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giovedì 27 dicembre 2007

Camorra, il nostro sistema mentale

CAMORRA QUESTIONE DI MENTALITA’ (di Giancarlo Nobile)

La camorra, questa endemica mala pianta dell’area napoletana, ha avuto negli ultimi vent’anni una crescita esponenziale, balzando così nelle cronache quotidiane non solo per i suoi delitti o per il suo folclore, ma anche con la sua iniziativa economico-finanziaria, con i suoi rapporti con la politica, con l’ecologia tramite l’ecomafia e via elencando.
Così la camorra è entrata non solo nelle cronache delle attività criminali ma nella vita quotidiana di tutta la società napoletana e nazionale.Questa proliferazione invasiva dell’attività della camorra ha conseguentemente mobilitato gli studiosi: si sono sviluppati dibattiti, si sono scritti migliaia di libri, si sono susseguiti migliaia di articoli e saggi; ha mobilitato le forze dello stato così sono stati arrestati migliaia di camorristi, sono stati celebrati centinaia di processi, è stato inviato l’esercito nell’area napoletana e casertana. Ma la mala pianta camorristica risorge sempre e comunque, purulenta ed infettiva, più che mai.Ma che cos’è quel fenomeno che chiamiamo camorra? Dov’è? Come si struttura? Quali sono e dove sono le sue radici? Probabilmente rispondendo a queste domande, senza remore ideologiche e preconcetti sociologici, potremmo cercare di costruire un percorso positivo, se non del tutto vincente, per confinare, almeno, il fenomeno malavitoso in un recinto fisiologico comune a tutte le società umane.
Per giungere a ciò dobbiamo tenere presente che un ciclo virtuoso passa ineluttabilmente per una metamorfosi: della società napoletana. Tenendo presente che non vi è metamorfosi senza il doloroso abbandono di consolidate certezze ed abitudini.Quella che dobbiamo volere inculcare è la metamorfosi di una mentalità radicata; e questa mutazione passa per un’intima riconversione di modelli culturali consolidati che hanno nutrito quella napoletanità; nella maggior parte dei casi scade in prassi incivili e violente. E' specioso ed inconcludente il discorso di tanti che paventano, in una mutazione della società napoletana la scomparsa della peculiare identità di questa città, come se una città che ha tremila anni di storia e storia di altissimo livello, possa modificare il suo animus eliminando quelle incrostazioni di basso livello che la degradano. La criminalità organizzata che chiamiamo camorra non è e non può essere intesa come un corpo estraneo ma come un importante fattore di regolarizzazione sociale dell’area napoletana (e con essa buona parte dell’area casertana). Infatti essa è un’ importante componente per gli equilibri sociali di consistente popolazione dell’area.
La società napoletana, se la osserviamo bene, è formata da due società che si contrappongono. Ciò si evidenzia se analizziamo le statistiche sull’area da cui balza a prima vista un paradosso: la criminalità cresce sia quando aumenta l’occupazione, sia quando aumenta il reddito pro capite, sia con l’aumento dei consumi, sia se si sviluppa il consumo dei quotidiani, della televisione, dei cinema e dei teatri cioè dei consumi culturali.Si tratta di un paradosso apparente che dipende dal fatto che si considera il territorio napoletano come se fosse abitato, fondamentalmente, da una popolazione omogenea.Ma invece, invece, vi sono due distinte popolazioni: una netta minoranza moderna che aumenta la fruizione di beni culturali, che vive in una imprenditorialità moderna e una popolazione, la maggioranza assoluta, che scivola sempre più nell’incultura, nel tribalismo familistico. Sono due popolazioni che vivono nello stesso quartiere, stessa strada, nello stesso palazzo ma -assurdo ma vero- due linguaggi diversi, due interpretazioni della vita, del lavoro, della società, del costume, della morale totalmente dissimili.
Questa situazione fu ben descritta da Vincenzo Cuoco nel 1821 nella sua Storia del Regno di Napoli (Ed. Procaccino). Infatti affermava: ...'che sbaglia chi considera come unica la nazione napoletana, in realtà sono due: distinte tra loro da due secoli e due gradi di clima.. aggiungeva ‘ ..la prima non vede la seconda perché ha lo sguardo rivolto a Londra o Parigi (oggi diremmo Unione Europea). Questa dualità dopo secoli è sostanzialmente rimasta ed anzi - con la distruzione del tessuto urbano e culturale operato in questi anni e la ghettizzazione dell’immenso ed amorfo hinterland della periferia napoletana (che comprende buona parte del territorio casertano)- questa dicotomia si è rafforzata.

In definitiva nell’area napoletana abbiamo una società moderna di livello paragonabile al resto d’Italia che segue economicamente e culturalmente (molto meno di quello che vorrebbe perché zavorrata) e una società arretratissima, arcaica, medievale, in cui l’unica modernità accolta è la fruizione di modelli simbolici della società consumistica e televisiva ( sotto forma di Trash ed di Kitsch distruttivi dei raporti umani e dell'ambiente -ndr) E' in questa società che l’illegalità è la forma ordinaria di auto-regolamentazione dei conflitti interni accettata.In definitiva, per questa popolazione, la funzione di Stato è svolta dalle consorterie camorristiche; quello che noi definiamo Stato è il nemico invasore, estraneo, che è portatore di valori nemici amorali in conflitto con il loro modello di convivenza e dei modelli etici. Vi sono modelli etici che formano la mentalità camorristica come l’onore, l’appartenenza al gruppo, al potere maschio rispetto alla femmina che è moglie-madonna o prostituta, valori che possiamo vedere tramite le canzoni e le sceneggiate di cantanti in voga presso ‘l’altra popolazione’.
Ma anche questa lettura della struttura è superficiale in quanto nella camorra, come in tutte le società tribali, prevale un codice femminile cioè quel codice materno che è basato sul sangue. Nella camorra prevale il principio materno del clan, del legame di sangue (concreto e simbolico), della solidarietà intesa come complicità criminale tra i membri dello stesso gruppo. Ma questo aspetto lo esaminerò più dettagliatamente in seguito.Le due società non hanno mai dialogato o cercato una mediazione, come acqua ed olio nella stessa bottiglia, sono rimaste per secoli separate.La società che guarda due secoli indietro è sempre vissuta parallela ma sostanzialmente estranea all’altra che mutuava da essa soltanto alcuni aspetti che considerava ‘folcloristici’.La società che guarda all’Europa si è sostanzialmente chiusa in se stessa nella propria 'bottega’; al massimo ha utilizzato l’altra, quella dei lazzari, per giochi di potere (i Borboni e la nobiltà rurale utilizzavano la camorra per controllare il popolo, Garibaldi utilizzò come polizia i gruppi camorristici, il Fascismo inquadrò la camorra nelle sue squadracce, in tempi moderni il laurismo, con le sue scarpe e la pasta regalata, ed il doroteismo andreottiano-gavianeo/craxiota con '0 Posto per incetta di voti.E' quest’ultimo modello che ha prodotto quei psuedo disoccupati organizzati che avvelenano la vita sociale a Napoli). Per rimanere nell’ambito del periodo del dopoguerra si possono leggere i libri di Percy Allum 'Il potere a Napoli', 'Fine di un lungo dopoguerra' e 'Napoli punto e a capo' (Ed. L’ancora del mediterraneo).
La borghesia napoletana ha utilizzato beni e 'servizi' prodotti dall’altra società con una prassi che possiamo chiamare illegalità-legale che va dalle video cassette e musicassette pirata a basso costo, al pane ed altre mercanzie in qualsiasi giorno ed ora, al parcheggio abusivo, alle scommesse ed al lotto clandestino sino alle costruzioni abusive etc. il tutto senza tener conto che ciò, oltre che a formare la società senza l’indispensabile mediazione di regole e leggi, nutre economicamente le attività illegali e la conseguente violenza. In definitiva possiamo dire che la sfaccettata borghesia napoletana è affetta da camorra non conclamata che può degenerare in procedure proprie della camorra.
La società tribale ha fatto irruzione nell’altra negli anni settanta e ottanta quando con la diffusione di massa della droga ha dovuto invadere campi diversi per investire gli ingenti capitali accumulati con tali tradizionali commerci. D'allora la convivenza è divenuta difficile, conflittuale.Il campo invaso, in modo particolare, è stato quello dell’edilizia, attività prevalente nel napoletano, da qui la commistione tra imprese legali ed illegali e la conseguente commistione con i politici che, bisognosi di voti, instaurano il patto scellerato con la camorra rilasciando le licenze ed erogando i finanziamenti come è avvenuto post-terremoto.Negli anni ottanta si è strutturata quella camorra spietata che ha ucciso, tra i tanti, l’innocente Silvia Ruotolo.

L’affermarsi il potere di questa camorra è stato ben descritto da Francesco Barbagallo nel suo saggio 'Napoli fine novecento - politici, camorristi, imprenditori'(Ed. Einaudi).Egli scrive: "...Rispetto ai decenni precedenti, la novità più consistente degli anni ottanta è stata l’espansione della forza della criminalità camorristica che ha acquisito una centralità, mai avuta prima, sul terreno economico finanziario, amministrazione degli enti locali, negli intrecci di rapporti e di interessi con i poteri politici ed istituzionali...".Per rompere questo schema affinché a Napoli si formi una società coesa, una maggioranza di popolazione che rispecchi i valori etico-culturali ed economici condivisi dal resto dell’Europa e dunque non vi siano due società parallele dove una, che ha valori etici condivisi con il mondo civile moderno, guarda allo Stato come regolatore sociale, ed un’altra, che ha valori etici propri tribali, utilizza la sua propria camorra come regolatore sociale. Per giungere a ciò occorre sradicare le radici della forma bivalente della società napoletana, sradicare le radici vuol dire mutare la mentalità di quella maggioranza della popolazione che vive due secoli indietro.
La mutazione della mentalità: Per condurre la maggioranza della popolazione dell’area napoletana a livelli europei occorre intervenire non solo in termini repressivi ed economici - possiamo dire che il problema dell’area non è la disoccupazione e la malavita ma essi sono i sintomi di un male profondo: occorre intervenire su quel male; ogni azione intesa a contrastare solo i sintomi diviene vana e la camorra risorgerà sempre. Ecco dunque che l’affrontare la camorra diviene l’affrontare la mentalità che la sorregge e la nutre. Per far ciò occorre utilizzare in forme nuove la scuola. Affrontare seriamente nell’ambito della scuola la camorra vuol dire pedagogicamente affrontare una mutazione di mentalità.
La mentalità è una sorta di griglia attraverso cui noi leggiamo la realtà per poterla comprendere e poterci rapportare ad essa, assumendo determinato comportamenti. Questa griglia è costituita da tutte le credenze, le idee, gli atteggiamenti e le aspettative nei confronti di noi stessi, del mondo esterno, e dei propri rapporti con esso. Nei fattori determinanti la mentalità bisogna considerare anche quegli elementi di cui l’individuo non ha piena coscienza, ma che possono essere inseriti da altri di cui si ha una manifestazione diretta.La camorra, nata come codice di difesa della plebe napoletana (1656, la peste scoppiò a Napoli spazzando via la nascente borghesia napoletana; il popolo abbandonato dal governo dei Viceré Spagnoli iniziò a chiudersi in se stesso ed auto-governarsi tramite i Juappi (guappi = capofamiglia) che vestivano la gamoras giacchetta come quella dei toreri) ha mutuato la sua mentalità nei codici di famiglia tipici delle società tribali - mutuandone anche il metalinguaggio (padrino - compare ecc) - e della famiglia ha strutturato una mentalità dogmatica, fatta di credenze positive incentrata sull’idea dei ruoli predeterminati e sul concetto di appartenenze e dì autorità’.Ma essendo questi canoni essenzialmente materni il maschio camorrista tende ad esasperare l’aspetto virile. Il legame con la madre (da ciò mammasantissima) è forte non essendoci legami extrafamigliari basati sulla mediazione della legge ma solo rapporti soggettivi di parentela e affiliazione (adozione).
E’ da questo schema che si forma la trasposizione dei codici virili dell’onore della famiglia all’onore dell’organizzazione criminale; tradimento, corna, sangue, fedeltà, codici che formano la commistione tra camorra e famiglia e che nutrono la griglia della sua mentalità. Occorre un lavoro della scuola essenzialmente che abbia una interpretazione antidogmatica e dunque laica della definizione della coscienza personale. Un tragitto che nell’educazione faccia perno sull’etica della responsabilità individuale e sulla ricerca della possibile verità quale criterio di crescita sociale e di decisioni.

Ho scritto di laicità: Ma chi è il laico? Il concetto di laicità è un concetto poliedrico. Normalmente questa figura si presenta come polemica contro il dogmatismo e le prese di posizione dogmatiche. In realtà il laicismo è questo ma non fondamentalmente questo.In origine significava l’uomo profano rispetto all’uomo che sa tutto, all’uomo dominante, all’uomo di spicco, all’uomo che ‘ha l’autorità di dire o di ordinare’ - nella camorra il capozona, capoclan - . Quindi laico è l’uomo che ha bisogno di sentire il parere di tutti perché è incerto sulla propria visione delle cose.In questo caso parlare di laicità equivale a costruire la formazione, tramite un percorso pedagogico, di una persona che scopre nel dialogo con gli altri il mettersi in discussione e mettere in discussione il proprio mondo. Il rompere cioè lo schema familistico amorale in modo che l’appartenenza al gruppo e a ciò che veicola, come ordine dell’esistente e dell’esistenza, può essere messo in discussione e rifiutato.Qui nasce un nuovo concetto esso è l’etica del rifiuto.
Il rifiutare un ordine è un passaggio molto importante nella coscienza di sé. Esso è la fuoriuscita dalla sindrome Eichmann, dal nome del gerarca nazista condannato a morte nel 1962 le cui tesi difensive furono analizzate da Hannah Arendt nel bellissimo libro 'La banaità del male' (Ed. Feltrinelli) . Tale sindrome consiste nell’accettazione di qualsiasi ordine deresponsabilizzandosi da qualsiasi remora etico-morale in quanto questa ricade nella sfera complessiva della famiglia o clan o cosca o partito.
L’obbedienza non è più una virtù diceva, giustamente, Don Milani, ma il rifiuto deve essere accompagnato da una ricerca critica delle motivazioni profonde dello stesso. La paura di essere escluso dal gruppo è la molla che porta ad accettare qualsiasi azione richiesta.La paura è la molla che ha portato i lazzari napoletani a chiudersi nell’ambito familistico che ha poi strutturato la camorra e la violenza, come analizzò Rosellina Balbi in Madre Paura (ed. Pocket Mondatori). L’uomo camorrista vive in uno stato di paura preventiva; ciò lo possiamo cogliere in espressioni gergali tipiche nel napoletano come 'che paura', 'che impressione' o il famigerato 'pare brutto'. Una gabbia che chiude nella rassicurante famiglia e distrugge l’interrelazione sociale.Occorre dunque pedagogicamente un destrutturalizzazione dell’io sociale, con una critica costruttiva in cui l’ io si rende autonomo rendendo il soggetto costruttore di nuove strade esterne alla realtà della sua famiglia.Solo quando si è formato un nuovo io forte che può dunque dialogare pariteticamente e autonomamente con gli altri io scoprendo così l’alterità si può costruire una nuova socialità ed una nuova mentalità.
Se possiamo definire il tutto con uno slogan esso è ‘meno famiglia e più soggettività, meno famiglia e più società.In tutto questo si racchiude la finalità della scuola in zona di camorra. La metamorfosi di un modo d’essere, un modo di interpretare la vita e la società.Una legge speciale per l’educazione in zona di camorraIn un recente sondaggio al primo posto come motivazione delle imprese industriali e finanziarie dell’impossibilità di investire nel napoletano vi era la criminalità diffusa. Già questo avrebbe dovuto far muovere il governo e cercare seriamente di agire. Ma ciò non è mai avvenuto. Le sole azioni sono state azioni placebo come inviare miliardi per Imprese senza radice che poi falliscono o inviare l’esercito per calmare la borghesia spaventata.

Tutte l’azione dei governi succeduti negli ultimi decenni, ove ministri meridionali e napoletani sono stati in maggioranza, diviene comprensibile osservando che quasi tutti i politici della zona sono stati indicati dalla magistratura come complici o direttamente collusi con le consorterie camorristiche come è stato ben descritto nel già citato libro di Barbagallo. Ed oggi con il governo schiacciato su posizioni del Nord Italia, un governo composto da uomini fondamentalmente incolti, senza spirito democratico, dominati dalla paura preventiva come quelli della Lega (la camorra del Nord) e proni ad un padrone che elargisce pseudopotere come il signor B. la situazione diviene ancor di più drammatica.
L’Italia è un paese che ha perso, nel dopoguerra, il treno della modernità fatta di coscienza civile e sociale, di responsabilità personale ed ha imboccato a suon di stragi e tentativi di golpe la via del modernismo cioè un congelamento al tribalismo (di cui il becero Fascismo era la piena espressione) coperto da uno strato di beni consumistici come spiega Guido Crainz nel suo 'Il paese mancato' (Donzelli Editore)La sinistra, in questi anni, costruiva la sua analisi e le sue proposte incentrandole sui problemi economici, ma mai ha posto l’accento sulla questione scuole ed educazione come si evince dal drammatico libro di Tullio de Mauro 'La cultura degli italiani' (editori Laterza); libro che mette a nudo l’arretratezza culturale del nostro paese.Si è tragicamente visto che la questione non è essenzialmente economica quando ragazzi, figli di industrialotti, hanno voluto affermare l’appartenenza nei modelli etici propri di una mentalità tribale uccidendo un ragazzo con la scusa di prendersi il motorino. Ma allargando il discorso basta vedere le statistiche della fruizione dei beni di lusso e si scopre che il napoletano è saldamente primo per questi consumi, non dimentichiamo che la città con il più alto indice di depositi bancari non è nel nord Europa ma è San Giuseppe Vesuviano. Infine, ultimo dato, tra i tanti, che si potrebbero citare, il numero delle Finanziarie che nell’area è tra le più alte d’Europa.
Dunque non vi è povertà ma un modo di essere poveri. Vi è un economia chiusa, asfittica, medievale coperta da un becero modernismo.Ben pochi hanno evidenziato che, rovesciando un luogo comune, non è la ricchezza che produce l’equilibrio sociale ma è l’equilibrio sociale dovuto alla cultura che produce vera ricchezza.Un governo serio e democratico dovrebbe operare per la camorra come si opera con le grandi catastrofi naturali: terremoti, alluvioni, inondazioni. Occorre una ‘legge speciale’ e finanziamenti ad hoc per le zone colpite dal grande cataclisma della mentalità camorristica. E nel contempo una azione preventiva per evitare i sommovimenti malavitosi.Ma questo cataclisma che dura da secoli, coi suoi migliaia di morti, distruzione ambientale - la Provincia di Napoli è stata la prima ad essere dichiarata con Decreto Ministeriale ‘zona ad alto rischio ambientale con il suo infettare il corpo dell’intera nazione - tutto questo non è stato mai affrontato con ‘leggi speciali per l’educazione’ che sradichino la radice della mala pianta.Un’azione educativa deve condurre ad una metamorfosi di un modo d’essere, un modo di interpretare la vita e i rapporto sociali. Certamente quest’azione non può svolgerla una scuola ‘a regime normale’ anche tenendo presente che nel napoletano non vi è mai stata una vera scuola a regime normale.Occorre un progetto educativo forte. Per far questo occorrono un criterio ed una metodologia per affrontare il problema con un atteggiamento costruttivo e responsabile e ciò può avvenire tracciando più linee, delle coordinate, in cui verrà posto il progetto che si vuol mettere in atto.
Queste coordinate sono, da un lato, le finalità morali e le finalità ideali del progetto educativo (possiamo dire che sono gli elementi a lungo, lunghissimo termine) dall’altro, bisogna partire dalle situazioni concrete e a questo punto non si può parlare di area napoletana, ma si deve parcellizzare l’intervento, nella sua visuale e scendere al quartiere, scendere ad un’estrazione particolare di un dato quartiere e ambiente.Così potremo giungere ad cuore di quelle strutture familistico-tribali e operare e infondere quegli stimoli positivi. Tale lavoro è oggi svolto con estrema difficoltà ed abnegazione dai Maestri di Strada guidati da Marco Rossi Doria. Ecco la legge speciale per l’educazione dovrebbe dare strutture e strumenti finanziari a questi operatori.Il primo Assessorato del Comune di Napoli dovrebbe essere quello della Cultura e dell’Educazione sociale e tutti gli altri dovrebbero lavorare per collimare le proprie iniziative a quello principale.

Stimolare i giovani e questo vale essenzialmente per un aspetto negativamente forte dei lazzari ad una consapevolezza dell’autodisciplina e di un ordine acquisito per il riconoscimento autonomo del proprio valore.
Non è vero che il ragazzo napoletano per sua natura sia ribelle. La disciplina costituisce un limite, ma anche una sicurezza. Un argine ad una forza le cui esuberanze danno problemi e creano nervosismo, prima che a qualunque altro, fondamentalmente a chi esercita tale esuberanza.Anche il cosiddetto bambino-ribelle, il folcloristico scugnizzo (oggi chiamato muschillo - piccola mosca - quando fa il corriere della droga) che è diventato un tipo caratterologico del ragazzo napoletano è un ragazzo fondamentalmente abbandonato, e più che dire abbandonato a sé stesso, bisogna mettere l’accento su un ragazzo abbandonato e basta, perchè quel sé stesso non costituisce per lui nessuna protezione, non costituisce nessuna sicurezza di cui egli ha bisogno e chiede in forme per lo più implicite.Ma in quale ambiente realizzare tutto ciò? Un ambiente è educativo di per sé, educativo sia nel senso positivo che negativo.
Far vivere persone in ambienti ristretti, scarsamente illuminati, ambienti sporchi, trascurati crea diseducazioni, crea tutto il contrario di ciò che affermiamo essere importante. Dunque recupero urbano e ristrutturazione dei plessi scolastici devono andare di pari passo.Anche la struttura urbana è educativa, come lo sono le simmetrie delle facciate delle case; a Napoli non si è fatta mai la guerra ai balconi abusivi come vi sono a Forcella, o a Piazzetta Nilo o Via Sforza o su muro dei chiostri di San Gaetano e via elencando - sto scrivendo del centro storico e antico dichiarato monumento dell’umanità dall’UNESCO - buttare giù i balconi e ripristinare le facciate è un’indicare il primato delle regole - è la legge astratta ed universale che governa gli uomini - ed educare alla simmetria visiva che si riverbera in un ordine mentale.
Lo slogan in questo caso può essere: la durezza della legge e la dolcezza della cultura.I plessi scolastici devono diventare i centri di riferimento della società, in luoghi ove non vi è niente come servizi sociali ed educativi, la scuola deve divenire l’avamposto della società civile; così avremo un utilizzo a tutto campo per attività che trascendono i programmi d’insegnamento. Così la scuola diviene la palestra per la profonda metamorfosi della mentalità. Per far questo la scuola deve coinvolgere i nuclei familiari nell’attività pedagogica con l’educazione permanente.Solo con una rivoluzione sociale Napoli può iniziare a produrre in modo endogeno futuro, altrimenti rischia ancor di più l’emarginazione e l’irrilevanza nella società globalizzata, e tutto questo può produrre solo ancor di più disperazione e violenza.

http://www.ildialogo.org/, Sabato, 04 novembre 2006

sabato 15 dicembre 2007

Catturato Eduardo Contini, Eccellenza della nobiltà napoletana

E' una notizia che ci lascia indifferenti e leggermente nauseati
( il Nobile giocava solo a nasconderella a casa di una vedova con 4 figli insospettabili a 1km 1/2 da Scampìa, a Casavatore - il che viene denominato dai giornalisti : latitanza e fuga di 7 anni..) .

Voi tutti sapete che il codice penale e di procedura penale italiani son stati trasformati da certa buona gente in un regolamento-quiz di Mike Bongiorno per 'Lascia o Raddoppia ' con ricchi premi e cotillons ai candidati al quiz una volta messi 'in cabina' . Esser 'incabinati & quizzati ' E' UN ONORE , SI ACQUISTA PIU' PRESTIGIO & POTERE E LO SI GESTISCE MEGLIO.

Per ogni riflessione sulla vita in cabina di gioco, su CHI ORBITA attorno a un NobileNapoletano in cabina e PERCHE' tutti continuano ad orbitare attorno ai nobili di Napoli in cabina-quiz , sull'efficacia del gioco a premi della carcerazione oggi in Italia e sul peso della pena(lità) per il candidato ai quiz, rimandiamo alla argutissima canzone '' Don Raffae' '' di Fabrizio de André ( dedicata a Don Raffaele Cutolo , fra i più Grandi Nobili del Millenario Regno di Napoli) .
Ascoltate e connettete bene in capa vosta le parole della canzone. ( ogni dettaglio sul Sistema : http://www.napolionline.org/component/option,com_openwiki/Itemid,79/id,camorra/ )





NAPOLI, CATTURATO SUPERBOSS DELLA CAMORRA EDOARDO CONTINI
Napoli, 15 dic. (Apcom) - Il superlatitante Edoardo Contini, 52 anne, inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi, è stato catturato ieri sera dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Il ricercato, capo dell'omonimo clan, è ritenuto il massimo esponente della camorra operante nel territorio metropolitano di Napoli.Fonte: Apcom

'' È stato stanato in un tranquillo caseggiato di Casavatore, abitato da persone apparentemente insospettabili, formalmente prive di legami con la camorra. Aveva cenato da poco, era tranquillo davanti alla tv. Era latitante dal novembre del 2000,
"Edoardo Contini era diventato forse il boss più pericoloso a Napoli", ha commentato in una nota il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Era oltre un anno che seguivamo le sue tracce, ora non potrà più nuocere". Il suo punto di forza è sempre stato il contatto con ambienti borghesi, finanche benestanti. Imprenditori, gente legata alle classi medio alte di Napoli e di Roma.( Il mattino 15/12/07)

( E ora : MenzognaCloud !..)
Secondo il ministro, il suo arresto "è un ennesimo tassello dell'offensiva che abbiamo lanciato contro la criminalità organizzata. E altri ne seguiranno molto presto. A Napoli, come in Sicilia e in Calabria. Abbiamo detto che li prenderemo uno ad uno. Lo stiamo facendo. Continueremo a farlo".

L'arresto avviene dopo una serie di importanti colpi contro la mafia siciliana, tra cui la cattura lo scorso mese del "capo dei capi" della mafia siciliana, Salvatore Lo Piccolo, dopo circa 25 anni di fuga. ( era al suo paese-ndr)

***
...Secondo una nota diffusa dalla polizia, Contini è considerato il "capo" indiscusso dell'omonimo clan camorristico operante nei quartieri del capoluogo campano San Carlo, Vasto, Mercato e Poggioreale, massimo esponente della direzione strategica del cartello camorristico "Alleanza di Secondigliano".
Nel 1996, con sentenza definitiva, era stato condannato per il delitto di associazione mafiosa.
Gli investigatori hanno raccontato di avere trovato nell'abitazione un gran numero di pezzetti di carta, conosciuti come "pizzini", usati per mandare messaggi in codice ai suoi luogotenenti.

( Reuters ore 3:57 - 15 Dic.2007)

Postilla .: Ascoltai su Radio 24 viaggiando in auto verso Roma , il giorno della cattura di LoPiccolo [SdG-MafiaSystems, uno Stato un po' più a Sud del nostro - Non sono richiesti passaporti per fare touring - aderisce al Trattato di Schengen su libera circolazione di persone e capitali , ndr]

Il magistrato inquirente , intervistato , disse : '' ...sì siamo soddisfatti , grande colpo messo a segno contro la mafia . Ora dobbiamo aspettare di vedere chi prenderà il potere al posto suo ( Sì ! Disse proprio cosi ! Era cosi inzuppato di sfaccimma putrefatta che 'e ccerevèlle non lo aiutavano proprio e non si accòrse di quello che diceva con tanta convinzione. Ma insomma, puff ,E' la frase tipica di trionfo del Magistrato itaGLIano tipico che sentiamo almeno dagli anni '70...)

E chiudiamo con:
Aforismi : ' La differenza fra me e un politico ? ' - ' Che io sto dentro e lui sta fuori'
- Raffaele Cutolo, durante il suo processo in risposta al Pubblico Ministero

domenica 9 dicembre 2007

Borghesia napoletana DOC, DOP e IGP

Corriere del Mezzogiorno18 ottobre 2007
Il magistrato: «Imprenditori, commercialisti e avvocati non disdegnano i soldi dei boss»Il pm: «C’è una borghesia mafiosa che conclude affari con i clan»Raffaele Cantone lascia il pool della Dda per la Cassazione di Gianluca Abate
NAPOLI — Otto anni dopo aver indagato sui suoi capi, sui suoi affari e sulle sue connivenze, la camorra che lascia è una camorra che rispetto a quella del 1998 «ha cambiato pelle, è diventata invisibile, meno spavalda ma più produttrice di affari». Anzi, sono due camorre, «quella di Napoli, simile al gangsterismo urbano, e quella della provincia, che invece è come la mafia. E, come la mafia, ha scelto la strategia della sommersione». Raffaele Cantone, il pm cui le inchieste sono costate una vita in compagnia di cinque robusti agenti del servizio di protezione e i complimenti (ieri) del governatore Antonio Bassolino per «il coraggio e la determinazione», questa mattina prenderà servizio in Cassazione. Lascia la Procura. Lascia il pool. E lascia anche un ammonimento: «Attenti, attenti a quella zona grigia, attenti a quella borghesia mafiosa che fa affari con i clan».Mafiosa? Dice che la borghesia è mafiosa?«No, assolutamente. Dico che una certa borghesia è mafiosa. Ed è mafiosa sia per la provenienza che per l’interscambio con l’organizzazione criminale».Un nome, giudice. Diamogli un nome a questi «mafiosi borghesi»…«Sono quelli che si buttano negli affari illeciti, quelli che utilizzano i capitali dei boss, quelli che prima si limitavano a sfiorare la camorra e oggi invece ci entrano direttamente in società».Insomma, sta disegnando l’identikit dell’imprenditore colluso?«Bisogna smetterla con ’sta storia che il colluso è sempre e solo l’imprenditore. La borghesia mafiosa è quella dell’imprenditore socio del clan, certo. Ma è anche quella del commerciante che chiede al boss di aiutarlo a recuperare un credito, del professionista che fa il prestanome. E poi tecnici, commercialisti, avvocati, politici. Gente che davanti a certi affari non storce il naso».E gli altri? I borghesi veri? Il prefetto di Napoli disse che s’erano ritirati sull’Aventino, sarà che l’hanno fatto per tirarsi fuori dai guai?«La gran parte della borghesia della Campania è sana, ma ha difficoltà a confrontarsi con l’altra borghesia, quella mafiosa, quella che mette in discussione le regole di concorrenza».È come dire che il mercato oggi è cosa nostra. Anzi, loro, dei camorristi.«La borghesia pulita si è ritirata dal gioco, pensa a conservare piuttosto che a investire in settori troppo pericolosi. Oggi questa gente preferisce le rendite finanziarie all’ingresso in un mercato dove è notorio che la concorrenza non è leale».Proviamo a evitare risposte scontate. Uno che sa tutte queste cose, uno che sui boss e i loro affari ha indagato per otto anni, beh quell’uno, cioè lei, andandosene non lascia un vuoto pericoloso?«La regola del turn over evita personalizzazioni, anche se il rischio che il patrimonio di conoscenze vada perso c’è. La capacità di un ufficio sta nel far sì che lo scambio di conoscenze avvenga prima del cambio. Ricordo che quando sono arrivato come il signor Nessuno, uscivano dal pool Federico Cafiero De Raho e Armando D’Alterio, magistrati che hanno fatto la storia dell’anticamorra».E che, come lei, hanno rischiato la pelle. Un pm antimafia ha paura?«Assolutamente sì».«La scorta è una cosa che non auguro a nessuno, un’esistenza ai limiti dell’impossibile, un’assenza totale di privacy. Quel che ti fa andare avanti, quando la sera torni a casa e vai a letto, è pensare che questa vita ha un senso perché quel che fai è giusto. E allora ti addormenti».

sabato 8 dicembre 2007

Il 95% della SdG non si lava, convive con la sua propria sfaccimma




GLI EFFETTI




L’allarme dal Censis
Il 95% dei Napoletani convive con la camorra
. Il rapporto Censis «sulla situazione sociale» del 2007 in Italia non fa sconti al capoluogo napoletano, che strappa a Palermo un primato poco invidiabile. La fotografia della relazione tra popolazione e camorra è «drammatica», per usare l’espressione degli specialisti dello stato di salute del nostro paese. Il 95 per cento dei napoletani (in città e in provincia) convive con la camorra. Il Censis
parla di «stress criminale: la contiguità con le logiche criminali produce un vulnus alla convivenza civile, deprime lo sviluppo, condiziona le attività economiche e politiche».Napoli è in testa
«alle province che hanno la quasi totalità degli abitanti che convivono con le organizzazioni criminali». Prima di Napoli ci sono Agrigento (95,9), Caltanissetta (95,2). Mentre dopo il capoluogo partenopeo spuntano Trapani (91) e Palermo (90,9). Ma il rapporto Censis guarda anche alla percezione di insicurezza o di instabilità che appartiene ai cittadini che vivono «contigui» alla criminalità organizzata. Il nodo centrale riguarda soprattutto il rapporto con imprese e commercio, specie se si prendono in considerazione fenomeni come racket e usura o come la crescita di aziende foraggiate dal crimine organizzato. L’analisi offre un trend in negativo, anche rispetto all’ultimo dato ufficiale, che porta la data del 2003. Oggi il 33,1 per cento degli imprenditori intervistati dice he il racket nella propria zona di lavoro è molto diffuso. Circa un imprenditore su tre, dunque, lamenta una sensazione in negativo del fenomeno. Appena quattro anni fa, tre anni prima del raffronto fatto nel 2006, a dirsi convinti della presenza di attività di natura estorsiva era il 25,6 per cento. Più o meno la stessa sensazione, per quanto riguarda un altro reato che incide sul tessuto economico cittadino: l’usura. Siamo arrivati infatti al 39,2 per cento di imprenditori, che ritiene incidente l’usura nella propria zona. Più del doppio rispetto al dato del 2003: secondo le stime tracciate nell’ultima ricerca, infati, gli imprenditori che segnalavano l’esistenza dell’usura erano il 14,5 per cento. Non va meglio sul fronte del rapporto gli imprenditori e la cosiddetta concorrenza. In molti credono di essere costretti a difendersi da sistemi concorrenziali sostenuti e rafforzati in modo sleale. Il 48,9 per cento lamenta la nascita improvvisa di imprese concorrenti, sulla cui origine vengono avanzate non poche perplessità. È il capitolo sulle «organizzazioni criminali dentro le imprese», che chiude il rapporto Censis in modo poco gratificante per il sud Italia. Non vengono infatti dati elementi disgiunti, ma il discorso cade proprio su quelle realtà condizionate dalla camorra. Il 48,9 per cento vede una nascita improvvisa di imprese concorrenti. Il 15,1 per cento segnala una crescita della concorrenza grazie all’imposizione nell’utilizzo di manodopera contro il 5,8 del 2003; il 13,2 per cento crede che sia in crescita l’imposizione di forniture, mentre per il 58,6 per cento questo fenomeno non è presente. Il 45,3 per cento degli imprenditori giudica poco o per nulla trasparente gli appalti pubblici, mentre nell’indagine del 2003 solo il 20 per cento si era detto perplesso sulla gestione degli appalti pubblici. (Il Mattino 8/12/07)

Uff! E' sempre seccante vedere come si cerchi di separare, setacciare, lucidare, incipriare la Sfaccimma della Gente facendo credere che a Napoli e provincia ci siano Vittime & Aguzzini. Si cerca di disciogliere il grigio in bianco e nero. Vile Sfaccimmata! La verità è forse più cosi, altro che fregnacce del Censis.

venerdì 30 novembre 2007

Gli Habitat della Gente & Gli Habitat della Sfaccimma della Gente

Come vive la Gente
§ ''Canary wharf is a station of unbelievable grandeur. All this just to get people off their trains and up to ground level. This is the most lovely station, spacious, airy, clean curves, light, real trouble-taker over all the detail. Each day thousands of commuters squeeze through these ticket- barriers heading for their offices in the engine-rooms of the twenty-first century business.When the old streets of the City became overcrowded with new buildings, the money moved east transforming the old Docklands into a mini-Manhattan. Out went the old warehouses and barges, in came New-York-style skyscrapers. Canary Wharf with no history is now the old City's rival, a triumph of energy and efficiency. This is where the power now lies. No longer with the church, no longer with the politicians, but with these giant corporations. And these are their shining temples, the buildings of our age. Arrogant buildings thrusting themselves on us.But how many will survive to take their place alongside those of the past and tell us the story of the twenty-first century ? We're living in an age of constant change and our new buildings fit that pattern; but they occupy a different world, separate from our own more private lives. Most of us live somewhere like this. After nearly a year travelling the length and the breadth of Britain, I'm coming home. This is Polegate, a little town under the South Downs. It's nothing very grand about Polegate, nothing very beautiful about Polegate, but it's my hometown and I like it. It's one of the thousands of towns and suburbs in Britain that the architects never visited and the planners overlooked. There's been no attempt at style in Polegate which gives our town a style all of its own. Polegate is not exactly swinging but it's a friendly place, with some good shops . This is one of the best shops in Polegate [...] Like so many places in Britain, Polegate is a mixture of old and new. It all adds to the hidden charm : there's a medieval chapel, a georgian mansion, a bit of victoriana and plenty of bungalows built in the nineteen-sixties. The latest addition on the edge of the town is a new housing estate, which tells a lot about what we seem to want. Architects are always trying to persuade us to accept new ways of living, little white concrete boxes, very efficient living machines or villages in the sky. But the truth is the most of us prefer houses like this, with a touch of the victorian, the elizabethan, or the georgian in them. It's all those we accept for our grand public buildings, for big offices, fot theathers , for concert halls, for airports. But when it comes to our own homes, we actually prefer a taste of the past. It just goes to prove the point that our buildings say at all : if you want to trace the story of how we became who we are, you'll need a new look at how we built Britain '' §


§ '' Canary Wharf è una stazione di incredibile grandiosità. Tutto questo giusto per far uscire la gente dai loro treni e farla risalire in superfice. Questa è la stazione più attraente, spaziosa, ariosa, curve pulite, luce, reale ossessione per i dettagli. Ogni giorno migliaia di pendolari si infilano attraverso queste barriere-biglietteria puntando verso i loro uffici nelle stanze dei bottoni della finanza del XXI secolo. Quando le antiche strade delle City divennero sovraffollate di nuovi edifici, il Denaro si è mosso verso est, trasformando i vecchi Docklands [il sito del porto fluviale di Londra- il più grande del mondo fino agli anni '70 quando poi fu dismesso per esser spostato alla foce del Tamigi -ndr] in una mini-Manhattan. Via i vecchi magazzini delle merci e le chiatte fluviali, subentrarono grattacieli di stile New-Yorkese. Canary Wharf , senza una sua storia è ora la rivale della antica City, un trionfo di energia ed efficienza. E' qui che ora risiede il potere; non più con la Chiesa , non più coi politici, ma con queste giganti Multinazionali. E questi sono i loro scintillanti templi, gli edifici della nostra epoca. Superbi edifici che incombono su di noi. Ma quanti sorpavviveranno per prender posto affianco a quelli del passato e raccontarci la storia del XXI secolo? Stiamo vivendo una età di costanti cambiamenti e i nostri edifici odierni si adattano a quel modello. Essi però occupano un mondo separato da quello delle nostre vite private. La maggior parte di noi vive in luoghi come questo.. Dopo circa un anno passato a viaggiare per la Gran Bretagna in lungo ed in largo, sto tornando a casa. Questa è Polegate, un piccolo paesino al di sotto [della regione] dei South Downs. Non c'è niente di grandioso riguardo a Polegate, niente di straordinariamente bello, ma è il mio paese natale e mi piace. E' una delle migliaia di cittadine della G. Bretagna che gli architetti non hanno mai visitate e gli urbanisti mai supervisionate. Non c'è stato alcun tentativo di fare dello stile a Polegate che possa dargli un carattere tutto suo proprio. Polegate non è esattamente niente di esaltante ma è un posto amichevole, con alcuni buoni negozi. Questo è uno dei migliori negozi di Polegate. [...] Come tanti posti in G.Bretagna , Polegate è una mistura di vecchio e nuovo. E ciò aumenta il suo fascino nascosto: c'è una cappella medievale, una magione georgiana, un pizzico di tempi vittoriani, e una quantità di villette bifamiliari costruite negli anni '60. Il più recente ampliamento al margine del paese è un lotto di fabbricati che ci dice molto su quel che sembra noi desideriamo. Gli architetti cercano sempre di persuaderci ad accettare nuovi modi di vivere, piccole scatolette bianche di cemento, efficientissime macchine abitative, villaggi nei cieli. Ma la verità è che la maggior parte di noi preferisce case come questa, con un tocco di vittoriano , elisabettiano o di georgiano in esse. Quelli là li accettiamo per i nostri grandiosi edifici pubblici, per i grandi uffici , i teatri e le sale da concerto, per gli aeroporti. Ma quando si tratta delle nostre proprie case, noi davvero preferiamo un assaggio del passato. E ciò sta a dimostrare il vero punto, che le nostre abitazioni mostrano chiaramente: se volete tracciare la storia di come siamo divenuti quelli che oggi siamo, dovrete gettare uno sguardo con occhi nuovi su come abbiamo costruito la Gran Bretagna''

&

Come vive la Sfaccimma della Gente

( A Sfaccìmm ra Ggènt)


sabato 6 ottobre 2007

Camorra di stato

Ho adocchiato questo manifesto affisso sul muro esterno della chiesa di San Giuseppe al Corso Vittorio Emanuele una settimana fa; poco piu' avanti della stazione di Mergellina.E l'ho fotografato.

Un grido d'aiuto? Dei pazzi? Dei goliardi? Già eliminati dal Sistema ormai ? Inquietante e' quel : 'estorsione posta in essere da alcuni funzionari dell'Agenzia delle Entrate di Napoli' e quel : 'Il Quirinale ha imposto di non andar alla Prefettura'. Gravi illazioni. Ma noi , spontaneamente siamo propensi piu' a credere a quanto denunciato anonimamente che alle cariche dello 'Stato', no? ; sappiamo bene chi sono e cosa sono quelli che stanno al potere in Italia e qui, nella Serenissima Repubblica Di Camurrìa..

Ora, tutti sappiamo bene e lo vediamo ogni santo giorno, che siamo taglieggiati ed esasperati non solo dai camorristi in organico, ma da quelli che dovrebbero 'proteggerci' e mandar avanti la baracca ; cioe' quella Zona Grigia di Napoletani ( anticamente detti : La Buona Gente) fra cui coloro - tantissimi - che lavorano nelle funzioni statali : la sensazione è che stiano là solo per farsi la 'ricotta' sui cittadini . Il problema non sono i camorristi effettivi , ma questi qua, quelli della Zona grigia , contro cui e' piu' impossibile agire di quanto gia' non lo sia contro la Camorra. Non saremmo precipitati a questo punto senza la zona grigia, sicuro.

Qui si denuncia che la famiglia Sannino , dopo aver subito lo strazio della morte del figlio sparato alla tempia a fine anni '90 , oggi deve anche chiuder bottega perche' taglieggiata dallo STATO

Non sapremo mai quanta veridicita' c'e' in questo manifesto , che ovviamente non puo' recar alcuna firma di identificazione; e'una palude senza ossigeno, Napoli. Ma e' un buono spunto di riflessione; so bene che siete gia' pronti a far spallucce,o meglio farvi una risata, come sempre noi tutti .

Qui a Napoli chi di noi almeno una volta non e' stato ricattato, taglieggiato, estorto, corrotto (o a sua volta non e' dovuto ricorrere, per non soccombere, alla corruzione) dalle legioni di parassiti del comune, regione, forze dell'ordine, amministrazioni fiscali etc..? Tutto e' ordinaria violenza, tutto asfissia in questa citta', sottrazione di ossigeno continua.

Sbizzarritevi voi a fantasticare.
il post fa da buon 'pendant' a quello di Hidalgo qui sotto.

PS. Si fa riferimento nel manifesto a DAVIDE SANNINO, 19 enne coraggiosissimo e nobile vittima innocente di camorra per aver difeso un suo amico dalla rapina parlando con buone parole al camorristello apprendista 18enne. Ecco i profili di vittime innocenti trucidate dalla camorra: qui.

domenica 30 settembre 2007

Napoletani § la zona grigia

LA ZONA GRIGIA

Cosa è :

Il termine - zona grigia - in realtà è stato introdotto da Primo Levi nel capitolo di un suo libro più importante, uno dei più importanti della seconda metà del XX secolo, I sommersi e i salvati (Einaudi). Levi sollevava il problema della nostra «tendenza manichea a fuggire le mezze tinte» ; e’ tabù per noi pensare che esistano realtà intermedie di collusione tra vittime e persecutori. Naturalmente parlava del Lager, eppure anche di tutte quelle situazioni e luoghi dove si trovano a convivere centinaia o migliaia di persone, dalle caserme agli uffici, dagli ospedali alle fabbriche, là dove si produce quella dialettica di potere tra un vertice che comanda e un una base che ubbidisce.

In mezzo staziona appunto la Zona Grigia, quella massa amorfa e moralmente incosciente di coloro che in vario modo e a vario titolo e responsabilità collaborano al funzionamento della macchina di potere. Levi voleva far capire che questa zona possiede «una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere» la nostra capacità di giudicare. Valutare il concorso di colpa dei singoli collaboratori, grandi o piccoli che siano, è sempre difficile, aggiungeva Levi, senza con questo voler assolvere nessuno.

Voleva capire e farci capire che «l’ascesa dei privilegiati, non solo nel Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie».

Vent’anni dopo la formula, nata per capire la complessità delle relazioni di potere, diventa una chiave passepartout buona per leggere ogni realtà di relazione umana di dominio, di infliggimento del dolore, della morte, di perfidia, di collasso sociale. Non ultimo il nostro sistema di vita di camorra a Napoli.

* * *

<<… Siamo stati capaci, noi reduci, di comprendere e di far comprendere la nostra esperienza? Ciò che comunemente intendiamo per "comprendere" coincide con "semplificare": senza una profonda semplificazione, il mondo intorno a noi sarebbe un groviglio infinito e indefinito, che sfiderebbe la nostra capacità di orientarci e di decidere le nostre azioni. Siamo insomma costretti a ridurre il conoscibile a schema: a questo scopo tendono i mirabili strumenti che ci siamo costruiti nel corso dell'evoluzione e che sono specifici del genere umano, il linguaggio ed il pensiero concettuale.

Tendiamo a semplificare anche la storia; ma non sempre lo schema entro cui si ordinano i fatti è individuabile in modo univoco, e può dunque accadere che storici diversi comprendano e costruiscano la storia in modi fra loro incompatibili; tuttavia, è talmente forte in noi, forse per ragioni che risalgono alle nostre origini di animali sociali, l'esigenza di dividere il campo fra "noi" e "loro", che questo schema, la bipartizione amico-nemico, prevale su tutti gli altri. La storia popolare, ed anche la storia quale viene tradizionalmente insegnata nelle scuole, risente di questa tendenza manichea che rifugge dalle mezze tinte e dalle complessità: è incline a ridurre il fiume degli accadimenti umani ai conflitti, e i conflitti a duelli, noi e loro, gli ateniesi e gli spartani, i romani e i cartaginesi, i bianchi e i neri, i guelfi e i ghibellini. Certo è questo il motivo dell'enorme popolarità degli sport spettacolari, come il calcio, il baseball e il pugilato, in cui i contendenti sono due squadre o due individui, ben distinti e identificabili, e alla fine della partita ci saranno gli sconfitti e i vincitori. Se il risultato è di parità, lo spettatore si sente defraudato e deluso: a livello più o meno inconscio, voleva i vincitori ed i perdenti, e li identificava rispettivamente con i buoni e i cattivi, poiché sono i buoni che devono avere la meglio, se no il mondo sarebbe sovvertito.

Questo desiderio di semplificazione è giustificato, la semplificazione non sempre lo è. È un'ipotesi di lavoro, utile in quanto sia riconosciuta come tale e non scambiata per la realtà; la maggior parte dei fenomeni storici e naturali non sono semplici, o non semplici della semplicità che piacerebbe a noi. Ora, non era semplice la rete dei rapporti umani all'interno dei Lager: non era riducibile ai due blocchi delle vittime e dei persecutori. In chi legge (o scrive) oggi la storia dei Lager è evidente la tendenza, anzi il bisogno, di dividere il male dal bene, di poter parteggiare, di ripetere il gesto di Cristo nel Giudizio Universale: qui i giusti, là i reprobi. Soprattutto i giovani chiedono chiarezza, il taglio netto; essendo scarsa la loro esperienza del mondo, essi non amano l'ambiguità. La loro aspettazione, del resto, riproduce con esattezza quella dei nuovi arrivati in Lager, giovani o no: tutti, ad eccezione di chi avesse già attraversato un'esperienza analoga, si aspettavano di trovare un mondo terribile ma decifrabile, conforme a quel modello semplice che atavicamente portiamo in noi, "noi" dentro e il nemico fuori, separati da un confine netto, geografico. >>

Come agisce :

<< L'ingresso in Lager era invece un urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo in cui ci si sentiva precipitati era sì terribile, ma anche indecifrabile: non era conforme ad alcun modello, il nemico era intorno ma anche dentro, il "noi" perdeva i suoi confini, i contendenti non erano due, non si distingueva una frontiera ma molte e confuse, forse innumerevoli, una fra ciascuno e ciascuno. Si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati, salvo casi speciali, non c'erano; c'erano invece mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua. Questa rivelazione brusca, che si manifestava fin dalle prime ore di prigionia, spesso sotto la forma immediata di un'aggressione concentrica da parte di coloro in cui si sperava di ravvisare i futuri alleati, era talmente dura da far crollare subito la capacità di resistere. Per molti è stata mortale, indirettamente o anche direttamente: è difficile difendersi da un colpo a cui non si è preparati.

Il sistema concentrazionario, aveva lo scopo primario di spezzare la capacità di resistenza degli avversari: per la direzione del campo, il nuovo giunto era un avversario per definizione, qualunque fosse l'etichetta che gli era stata affibbiata, e doveva essere demolito subito, affinché non diventasse un esempio, o un germe di resistenza organizzata.

L'urto contro la realtà concentrazionaria coincide con l'aggressione, non prevista e non compresa, da parte di un nemico nuovo e strano, il prigioniero-funzionario, che invece di prenderti per mano, tranquillizzarti, insegnarti la strada, ti si avventa addosso urlando in una lingua che tu non conosci, e ti percuote sul viso. Ti vuole domare, vuole spegnere in te la scintilla di dignità che tu forse ancora conservi e che lui ha perduta. Ma guai a te se questa tua dignità ti spinge a reagire: questa è una legge non scritta ma ferrea, il zurückschlagen, il rispondere coi colpi ai colpi, è una trasgressione intollerabile, che può venire in mente appunto solo a un "nuovo". Chi la commette deve diventare un esempio: altri funzionari accorrono a difesa dell'ordine minacciato, e il colpevole viene percosso con rabbia e metodo finché è domato o morto. Il privilegio, per definizione, difende e protegge il privilegio. >>

Cosa porta con sé :

<< L'ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. È compito dell'uomo giusto fare guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi.

La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l'ossatura, ed insieme il lineamento più inquietante. È una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura interna incredibilmente complicata, ed alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare.>>

Gli effetti :

<< Ma i collaboratori che provengono dal campo avversario, gli ex nemici, sono infidi per essenza: hanno tradito una volta e possono tradire ancora. Non basta relegarli in compiti marginali; il modo migliore di legarli è caricarli di colpe, insanguinarli, comprometterli quanto più è possibile: così avranno contratto coi mandanti il vincolo della correità, e non potranno più tornare indietro. Questo modo di agire è noto alle associazioni criminali di tutti i tempi e luoghi, è praticato da sempre dalla mafia, e tra l'altro è il solo che spieghi gli eccessi, altrimenti indecifrabili, del terrorismo italiano degli anni '70.

In secondo luogo, ed a contrasto con una certa stilizzazione agiografica e retorica, quanto più è dura l'oppressione, tanto più è diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare col potere. Anche questa disponibilità è variegata da infinite sfumature e motivazioni: terrore, adescamento ideologico, imitazione pedissequa del vincitore, voglia miope di un qualsiasi potere, anche ridicolmente circoscritto nello spazio e nel tempo, viltà, fino a lucido calcolo inteso a eludere gli ordini e l'ordine imposto. Tutti questi motivi, singolarmente o fra loro combinati, sono stati operanti nel dare origine a questa fascia grigia, i cui componenti, nei confronti dei non privilegiati, erano accomunati dalla volontà di conservare e consolidare il loro privilegio.

Lo sapeva bene il Manzoni: "I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano 1'animo degli offesi". La condizione di offeso non esclude la colpa, e spesso questa è obiettivamente grave, ma non conosco tribunale umano a cui delegarne la misura.

Piuttosto che logorare, il potere corrompe; tanto più intensamente corrompeva il loro potere, che era di natura peculiare... >>


<<...esistono persone grige, ambigue, pronte al compromesso.>>

PRIMO LEVI, SOPRAVVISSUTO AD AUSCHWITZ, da : I Sommersi e I Salvati ; 1986

* * *

§ LA BUONA GENTE §

<<...Fino a questo punto non abbiamo parlato che di camorristi militanti, appartenenti per la maggior parte agli infimi strati della societa'. E' necessario dire che la camorra non ha piu'come in altri tempi ramificazioni nelle classi dirigenti?..Accanto ai membri attivi si trova una sorta di terz'ordine che lavora con essa, le fornisce indicazioni, si serve di essa e la serve senza farne espressamente parte. E' quella che si chiama BUONA GENTE. La Camorra prende la BUONA GENTE sotto la sua protezione e a buon rendere. E' molto facile esserne affiliati senza accorgersene, per via della presentazione di un amico o pagando un contributo. Siete calssificati fra i BUONI? Se avete un creditore impietoso, costui, a richiesta di un camorrista, vi accordera' una dilazione. Siete in ritardo col vostro proprietario? La ''società'' garantirà il pagamento. Avete commesso un delitto? La ''società'' vi fornirà a scelta un uomo di paglia che si farà condannare al vostro post, o i falsi testimoni necessarii per farvi un alibi. Questi testimoni saranno talvolta rispettabili commercianti. Una donna e' stata pestata dal marito? La ''società'' (La Onorata Società) farà pestare il brutale. E' stato commesso un furto? Essa farà ritrovare gli oggetti rubati , trattando il 100%. Su questo capitolo le prove abbondano. Una ragazza è stata sedotta? I genitori hanno fatto parlare inutilmente al seduttore dai magistrati e dai preti. La Camorra interviene in ultima istanza e sa convincere i più recalcitranti.
Avete subìto una propotenza? La ''società'' vi sottopone le sue tariffe e vi offre una scelta molteplice di riparazioni, poi perfino i colpi anonimi di bastone, e ivi compreso il colpo di coltello. L'assassinio a forfait è una delle specialità della ditta; essa ha sempre per le sue imprese una enorme riserva di bravi che dànno il colpo di stiletto, con rara eleganza, come se bevessero un bicchier d'acqua del Serino. Un colpo di coltello importante costa da 10 a 20 franchi; un semplice sfregio di rasojo dai 5 ai 10.
Se la camorra non fosse che una semplice associazione di criminali che vivono di estorsioni a danno dei miseri, molto proteggendoli è vero fino ad un certo punto; se non fosse rappresentata che da picciuotti e dai camorristi prepotenti in azione nei quartieri bassi, già da tempo sarebbe stata stroncata dal pugnodi ferro dei poliziotti piemontesi. Qualche retata della Pubblica Sicurezza, una larga applicazione della carcerazione e del domicilio coatto l'avrebbero presto soppressa. ma accanto e al di sopra dei malfattori volgari, essa ha rappresenanti che eesercitano una vera magistratura. La cosa, per quanto sembri inverosimile, è sicura. In questo paese dove l'azione giudiziaria e' lenta e costosa, dove il minimo processo civile puo' durare 20 anni, la minima vertenza puo' durare 18 mesi dinanzi al giudice di pace, dove la carta bollata costa franchi 3,60 al fogli, dove la miseria generale genera la malafede, dove la riscossione dei crediti è bloccata da mille espedienti dilatori legali, dove le spese legali enormi lasciano spessissimo le parti in causa vincenti impoverite come quelle perdenti, si vuol anche comprendere l'esistenza di arbitri più o meno occulti, pacieri che sanno far rispettare le loro decisioni pronunziate senza spese o tariffate a prezzi minimi, ed esecutive nelle 24 ore. Questo è il ruolo svolto in ciascun quartiere di Napoli da un camorrista; una specie di giudice di pace ufficioso, facilmente accessibile, di un'onorabilità unanimemente riconosciuta, e che avendo per ufficiali giudiziarii un esercito di picciotti pronti ad agire col coltello o col revolver, è sicuro di vedere le sue decisioni eseguite senza ritardi...>>

(Marcellin Pellet, Napoli contemporanea, console generale di Francia a Napoli dal 1888 al 1892)

DILEMMI § QUESITI

Ragioniamo ora per analogia, osservando dal di fuori la nostra vita a Napoli
e Vi domando :

E voi, avete mai sospettato di voi stessi di esser già scivolati nella zona grigia?
E se c'è una ZONA GRIGIA VASTISSIMA, come possono esserci 'cose belle' a Napoli?
come moltissimi Napoletani si aspettanoe pretendono ci siano?
Chi detiene la maggioranza a Napoli? I 'Buoni' o i Camorristi?
Il 50+1 % a chi appartiene?
Quanta è la percentuale di Napoletani onesti e quanta di camorristi e delinquenti a vario titolo a Napoli e provincia.
Voi, siete sicuri in tutta coscienza di non essere 'Buona Gente'?
Magistrati , Polizia, Carabinieri, Prefetti,Questori, Vigili Urbani, Guardie Municipali, Impiegati Comunali, Sindaco , Assessori, Dirigenti Amministrativi, impiegati ordinarii, da che parte stanno secondo voi? Su che tonalita' della scala di grigio li collocate, se mai?
Quanto son grigi la coscienza e i comportamenti della massa dei 'Buoni' Napoletani ?


NAPOLI E' IRREDIMIBILE? COME SCONFIGGERE LA CAMORRA?
TRIONFA LA SdG SEMPRE? O C' E' QUALCHE SPERANZA?
VI APPARTENIAMO TUTTI INCONSCIAMENTE ?