti quotidiani catartici di saccheggio e vandalizzazione. Voi avrete sentito le storie dei tremendi saccheggi dei Lanzichenecchi in Roma nel 1500, no? Sono rimaste proverbiali; ecco, qui è tutti i giorni. Mancano solo gli stupri di massa di stampo etnico, tipo quelli in Bosnia durante il conflitto negli anni 90 o quelli in Ruanda tra gli Utu e i Tutsi. Non sto facendo sarcasmo iperbolico. Non farnetico. Giuro. Nell'epistolario fra Pablo Neruda ed Ernest Hemingway, sui loro viaggi in Italia negli anni '50, uno chiede all'altro: "Tu che sei stato più volte in Italia e conosci di più gli Italiani, mi spieghi perchè a Napoli non riesco mai a trovare un telefono pubblico che funzioni? Per me è un mistero inquietante".
A Napoli il grottesco e il sarcastico sono strumenti retorici insufficienti. E meno male che, in queste ore, 150.000 tonnellate di rifiuti in Campania e nella capitale delle metropoli preindustriali, fanno da testimoni alle mie parole.

Persino la eccelsa cappella Pappacoda del 1400 dovette esser murata dal sovrintendente ai beni architettonici per evitare che i finissimi manufatti merlati marmorei e le statuine fossero staccate e frantumate giorno per giorno dalla facciata o per esser rivendute ai robivecchi o per tirarvi due calci col pallone nel portale di bronzo nella piazza antistante palazzo Giusso, sede dell'Università Orientale; ve lo ricordate per quanti anni? Si?
Nessun oggetto dell'arredo urbano, dell'arte, dell'architettura a Napoli puo' esser difeso a salvato dagli sciami della plebe. Questa sfaccimma di tutte le plebi ataviche, amorfa, assassina, violenta anche nel succhiare il latte dal seno materno, un tempo si parava il culo davanti all'opinione pubblica italiana e mondiale venendo difesa da noi stessi che la subiamo, dalla "borghesia" (termine improprio per definire i buoni a denari e gli scolarizzati napoletani) intellettuale nostrana. La plebe di Napoli non vive con noi, nè con voi italiani, le plebe di Napoli è potentissima nella sua sfera sociale criminale e vive avulsa dal tempo e dal consesso nazionale, non sa che farsene del resto d'Italia, ci gioca a monòpoli coi miliardi da riciclare, con esercito, polizia, ministri e magistratura: ma avete visto le sassaiole a Pianura? Che hanno fatto i soldati? La plebe camorrista li ha trattati con rispetto facendo quello che ha fatto, li avrebbe uccisi a scorze di melone in faccia per quel che valgono davanti ai loro occhi, i borghesi dirigenti dello Stato. Loro non vi pensano proprio. Sono una immensa tribù delle foreste del Borneo uguale a se stessa da 600 anni. Dell'orrore delle munnezza di questi giorni, del rischio di morire come sorci infettati e cancerosi a loro non fotte un cazzo, ci hanno sempre campato in mezzo. Dei 30 quartieri di Napoli, 20 sono presidio armato della plebe camorrista-vandala, e disgraziati quei pochi cristi che vi sono rimasti carcerati senza soldi per scappare altrove! Fanno ammuina a Pianura per sbancare varchi al loro munnezza-business e tirar consensi e la coibentazione del popolino piccolo borghese come massa di manovra. Della riapertura della discarica di Pianura (fatto gravissimo di offesa ai cittadini dopo le prese al culo di 45 anni) a quelli là che bruciano ambulanze non fotte niente. I borghesi, l'intellighentsija universitaria e culturale locale li ha vivisezionati nei suoi studi e libri prestigiosi, nelle "analisi del fenomeno" con sofisticate analisi politche di partito. Coi pretesti della miseria, della moltitudine torbida e ineducabile, del sistema atavico di mentalità di una metropoli preidustriale difficilissimo da scardinare, col pretesto del farabuttismo di politici locali (verissimo), ma senza mai imporsi con rabbia e senza mai imporre una "soluzione finale". Quando i borghesi studiosi e coscienti tornano a casa e vedono "uno di quelli" che gli incendia il portone del palazzo di casa con un falò di munnezza,i falò dell'allegria, sorridono, sia per paura sia per l'inconscia certezza che i carabinieri a Napoli non accorreranno mai, a meno che non si tratti di una strage.

Ma insomma, eravamo nell'800 e nel'900 quando Napoli, unita al resto dell'Italia iniziò a far capolino nelle menti esterrefatte degli italiani (Salvemini, La borghesia intellettuale del meridione, 1910 e 1950; Renato Fucini ,1877, Napoli ad occhio nudo; Jessie White Mario, giornalista inglese, 1877, La miseria a Napoli).

Ma oggi questa plebe non ha alibi e scuse reali e convincenti. I tempi sono cambiati, e moltissimo. Il progresso economico e tecnico e il sistema capitalistico avanzato mette in grado ciascuno di noi di andarsi a trovare una fortuna e un sostentamento ovunque, studiando, lavorando, viaggiando. Perchè questi stanno sempre qui e fanno questo? Per postulato, almeno, nell'Europa occidentale del XXI secolo è matematicamente impossibile morire di fame; si puo' esser poveri ma non in miseria. Ora mi chiedo e vi chiedo: perché questo verminaio immenso ancora vive rubando per sostentarsi, per mettere il piatto a tavola, avendo però ormai il cellulare in tasca e lo schermo al plasma nelle sue case-bunker antisparatoria?

La "borghesia" napoletana
Io mi son dato una risposta: perchè e' un fossile psicologico collettivo di cui loro non sanno niente, ovviamente, ed esercitano all'infinito ritualmente e poi perchè c'è la vera Sfaccimma della Gente; c'e' la borghesia napoletana. Connivente con la loro mentalità plebea. Per non farci uccidere e gambizzare e incendiare il negozio e l'ufficio e l'automobile, abbiamo un compromesso con loro: invece di perseguitarli riunendoci in gruppi di lotta contro questi virus che abbiamo in corpo, ci mettiamo a ridere e consideriamo tutto folklore di Napoli. Noi borghesi naponapo non abbiamo nerbo, unità, moralità, stile etico negli affari e nella cultura, niente. Ci facciamo sterminare man mano dalla plebe mettendo come filtro osmotico tra noi e loro i politici, gli amministratori, i professionisti della parola e del sofisma retorico bizantino di ogni titolo e livello. Essi fanno da cintura di redistribuzione e trasmissione del mal di vivere e del malaffare su tutta la popolazione. Noi naponapo di merda dei quartieri Chiaja, Posillipo, San Ferdinando, Vomero, Colli Aminei, Fuorigrotta (e sottintendo qui anche tutti gli altri, e le centinaia di migliaia in periferia e provincia) azzuppiamo la scorzetta di pane nella zuppa del malaffare più lurido politco/camorristico per convenienza o per quieto vivere. Il risultato di non aver mai detto "stop", "ora è troppo", "ora basta", sono i giorni che stiamo vivendo oggi, ignominiosi, come sempre, e le bande di "micro-criminalità" (AHAHHAHA! altro eufemismo imposto della SdG politico-giornalistica locale con effetto prozac). Questi estirpano le fermate dei bus per andar a vendersi il metallo, bruciano come totem dell'allegria i cassonetti della munnezza? E noi li lasciamo fare. Pensando che è lo Stato che ci deve pensare. Loro portano la campata a casa e noi moriamo di diossina. Noi guardiamo agire questa plebe, che pur ci opprime e ci disprezza, perche' siamo mucillagine fetida e stiamo fianco a fianco nella loro stessa città, nella quiete della non-speranza degli ostaggi di guerra, ben certi che un esercito, un magistrato, un sindaco, un presidente della repubblichetta, un parlamentare, un carabiniere non ci verrà mai a salvare. Loro infatti sono napoletani come noi: si è mai visto che col colera si può estinguere il tifo?

I borghesi napoletani sono del tutto instupiditi davanti alla plebe napoletana. Hanno inventato la napoletanità delle canzoni classiche. Pizza, sole e mandolino; sono assurti a idoli culturali intoccabili; la battuta spiritosa e le sfogliatelle, la mariulizia e la cazzancularia. Questo è il nostro patrimonio degli antenati che custodiamo gelosamente ancora oggi, XXI secolo, anno 2008. Abbiamo da un lato una paura fottuta di esser fatti fuori dai camorristi, dall'altro siamo ladri e disonesti fra di noi e divisi in tutto. In queste condizoni, non potremo mai far fronte a quella massa iper-organizzata e coesa fino alla morte di incarogniti e assassini. Allora, esorcizziamo, nell'orgoglio della napoletanità e nell'omertà, la filosofia dei Pulcinella: i canoni morali di una classe sociale di pavidi, falliti e profittatori (guardatevi il film Cosi parlò Bellavista di De Crescenzo, dove si arriva ad adorare la napoletanità versus la "nordicità" dei settentrionali; e il regista ci crede davvero, solo che appena si è fatto i soldi se n'è andato a vivere in Toscana, o a Roma, mi pare, chissà perchè...).

Guardiamo i criminali della plebe con paura e con orrore. O ne ridiamo perchè sentiamo il loro fiato sul collo, come un barboncino che digrigna i denti quando è azzannato da un mastino sul collo per mostrare che si è sottomesso e farsi cosi mollare la presa. Son certo che alla notizia del furto di una pensilina alla fermata degli autobus noi ridacchiamo beati, dicendo in cuor nostro: "Gesù, Gesù! cheste so' ccose 'e pazz!", ma non pensiamo: "Oddio! Se siamo arrivati a questo e' conseguenziale avere la sfaccimma di tutte le istituzioni giuridiche e politiche e 150.000 tonnellate di munnezza per strada!"

Discarichiamo tutto dalla nostra coscienza marcita come folklore divertente. Se ci strappassimo i capelli davanti ad una pensilina rubata e allo stillicidio della vandalizzazione della nostra città, capiremmo che un disastro ecologico e sociale quale lo tzunami-munnezza di questi anni, che oggi, grazie a Dio, e' arrivato al suo epilogo politico, sociale, ecologico, sanitario, è la normale conseguenza della mentalità della Sfaccimma della Gente àveta (alta) napoletana.
Non si puo' pensare, a mio parere, che si possa evitare il malaffare più putrido che porta a 150.000 tonnellate di munnezza su strada e migliaia di kmq di terreni inquinati e pericolo di sterminio di massa per tumori, in un posto dove si è lasciato, per 150 anni dall'unità, che una classe sociale avvertita e scolarizzata quale i napoletani borghesi di merda ridesse solamente dei suoi scarafaggi in casa.

sabato 15 dicembre 2007

Catturato Eduardo Contini, Eccellenza della nobiltà napoletana

E' una notizia che ci lascia indifferenti e leggermente nauseati
( il Nobile giocava solo a nasconderella a casa di una vedova con 4 figli insospettabili a 1km 1/2 da Scampìa, a Casavatore - il che viene denominato dai giornalisti : latitanza e fuga di 7 anni..) .

Voi tutti sapete che il codice penale e di procedura penale italiani son stati trasformati da certa buona gente in un regolamento-quiz di Mike Bongiorno per 'Lascia o Raddoppia ' con ricchi premi e cotillons ai candidati al quiz una volta messi 'in cabina' . Esser 'incabinati & quizzati ' E' UN ONORE , SI ACQUISTA PIU' PRESTIGIO & POTERE E LO SI GESTISCE MEGLIO.

Per ogni riflessione sulla vita in cabina di gioco, su CHI ORBITA attorno a un NobileNapoletano in cabina e PERCHE' tutti continuano ad orbitare attorno ai nobili di Napoli in cabina-quiz , sull'efficacia del gioco a premi della carcerazione oggi in Italia e sul peso della pena(lità) per il candidato ai quiz, rimandiamo alla argutissima canzone '' Don Raffae' '' di Fabrizio de André ( dedicata a Don Raffaele Cutolo , fra i più Grandi Nobili del Millenario Regno di Napoli) .
Ascoltate e connettete bene in capa vosta le parole della canzone. ( ogni dettaglio sul Sistema : http://www.napolionline.org/component/option,com_openwiki/Itemid,79/id,camorra/ )





NAPOLI, CATTURATO SUPERBOSS DELLA CAMORRA EDOARDO CONTINI
Napoli, 15 dic. (Apcom) - Il superlatitante Edoardo Contini, 52 anne, inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi, è stato catturato ieri sera dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Il ricercato, capo dell'omonimo clan, è ritenuto il massimo esponente della camorra operante nel territorio metropolitano di Napoli.Fonte: Apcom

'' È stato stanato in un tranquillo caseggiato di Casavatore, abitato da persone apparentemente insospettabili, formalmente prive di legami con la camorra. Aveva cenato da poco, era tranquillo davanti alla tv. Era latitante dal novembre del 2000,
"Edoardo Contini era diventato forse il boss più pericoloso a Napoli", ha commentato in una nota il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Era oltre un anno che seguivamo le sue tracce, ora non potrà più nuocere". Il suo punto di forza è sempre stato il contatto con ambienti borghesi, finanche benestanti. Imprenditori, gente legata alle classi medio alte di Napoli e di Roma.( Il mattino 15/12/07)

( E ora : MenzognaCloud !..)
Secondo il ministro, il suo arresto "è un ennesimo tassello dell'offensiva che abbiamo lanciato contro la criminalità organizzata. E altri ne seguiranno molto presto. A Napoli, come in Sicilia e in Calabria. Abbiamo detto che li prenderemo uno ad uno. Lo stiamo facendo. Continueremo a farlo".

L'arresto avviene dopo una serie di importanti colpi contro la mafia siciliana, tra cui la cattura lo scorso mese del "capo dei capi" della mafia siciliana, Salvatore Lo Piccolo, dopo circa 25 anni di fuga. ( era al suo paese-ndr)

***
...Secondo una nota diffusa dalla polizia, Contini è considerato il "capo" indiscusso dell'omonimo clan camorristico operante nei quartieri del capoluogo campano San Carlo, Vasto, Mercato e Poggioreale, massimo esponente della direzione strategica del cartello camorristico "Alleanza di Secondigliano".
Nel 1996, con sentenza definitiva, era stato condannato per il delitto di associazione mafiosa.
Gli investigatori hanno raccontato di avere trovato nell'abitazione un gran numero di pezzetti di carta, conosciuti come "pizzini", usati per mandare messaggi in codice ai suoi luogotenenti.

( Reuters ore 3:57 - 15 Dic.2007)

Postilla .: Ascoltai su Radio 24 viaggiando in auto verso Roma , il giorno della cattura di LoPiccolo [SdG-MafiaSystems, uno Stato un po' più a Sud del nostro - Non sono richiesti passaporti per fare touring - aderisce al Trattato di Schengen su libera circolazione di persone e capitali , ndr]

Il magistrato inquirente , intervistato , disse : '' ...sì siamo soddisfatti , grande colpo messo a segno contro la mafia . Ora dobbiamo aspettare di vedere chi prenderà il potere al posto suo ( Sì ! Disse proprio cosi ! Era cosi inzuppato di sfaccimma putrefatta che 'e ccerevèlle non lo aiutavano proprio e non si accòrse di quello che diceva con tanta convinzione. Ma insomma, puff ,E' la frase tipica di trionfo del Magistrato itaGLIano tipico che sentiamo almeno dagli anni '70...)

E chiudiamo con:
Aforismi : ' La differenza fra me e un politico ? ' - ' Che io sto dentro e lui sta fuori'
- Raffaele Cutolo, durante il suo processo in risposta al Pubblico Ministero

lunedì 12 novembre 2007

Minimarket della droga a Chiaja

Della fine di Chiaja, quartiere sfigurato da amministratori vandali e para-criminali e cittadini della borghesia magna-babbà sozza e incivile napulitana plus dai loro pretoriani, la Plebe-Sistema in situ, plus dai trasmigranti-zombie SdG del weekend di altri quartieri periferici, ci siamo già occupati tempo fa .
Con singolar diatriba abbiamo discusso con ostinato giovanotto lettore, entusiasta di Chiaja, se il quartiere sia o no paragonabile ai Royal Boroughs of Kensington & Chelsea di Londra o a una favela estrema di Sao Paulo Do Brasil ( termini di paragone molto omogenei : il che la dice lunga sulla capacità di percezione della realtà dei Napoletani) .
Ci occuperemo a breve della magnifica processione dei 'Protestanti' di ieri, sabato 10 novembre, tra piazza dei Martiri e San Pasquale a Chiaja, folta di ignoti VIPz di questa suburra sbucati da 'un-posto-al-sole', PeoplePseudoChic delle professioni liberali & Riccastri parvenus poco 'impre' e molto 'prenditori'... che abitano il piu' bel quartiere di Napoli; stanchi evidentemente di se stessi, di come campano e di come hanno ridotto il quartiere non vedendo-non sapendo-non sentendo per oltre 30 anni.

Ora godiamoci questa :

News piccina piccina che va ad incastonarsi nel collier di brillanti dei primati di Napoli, una delle Capitali Europee, come vezzosamente la chiama in interviste, conferenze, vernissages, la nostra ineffabile Missis-foulard, la sindachessa moralmente più piccina, faccia di c_ lo , buciarda, insolente, inetta e sfaccimma dell'Occidente .
***
Spaccio di cocaina in via Arcoleo, a pochi passi da piazza dei Martiri dove proprio ieri c’è stata la protesta contro l’escalation di degrado e di violenza. Dopo aver monitorato lo scambio droga-soldi, che avveniva in un appartamento del palazzo che si trova di fronte all'ufficio postale, la polizia ha arrestato quattro persone - due coppie - ritenute responsabili dell’illecito traffico. In manette Giuseppe Sarpa, 51 anni, dei Quartieri, precedenti per traffico internazionale di stupefacenti, e la compagna Maria Campolongo, 34 anni, che abita appunto in via Arcoleo (la donna, essendo incinta di quattro mesi, è l'unica del gruppo di spacciatori ad avere ottenuto gli arresti domiciliari). In carcere anche Antonio Foria e Maria Pacella, di via De Marco, entrambi quarantottenni: nella loro abitazione sono state trovate tre pistole a salve modificate, quattro coltelli, e dieci orologi di marca contraffatti oltre agli attrezzi per preparare le dosi. Antonio Foria, venditore ambulante di scarpe alla Duchesca, aveva anche una ricetrasmittente sintonizzata sulle onde della polizia. Gli arresti, in flagranza, a conclusione di una articolata indagine del commissariato San Ferdinando, diretto da Pasquale Errico. L'altra sera alcuni poliziotti, con l'ispettore Raffaele Giardiello, si sono appostati sotto la pioggia proprio davanti all'ufficio postale, dove c'è la fermata del bus da dove si potevano osservare tutti i movimenti che avvenivano nella casa di via Arcoleo. Alle 22 arriva una Panda con a bordo un'altra coppia che bussa al citofono, sale, si siede - da lontano si nota uno scambio di oggetti - e dopo una ventina di minuti riparte. I poliziotti fanno intercettare poco dopo l'auto da una volante: Foria nascondeva 5 involucri di cocaina. Scattano le perquisizioni. In via Arcoleo, Giuseppe Sarpa tenta di gettare alcune dosi di coca nel water: trovate tre bilancine, sostanze da taglio, una busta per dosi e 1735 euro provento di spaccio. In via De Marco sequestrati proiettili, armi, orologi, ricetrasmittente e mannitolo. Serpe e la Campilongo (l'ex marito anni fa fu ferito con 9 proiettili in un agguato) dovranno rispondere di concorso in spaccio. I coniugi Foria anche di ricettazione .
IL MATTINO 11/11/07

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§ Quando La Sfaccimma della Gente si mette a fare seriamente politica §

Vi proproniamo come OFF-TOPIC, fuori -tema, rispetto al post qui di sopra questo interessante video seganalato da 'O Lione corredato da illuminanti commenti e da quelli di Ernest; un amarcord d'antan, 1989. Con quelle facce e quei vestitini da saràghi alléssi, quello era 'lo zoccolo duro' della Rivoluzione Comunista a Napoli, la 'base', come orgogliosamente si facevano chiamare. Grazie alla loro ideologia e alla loro lotta senza compromessi, si sarebbero affermati finalmente i diritti, il benessere, la giustizia, la fine dei padroni del capitale, il riscatto morale delle masse oppresse, la fine della borghesia boia. Mettiamo come controcanto al video un' acuta opinione di Roberto Saviano sui clan di balordi della politica all'italiana - alla napoletana, meglio - che ci hanno rotto l'anima per decenni e oggi grazie a loro ci troviamo nel chiavicone dell'occidente.









Roberto Saviano, IL MATTINO 16/11/2007

Processo all’Unione: errore gigantesco pensare che la mafia riguardi solo una parte politica. Polemiche e distinguo
«Ma noi non eravamo di Forza Italia?». Vigilia di elezioni, i capibastone si stanno accordando su dove debbano migrare i voti delle cento clientele, dei favori e della semplice obbedienza. «No - è la risposta - stavolta non votiamo quelli dell’altra volta...». Roberto Saviano, scrittore che ha fatto scandalo raccontando come un romanzo la realtà di una regione messa a sacco dalla camorra, dalle risorse fino alla salute della gente, non si smentisce: quando parla, fa male. Stavolta aggredisce un tabù della sinistra: quello dell’eccezionalità morale. Dopo 12 anni di governo regionale, in Campania come in Calabria, è la sua tesi, la diversità genetica della sinistra è illusione pericolosa. A Bologna per una manifestazione, un ragazzo napoletano gli ha appena fatto una domanda candida: il libro è uscito da tempo - ha chiesto in sostanza - suscitando scandalo. Perché ancora non succede nulla? E Saviano, a questo punto, legge il testo dell’intercettazione fra i due orchestratori di vittorie e sconfitte elettorali. E accusa: «La passata generazione ha ritenuto che arrivare alla gestione di Campania e Calabria, fosse conditio sine qua non per la lotta alla mafia. Quella generazione pensava che la mafia guardasse ad una sola parte politica. Un errore gigantesco». In Campania, dice, 91 comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, in Calabria 70. Invito a nozze per la destra, subito è arrivata una lunga comunicazione di Marcello Taglialatela, An, commissione parlamentare antimafia. «Il centrosinistra - scrive - si preoccupi del perché sotto la propria gestione la malapianta della camorra sia cresciuta». Reazioni articolate a sinistra. Taglialatela, si dice, si è avventurato in un terreno minato. Diego Belliazzi, nuova generazione Pd, rinfaccia: «Potremmo dire a lui che le recenti inchieste dimostrano, al contrario, che le collusioni con la malapianta sono in casa sua». Corrado Gabriele, assessore regionale al lavoro, comunista, amico personale di Saviano, al telefono dall’estero dice: «Sono totalmente d’accordo con Saviano». Non tutti, dice, «sono in grado di rinunciare ad un’elezione sicura quando gli viene offerta. Neppure a sinistra, s’è visto. I voti sporchi non vanno sollecitati e neppure accettati facendo finta di non capire. C’è un problema di trasparenza nella formazione delle liste e nell’atteggiamento etico dei singoli». Francesco Forgione, presidente della commissione antimafia, ha la sua proposta di riforma. «Eliminare dal nostro vocabolario elettorale la parola ”vincere”. La vittoria a tutti i costi porta alle alleanze con il diavolo che non guarda in bocca a nessuno. Politicamente la camorra è asessuata. E si sapeva». Un altro Taglialatela, Francesco, sindaco a Giugliano per il Pd, porta la sua testimonianza dalla terra dei fuochi, per inciso i roghi tossici di rifiuti della camorra imprenditrice del disastro ambientale. «Difficile convivere con una tale pervasività. Noi riprendiamo alla camorra metro su metro. Un parco confiscato al clan Rea ospiterà il Tribunale e servizi. Metro a metro, giorno per giorno. La lotta si vince così».
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Risponde su Saviano:''Ha ragione Saviano, l’innocenza genetica è superata''
Biagio De Giovanni, politico e filosofo, non ha dubbi:''Non si nasce senza peccato originale. Nessuno è geneticamente immune dal pericolo di contagio mafioso. Neppure la sinistra''. Il giudizio di Saviano è duro.''Il giudizio di Saviano è condivisibile, abbastanza condivisibile. Dico abbastanza perchè l’innocenza genetica della sinistra è un’illusione superata da tempo''. Da quando? ''Essere forza di governo porta a non coltivare più illusioni del genere che a ragione sono definite pericolose. Una cosa, certo va rivendicata, per onore della storia''. E sarebbe?''Oggettivamente la lotta alla criminalità organizzata e alla sua presa sulla vita civile e lo sviluppo è stata la battaglia della sinistra piuttosto che della destra''. Forse Saviano invece di rimproverare la sinistra di coltivare l’illusione della diversità morale pensa che, comunque, viva di rendita ”morale”. Non cambierebbe molto.''Avrebbe ragione. Perché l’immagine, che è storicamente solida e fondata, non basta più. E Saviano fa bene a pungolare. Il suo è il ruolo, in un certo senso, della sentinella. E sa benissimo, come anche sappiamo noi, che la camorra ha una sola bussola, la conquista del potere. Destra, sinistra, centro, partiti, sono categorie senza senso per i mafiosi. Mirano all’uomo, offrono, blandiscono, aprono pertugi e varchi''. Cosa fare allora?''Chi ha una storia diversa, e noi l’abbiamo, la rivendichi e, soprattutto, la difenda. Ancora con maggior forza. La cosa peggiore sarebbe trattare la storia di chi si è battuto contro la criminalità organizzata come un alibi. Ed è utile che qualcuno lo ricordi''