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martedì 8 gennaio 2008

Rubano la fermata del bus

Ecco a voi "Nugae": minuzie, scemenze in latino. Pinzellàcchere e quisquilie, direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano; un piacevole snack di info sfiziose tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana. La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn (per gli itagliani: friggendo e mangiandole croccanti).


Volevano vendere il metallo a una fonderia.
A bordo della loro Ape Car anche 30 chili di cavi telefonici in rame.


NAPOLI - Un furto davvero particolare. Due persone sono state arrestate dai carabinieri, a Napoli, con l'accusa di furto aggravato per aver rubato la tabella segnaletica dell'autobus con il palo di sostegno. Insomma, i due avevano smontato e portato via la fermata del bus. Per farsene cosa resta un mistero. Emanuele Cantalino, di 23 anni, ed Emanuele Iaccarino, di 31 anni, entrambi di Napoli, già noti alle forze dell'ordine, sono stati bloccati dai carabinieri della compagnia Vomero in via Nuova Toscanella, nella zona di Chiaiano.

METALLO - Probabilmente i due avrebbero portato il palo e la tabella metallica in una fonderia dove avrebbero raggranellato qualche euro per la materia prima recuperata.
Il sospetto è alimentato dal fatto che i due sono stati trovati in possesso, a bordo di un'Ape Car, anche di ben 30 chili di cavi telefonici in rame, per il quale si è creato, da diversi anni, un fiorente commercio, insieme con arnesi per lo scasso. (22 dicembre 2007 -corriere della sera)


Lo strumento della retorica sarcastica è oramai insufficiente
Non state a credere all'estensore di questo trafiletto, o Voi lettori dell'ItaGLia! Leggo dal blog di Grillo che gli Italiani non si fanno capaci di ciò che sta succedendo a Pianura (camorra organizzata all'attacco, ma voi non lo sapete) e del disastro rifiuti; semplicemente gli italiani non ne verranno mai a capo con un'opinione, perche' non sanno niente di noi.

Non e' un furto davvero particolare questo qui, come dice il giornalista, che sarà, chessò, milanese.
E' un furto che rientra, diciamo cosi, nell'opera certosina di quotidiana raschiatura e scheletrizzazione che subisce Napoli da parte della sua plebe micro-criminale e dai negozianti che si 'addobbano' le loro puteche a scapito dei palazzi del '500 e '600 - i putecari - i quali odiano evidentemente il tesoro bello e antichissimo che è(ra) questa città tanto quanto la plebe ne fa uso per sostentarsi(per il maxi-crimine leggetevi Roberto Saviano e Vittorio Paliotti).

Qui a Napoli non regge niente, tutto l'abitato si sfascia, si smaglia, si squaglia, dissolve. E' assodato, dall'inizio della Repubblica, per l'incuria strafottente e criminale dei nostri amministratori e dei politici ma nessuno ancora sa che Napoli sta soprattutto sotto le mani nevrotiche e le unghia affilate di una plebe di antropologia sadica che ruba e devasta per due fini istintuali: mettere il piatto di pasta a tavola e divertirsi con la goduria della distruzione del mondo attorno a loro. Cosi è che le tribù guerriere e sadiche si sentono realizzate collettivamente in questi riti quotidiani catartici di saccheggio e vandalizzazione. Voi avrete sentito le storie dei tremendi saccheggi dei Lanzichenecchi in Roma nel 1500, no? Sono rimaste proverbiali; ecco, qui è tutti i giorni. Mancano solo gli stupri di massa di stampo etnico, tipo quelli in Bosnia durante il conflitto negli anni 90 o quelli in Ruanda tra gli Utu e i Tutsi. Non sto facendo sarcasmo iperbolico. Non farnetico. Giuro. Nell'epistolario fra Pablo Neruda ed Ernest Hemingway, sui loro viaggi in Italia negli anni '50, uno chiede all'altro: "Tu che sei stato più volte in Italia e conosci di più gli Italiani, mi spieghi perchè a Napoli non riesco mai a trovare un telefono pubblico che funzioni? Per me è un mistero inquietante".
A Napoli il grottesco e il sarcastico sono strumenti retorici insufficienti. E meno male che, in queste ore, 150.000 tonnellate di rifiuti in Campania e nella capitale delle metropoli preindustriali, fanno da testimoni alle mie parole.

Persino la eccelsa cappella Pappacoda del 1400 dovette esser murata dal sovrintendente ai beni architettonici per evitare che i finissimi manufatti merlati marmorei e le statuine fossero staccate e frantumate giorno per giorno dalla facciata o per esser rivendute ai robivecchi o per tirarvi due calci col pallone nel portale di bronzo nella piazza antistante palazzo Giusso, sede dell'Università Orientale; ve lo ricordate per quanti anni? Si?
Nessun oggetto dell'arredo urbano, dell'arte, dell'architettura a Napoli puo' esser difeso a salvato dagli sciami della plebe. Questa sfaccimma di tutte le plebi ataviche, amorfa, assassina, violenta anche nel succhiare il latte dal seno materno, un tempo si parava il culo davanti all'opinione pubblica italiana e mondiale venendo difesa da noi stessi che la subiamo, dalla "borghesia" (termine improprio per definire i buoni a denari e gli scolarizzati napoletani) intellettuale nostrana. La plebe di Napoli non vive con noi, nè con voi italiani, le plebe di Napoli è potentissima nella sua sfera sociale criminale e vive avulsa dal tempo e dal consesso nazionale, non sa che farsene del resto d'Italia, ci gioca a monòpoli coi miliardi da riciclare, con esercito, polizia, ministri e magistratura: ma avete visto le sassaiole a Pianura? Che hanno fatto i soldati? La plebe camorrista li ha trattati con rispetto facendo quello che ha fatto, li avrebbe uccisi a scorze di melone in faccia per quel che valgono davanti ai loro occhi, i borghesi dirigenti dello Stato. Loro non vi pensano proprio. Sono una immensa tribù delle foreste del Borneo uguale a se stessa da 600 anni. Dell'orrore delle munnezza di questi giorni, del rischio di morire come sorci infettati e cancerosi a loro non fotte un cazzo, ci hanno sempre campato in mezzo. Dei 30 quartieri di Napoli, 20 sono presidio armato della plebe camorrista-vandala, e disgraziati quei pochi cristi che vi sono rimasti carcerati senza soldi per scappare altrove! Fanno ammuina a Pianura per sbancare varchi al loro munnezza-business e tirar consensi e la coibentazione del popolino piccolo borghese come massa di manovra. Della riapertura della discarica di Pianura (fatto gravissimo di offesa ai cittadini dopo le prese al culo di 45 anni) a quelli là che bruciano ambulanze non fotte niente. I borghesi, l'intellighentsija universitaria e culturale locale li ha vivisezionati nei suoi studi e libri prestigiosi, nelle "analisi del fenomeno" con sofisticate analisi politche di partito. Coi pretesti della miseria, della moltitudine torbida e ineducabile, del sistema atavico di mentalità di una metropoli preidustriale difficilissimo da scardinare, col pretesto del farabuttismo di politici locali (verissimo), ma senza mai imporsi con rabbia e senza mai imporre una "soluzione finale". Quando i borghesi studiosi e coscienti tornano a casa e vedono "uno di quelli" che gli incendia il portone del palazzo di casa con un falò di munnezza,i falò dell'allegria, sorridono, sia per paura sia per l'inconscia certezza che i carabinieri a Napoli non accorreranno mai, a meno che non si tratti di una strage.

Ma insomma, eravamo nell'800 e nel'900 quando Napoli, unita al resto dell'Italia iniziò a far capolino nelle menti esterrefatte degli italiani (Salvemini, La borghesia intellettuale del meridione, 1910 e 1950; Renato Fucini ,1877, Napoli ad occhio nudo; Jessie White Mario, giornalista inglese, 1877, La miseria a Napoli).

Ma oggi questa plebe non ha alibi e scuse reali e convincenti. I tempi sono cambiati, e moltissimo. Il progresso economico e tecnico e il sistema capitalistico avanzato mette in grado ciascuno di noi di andarsi a trovare una fortuna e un sostentamento ovunque, studiando, lavorando, viaggiando. Perchè questi stanno sempre qui e fanno questo? Per postulato, almeno, nell'Europa occidentale del XXI secolo è matematicamente impossibile morire di fame; si puo' esser poveri ma non in miseria. Ora mi chiedo e vi chiedo: perché questo verminaio immenso ancora vive rubando per sostentarsi, per mettere il piatto a tavola, avendo però ormai il cellulare in tasca e lo schermo al plasma nelle sue case-bunker antisparatoria?

La "borghesia" napoletana
Io mi son dato una risposta: perchè e' un fossile psicologico collettivo di cui loro non sanno niente, ovviamente, ed esercitano all'infinito ritualmente e poi perchè c'è la vera Sfaccimma della Gente; c'e' la borghesia napoletana. Connivente con la loro mentalità plebea. Per non farci uccidere e gambizzare e incendiare il negozio e l'ufficio e l'automobile, abbiamo un compromesso con loro: invece di perseguitarli riunendoci in gruppi di lotta contro questi virus che abbiamo in corpo, ci mettiamo a ridere e consideriamo tutto folklore di Napoli. Noi borghesi naponapo non abbiamo nerbo, unità, moralità, stile etico negli affari e nella cultura, niente. Ci facciamo sterminare man mano dalla plebe mettendo come filtro osmotico tra noi e loro i politici, gli amministratori, i professionisti della parola e del sofisma retorico bizantino di ogni titolo e livello. Essi fanno da cintura di redistribuzione e trasmissione del mal di vivere e del malaffare su tutta la popolazione. Noi naponapo di merda dei quartieri Chiaja, Posillipo, San Ferdinando, Vomero, Colli Aminei, Fuorigrotta (e sottintendo qui anche tutti gli altri, e le centinaia di migliaia in periferia e provincia) azzuppiamo la scorzetta di pane nella zuppa del malaffare più lurido politco/camorristico per convenienza o per quieto vivere. Il risultato di non aver mai detto "stop", "ora è troppo", "ora basta", sono i giorni che stiamo vivendo oggi, ignominiosi, come sempre, e le bande di "micro-criminalità" (AHAHHAHA! altro eufemismo imposto della SdG politico-giornalistica locale con effetto prozac). Questi estirpano le fermate dei bus per andar a vendersi il metallo, bruciano come totem dell'allegria i cassonetti della munnezza? E noi li lasciamo fare. Pensando che è lo Stato che ci deve pensare. Loro portano la campata a casa e noi moriamo di diossina. Noi guardiamo agire questa plebe, che pur ci opprime e ci disprezza, perche' siamo mucillagine fetida e stiamo fianco a fianco nella loro stessa città, nella quiete della non-speranza degli ostaggi di guerra, ben certi che un esercito, un magistrato, un sindaco, un presidente della repubblichetta, un parlamentare, un carabiniere non ci verrà mai a salvare. Loro infatti sono napoletani come noi: si è mai visto che col colera si può estinguere il tifo?

I borghesi napoletani sono del tutto instupiditi davanti alla plebe napoletana. Hanno inventato la napoletanità delle canzoni classiche. Pizza, sole e mandolino; sono assurti a idoli culturali intoccabili; la battuta spiritosa e le sfogliatelle, la mariulizia e la cazzancularia. Questo è il nostro patrimonio degli antenati che custodiamo gelosamente ancora oggi, XXI secolo, anno 2008. Abbiamo da un lato una paura fottuta di esser fatti fuori dai camorristi, dall'altro siamo ladri e disonesti fra di noi e divisi in tutto. In queste condizoni, non potremo mai far fronte a quella massa iper-organizzata e coesa fino alla morte di incarogniti e assassini. Allora, esorcizziamo, nell'orgoglio della napoletanità e nell'omertà, la filosofia dei Pulcinella: i canoni morali di una classe sociale di pavidi, falliti e profittatori (guardatevi il film Cosi parlò Bellavista di De Crescenzo, dove si arriva ad adorare la napoletanità versus la "nordicità" dei settentrionali; e il regista ci crede davvero, solo che appena si è fatto i soldi se n'è andato a vivere in Toscana, o a Roma, mi pare, chissà perchè...).

Guardiamo i criminali della plebe con paura e con orrore. O ne ridiamo perchè sentiamo il loro fiato sul collo, come un barboncino che digrigna i denti quando è azzannato da un mastino sul collo per mostrare che si è sottomesso e farsi cosi mollare la presa. Son certo che alla notizia del furto di una pensilina alla fermata degli autobus noi ridacchiamo beati, dicendo in cuor nostro: "Gesù, Gesù! cheste so' ccose 'e pazz!", ma non pensiamo: "Oddio! Se siamo arrivati a questo e' conseguenziale avere la sfaccimma di tutte le istituzioni giuridiche e politiche e 150.000 tonnellate di munnezza per strada!"

Discarichiamo tutto dalla nostra coscienza marcita come folklore divertente. Se ci strappassimo i capelli davanti ad una pensilina rubata e allo stillicidio della vandalizzazione della nostra città, capiremmo che un disastro ecologico e sociale quale lo tzunami-munnezza di questi anni, che oggi, grazie a Dio, e' arrivato al suo epilogo politico, sociale, ecologico, sanitario, è la normale conseguenza della mentalità della Sfaccimma della Gente àveta (alta) napoletana.
Non si puo' pensare, a mio parere, che si possa evitare il malaffare più putrido che porta a 150.000 tonnellate di munnezza su strada e migliaia di kmq di terreni inquinati e pericolo di sterminio di massa per tumori, in un posto dove si è lasciato, per 150 anni dall'unità, che una classe sociale avvertita e scolarizzata quale i napoletani borghesi di merda ridesse solamente dei suoi scarafaggi in casa.

sabato 15 dicembre 2007

In classe con la pistola e Luminarie natalizie abusive degli Scissionisti con furto di elettricità

Ecco a voi 'Nugae': minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie, direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana -
- La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn:
Il Roma 14/12/2007 - In classe con la pistola nelle scuole di frontiera
NAPOLI. Scuole vandalizzate periodicamente, altre assaltate dai ladri, e c’è chi fa il tiro a segno con le pietre contro le finestre. è questa la realtà delle scuaole Medie di periferia a Napoli. Dove ragazzini di 13 anni vanno a scuola con la pistola, le porte delle aule vengono divelte calci e pugni, e le risse nei corridoi sono all’ordine del giorno.
(Dal quotidiano Roma del 14/12/2007 )
Il Roma 15/12/2007 - Sequestrate luminarie abusive degli scissionisti
LE UNICHE LUMINARIE POSSIBILI A NAPOLI PER NATALE. GRAZIE PREFE' PANSO', L'APPALTO E' QUELLO GIUSTO !

Sequestrate le luminarie natalizie montate nei pressi dell’abitazione del ras scissionista Gennaro Marino “mecchei”, allacciate abusivamente alla rete elettrica comunale. I carabinieri nel corso del blitz nelle Case celesti di via Limitone d’Arzano, nel quartiere di Secondigliano, hanno individuato e denunciato un 57enne per furto di elettricità dalla locale cabina di erogazione ENEL

giovedì 6 dicembre 2007

La sfaccimma della gente si specializza. Napoli necrofila

Ecco a voi 'Nugae' : minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie , direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano ; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana - La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn !

Nota : un tale abominio fatto per pura camorra -persino sui sacri morti- non può che esser annoverato tra le 'nugae', per un popolo cosi spregevole.

Qualiano. Era un cimitero degli orrori. Tombe scoperchiate, cadaveri riesumati, bare ripulite con la pioggia. Il camposanto di Qualiano era soprattutto un business per alcuni dipendenti comunali arrestati ieri all’alba. Un malaffare che andava avanti almeno dal 2003. In manette sono finiti Saverio D’Alterio e Giuseppe Perfetto, rispettivamente custode e interratore del cimitero, e Benedetto Biancaccio, titolare della ditta di pompe funebri «Marta». Sono accusati, tra l’altro, anche di vilipendio di cadavere e violazione di sepolcro. Indagati, invece, un geometra dell’ufficio tecnico e un addetto all’igiene e sanità del Comune. Semplice e redditizio il sistema messo in piedi dalla banda del cimitero, così come sono state veloci le indagini dei carabinieri, coordinati dal capitano della compagnia di Giugliano Alessandro Andrei e dal maresciallo Barrese che comanda la stazione di Qualiano. Perfetto e D’Alterio avevano il monopolio di tutto il cimitero, una struttura di circa 3000 metri quadri che può contenere poco più di 2500 salme. In pratica la gang lucrava sulle estumulazioni. Dopo circa un periodo di due anni il cadavere passava dall’interramento sotto la lapide alla tomba di famiglia. E Perfetto e D’Alterio prendevano i soldi (di qui l’accusa di concussione) per le fosse, cambiando nomi sulle lapidi, e rivendendo anche gli arredi funebri. Un prezzo che andava dai 600 a 1200 euro. E se i corpi appartenevano a extracomunitari, questi venivano estumulati ben prima del processo di mineralizzazione: anzi i cadaveri in questo caso venivano messi all’aria aperta, secondo gli arrestati per mineralizzare più velocemente. Ma le fonti illecite di guadagno non finivano più. Si lucrava su tutto. Ad esempio Biancaccio, secondo l’accusa, avrebbe truffato anche il Comune. Vincitore dell’appalto, avrebbe dovuto aggiustare l’impianto di illuminazione, spesa da 200mila euro mai sostenuta. E poi vendeva privatamente le luminarie ai parenti degli estinti, molte di più di quante ne dichiarasse all’amministrazione. Da contratto non avrebbe potuto intascare più di 13mila euro. La realtà era ben diversa. E così una sera i carabinieri sono andati a contare i lumicini accesi. Erano 2242, contro i circa 200 che la ditta aveva dichiarato al Comune. «C’è da sottolineare l’assoluta mancanza di controlli del Comune. È una storia molto triste, perché a Qualiano era divenuta consuetudine. Tutti erano assuefatti, come fosse una cosa normale. Qualcuno non reagiva perché temeva che la salma del proprio caro potesse essere offesa. Come c’è il garante per la privacy, per i consumatori e anche per i detenuti, così ci vorrebbe qualcuno che vigili sui defunti ( !!! Sic !) , che non hanno difesa». Una proposta già accettata dai consiglieri comunali di Napoli Raffaele Ambrosino e Dario Cigliano, ( Il Mattino 6/12/07)
***
Bisogna chiedere a SanGennaro di intercedere perchè L'Inferno venga trasferito ufficialmente qui a Napoli...su quest'atomo opaco del Male, della cattiveria, della disumanità più laida.

Dove si trova ora , nell'Aldilà, e' locazione impropria. I demònii sono qui, tra noi , siamo noi.

lunedì 26 novembre 2007

'O Ppane cafone




IL MATTINO 26/11/2007

Ecco a voi Nugae: minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie, direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana - La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn :
[...] Piazza San Ferdinando-palazzo reale: dopo un’ora i ventimila pezzi di pane bianco e croccante erano già esauriti. La giornata del pane legale è stata anche l’occasione per rilanciare i controlli e l’allarme sull’utilizzo di pezzi di bare nei panifici illegali. Davanti alle transenne a tendere la mano c’erano famiglie con bambini, turisti ma soprattutto anziani che ringraziavano e cercavano di capire il perché di tanta generosità. «Vogliamo dimostrare che i panifici legali in Campania ci sono (SIC! ndr), sono tanti e producono del pane davvero buono», sottolinea Domenico Filosa, presidente dell'Unipan, l’unione regionale dei panificatori campani che conta 400 soci. Il settore dei prodotti da forno rappresenta, infatti, uno dei mercati più floridi per l'economia della camorra. Ad Afragola, ad esempio, solo 17 forni sono in possesso di regolare licenza mentre sono stati scoperti circa 100 forni abusivi. Il pane illegale, poi, viene venduto in due mercati: quello delle bancarelle della domenica, ma soprattutto in alcuni supermercati e negozi di alimentari. E spesso nasconde spiacevoli sorprese. «Negli ultimi anni sono stati scoperti forni abusivi che, come legna per cuocere il pane, utilizzavano vecchie bare e tavole verniciate» denuncia Francesco Emilio Borrelli, assessore provinciale all'Agricoltura.
«Tutta roba - sottolinea - che sprigiona fumi tossici. A oggi sono stati scoperti 500 forni illegali e 200 sono stati chiusi. Per questo è indispensabile applicare la legge regionale sulla tracciabilità alimentare che serve da garanzia per i consumatori ma anche per chi il pane lo sforna legalmente». In piazza anche Tommaso Pellegrino, segretario della commissione Antimafia, che ha invitato i cittadini a «denunciare chi sforna il pane illegalmente. L’iniziativa di oggi dimostra che c'è un’economia legale che vuole reagire». D’accordo Angelo Pisani, presidente di Noiconsumatori.it: «Distribuire pezzi di pane gratis è un segnale forte contro gli abusivi».
L’associazione panettieri ha voluto ringraziare anche il colonnello Gaetano Maruccia, comandante provinciale dei carabinieri, presente per dimostrare la vicinanza delle forze dell'ordine. A lui è andato quello che è stato ribattezzato simbolicamente come il pane della legalità: una maxi-pagnotta di tre chili.

E' una notizia solo sfiziosa, folklore, che non fa più ridere e non spaventa, come tante analoghe su questa città abitata da una popolazione necrofila e munnezzara come noi.
Si sapeva da decenni che la Sfaccimma della Gente vende pane contaminato coi fumi e la fracitumma delle bare dei morti: le pruase e specialmente le vecchie funnachère della Pignasecca, mentre i loro pronipoti vanno a scippare , secondo voi come se lo fanno il cellulare nuovo? E come la passano la giornata se non davanti al bancariello r'o ppane cafone?
Si avvelenano a vicenda dandosi fra loro a mangiare pane cotto con la legna dei tavùti dei morti, chissà, forse legna delle bare dei piezzi,sarà la piu' ricercata. Non mi meraviglierebbe che ci mettessero sotto alla cocchia di pane crudo nel forno anche lo scheletro o il cadavere ancora fresco scavato abusivamente dal cimitero di Poggioreale o di Soccavo nottetempo, per sparagnare e farci un mark-up ancora piu' alto.
E poi, sarà di sicuro pane di qualità ma dà a mangiare certa gente il pane venduto in mezza città imposto dai Polverino dei Camaldoli. Guardate l'etichetta: è pane vero, ro nnuost, 'o ppane cafone re camurrist

Forni ABUSIVI... parcheggiatori abusivi, pulmini abusivi al posto dei bus per la zona ospedaliera... etc.Noi Napoletani stessi siamo abusivi, TUTTI, specialmente quelli al potere che sanno e lasciano fare perchè ci si strafogano con la plebe abusiva e il business che genera. Non dovremmo essere autorizzati a esistere su questa terra italica, la occupiamo abusivamente. Perchè siamo arrivati a far estendere un business grottesco, la nostra vita è grottesca: pane avvelenato di fumi di vernici dei tavuti. E nessuno dice niente.
Controlli? Finanza? carcere? NO!
Sommosse contro il governo locale? No!
Si inventano "Il pane della Legalita". Parapappappà!
E hanno protestato. Ecco fatto.

domenica 18 novembre 2007

Sgomma al semaforo rosso per evitare multa,poliziotto ferito

Ecco a voi 'Nugae' : minuzie, scemenze, in latino. Pinzellàcchere e quisquilie , direbbe Totò. Il trafiletto inzuppato di sfaccimma nel giornalino della SdG. Notiziole dell'Aldilà Napulitano ; un piacevole snack di info sfizi tra i Grandi Temi della Sfaccimma quotidiana - La Sfaccimma della Gente servita frijènn-magnànn :

Un automobilista passa con il rosso in via Costantinopoli e poi, per evitare la contravvenzione della polizia municipale, prima tenta di investire e poi trascina per strada un agente. Il poliziotto ha riportato contusioni e traumi alle gambe e si è ritrovato con i pantaloni ed uno stivale distrutti (dieci giorni di prognosi ma poteva andare peggio). L'investitore, Pietro Fiorillo, 28 anni, di via Pontenuovo, è stato arrestato dopo un inseguimento.
Il Mattino 17/11/07
***
In mezzo alla massa di gente di m_ _ che zeffonna Napoli, Polizia Municipale e Vigili Urbani ( considerati lo scarto delle FF. dell'Ordine dalla SdG - privi di qualsiasi rinforzo strumentale, legislativo e morale dal governo e dai loro superiori per fare il loro lavoro decorosamente, in pratica messi lì a mangiarsi lo stipendio, loro malgrado) o sono vittime che fanno tenerezza o sono accrocchi di corrotti sfaticati imboscati. Non si riesce a dar loro nè ragione nè torto , poveretti.
C'est toujours tout grotesque à Naples, et voilà. ( l Francese riattinta sempre un po' col suo chic la merda)